La glicemia alta si combatte, tra le altre cose, a tavola. Una corretta alimentazione, infatti, permette di tenere sotto controllo il livello di glucosio nel sangue e il lavoro dell’insulina, evitando forme di iperglicemia. Tra gli alleati più efficaci in questa battaglia c’è senza dubbio la dieta chetogenica.
Cos'è la Glicemia?
È frequente sentir parlare della glicemia come uno dei parametri di riferimento per monitorare il proprio stato di salute, insieme al colesterolo. La glicemia non è altro che il valore che indica la quantità di glucosio presente nel sangue ed è un dato fondamentale per verificare il corretto funzionamento dell’organismo umano. Il glucosio, infatti, rappresenta una delle principali fonti di energia per le cellule e la sua presenza nel sangue è regolata da specifici ormoni, tra cui l’insulina.
Se questo sistema di controllo si inceppa, si possono verificare casi di ipoglicemia (poco glucosio nel sangue) o iperglicemia (troppo glucosio nel sangue). La glicemia alta è particolarmente rischiosa e non va trascurata.
Valori di Riferimento della Glicemia
Prima di parlare dei possibili rimedi contro l’iperglicemia, è necessario chiarire quando si può parlare di eccesso di glucosio nel sangue. Quali sono i valori di riferimento considerati normali?
- Glicemia normale a digiuno: tra 70 e 99 mg/dl
- Glicemia alterata a digiuno (prediabete): da 100 a 125 mg/dl
Un’altra possibilità è data dalla misurazione della glicemia dopo circa 2 ore dalla consumazione di un pasto. Ovviamente, la definitiva certificazione di una patologia connessa alla glicemia alta può essere fatta solamente da un medico.
Alcune delle cause di glicemia alta elencate sono piuttosto gravi. Ecco perché è di fondamentale importanza diagnosticare tempestivamente l’iperglicemia e la sua origine. Per farlo, oltre alle analisi del sangue che certificano l’eccesso di glucosio in circolazione, è opportuno prestare attenzione agli altri possibili sintomi con cui questa condizione si manifesta.
Lasciare che la glicemia alta duri nel tempo senza fare nulla per abbassarla può portare a conseguenze molto serie. Ecco perché è fondamentale agire fin dalla prima diagnosi per abbassare la glicemia troppo alta.
Il Ruolo dell'Alimentazione nel Controllo della Glicemia
Come anticipato, l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale nel controllo della glicemia. Purtroppo, non è sempre facile rispettare queste prescrizioni, soprattutto in un contesto in cui l’industria dell’alimentazione fa di tutto per spingere la commercializzazione di prodotti che sono esattamente agli antipodi rispetto a quanto consigliato sopra (cioè, cibi ricchi di zuccheri raffinati e altamente processati, che possono generare vere e proprie dipendenze alimentari). La soluzione, quindi, è una vera rivoluzione delle proprie abitudini a tavola. E se c’è una tipologia di alimentazione capace di condurre a questo traguardo è senza dubbio la dieta chetogenica.
La dieta chetogenica si distingue dalle altre diete a basso contenuto di carboidrati perché incoraggia i suoi seguaci a rinunciare a quasi tutti i carboidrati, a evitare l’eccesso di proteine e a consumare elevate quantità di grassi (generalmente superiori al 70% delle calorie introdotte). Il quasi totale azzeramento dei carboidrati che questo metodo propone, infatti, permette di controllare in modo efficiente il livello di glucosio nel sangue e quello dell’insulina, evitando i picchi glicemici e le loro spiacevoli conseguenze.
Dieta Chetogenica: Storia e Principi
L'uso moderno della dieta chetogenica risale al 1911, quando due medici a Parigi notarono che il digiuno riduceva la gravità delle crisi epilettiche. Tuttavia, fu solo nel 1921 che si tentò di indurre la chetosi come trattamento terapeutico. Il Dr. Rollin Woodyatt scoprì che durante il digiuno, acetone e acido beta-idrossibutirrico apparivano nel corpo. Successivamente, il Dr. Russell Wilder teorizzò che la chetonemia potesse essere prodotta per scopi terapeutici attraverso una dieta a basso contenuto di carboidrati, piuttosto che tramite il digiuno, coniando il termine "dieta chetogenica".
Questa dieta divenne molto popolare nel trattamento dell'epilessia infantile, perdendo però di rilevanza con l'introduzione di farmaci antiepilettici più efficaci. Negli anni '70, la chetosi nutrizionale fu introdotta come concetto per la perdita di peso dal Dr. Robert Atkins, il quale nel suo libro del 1972 descriveva come la riduzione dei carboidrati creasse una "situazione chimica unica nel corpo..."
