Dieta Mediterranea a Basso Indice Glicemico: Benefici e Ricette

Diabete e dieta sono strettamente correlati. Di fronte a una diagnosi di diabete di tipo II, una delle prime domande è: «Dottore, cosa dovrò mangiare da domani?». Non ci sono divieti perentori, ma qualche correttivo è necessario, considerando che il diabete di tipo II è spesso una conseguenza del sovrappeso.

Qual è la Dieta Più Adatta per il Diabete di Tipo II?

L'American Diabetes Association consiglia «un regime alimentare a basso contenuto di grassi, in particolare quelli saturi, zucchero e sale». Alcuni nutrizionisti consigliano di eliminare del tutto i carboidrati, ma ciò potrebbe sovraccaricare il rischio cardiovascolare con un surplus di grassi. Recentemente, è emersa l'efficacia della dieta mediterranea non solo a scopo preventivo, ma anche per le esigenze dei diabetici.

Quali Alimenti Scegliere per Tenere Sotto Controllo la Glicemia?

«L'impatto delle scelte alimentari sulla salute si valuta tenendo conto non solo della quantità dei nutrienti, ma soprattutto della loro qualità - spiega Gabriele Riccardi, professore di endocrinologia e malattie del metabolismo all'università Federico II di Napoli -. Questo vale non soltanto per i grassi, ma anche per le proteine e i carboidrati. A un diabetico è bene non consigliare snack dolci, merendine e pizzette che inducono un senso di sazietà di breve durata. Andrebbero preferiti spuntini a base di frutta o di frutta secca o anche salati, purché a base di prodotti derivanti da farine integrali».

Per capire quale tra una dieta a basso contenuto di carboidrati, una a ridotto tenore di grassi e una di tipo mediterraneo sia la più adatta da suggerire ai diabetici, un team di ricercatori svedesi le ha somministrate, a turno, a un gruppo di pazienti. Dallo studio, pubblicato su Plos One, è così emerso che i livelli di glucosio e insulina nel sangue crescevano molto di più seguendo una dieta povera di grassi rispetto a una a ridotto contenuto di carboidrati.

Ma a colpire positivamente è stata la reazione dell'insulina a una dieta di tipo mediterraneo. Sebbene si possa discutere la scelta di servire una sola tazza di caffè a colazione, i ricercatori hanno notato come, rispetto agli altri due schemi alimentari, la risposta dell'insulina nelle ore successive al pranzo fosse migliore, favorita da un aumento della secrezione delle incretine.

«I vantaggi della dieta mediterranea non riguardano soltanto un più efficace controllo della glicemia, ma anche un effetto benefico sul peso, sul profilo lipidico e dunque sul rischio cardiovascolare - prosegue Riccardi -. Spezzare un lungo periodo di digiuno può essere utile per evitare di sedersi a tavola affamati. Consumare pasti troppo abbondanti induce anche un eccessivo introito energetico, propedeutico al sovrappeso. Quanto al metabolismo postprandiale, occorre considerare i livelli ematici degli zuccheri e dell’insulina: se troppo elevati, la riduzione di attività delle cellule beta del pancreas è più marcata e il rischio di malattie cardiovascolari più alto.

La Dieta Mediterranea: Uno Stile di Vita

La dieta mediterranea è più di un semplice piano alimentare. È un modo di vivere che le persone nelle regioni del Mediterraneo, come Italia, Grecia, Spagna e alcune parti del Medio Oriente e del Nord Africa, hanno seguito per generazioni. La dieta mediterranea non si basa sulla restrizione calorica o sull’esclusione di interi gruppi alimentari. Adottare la dieta mediterranea può migliorare non solo la tua salute fisica ma anche il tuo modo di relazionarti al cibo e al piacere di mangiare.

Un menù a basso indice glicemico ha innumerevoli vantaggi per la salute.

Come Strutturare un Menù a Basso Indice Glicemico?

