Differenza tra Esame Urodinamico e Uroflussometria

L’indagine urodinamica è un esame diagnostico volto a valutare la funzionalità del basso apparato urinario (vescica e uretra), sia nell’uomo sia nella donna, mediante lo studio di un ciclo minzionale completo (fase di riempimento e fase di svuotamento). Spesso tale esame viene accompagnato dalla dicitura “invasivo” per la necessità di applicare un finissimo catetere vescicale e una piccola sonda rettale.

Quando serve l’esame urodinamico?

Le indicazioni alla sua esecuzione, sempre prescritta da uno specialista urologo o ginecologo, sono molteplici e in costante ampliamento. Viene richiesto in caso di incontinenza urinaria, in caso di disturbi dello svuotamento vescicale (presenza di ristagno dopo minzione), in caso di riduzione del getto urinario (ex. ipertrofia prostatica), in caso di disturbi neurologici che coinvolgono la vescica (ex. Sclerosi Multipla). L’indagine viene eseguita, infatti, in caso di incontinenza urinaria, in caso di disturbi dello svuotamento vescicale (come la presenza di ristagno postminzionale), in caso di disturbi neurologici che possono coinvolgere la vescica (sclerosi multipla, neuropatia diabetica…), in caso di riduzione del getto per distinguere tra una condizione ostruttiva (come l’ipertrofia prostatica) e una condizione di ridotta capacità contrattile della vescica.

Permette di discriminare tra una riduzione del getto urinario secondaria a una condizione ostruttiva o a una malattia che compromette la contrazione della vescica. L’esame urodinamico completo è indicato per indagare i sintomi della fase di riempimento e svuotamento della vescica e sintomi post-minzionali quali: perdite urinarie, minzione frequente, dolorosa, difficoltosa, stimolo urgente/impellente di urinare, seguito o meno da minzione, difficoltà soggettiva dell’innesco del getto urinario e/o della minzione, difficoltà soggettiva di svuotamento completo della vescica, elevato numero di minzioni notturne/diurne, infezioni ricorrenti/recidivanti delle vie urinarie.

L’esame è pertanto indicato per la diagnosi accurata di disturbi urinari in pazienti con: incontinenza urinaria, ritenzione urinaria (es. ipertrofia prostatica benigna), cistiti ricorrenti recidivanti, patologie del pavimento pelvico (es. prolasso degli organi pelvici), disturbi urinari in pazienti con malattia neurologica (es.

In cosa consiste l’esame urodinamico?

L’indagine urodinamica è articolata in più fasi (uroflussometria, profilo pressorio uretrale, cistomanometria, studio pressione/flusso), ma a seconda del caso clinico potrebbe non essere necessaria l’esecuzione di ognuna di esse. L'esame urodinamico è un esame per la valutazione del comportamento della vescica durante il riempimento e durante la minzione.

Preliminarmente si eseguire una uroflussometria. Quindi si porcedere all’introduzione di un catetere vescicale di piccolo calibro e di una sonda rettale dotate di appositi sensori alle estremità. L’introduzione dei catetere può essere minimamente fastidiosa. Tuttavia l’esecuzione dell’esame non è assolutamente dolorosa. Dal catetere vescicale viene introdotta della soluzione fisiologica in vescica.

Durante questa fase si valutano sensibilità vescicale, la sua capacità, e la presenza di contrazioni della muscolatura vescicale. Si può anche valutare in che modo il paziente avverte lo stimolo minzionale, fornendo quindi informazioni utili sul funzionamento della vescica. In alcuni pazienti selezionati, tale valutazione funzionale viene accompagnata ad una morfologica, grazie all’esame video-urodinamico.

Non sono necessari particolari accorgimenti prima dell’esame. Non è richiesto il digiuno. E’ consigliabile una profilassi antibiotica. Non è necessario il risposo a letto e normalmente si possono riprendere le normali attività quotidiane.

È classificato come esame invasivo in quanto prevede l’utilizzo di un piccolo catetere vescicale e una piccola sonda endorettale. Nella pratica clinica è nella realtà complessivamente ben tollerato dal paziente, in quanto non doloroso e condotto in regime ambulatoriale.

L’inizio dell’esame prevede l’esecuzione di una uroflussometria, nella quale il paziente deve urinare spontaneamente in un apparecchio simile alla toilette. Questo esame consiste nell’utilizzo di un apparecchio - uroflussometro - che ha la capacità di misurare la quantità di urina emessa nell’unità di tempo, riportandola in tempo reale su un grafico.

