Cosa fare dopo una colposcopia: Guida completa

La colposcopia è un esame ambulatoriale necessario per individuare anomalie delle mucose, infezioni o malattie tumorali nella vulva, nella vagina e nella cervice uterina o collo dell’utero. La colposcopia non è un esame volto alla prevenzione di primo livello, come il pap-test, ma è l’esame di secondo livello nella diagnosi precoce della neoplasia cervicale, costituisce un approfondimento richiesto dal ginecologo in presenza di un pap test anomalo o in presenza di lesioni sospette vaginali e vulvari; inoltre, la colposcopia è la migliore bussola per individuare le terapie maggiormente adeguate per la cervice dell’utero. La colposcopia viene eseguita quando si riceve un risultato poco chiaro a seguito di un pap test, oppure dopo aver individuato un’infezione HPV (papilloma virus).

Come si svolge la colposcopia?

Durante l’esame la paziente deve assumere la posizione ginecologica (esattamente come per il Pap test) e la vagina viene dilatata con un apposito strumento, chiamato speculum. La colposcopia è un esame ambulatoriale che richiede in genere 20 minuti. Il medico inserisce in vagina uno strumento, chiamato speculum, che permette di distenderne le pareti e di esaminare la vagina e il collo dell’utero. I passaggi imprescindibili dell’esame colposcopico sono tre:

  • Si comincia con la detersione del collo dell’utero e della vagina con soluzione fisiologica
  • Dopodichè si applica una soluzione a base di acido acetico al 3 o 5%
  • Successivamente si applica una soluzione iodio-iodurata o di Lugol, tutto per ottenere l’identificazione di eventuali anomalie dei tessuti

L’esame viene eseguito tramite uno strumento ottico, chiamato colposcopio, che non viene inserito all’interno della vagina, ma consente di esaminare la zona interessata come con un binocolo poiché permette di osservare la mucosa del collo dell’utero con un ingrandimento da 6 a 40 volte.

Il medico può applicare alla cervice alcuni liquidi (acido acetico al 5% e soluzione iodio-iodurata) che permettono di differenziare le zone anormali da quelle normali. È bene quindi segnalare la presenza di allergie a queste sostanze. Inoltre, il colposcopio permette di eseguire fotografie da utilizzare a scopo di documentazione clinica per la paziente.

Biopsia durante la colposcopia

Qualora si renda necessario, durante la colposcopia il medico può effettuare una biopsia, il prelievo di una piccola quantità di tessuto da inviare a un accertamento istologico. Consiste nel prelievo di frammenti di tessuto dalle aree anormali del collo dell’utero evidenziate dalla colposcopia, mediante l’utilizzo di piccole pinze.

Preparazione all'esame

Per effettuare la colposcopia non occorre alcun tipo particolare di preparazione. È necessario non utilizzare lavande, creme vaginali, ovuli o tamponi nelle 24-48 ore che precedono l’esame. È inoltre consigliabile astenersi dai rapporti sessuali nello stesso lasso di tempo.

La colposcopia non può essere eseguita in presenza di ciclo mestruale, ed è bene programmarla a distanza di qualche giorno dall’inizio e dalla fine del flusso mestruale. L'esame non può essere effettuato durante il periodo mestruale, se sono presenti perdite ematiche abbondanti o in caso di forte infiammazione vulvo vaginale. Il momento migliore è quindi 10-20 giorni dopo la comparsa delle mestruazioni; infatti la presenza del sangue può rendere particolarmente difficile la visualizzazione della mucosa. Se nel corso dell’esame è prevista l’asportazione di un contraccettivo intrauterino (IUD o spirale), è bene astenersi dai rapporti sessuali o usare il profilattico per almeno 5 giorni prima dell'indagine.

Cosa aspettarsi dopo la colposcopia

Come può accadere dopo l’esecuzione del pap-test, anche la colposcopia può dar esito nei 2 o 3 giorni successivi a qualche piccola perdita di sangue. Dopo la colposcopia o la “colposcopia più biopsia” la paziente non ha bisogno di riposo, può tornare immediatamente alla normale attività quotidiana. È possibile avvertire un senso di formicolio o un lieve bruciore al momento dell'applicazione dell'acido acetico o delle soluzioni iodate, oppure si può percepire una piccola puntura se viene effettuata la biopsia.