«Una strategia utile è quella innanzitutto di invertire l’ordine delle portate consumando per prima cosa la verdura. La seconda cosa da fare è mangiare in prevalenza cibi a basso indice glicemico e ridurre il consumo di farinacei e cereali, privilegiando sempre quelli integrali che, rispetto a quelli raffinati, forniscono amidi che vengono assimilati più lentamente per via della presenza di fibre», suggerisce l’esperta. Ecco dunque le dritte da seguire per un menù a basso indice glicemico.

Consigli per Comporre un Menù a Basso Indice Glicemico

A Colazione

Per prima cosa, a colazione, occorre mangiare la frutta secca e fresca, limitando il consumo delle varietà più zuccherine come le banane, i cachi, l’uva, i fichi e le ciliegie. «La frutta secca abbinata alla frutta fresca apporta acidi grassi essenziali e fibre che rallentano l’assimilazione degli zuccheri», dice la nutrizionista Valentina Schirò. Insieme a questi cibi si possono consumare il latte o i suoi derivati, compreso lo yogurt magro e senza zuccheri aggiunti. «Questi alimenti apportano in prevalenza proteine e grassi che abbinati a una piccola porzione di cereali integrali oppure a una fettina di pane di farina non raffinata rendono il menù a basso indice glicemico e completo di tutti i macronutrienti essenziali per il funzionamento dell’organismo, senza far ballare eccessivamente la glicemia».

A Pranzo e a Cena: Un Menù (Quasi) al Rovescio

«Per un menù a basso indice glicemico occorre innanzitutto iniziare il pasto consumando della verdura, ad esempio in pinzimonio, in insalata oppure saltata in padella con olio extravergine d’oliva, fonti di fibre», dice la nutrizionista Valentina Schirò. «Come seconda portata invece occorre mangiare le proteine, limitando il più possibile il consumo di pesce impanato e carne processata, ad esempio gli hamburger, che contengono zuccheri da abbinare a una quota di grassi salutari come quelli dell’olio extravergine d’oliva, dei semi oleosi o della frutta a guscio», dice l’esperta. «I carboidrati, quindi la pasta, il riso, ma anche le patate, il pane o i legumi vanno consumati come ultima portata. La presenza nello stomaco di fibre, di proteine e di grassi rallenta il loro assorbimento, contrastando gli sbalzi glicemici».

Lo Spuntino Giusto

«Come spuntino o a merenda in un menù a basso indice glicemico al posto di alimenti ricchi di zuccheri semplici a rapido assorbimento come dolciumi, barrette, biscotti e simili, meglio scegliere un frutto di stagione da abbinare a una porzione di semi, ad esempio di zucca o di lino oppure a alle noci o a alle mandorle, non tostate. In alternativa, va bene anche una merenda proteica, ad esempio un uovo sodo oppure la ricotta spalmata su una fettina di pane integrale».

Esempio di Menù Giornaliero a Basso Indice Glicemico

  • Colazione: Un caffè o un tè senza zucchero, un frutto di stagione (ad esempio un’arancia), una manciata di semi di lino.
  • Spuntino: Un frutto di stagione e una manciata di noci.
  • Pranzo: Pinzimonio di verdure, pennette con pomodoro e merluzzo, insalata condita con olio extravergine d'oliva e limone.
  • Merenda: Pane integrale con un cucchiaio di ricotta.
  • Cena: Insalata mista, fesa di tacchino alle erbette aromatiche, spinaci saltati in padella con olio extravergine d'oliva.

Qualche Ricetta da Provare?

  • Fagioli cannellini al posto dei ceci: scoprite una variante dell'hummus tradizionale per un antipasto diverso e in tema con la stagione autunnale.
  • Fresco e piacevole, il pinzimonio con yogurt è una variante del classico intingolo di olio, sale e pepe con cui accompagnare le verdure.

