Cosa fare dopo l'amniocentesi: Guida completa

L'amniocentesi è una metodica di diagnosi prenatale invasiva che consiste nel prelievo di una certa quota di liquido nel quale il bambino è immerso (liquido amniotico).

Lo scopo principale di questo esame è quello di studiare la struttura ed il numero dei cromosomi presenti nel nucleo delle cellule del feto.

Come si è detto, dopo aver eseguito un’amniocentesi, la futura mamma deve restare a riposo relativo per 48 ore come minimo.

Il risultato è disponibile in 15-20 giorni.

Meno di 1 donna su 100 (0,5 - 0,9%) potrebbe avere un aborto come conseguenza del prelievo di liquido amniotico. Comunque più di 99 donne su 100 (99,1 - 99,5%) delle gravidanze prosegue normalmente, senza problemi inerenti il prelievo stesso.

Vediamo cosa fare dopo l'amniocentesi e come affrontare eventuali disagi post-procedura.

Cosa aspettarsi dopo l'amniocentesi

Molte donne hanno riferito come l’Amniocentesi sia fastidiosa ma non veramente dolorosa. Essa dura normalmente qualche minuto. In alcuni casi, dopo l’esecuzione dell’esame, si percepisce una sensazione di tensione al basso ventre o in sede specificamente uterina; queste sensazioni possono durare da pochi minuti a qualche giorno e sono alleviate dalla terapia farmacologica che alcuni Centri prescrivono.

Raccomandazioni immediate post-procedura

  • Si dovrebbe restare sdraiate a letto o in poltrona per almeno 3 - 4 ore subito dopo l’esame.
  • È una buona idea avere qualcuno come supporto dopo il prelievo, per il ritorno a casa.
  • Evitare qualunque incombenza che sia faticosa o che richieda sforzo fisico intenso per almeno 48 - 72 ore.
  • Si consiglia di evitare rapporti sessuali nei tre giorni successivi al prelievo.

La stipsi dopo l'amniocentesi: Cause e rimedi

Già nel corso della gravidanza, la stipsi o stitichezza rappresenta un sintomo molto comune, dovuto a diverse ragioni legate alla gestazione stessa, ovvero all’aumento del progesterone e all’aumento del volume uterino che preme sull’intestino rallentandone la motilità.

La stipsi è una riduzione del numero di evacuazioni determinato da rallentamento del passaggio intestinale con difficoltà nell’espulsione delle feci.

Ma quali sono le cause della stitichezza nel post-partum? I numerosi cambiamenti che la gravidanza comporta, assieme alle modificazioni subite durante il travaglio e il parto, possono determinare la stipsi dopo la nascita del bambino.

Fattori che contribuiscono alla stipsi post-amniocentesi

  • Livelli di progesterone: Questo fondamentale ormone, che aumenta drasticamente i suoi livelli nel periodo gravidico, nelle prime settimane dopo il parto mantiene comunque dei livelli molto alti e ciò può determinare un rallentamento del movimento intestinale, esattamente come in gravidanza.
  • Dieta e idratazione: La riduzione del consumo di alimenti o di un’adeguata idratazione durante il travaglio di parto possono incrementare gli effetti del progesterone e quindi la stipsi. Un altro fattore importante potrebbe essere la variazione nella dieta durante i primi giorni dopo il parto, dovuta ad esempio all’eventualità di aver subito un intervento cesareo o anche semplicemente al fatto che le attenzioni rivolte alla cura del neonato possono scombussolare gli orari dei pasti della donna o la possibilità di una dieta regolare.
  • Terapia farmacologica: Gli effetti collaterali di alcuni farmaci analgesici utilizzati durante il travaglio di parto o nel post intervento chirurgico possono incrementare la stipsi.
  • Dolore: Il dolore addominale della ferita chirurgica oppure il dolore perineale da parto spontaneo, incrementato da eventuali lesioni e punti di sutura o dalla presenza di emorroidi, può ostacolare la corretta espulsione delle feci.
  • Disfunzioni pelviche: L’eventuale presenza di stitichezza nel puerperio, ovvero nelle prime sei settimane dopo la nascita (il tempo necessario affinché l’apparato genitale torni alle condizioni pre-gravidiche), non si può eliminare completamente poiché persistono ancora delle cause legate ai cambiamenti che si sono verificati durante la gestazione (l’aumento del progesterone) e il parto (alterazioni di funzionalità del pavimento pelvico).

Rimedi per la stipsi post-amniocentesi

L’alimentazione, l’idratazione e l’attenzione agli stili di vita sono rimedi naturali che, dopo il parto, possono migliorare senza particolari sforzi e costi una condizione di stitichezza. Oltre a questi, esistono anche dei rimedi farmacologici, sia con formulazioni da banco sia su prescrizione medica.

Informazioni aggiuntive sull'amniocentesi

L’amniocentesi è un esame che si esegue nel secondo trimestre di gravidanza, a 15-18 settimane di gravidanza. In questo periodo, il volume di liquido amniotico dell’utero è di 150-250 ml.

L’amniocentesi, come anche il prelievo dei villi coriali, consente lo studio delle anomalie cromosomiche (come la sindrome di Down, la trisomia 18 e la sindrome di Turner). È inoltre indicata per rilevare le malattie ereditarie che colpiscono un solo gene (monogeniche).

Tra le malattie ereditarie monogeniche che si possono diagnosticare, ci sono la fibrosi cistica, la sordità congenita e il ritardo mentale per la sindrome dell’X fragile.

L’estrazione del liquido amniotico si esegue introducendo un ago attraverso l’addome materno fino ad arrivare all’interno dell’utero, sotto continuo controllo ecografico.

L’introduzione dell’ago provoca normalmente un fastidio simile a quello che si ha con un prelievo di sangue dal braccio.

Dopo l’esame, è meglio evitare rapporti sessuali per qualche giorno.

In questo modo si possono identificare le anomalie più comuni in 24 ore, con risultati sovrapponibili a quelli del cariotipo standard ottenuto dalla coltura delle cellule. L’affidabilità è superiore al 99,9%. L’errore nell’analisi dei cromosomi o del DNA è un’eccezione.

Rischi e considerazioni

Occasionalmente (in meno di 1 campione su 100) non ci sono abbastanza cellule (prelievo a scarsa cellularità) ottenute con l’Amniocentesi per l’analisi che deve essere effettuata. Ovviamente ciò è al di fuori di ogni specifico controllo da parte dell’Operatore.

L’Amniocentesi non dovrebbe diventare, secondo l’idea del nostro gruppo di lavoro, un esame da offrire indifferentemente ed invariabilmente a TUTTE le donne in gravidanza, come pure si fa presso altri Centri, anche rinomati.

La scelta di praticare l’esame, se dettata da motivi medici, spesso spaventa la coppia; le motivazioni di queste paure sono, per lo più, ingiustificate e prive di un reale substrato scientifico e/o clinico.

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