L'ernia discale, vale a dire la rottura del disco intervertebrale, può provocare numerose conseguenze, come mal di schiena e dolore, formicolii e intorpidimenti degli arti inferiori. La scelta di una tipologia di intervento come la discectomia endoscopica, alternativa ad altre tecniche chirurgiche, viene adottata dopo un'attenta valutazione della condizione e dei sintomi del paziente.
Cos'è la Discectomia Endoscopica?
La discectomia endoscopica lombare (PELD) è una tecnica minimamente invasiva che consente di asportare ernie discali lombari anche espulse e migrate. Grazie all’innovazione tecnologica dei sistemi di visualizzazione e alla scoperta di spazi fisiologici necessari per l’accesso, negli anni i progressi delle tecniche mininvasive si sono avuti.
I primi studi ed i primi tentativi di concetto di “endoscopia spinale” risalgono al 1931, quando il Dr. Burman iniziò i primi esperimenti di visualizzazione diretta del midollo spinale. Questa importante evoluzione nel corso degli anni ha notevolmente aumentato l’applicazione e le indicazioni per la chirurgia della colonna vertebrale mininvasiva.
Vantaggi della Discectomia Endoscopica
La bassa invasività della tecnica consente di non asportare tessuto osseo della colonna, il rispetto dei muscoli e la minima manipolazione epidurale. La tecnica endoscopica assicura che le strutture anatomiche articolari, muscolari e legamentose della colonna vertebrale non vengano alterate durante l’intervento chirurgico.
- Nessuna anestesia generale (sedazione + anestesia locale)
- Accesso mininvasivo percutaneo: taglio di 0,7 cm senza danneggiamento di tessuti muscolari, legamenti, osso
- Riduzione del rischio di sanguinamento, di infezioni e danni nervosi
- Stabilità della colonna e assenza di cicatrici nel canale midollare
- Riduzione della frequenza di una sindrome “post-discectomia”
- Riduzione del dolore postoperatorio (per la bassissima invasività)
- Il paziente può alzarsi immediatamente dopo l'intervento
- Degenza ospedaliera ridotta: il paziente viene dimesso il giorno stesso
- L'intervento potrebbe essere eseguito anche in regime ambulatoriale
- Riduzione dei tempi di riabilitazione e rapido rientro alla vita quotidiana e professionale.
Anche la letteratura medica conferma che gli interventi in endoscopia vertebrale sono più confortevoli e tollerati per i pazienti, con un tasso di complicazione bassissimo, una notevole riduzione di recidive e di rischi rispetto ad un intervento classico “open”. L’approccio endoscopico alla colonna permette di ridurre la degenza ed il dolore postoperatorio ed in particolare di limitare il rischio di cicatrici postoperatorie.
Quando Ricorrere a un Intervento Mini Invasivo per l’Ernia del Disco?
Rispetto al tradizionale intervento di neurochirurgia, grazie alle tecniche mini invasive si ha l’opportunità di operare direttamente nella zona discale: si evita così di intervenire sulla regione spinale, dove sono collocate le strutture neurologiche fondamentali, e si previene un ulteriore intervento per trattare le eventuali cicatrici. Quando il paziente percepisce dolore per l’irritazione della regione nervosa e il trattamento farmacologico non risulta efficace, si può ricorrere a questa operazione mini invasiva.
Descrizione della Tecnica
Principio fondamentale nella tecnica endoscopica vertebrale è rappresentato sinteticamente dal fatto che questa è una procedura di decompressione delle strutture nervose, “mirata” sul bersaglio preciso. A differenza degli approcci endoscopici in uso in chirurgia generale e ortopedia, nell’endoscopia vertebrale la procedura si svolge attraverso una sola cannula che costituisce contemporaneamente fonte di luce, di irrigazione e canale di lavoro.
L'anestesia utilizzata per l'intervento è in genere una anestesia locale o spinale. Gli approcci endoscopici variano in base al tipo di ernia del disco.
- Un approccio posterolaterale è indicato per asportare ernie contenute e protrusioni discali.