La Dieta Mediterranea e l'Indice Glicemico

La dieta mediterranea (DM) è un modello alimentare che si fonda sulla biodiversità e che accomuna i paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo. La ricchezza di alimenti freschi fa sì che sia particolarmente semplice comporre piatti equilibrati. Il “Piatto Sano” ne è l’esempio: metà composto da verdure crude e/o cotte, l’altra metà divisa in parti uguali da una fonte proteica di origine animale o vegetale e da una di carboidrati preferibilmente integrali.

La dieta mediterranea garantisce un apporto corretto di proteine, carboidrati e grassi, ha un alto apporto di fibre alimentari e un basso indice glicemico. Il 55-60% della dieta mediterranea prevede il consumo di carboidrati in forma di cereali, meglio se integrali, e al 10-15% da proteine (suddivise a loro volta in 60% di origine animale e 40% di origine vegetale), solo il 10% di questa dieta è rappresentata da zuccheri semplici (escludendo la frutta).

La dieta mediterranea è un importante fattore di prevenzione quando si parla di alcune patologie cronico-degenerative la cui incidenza è in crescita nel nostro Paese, come il diabete, l’obesità e la sindrome metabolica, le malattie cardiovascolari e osteoarticolari o i tumori. La maggior incidenza di questi disturbi è in parte provocata proprio da un allontanamento dalle abitudini alimentari tradizionali mediterranee.

I benefici della DM sono principalmente da attribuire ad alcuni suoi componenti come gli acidi grassi monoinsaturi (in particolare l’acido oleico dell’olio di oliva), la fibra alimentare di ortaggi, frutta e legumi, gli antiossidanti che colorano frutta, verdura e vino rosso (come i bioflavonoidi). Infine, ma non ultima, la gratificazione del palato che fa della dieta mediterranea anche una valida alleata della linea.

Scegliere Alimenti di Stagione

Scegliere di acquistare frutta e verdura di stagione ha diversi vantaggi. Assicura la biodiversità alimentare importante per assicurare tutto quello che serve al nostro corpo per stare in salute. Questo perché l’ortaggio e il frutto consumato nel suo periodo di maturazione naturale assicura il massimo del contenuto in vitamine, minerali e antiossidanti utili proprio nel periodo dell’anno in cui cresce; ecco quindi che sarà anche più saporito, colorato e profumato. Oltre ad essere un vantaggio per noi, poi, la stagionalità rispetta anche l’ambiente, garantendo la rotazione delle colture e la produzione di ortaggi diversi in ogni area, considerando la biodiversità dei territori.

Come abbiamo detto, una fetta importante della dieta mediterranea è rappresentata dai cereali, dai legumi e dalla verdura, che rispetto agli alimenti di origine animale richiedono un minor impiego di risorse naturali e di emissioni di gas serra.

La Dieta Mediterranea e l'Indice Glicemico: Un Approfondimento

La Dieta Mediterranea è ormai universalmente riconosciuta come modello di alimentazione sana ed equilibrata a supporto della salute. I suoi benefici sono da attribuire all’azione sinergica degli alimenti che la caratterizzano e ad alcuni dei suoi componenti, con una predilezione per quelli di origine vegetale che, grazie al loro contenuto in fibre solubili, vantano un basso valore di indice glicemico.

Molte linee guida nutrizionali raccomandano il consumo di alimenti a basso indice glicemico per attenuare le escursioni postprandiali del glucosio, le cui oscillazioni sono state associate ad un aumentato rischio di sviluppare stress ossidativo, declino cognitivo e malattie croniche come diabete di tipo II e malattie cardiovascolari.

L’Indice Glicemico, introdotto circa 40 anni fa da Jenkins et. Al, è un valore che esprime la rapidità con cui i carboidrati presenti in un alimento specifico sono in grado di far aumentare la concentrazione di glucosio nel sangue dopo un pasto. Più precisamente, l’indice glicemico viene calcolato confrontando l’effetto glicemico di un alimento con quello del glucosio puro, che viene considerato come riferimento ed ha un indice glicemico pari a 100.