In seguito, il proseguo dell’esame prevede il posizionamento di un piccolo catetere vescicale e di una piccola sonda endorettale, entrambi specifici per la trasduzione di pressione. Viene quindi eseguita la instillazione retrograda di soluzione fisiologica sterile (fase di riempimento), fino al raggiungimento dello stimolo urinario necessario ad una adeguata minzione (fase di svuotamento).

Al termine dell’esame, in casi selezionati, viene eseguito il profilo pressorio uretrale, che prevede una rimozione/estrazione retrograda del catetere. L’operazione è del tutto indolore. Questo esame consente di misurare la pressione dell’uretra a riposo e le sue variazioni ed è utile pertanto a comprendere la funzionalità dell’uretra stessa.

In casi selezionati, simultaneamente all’esame viene eseguita una elettromiografia di superficie, che è un esame diagnostico finalizzato alla valutazione dello stato di salute dei muscoli coinvolti nella funzione vescicale ed uretrale. Viene condotto mediante posizionamento cutaneo di elettroliti di superficie perineali. Anche questa procedura non è invasiva e non è pertanto dolorosa.

Dopo la prima parte dell’indagine, dove viene chiesto al paziente di urinare spontaneamente in un apposito water (uroflussometria), vengono posizionati il cateterino uretrale e la sonda rettale (che sono rispettivamente un misuratore di pressione endovescicale ed endoaddominale). Tramite il catetere si procede al riempimento della vescica con soluzione fisiologica per ricreare le condizioni di un normale riempimento dell’organo.

Durante questa fase viene valutata la sensibilità, la capacità, la stabilità e la distensibilità della vescica. Si richiede al paziente di riferire il momento in cui compare lo stimolo minzionale e quando questo diviene importante e si fanno eseguire alcune prove (come ad esempio fare dei colpi di tosse) per valutare la presenza di un’incontinenza da sforzo.

Una volta raggiunto un grado di riempimento soddisfacente, il paziente viene invitato a mingere. L’esame può poi essere completato dal profilo pressorio uretrale per ottenere informazioni riguardo la pressione lungo il canale dell’uretra e il suo tono.

Nel corso dell’esame vengono eseguite, inoltre, una visita urologica completa preliminare e una ecografia renovescicale e perineale. Al termine dell’indagine urodinamica l’esito viene discusso con il paziente cui vengono illustrate le possibili opzioni terapeutiche.

L’esame urodinamico si esegue in regime ambulatoriale e ha una durata di circa 30-40 minuti. Nei giorni successivi all’esame, il paziente può rilevare piccole perdite di sangue all’atto della minzione, può avvertire lieve fastidio minzionale e sintomi di irritazione vescicale.

Cistomanometria, studio pressione-flusso, pressione addominale al punto di fuga, profilo pressorio uretrale ed elettromiografia del pavimento pelvico sono invece i test che vengono eseguiti nella seconda parte dell’esame. Inizialmente si valuta la pressione endovescicale durante la fase di riempimento con soluzione fisiologica, che simula il riempimento fisiologico, ma in tempi più brevi.

L’esame urodinamico è un esame invasivo, anche se viene eseguito in ambulatorio, senza alcun tipo di anestesia essendo solo fastidioso, non doloroso permette una valutazione approfondita dell’attività funzionale del basso apparato urinario. Viene eseguita, insieme ad una uroflussometria, per approfondimenti diagnostici in pazienti affetti da patologie funzionali come l’incontinenza urinaria da sforzo o in esiti di lesioni midollari.

Per l’esecuzione di tale esame, il paziente viene posto in posizione supina e sottoposto all’introduzione di un catetere vescicale e di una sonda rettale, dotate di appositi sensori alle estremità. Con la successiva introduzione di soluzione fisiologica, si valutano sensibilità, capacità, stabilità e compliance della muscolatura vescicale, mediante registrazione delle pressioni intravescicali.

In alcuni pazienti selezionati, tale valutazione funzionale viene accompagnata ad una morfologica, grazie all’esame video-urodinamico.

Ulteriori Test

Cistometria: è la registrazione grafica della pressione all’interno della vescica, durante il periodo del suo riempimento con la soluzione fisiologica. In questa fase si possono riscontrare contrazioni abnormi del muscolo vescicale (il detrusore), che possono indurre un aumento anche brusco della pressione all’interno della vescica stessa. Questo esame viene effettuato inserendo un piccolo catetere nella vescica, che viene poi lentamente riempita di un liquido (soluzione fisiologica).

Determinazione della pressione al punto di perdita (leak point pressure): un espressione complicata per indicare un test che valuta la capcità di chiusura e di tenuta dell’uretra. La paziente esegue la manovra di Valsalva, tosse, spinta che innalza la pressione addominale gradualmente fino ad valutare se c’e la fuga di urina.

leggi anche: