Il fegato è uno degli organi vitali più importanti per il corpo umano, svolgendo una serie di funzioni basilari per la salute dell’intero organismo, filtrando tossine e componenti nocivi. Tuttavia, è anche uno degli organi più delicati del nostro corpo, e basta pochissimo per comprometterne il funzionamento. Importante è seguire una dieta per transaminasi per evitare infezioni virali, epatiti.
Cosa Sono le Transaminasi e Perché Aumentano?
Secondo Humanitas, le transaminasi sono delle molecole che si trovano nel fegato e sono molto importanti per il corretto funzionamento dell’organo. Queste trasformano gli amminoacidi in energia e sono basilari per avere il costante apporto di energia durante sforzi fisici lunghi. Ma per quale motivo si possono avere questi valori così sballati? Prima di tutto può esserci un danno al fegato, generato da malattie come diabete, problemi di tiroide o al cuore.
Non si può non citare anche la mononucleosi tra le malattie che contribuiscono a portare le transaminasi oltre il livello normale, così come le conseguenze di un errato stile di vita (occhio a consumare troppo alcool! Ti potrebbe portare ad avere cirrosi e a riscontrare danni permanenti al fegato). Ci sono poi alcuni fattori esterni che rendono alcune persone più predisposte a riscontrare un valore di transaminasi troppo alto.
Molte persone non sanno cosa siano le transaminasi. L‘aumento dei valori di transaminasi nel sangue potrebbe evidenziare un’infiammazione o un danno alle cellule del fegato. Quando le cellule del fegato, o dei muscoli, cuore compreso, sono danneggiate, le transaminasi si riversano nel sangue in maniera eccessiva.
Le malattie epatiche rappresentano le cause più comuni dell’aumento dei livelli sanguigni di transaminasi:
- infettiva (virus delle epatiti acute o croniche, ma anche mononucleosi);
- autoimmune (più frequente con concomitanti patologie autoimmuni, es. tiroidite cronica, malattie del connettivo, ecc);
- metabolica (in presenza di condizioni correlate alla sindrome metabolica e all’insulino-resistenza, come indice di massa corporea elevato, diabete, iperlipidemia, ipertensione, anche se la malattia può verificarsi anche in assenza di tali fattori);
- alcolica (un consumo superiore a 40 g al giorno di alcool è associato a un alto rischio di epatopatia etilica e giustifica un’elevazione persistente delle transaminasi.
Particolarmente insidioso può essere il ruolo dei farmaci, perché molti di essi possono causare un’ipertransaminasemia.
Importanza della Dieta per Transaminasi Alte
In una corretta dieta per transaminasi alte è fondamentale non affaticare il fegato e assumere solo alimenti che non danneggino ulteriormente questo organo. Lo scopo della dieta è quello di non affaticare il fegato, facendolo lavorare il meno possibile. Consulta sempre il tuo medico per una costruire una dieta per transaminasi alte personalizzata.
Per i soggetti a cui sono state diagnosticate malattie o disfunzioni del fegato, una corretta alimentazione può contribuire a migliorare le cose. Le transaminasi alte (o gpt alte) configurano in genere la presenza di una sofferenza di tipo epatico o la presenza di una intossicazione alimentare. La loro alterazione può dipendere da diversi fattori e può variare da persona a persona.
Le transaminasi possono anche aumentare in presenza di malattie infettive o nell’assunzione di farmaci che possono incidere nella funzione epatica, alterandone i valori oppure nell’abuso di bevande alcooliche o superalcoliche.
Alimenti Consigliati nella Dieta per Transaminasi Alte
Ecco alcuni alimenti che possono essere inclusi in una dieta per transaminasi alte:
- Verdura cruda e cotta da assumere in porzioni abbondanti. La varietà nella scelta permette di introdurre correttamente tutti i sali minerali, le vitamine e gli antiossidanti necessari per la salute dell’organismo.
- Frutta, per l’elevato contenuto di sali minerali, vitamine e antiossidanti. È meglio non superare le due porzioni al giorno, poiché contiene naturalmente zucchero (fruttosio).
- Carne, sia rossa che bianca, proveniente da tagli magri e privata del grasso visibile.
- Pesce di tutti i tipi, almeno tre volte alla settimana. Privilegiare quello azzurro.
- Oli vegetali polinsaturi o monoinsaturi come l'olio extravergine d'oliva, l'olio di riso o gli oli monoseme: soia, girasole, mais, arachidi, etc.
- Formaggi, una o due volte alla settimana in sostituzione del secondo piatto. Tra quelli freschi è bene preferire quelli a basso contenuto di grassi, mentre tra i formaggi stagionati quelli prodotti con latte che durante la lavorazione viene parzialmente decremato, come Grana Padano DOP. Grazie a questa caratteristica produttiva, Grana Padano DOP riduce la presenza di grassi, inoltre apporta la maggiore quantità di calcio tra i formaggi comunemente più consumati, proteine ad alto valore biologico con i 9 aminoacidi essenziali, vitamine importanti come quelle del gruppo B (B2 e B12) e antiossidanti come vitamina A, zinco e selenio.
- Pasta di semola, riso, semolino, farina di mais, orzo.
- Pane comune o integrale, grissini e crackers senza grassi.
- Latte magro o parzialmente scremato, yogurt magro.
Alimenti da Evitare nella Dieta per Transaminasi Alte
Ecco alcuni alimenti da evitare o limitare in una dieta per transaminasi alte:
- Alcol, fritture, formaggi grassi, bevande zuccherine.
- Uva, banane, fichi, cachi e mandarini, poiché sono i frutti più zuccherini.
- Affettati, una o due volte alla settimana purché sgrassati.
- Sale.
- Carne di maiale, prosciutto cotto, formaggi stagionati, uova e brodo di carne.
- Cibi raffinati come i dolciumi, lo zucchero, il riso bianco, le torte, i dolciumi e caramelle di ogni tipo.
- Fritture, poiché durante il processo di cottura ad elevate temperature si producono sostanze tossiche, come l'acrilamide.
Stile di Vita e Consigli Aggiuntivi
Oltre alla dieta, è importante adottare uno stile di vita sano per proteggere il fegato:
- Muoversi, muoversi! Abbandona la sedentarietà! Praticare attività fisica almeno tre volte alla settimana per almeno 150 minuti (ottimali 300).
- Cucinare senza grassi aggiunti.
- Evitare periodi di digiuno prolungato, consumare pasti regolari.
- In caso di sovrappeso od obesità, occorre eliminare i chili di troppo e normalizzare la circonferenza addominale, indicatrice della quantità di grasso depositata a livello viscerale, principalmente correlata al rischio cardiovascolare. Valori di circonferenza vita superiori a 94 cm nell'uomo e ad 80 cm nella donna si associano ad un "rischio moderato", valori superiori a 102 cm nell'uomo e ad 88 cm nella donna sono associati ad un "rischio elevato".
- Evitare le diete fai da te! Un calo di peso troppo veloce può determinare la comparsa di complicanze (accelerare la progressione della malattia e portare alla formazione di calcoli biliari).
- Controllare con l'aiuto del proprio medico altre eventuali patologie coesistenti.
- Leggere le etichette alimentari dei prodotti, soprattutto per accertarsi del loro contenuto in zuccheri, grassi saturi e grassi idrogenati.
- Anche se si è normopeso è bene monitorare il proprio peso corporeo per prevenire aumenti ponderali che possono favorire l’insorgenza del fegato grasso.
- Limitare il consumo di alcolici e superalcolici ai pasti, mantendosi su una unità alcolica consigliata dalle linee guida Italiane.
- Assumete farmaci solo se strettamente necessario o come terapia, e dedicate del tempo a voi stessi, praticando un hobby, o dello sport.
- Non consumare mai più di 3 cucchiai di olio al giorno (va bene che l’olio d’oliva fa bene, ma non esagerate !).
Il Ruolo dei Trigliceridi
Trascurare (o sottostimare) l’importanza dei trigliceridi - mettono in guardia gli esperti - è una inavvertenza che può costare cara: rappresentano infatti un fattore di rischio per malattie del cuore, del fegato e del pancreas. I trigliceridi sono un grasso del sangue prodotto solo in parte dal nostro organismo. Prevalentemente è legato all’alimentazione, all’introduzione di un quantitativo eccessivo di zuccheri semplici e all’assunzione di alcool: tutti nutrienti che vengono convertiti in trigliceridi.
Fondamentale è dunque fare attenzione al tipo di grassi che apportiamo con la dieta: quelli saturi infatti ne aumentano i livelli, mentre quelli mono o polinsaturi svolgono una azione opposta di contenimento. L’ipertrigliceridemia, però, è anche associata ad un aumento della pressione arteriosa, di glicemia a digiuno, a steatosi epatica (fegato grasso) e ad un innalzamento dei valori del colesterolo Ldl (quello cattivo).
Aumentare l’apporto di verdura ad almeno 3 porzioni al giorno, in quanto ricca di fibra alimentare ed antiossidante. Fare attenzione alle patate (che non sono una verdura) ed il cui consumo, meglio se con la buccia e fatte raffreddare, sostituisce pane e pasta. Inserire nella dieta il pesce almeno tre volte a settimana (se necessario, e sotto consiglio medico, è possibile ricorrere a pillole contenenti grasso di pesce con effetto ipotrigliceridemizzante). Preferire alimenti con maggiore quantità di grassi mono o polinsaturi rispetto a quelli saturi.
Una attenzione va riservata anche allo stile di vita con l’abolizione del fumo, una attività fisica più regolare.
Cos'è il Fegato Grasso (Steatosi Epatica)?
