Dolore Dopo Gastroscopia con Biopsia: Cause e Rimedi

La gastroscopia, nota anche come esofago-gastro-duodenoscopia, è una procedura endoscopica che permette di esaminare dall'interno la prima parte del tratto digerente. Durante una gastroscopia è possibile effettuare una biopsia, ovvero un prelievo di tessuto a scopo diagnostico. È importante sottolineare che è possibile in alcuni casi (bassa percentuale) per un po' di tempo avere del dolore e gonfiore gastrico dopo endoscopia delle prime vie digestive ma in genere si risolve senza grosse problematiche.

Cause del dolore dopo gastroscopia

La causa del dolore non è ben nota, se legata alla distensione necessaria per vedere lo stomaco durante l'esame, o la presenza di una gastrite che si riacutizza, ma è un evento che a volte capita e in genere transitorio. La gastroscopia spesso può non è sempre uguale anche se a distanza si esegue con lo stesso operatore e nella stessa sede.

Possibili cause includono:

  • Distensione gastrica: L'insufflazione di aria nello stomaco durante l'esame può causare gonfiore e dolore temporaneo.
  • Irritazione della mucosa: Il passaggio dell'endoscopio e il prelievo di biopsie possono irritare la mucosa gastrica, causando dolore.
  • Gastrite preesistente: La gastroscopia può esacerbare una gastrite preesistente.

Sintomi associati

Oltre al dolore, altri sintomi che possono manifestarsi dopo una gastroscopia includono:

  • Gonfiore addominale
  • Nausea
  • Mal di gola (soprattutto se è stata utilizzata anestesia locale)

Rimedi e gestione del dolore

In genere, il dolore dopo una gastroscopia è lieve e transitorio, e può essere gestito con semplici rimedi:

  • Dieta leggera: Evitare cibi grassi, piccanti o acidi nei giorni successivi all'esame.
  • Farmaci: Una soluzione può essere per 7 gg aumentare il "gastroprotettore" e l'uso di simeticone e fermenti lattici .
  • Riposo: Evitare sforzi fisici intensi nei giorni successivi all'esame.

Quando preoccuparsi

È importante consultare un medico se il dolore è intenso, persistente o accompagnato da altri sintomi, come:

  • Febbre
  • Vomito persistente
  • Sanguinamento (feci nere o vomito con sangue)
  • Difficoltà respiratorie

Esami istologici e loro importanza

L’esame istologico, detto anche istopatologico, è un’analisi condotta al microscopio di campioni di tessuti organici prelevati tramite biopsia, per individuare dei segni e delle alterazioni indici di malattia. Si tratta di un test di laboratorio fondamentale per esempio per la diagnosi di tumore, che sia maligno o benigno, ma anche di epatiti (infiammazioni del fegato), di nefriti (infiammazioni del rene), di infezioni dei linfonodi e di diverse malattie della pelle .

Chiaramente ogni referto istologico è diverso perché dipende qual è la condizione che si esamina. L’esame istologico permette di descrivere colore, le dimensioni e il peso del campione biologico considerato; se si tratta di tumore, in tal caso la stadiazione, ovvero quanto le cellule neoplastiche divergono rispetto a quelle sane in una scala di riferimento e la proliferazione, ovvero la velocità con cui le cellule tumorali si moltiplicano, che ci dice quanto la neoplasia sia aggressiva.

Come si esegue l'esame istologico?

  1. Inclusione: fase in cui il campione precedentemente privato della componente acquosa, viene incorporato ad altro materiale più saldo ma inerte. La procedura standard prevede l’uso della formalina, che ha lo scopo di stabilizzare i campioni biologici sezionati, e la conservazione permanente in paraffina liquida.
  2. Sezionamento: è questa la parte più importante dell’intero esame. Consiste nel sezionare il materiale biologico precedentemente trattato in “fette” sottilissime che possano essere osservate anche in controluce.
  3. Colorazione: altro passaggio fondamentale per evidenziare tessuti che, per natura, sono pressoché trasparenti e omogenei. I coloranti usati in questa fase dell’esame istopatologico variano a seconda del tipo di campione e al suo Ph.

Helicobacter Pylori

L’Helicobacter pylori è un batterio molto comune che può infettare lo stomaco. L’Helicobacter pylori riesce a sopravvivere nell’ambiente gastrico grazie alla produzione di un enzima, l’ureasi, in grado di alzare il pH dei succhi gastrici. Inoltre, grazie alla sua forma a spirale, riesce a penetrare nella parte più interna e meno acida dello stomaco.

Nella maggior parte dei casi, l’infezione da Helicobacter pylori non arreca alcun danno allo stomaco, ma in alcuni soggetti provoca un’infiammazione delle pareti dell’organo (gastrite) e la formazione di piaghe e ulcere peptiche (che interessano cioè lo stomaco o il duodeno). Inoltre, l’Helicobacter pylori può aumentare il rischio di sviluppare alcune forme di cancro allo stomaco.

Sintomi dell’infezione da Helicobacter Pylori:

  • Dolore e bruciore allo stomaco, soprattutto a digiuno.
  • Sensazione di gonfiore e meteorismo.
  • Nausea e/o vomito.
  • Reflusso gastroesofageo.
  • Inappetenza e/o perdita di peso ingiustificata.
  • Difficoltà nella digestione (dispepsia).

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