Creatinina Alta e la Sua Relazione con il COVID-19

All'inizio del 2019, un nuovo virus, denominato sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2), è stato identificato a Wuhan, in Cina. Questo virus, appartenente alla famiglia dei Coronaviridae, ha causato una pandemia globale, colpendo principalmente il sistema respiratorio ma influenzando anche altri sistemi, tra cui il tratto urinario.

Quali Organi Colpisce il Coronavirus SARS-CoV-2

Il Coronavirus SARS-CoV-2 colpisce principalmente sistemi respiratori, sebbene anche altri sistemi di organi come il tratto urinario siano influenzati. L'infezione inizia con l'interazione tra la proteina spike virale e i recettori ACE2 (enzima di conversione dell'angiotensina 2) presenti su organi bersaglio come i polmoni e il sistema cardiovascolare. Questo danno d'organo può essere causato direttamente da un'infezione da SARS-Cov-2, o indirettamente dalla risposta del corpo contro le infezioni.

Problemi ai Reni Dopo il Covid?

Sulla base delle attuali evidenze pubblicate, alcuni pazienti con malattia da Coronavirus 2019 (Covid-19) potrebbero manifestare gravi problemi renali come un danno renale acuto. Proteinuria, ematuria, aumento dei livelli di azoto ureico e/o creatinina nel sangue sono le anomalie di laboratorio che possono essere osservata in pazienti infetti da SARS-Cov-2. La diagnosi di malattia renale può essere confermata da studi di imaging come il tomografo computerizzato.

Sebbene non siano stati definiti i meccanismi esatti alla base del coinvolgimento renale nell'infezione da COVID-19, le prove suggeriscono che SARS-Cov-2 può provocare lesioni dirette alle cellule dei tubuli renali. L'idea che SARS-CoV-2 possa attaccare direttamente il rene umano è ulteriormente supportata dai risultati di altri studi che indicano l'accumulo di antigensina SARS-CoV-2 tubuli renali.

Oltre all'effetto diretto, SARS-Cov-2 può causare danni indiretti ai reni attraverso la produzione incontrollata di citochine, in particolare citochine proinfiammatorie come il fattore di necrosi tumorale alfa e l'interleuchina 6. Questo fenomeno, noto come "tempesta di citochine", può essere causata da qualsiasi tipo di agente patogeno infettivo, incluso SARS-CoV-2.

Esistono prove che dimostrano che la sepsi è uno dei principali meccanismi di danno renale nei pazienti infetti da SARAS-COV-2. Altri due scenari in cui può verificarsi un effetto indiretto sono: troppo poco ossigeno a causa della polmonite che è comunemente visto nei casi gravi della malattia e ostruzione vascolare intrarenale secondaria alla formazione di coaguli di sangue dopo infezione da virus.

A Rischio i Pazienti con Insufficienza Renale

Un altro aspetto che deve essere considerato in relazione al COVID-19 è il più alto rischio di infezione in pazienti con vari tipi di malattia renale (inclusi pazienti sottoposti a emodialisi di mantenimento o dialisi peritoneale). Questi pazienti sono anche più vulnerabili allo sviluppo di una forma grave di malattia da COVID-19.

Un'età media più alta e una maggiore prevalenza di comorbidità (inclusi pressione sanguigna elevata e diabete) nei pazienti con insufficienza renale possono spiegare perché questa popolazione è a maggior rischio di malattie più gravi con COVID-19. Va detto che la combinazione di un aumento delle condizioni di comorbidità e di una ridotta funzionalità del sistema immunitario tra le persone anziane può renderle più inclini alle infezioni.

D'altra parte, i pazienti con insufficienza renale di solito ricevono farmaci immunosoppressori per il trattamento. Questi agenti agiscono sottoregolando il sistema immunitario e hanno la capacità di interferire con i processi dell'organismo che combattono le infezioni. Pertanto, questo regime terapeutico può aumentare il rischio di infezione.

Sulla base delle segnalazioni sopra menzionate, i reni sono uno degli organi più comuni che possono essere colpiti dalla SARS-CoV-2. Fino ad ora, l'esatto meccanismo del coinvolgimento dei reni nel COVID-19 non è noto. Inoltre, non esistono agenti terapeutici comprovati contro questo nuovo coronavirus identificato, pertanto, una migliore comprensione dei meccanismi patogeni del danno renale nel contesto del COVID-19 è una necessità strategica per una diagnosi accurata, predittiva del decorso e della prognosi della malattia.