Alimenti con un indice glicemico elevato (superiore a 70) causano un rapido aumento della glicemia, seguito da un altrettanto rapida discesa, mentre alimenti con un indice glicemico basso (inferiore a 55) causano un aumento graduale e mantenimento stabile della glicemia.

Questo valore varia, quindi, a seconda dell’alimento preso in considerazione perché, in base alla sua composizione, cambia la velocità con cui i carboidrati in esso contenuti vengono digeriti e assimilati e la velocità con cui il glucosio rilasciato dai cibi passa nel sangue.

L’indice glicemico degli alimenti è un parametro che può essere influenzato da diversi fattori, tra cui la tipologia di zuccheri in essi contenuta, la forma dell’amido, i metodi di cottura, la composizione dei pasti, la biodisponibilità durante la digestione ed il contenuto in fibre.

Tra questi fattori, l’Amido Resistente, che è un particolare tipo di amido, contribuisce a rendere graduale e lenta la digestione dei carboidrati e limita l’assorbimento degli zuccheri.

Numerosi studi hanno riportato gli effetti benefici dell’amido resistente sull’obesità e sulle malattie ad essa correlate. L’amido resistente, infatti, ha dimostrato la capacità di contribuire a regolare la risposta glicemica e migliorare la sensibilità insulinica, aumentare il senso di sazietà e l’assorbimento di micronutrienti che consentono un miglior controllo del peso corporeo e la modulazione della composizione del microbiota intestinale.

Amido Resistente

L’ Amido Resistente (RS) rappresenta la frazione di amido in grado di resistere al processo di digestione da parte degli enzimi digestivi dell’intestino tenue di soggetti sani e arriva integro nell’intestino crasso, dove può essere o meno fermentato da parte del microbiota intestinale. L’amido resistente rientra, quindi, nella categoria della fibra alimentare e può essere classificato in 5 tipologie a seconda delle caratteristiche:

  • RS1, amido fisicamente incluso nella struttura degli alimenti, e pertanto, fisicamente inaccessibile agli enzimi digestivi. È contenuto soprattutto nelle cariossidi dei cereali non macinati e non cotti, o nei legumi interi e crudi.
  • RS2, amido in forma nativa, ovvero nella sua forma cristallina, che risulta difficilmente attaccabile dagli enzimi digestivi. È contenuto nel mais e nei tuberi crudi, ma anche nelle castagne, o nelle banane non mature.
  • RS3, amido retrogradato che si forma a seguito della gelatinizzazione seguita da raffreddamento; è tipico di pane, pasta e riso cotti e poi raffreddati ma anche di cornflakes, nei fiocchi di avena, biscotti e gallette di cereali, e in generale di tutti i prodotti da forno cotti e poi consumati a temperatura ambiente.
  • RS4, amido modificato da processi chimici o fisici, prodotto da processi industriali per utilizzi di vario genere.
  • RS5, amido che interagisce con i lipidi formando complessi amilosio-lipidi. È determinato da una reazione immediata dopo la cottura.

Gli effetti dell’amido resistente hanno portato l’autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ad autorizzare il suo claim sulla salute rispetto alle concentrazioni postprandiali di glucosio nel sangue.

L’utilizzo di alimenti funzionali contenenti amido resistente, all’interno di una dieta equilibrata e varia, può rappresentare una valida strategia per aumentare il consumo di alimenti a basso indice glicemico in soggetti diabetici o attenti alla nutrizione.

Tabella: Alimenti e Indice Glicemico

Alimento Indice Glicemico (IG)
Glucosio 100
Pane bianco 75
Riso bianco 73
Patate bollite 62
Pasta integrale 40
Legumi 30
Frutta (generalmente) Basso-Medio
Verdure Molto basso

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