- Quello interlaminare paramediano per asportare ernie espulse e/o voluminose in genere a livello L5/S1.
- Infine l’approccio laterale transforaminale è utile nell’asportazione di ernie espulse e migrate.
La procedura consiste nell’introduzione percutanea di una cannula (camicia esterna) dell'endoscopio dal diametro di 0,7 cm sotto controllo radiologico intraoperatorio fino al raggiungimento del livello della colonna colpito dell’ernia. Dopo aver posizionato la cannula si introduce l'endoscopio rigido e si inizia l’asportazione del materiale discale con lavaggio continuo e sotto visione endoscopica diretta.
Il controllo radiologico prima e la visione diretta poi, consentono la massima sicurezza e il rispetto delle radici nervose e del sacco durale. L'endoscopio è fornito di una cannula di lavoro che permette l’utilizzo di micropinze, forbici, sonde a radiofrequenze e laser. L'obiettivo dell'intervento è liberare la radice nervosa ed il sacco durale dalla compressione esercitata dal materiale erniario e quindi far scomparire il dolore.
Al termine della procedura viene semplicemente estratta la cannula e la cicatrice che rimane è minore di 1 cm, viene suturata con un singolo punto di sutura riassorbibile. La degenza postoperatoria è estremamente contenuta e mai superiore alle 24h salvo complicanze. Questa procedura può esser eseguita in regime day-surgery. Il ritorno alla vita lavorativa avviene in genere 7 giorni dopo l'intervento anche se questo intervallo può variare in ragione dei sintomi pre-operatori e del tipo di ernia trattata.
Rischi e Complicazioni
Per contro l'intervento, come tutti i trattamenti chirurgici, comporta dei rischi. Molte di queste evenienze vengono limitate con una diagnosi approfondita e una pianificazione attenta dell'intervento. La principale complicanza è la persistenza del dolore successivamente all'intervento. Meno frequenti sono le lesioni durali, le infezioni, la discite, le recidive di ernia discale, l'instabilità rachidea iatrogena, il danno alle strutture nervose.
Il rischio di recidiva dell'ernia è paragonabile a quello delle tecniche a cielo aperto (circa 3-4%).
Microdiscectomia: Un'Alternativa
La microdiscectomia è un intervento per il trattamento dell'ernia discale lombare che permette, grazie all'ausilio di un microscopio operatorio, di ridurre l'impatto sulle strutture ossee, muscolari e dell'anello fibroso che fa da impalcatura al disco intervertebrale. La microdiscectomia deve essere eseguita in centri di alta specializzazione e da neurochirurghi esperti con alle spalle un buon numero di interventi. Prima di sottoporsi al trattamento è quindi buona norma richiedere tutte le informazioni disponibili.
Per identificare con precisione l'area di intervento viene eseguito uno studio radiologico. Si pratica, quindi, un'incisione di 3 centimetri in corrispondenza dei dischi interessati dall'ernia. A questo punto entra in gioco il microscopio operatorio, che permette a due chirurghi di lavorare in maniera coordinata e consente di amplificare la visione dell'area per ottenere una maggiore precisione nell'esecuzione. Questo consente di ridurre l'entità della porzione ossea da eliminare e di identificare correttamente tutte le altre strutture presenti.
A questa tipologia di intervento chirurgico si ricorre quando tutti gli altri trattamenti conservativi (farmaci, osteopatia, ultrasuoni) non hanno avuto successo e in tutti i casi più gravi come il trattamento d'urgenza. Molte di queste evenienze vengono limitate con una diagnosi approfondita e una pianificazione attenta dell'intervento.
Dopo un intervento chirurgico sulla colonna lombare il paziente viene richiamato dallo specialista o dall'ospedale per monitorare la stabilizzazione dell'area. Il supporto principale per garantire il successo dell'intervento è il trattamento riabilitativo. Si tratta di un percorso che nel caso di intervento chirurgico per ernia del disco lombare va iniziato non prima delle 12-14 settimane dall'intervento.
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