Pertanto, sono necessari ulteriori studi per spiegare i cambiamenti patofisiologici che alla fine portano all'inizio o allo sviluppo di complicazioni renali nei pazienti con COVID-19.

Danno Renale Frequente nei Pazienti con COVID-19

L’infezione da Sars-CoV-2 colpisce innanzitutto i polmoni, ma può lasciare il segno anche su altri organi. Tra tutti, i reni sono oggi riconosciuti tra i più a rischio, sia per la fragilità dei pazienti con un’insufficienza d’organo sia perché la malattia è in grado di mettere a repentaglio la loro tenuta.

Il danno renale nei pazienti colpiti da Covid-19 è tutt’altro che raro. In linea generale, si stima che l’insufficienza renale acuta compaia in una quota compresa tra il 24 e il 57 per cento dei pazienti ricoverati nei reparti di pneumologia, malattie infettive e medicina generale. Ma può arrivare anche all’80 per cento tra coloro che necessitano del supporto respiratorio in terapia intensiva.

Il deficit di attività dei due organi tra coloro che risultano alle prese con Covid-19 è più accentuato rispetto al resto della popolazione. Lo conferma il maggior ricorso alla dialisi e, più in generale, il rischio più elevato di andare incontro alla cronicizzazione del problema (insufficienza renale cronica).

I Meccanismi Alla Base del Danno Renale

«Sars-CoV-2 è stato rilevato a livello sia dei tubuli sia dell’epitelio renale in diversi pazienti deceduti a causa del Covid-19», spiega Giuseppe Grandaliano, direttore dell’unità operativa complessa di nefrologia del Policlinico Gemelli di Roma. Un aspetto che non stupisce, se si considera che nei reni abbondano i recettori ACE2 (fino a 100 volte tanto quelli riscontrati nel tessuto polmonare), la porta d’ingresso del virus nelle cellule.

A ciò occorre aggiungere un effetto indiretto, determinato dalla risposta infiammatoria diffusa (tempesta citochinica) responsabile dell’aggravarsi delle condizioni di questi pazienti. «Sempre attraverso le autopsie, sono state rilevate le tracce delle cellule coinvolte nella risposta infiammatoria a livello renale - prosegue Grandaliano -. A ciò occorre aggiungere che le citochine proinfiammatorie che risultano diffuse nel circolo sanguigno possono provocare ipossia e rabdomiolisi».

Una condizione, quest’ultima, che determina un danno muscolare diffuso, con la liberazione dell’enzima creatina fosfochinasi nel sangue. Il suo accumulo è tossico per i «filtri» del nostro corpo.

L'insufficienza renale acuta rischia dunque di essere un «nemico» in più da fronteggiare in ospedale, per pazienti già alle prese con una funzionalità respiratoria compromessa da Covid-19. A ciò occorre aggiungere che chi supera la malattia, se ha dovuto fare i conti con un danno ai reni, è poi chiamato a tenerne sotto controllo l'attività per diverso tempo (a seconda della gravità dell'insufficienza riscontrata).

L'Insufficienza Renale Cronica «Complica» la COVID-19

Secondo un'indagine condotta dalla Società Italiana di Nefrologia nel corso della seconda ondata, i pazienti con una malattia renale cronica (condizione più frequente in presenza di ipertensione, diabete di tipo 2 e obesità) convivono con un maggior rischio di infettarsi. E, in tal caso, la malattia è accompagnata da una maggiore letalità.

Da ottobre a oggi, un quarto di questi pazienti è deceduto a causa delle complicanze di Covid-19. Un tasso di 8-10 volte superiore a quella della media della popolazione generale.

Rischi Maggiori per Dializzati e Trapiantati di Rene

I più a rischio sono considerati i dializzati e i trapiantati di rene, costretti a seguire una terapia immunosoppressiva per tutta la vita. Una condizione che riguarda quasi centomila persone, in Italia.