In alcune situazioni spesso ricorrenti nella famiglia, cattiva dieta ed eccesso di grasso addominale, il grasso, oltre a depositarsi all’interno del tessuto adiposo, entra nelle cellule del fegato che si “rigonfiano” e vanno in sofferenza. In chi soffre di obesità, il grasso può essere anche la metà del peso del fegato. Colpisce circa un quarto della popolazione mondiale, ma in genere non se ne è coscienti. La maggioranza dei pazienti con obesità ha il fegato grasso, idem per chi ha il diabete.
La steatosi epatica (comunemente chiamata "Fegato Grasso") è diventata la malattia più frequente del fegato, togliendo il primato alle epatiti infettive. Anche i bambini ne sono colpiti. Il problema è diventato così diffuso ed importante che gli esperti hanno creato un nuovo nome, MAFLD, che può essere tradotto come “steatosi epatica associata a disfunzioni metaboliche”.
Fegato Grasso: Quali Conseguenze?
E’ un vero problema di sanità pubblica. Lo sviluppo è lento e può essere progressivo: prima semplice accumulo di grasso, poi infiammazione, poi fibrosi e, più raramente, cirrosi con tumore del fegato. Oltre alla malattia del fegato, è probabile sviluppare resistenza insulinica e diabete, malattie cardiovascolari, malattie renali, alcuni tumori, oltre a pressione alta, alterazioni di colesterolo, trigliceridi ed acido urico.
Anche altri organi vanno incontro a steatosi, come ad esempio il pancreas: se va in sofferenza, non riesce più a produrre quantità sufficienti di insulina, anche per questo diventa più facile diventare diabetici. La steatosi epatica non è solo un fattore di rischio futuro, è la fase iniziale, asintomatica, di una vera malattia multi-sistemica, e si deve intervenire in fase precoce.
Fegato Grasso: Sintomi e Diagnosi
Molto spesso nessun sintomo e non ci si accorge di nulla, ma il fegato si ingrossa e pesa di più. Tra i valori degli esami del sangue possono aumentare le transaminasi (AST e ALT) e le gammaGT. Un’ecografia del fegato può dimostrare la steatosi in gran parte dei casi. Tecniche più raffinate come Fibroscan e Risonanza Magnetica possono diagnosticare anche i casi più lievi.
Riconosciuto il fegato grasso, si diagnostica la “steatosi epatica associata a disfunzioni metaboliche” se un paziente si trova in una delle seguenti condizioni:
- è in sovrappeso oppure obeso;
- è affatto da diabete di tipo 2;
- anche solo due fattori di rischio metabolico.
Fegato Grasso: Si Può Guarire?
Si può guarire ma è importante intervenire in fase precoce. Nelle fasi iniziali si può guarire, nelle fasi avanzate è più difficile ma ci si deve impegnare a migliorare ed impedire la progressione. Bisogna inoltre ricordare che si tratta di una condizione asintomatica per cui spesso si scopre quando c’è già da tempo. La dieta è la prima terapia.
Ci si chiede cosa mangiare e cosa non mangiare per la steatosi epatica, ma la scelta dei cibi è solo un pezzo della soluzione, l’altro pezzo è il calo di peso, soprattutto se si è in eccesso di peso. Mentre si perde peso, è importante acquisire quelle abitudini che poi dovranno essere mantenute per la vita per impedire che la situazione si ripresenti in futuro. La Dieta Mediterranea è certamente protettiva dalla steatosi epatica: come si sa è una dieta ricca di olio d'oliva, noci, legumi, frutta, verdura e pesce.
Alimenti Protettivi per il Fegato
Sappiamo fin troppo delle cattive abitudini che, a tavola, potrebbero compromettere la nostra salute, in particolare a livello epatico. Ma come dobbiamo comportarci per far sì che il piacere del palato non vada ad inficiare su tutto il resto? Semplice, basta ricordarsi quali sono i dieci alimenti per mantenere il fegato in salute:
- Caffè: aiuta a proteggere da forme come cirrosi e cancro.
- Thè verde: migliora i livelli degli enzimi epatici e abbassa la possibilità di sviluppare l’epatocarcinoma.
- Pompelmo: favorisce i processi di depurazione del fegato e, allo stesso tempo, riduce i rischi di fibrosi epatica.
- Mirtilli: rallentano lo sviluppo di fibrosi.
- Uva rossa: migliora la funzionalità epatica.
- Barbabietole e carote: aiutano a ridurre l’infiammazione del fegato e a depurarlo dalle sostanze tossiche.
- Broccoli e cavolfiori: incrementa la presenza di glucosinolati, enzimi naturali che sarebbero responsabili dell’eliminazione di tossine e della riduzione del rischio di esposizioni a patologie tumorali.
- Frutta secca: proteggono dalla steatosi epatica non alcolica.
- Pesce: salmone, sgombro o alici sono ricchi di grassi buoni e bilanciano omega 3 e omega 6.
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