Uno dei principali meccanismi proposti riguarda la riduzione dei flussi di insulina, che inibisce la lipolisi; con un apporto ridotto di carboidrati, la secrezione di insulina diminuisce, portando a un aumento della lipolisi e quindi alla rottura dei grassi immagazzinati. Studi hanno dimostrato che le diete a basso contenuto di carboidrati riducono i livelli circolanti di trigliceridi, favorendo la perdita di peso.
La Dieta Chetogenica e il Diabete
Fino a un secolo fa la dieta chetogenica rappresentava uno standard per la cura del diabete tipo 1 e tipo 2, in quanto la restrizione di carboidrati (in genere <50 g/dì e con >70% grassi) produce spesso un rapido e notevole miglioramento clinico. Prima dell'introduzione dell'insulina, la dieta era il trattamento principale per il diabete di tipo 1. Negli ultimi anni, c'è stato un rinnovato interesse per l'uso della dieta chetogenica nel trattamento del diabete di tipo 2, in particolare in combinazione con l'obesità. Studi hanno dimostrato che la dieta chetogenica può migliorare l'iperglicemia riducendo i livelli di glucosio circolante e aumentando la sensibilità all'insulina.
In studi a breve termine, la dieta chetogenica ha mostrato miglioramenti significativi nel controllo glicemico. Tuttavia, studi a lungo termine suggeriscono che, sebbene vi siano benefici iniziali, questi tendono a diminuire nel tempo, probabilmente a causa della difficoltà nel mantenere un regime alimentare così restrittivo.
In termini di rapporto rischio-beneficio della dieta chetogenica, i potenziali effetti avversi devono quanto meno far riflettere. Il rischio maggiore e sottovalutato della dieta chetogenica è quello di non assumere carboidrati ricchi di fibre e non raffinati. I cereali integrali, la frutta e i legumi sono alcuni degli alimenti più salutari del pianeta; essi non sono responsabili delle epidemie del diabete di tipo 2 o dell’obesità e la loro eliminazione può arrecare danno.
Effetti della Dieta Chetogenica sul Microbiota Intestinale
Le VLCKD (Very Low-Calorie Ketogenic Diets) migliorano la diversità batterica (a) contrastando i Proteobatteri della famiglia delle Enterobacteriaceae, Sinobacteriaceae e Comamonadaceae, agevolando così la perdita di peso; e (b) favorendo Firmicutes, Ruminococcaceae e Mogibacteriaceae. In tal modo esse si dimostrano un ottimo strumento per ampliare la varietà del microbiota intestinale, specialmente nei casi in cui si sostituiscono alle proteine della carne quelle derivanti dai piselli e dal siero di latte che aumentano la produzione di SCFA, noti per il loro effetto benefico sulla salute intestinale.
Dieta Chetogenica: Rischi e Considerazioni
Per i pazienti con diabete di tipo 1, è fondamentale considerare il rischio di ipoglicemia associato alla dieta chetogenica. Studi osservazionali hanno mostrato un aumento significativo degli episodi ipoglicemici nei pazienti che seguono questa dieta, sottolineando la necessità di una gestione attenta e un monitoraggio rigoroso.
Una revisione della letteratura sulle diete chetogeniche per il trattamento dell’epilessia pediatrica ha infatti evidenziato una serie di effetti avversi, che vanno da un effetto cheto relativamente benigno, ma spiacevole, caratterizzato da affaticamento, debolezza e disturbi gastrointestinali, a una conseguenza meno comune, ma fatale, come l’insorgenza di aritmie cardiache da carenza di selenio.
Gli alimenti e le componenti alimentari che vengono frequentemente aumentate durante le diete chetogeniche “casalinghe” (come carne rossa, carne processata e grassi saturi), sono notoriamente causa di un aumento delle malattie croniche non trasmissibili, tra cui quelle cardiovascolari, cancro, diabete e malattie neurodegenerative al punto che i rischi nella somministrazione di questi approcci alimentari potrebbero superarne i benefici.
All'inizio di una dieta chetogenica si può manifestare la cosiddetta cheto-influenza, con sintomi come mal di testa, stanchezza, irritabilità e crampi. La dieta chetogenica non è indicata per tutti.
Conclusioni
La dieta chetogenica ha guadagnato una crescente popolarità negli ultimi anni, diventando uno dei regimi alimentari più discussi e ricercati a livello globale. La dieta chetogenica ha comportato una riduzione del 9% dei valori di emoglobina glicata (HbA1c) dopo 12 settimane, mentre quella mediterranea un calo del 7%.
L’approccio nutrizionale raccomandato attualmente è quello di una dieta bilanciata con carboidrati a basso indice glicemico maggioritari e una quota minoritaria di proteine e di grassi. Un approccio sostanzialmente adatto alla specie umana in tutte le latitudini e sostenibile, vita natural durante, perché molto affine alla fisiologia della nutrizione umana.
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