Una volta concluso l’esame, la donna può riprendere la sua normale attività senza alcuna limitazione. Sarà possibile notare delle perdite ematiche nelle 24 ore che seguono nell’ esame. Tale episodio non dovrà destare alcuna preoccupazione poichè rientra nella normalità. A prescindere dalle perdite di sangue, è consigliato attendere qualche giorno prima di ritornare ad avere rapporti sessuali. In genere si raccomanda di attendere la fine delle perdite prima di avere rapporti sessuali o di usare tamponi e creme vaginali.

Quando preoccuparsi

È possibile che all’esame seguano perdite vaginali scure che non devono preoccupare. È bene invece rivolgersi al medico nel caso in cui si verificassero perdite di sangue importanti, febbre alta con brividi o forti dolori addominali.

Risultati della colposcopia

In assenza di biopsia e di approfondimento istologico l’esito della colposcopia è solitamente comunicato immediatamente dal medico. Al termine della colposcopia il medico è spesso in grado di comunicare subito il risultato dell’esame e prima di lasciare l’ambulatorio, consegnerà in forma scritta alla paziente il referto corredato da una documentazione iconografica, ovvero le immagini acquisite durante lo stesso esame.

Colposcopia positiva: cosa significa?

La colposcopia può risultare negativa, e quindi confermare che il collo dell’utero è sano e non presenta lesioni sospette, se non infiammazioni o carenze ormonali. Una colposcopia positiva, invece, presenta lesioni anomale alla cervice uterina e richiede, pertanto, una verifica ulteriore tramite biopsia per meglio indagare la natura delle lesioni stesse.

Intervento in caso di zona sospetta

Durante la colposcopia, se viene individuata una zona sospetta, è possibile effettuare un piccolo prelievo di tessuto (biopsia mirata) da inviare al laboratorio per ottenere un accertamento istologico il cui referto sarà pronto dopo circa 15 giorni. Grazie alla biopsia della cervice uterina sarà quindi possibile indagare sia la eventuale presenza dell’HPV (Papilloma virus), sia di lesioni provocate da cellule pre-cancerose o cancerose.

Esiti della biopsia

Nello specifico l’esito della biopsia può evidenziare:

  • Assenza di alterazioni significative e quindi confermare che il collo dell’utero è sano.
  • Presenza di condiloma, o verruca genitale: in questo caso viene diagnosticata la presenza del Papilloma Virus, quindi una infezione virale trasmissibile.
  • Presenza di displasia cervicale: le cellule del collo dell’utero osservate mostrano una variazione tumorale. La displasia può essere lieve, moderata o severa a seconda del numero di cellule epiteliali coinvolte.

La biopsia sul collo dell’utero causa solo un leggero fastidio; al contrario, talvolta può essere lievemente dolorosa, soprattutto quando viene eseguita sulla porzione inferiore della vagina o della vulva: in questo caso il medico può utilizzare un anestetico locale.

Displasia cervicale: classificazione e risvolti terapeutici

  • Displasia moderata, o CIN II: le alterazioni a questo grado di displasia cervicale riguardano la metà dello spessore di cellule che riveste il collo dell'utero; pertanto, il numero di cellule epiteliali interessate è più che discreto. Rispetto alla displasia lieve, la displasia cervicale moderata tende più frequentemente a persistere o a evolvere in un tumore maligno vero e proprio. Risvolti terapeutici: tali circostanze impongono un intervento terapeutico, finalizzato all'asportazione della lesione displastica.
  • Displasia severa, o carcinoma "in situ" o CIN III: le alterazioni a questo grado di displasia cervicale interessano tutto lo spessore di cellule che riveste il collo dell'utero, membrana basale esclusa; pertanto, il numero di cellule epiteliali coinvolte è elevato. Questo tipo di displasia ha un'alta probabilità di persistere o evolvere in un tumore maligno vero e proprio. Risvolti terapeutici: la displasia cervicale severa necessità assolutamente di un intervento terapeutico mirato all'asportazione della lesione displastica.
  • Presenza di tumore al collo dell'utero: quest'esito indica che la lesione analizzata in laboratorio è vero e proprio tumore maligno a carico del collo dell'utero.

LEEP (Loop Electrosurgical Excision Procedure)

La LEEP si esegue di solito in anestesia locale e la sua esecuzione richiede circa 5-10 minuti. Si basa sull’impiego di un generatore di energia, a cui è collegato un sottile filo metallico conformato ad ansa, che funziona come un bisturi preciso e rapido, in grado di rimuovere le cellule atipiche dall’area di trasformazione in modo efficace e senza dolore. È possibile avvertire un leggero fastidio.

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