Spiega Piergiorgio Messa, direttore dell'unità operativa complessa di nefrologia, dialisi e trapianto renale al Policlinico di Milano: «I pazienti in dialisi e coloro che hanno ricevuto un trapianto di rene sono più suscettibili a contrarre l’infezione. Nello specifico i più esposti, soprattutto nella prima ondata, sono stati i pazienti costretti a effettuare la dialisi in ospedale. Trascorrendo ore, sia in attesa sia durante la terapia, in ambienti comuni a più alto rischio infettivo.

COVID-19 Vaccinare Quanto Prima Questi Malati

Sì spiega così l'indicazione a vaccinare quanto prima questi malati. «È evidente che il rapporto tra malati nefropatici positivi, dializzati e trapiantati, e il numero di morti sia rimasto costante tra la prima e la seconda ondata - conclude Messa, che presiede la Società Italiana di Nefrologia.

Prevenzione

  • Lavati spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi o utilizza un disinfettante a base di alcol al 60%.
  • Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute.
  • Mantieni almeno un metro di distanza dalle altre persone, in particolare quando tossiscono o starnutiscono o hanno la febbre.
  • In situazioni di comunità, indossa sempre una mascherina (senza valvola) per coprire naso, bocca e mento.
  • In caso di dubbi, NON recarti al Pronto Soccorso: chiama il tuo medico di base e se pensi di essere stato contagiato chiama il 112.

La Vaccinazione

Per contrastare la pandemia da SARS-CoV-2, a partire da dicembre 2020, in tutto il mondo sono stati lanciati programmi di vaccinazione di massa. Ventisei sono attualmente i vaccini autorizzati da almeno un’agenzia regolatrice, e i più utilizzati durante il primo anno di campagna vaccinale sono stati i vaccini a RNA (fra cui Pfizer e Moderna) e i vaccini a vettore virale (fra cui AstraZeneca e Johnson&Johnson). Studi condotti su popolazioni che hanno già praticato la vaccinazione confermano che i vaccini anti COVID-19 sono estremamente efficaci nel proteggere da SARS-CoV-2, sebbene non eliminino del tutto il rischio di infezione. Di conseguenza, i casi, le ospedalizzazioni e le morti relative al COVID-19 si sono fortemente ridotti nei Paesi che hanno raggiunto una copertura vaccinale adeguata.

Creatinina

La misurazione della creatinina sierica è un esame di largo impiego nella pratica medica quotidiana e rientra nel set di esami di laboratorio preoperatori prescritti normalmente. Tuttavia, l'interpretazione dei risultati della creatinina sierica non è sempre facile, in particolare quando i valori sono sotto il limite inferiore.

Cosa Rappresenta la Creatinina

La creatinina sierica non è solo un marker della funzione renale. La creatinina è un metabolita della creatina e come tale un sottoprodotto del metabolismo muscolare. La quantità totale di creatinina generata dalla creatina è determinata dalla funzione muscolare, dall'assunzione di carne e generazione de novo di creatina.

Poiché la creatinina è liberamente filtrata attraverso il glomerulo e non è né riassorbita né metabolizzata dal rene, nella pratica clinica serve come marker della funzione renale. Tuttavia, la creatinina sierica ha importanti limitazioni: può richiedere 24-36 ore per aumentare dopo un danno renale definito, può sovrastimare la funzione renale a causa della secrezione nel tubulo prossimale e può aumentare in seguito alla somministrazione di farmaci che inibiscono la secrezione tubulare nonostante nessuna alterazione della funzionalità renale. Inoltre, la creatinina è distribuita nell'acqua dell’organismo e misurata come concentrazione e può, quindi, essere influenzata dalle variazioni dello stato del volume corporeo.

Creatinina: Intervalli di Riferimento

Poiché ci sono differenze di età e sesso nella generazione della creatinina, la determinazione dei suoi intervalli di riferimento normali basati sulla popolazione è stata oggetto di approfondimenti. Dopo la nascita, la creatinina sierica rapidamente diminuisce fino a un valore di circa 0,25 mg/dL durante il primo mese di vita e poi inizia ad aumentare linearmente con l'età. La creatinina sierica rimane costante per i soggetti sani tra i 20 e i 70 anni di età, nei soggetti maschi (bianchi) con un valore medio di 0,90 mg/dL e un intervallo di riferimento normale tra 0,63-1,16 mg/dL e nelle donne (bianche) con a media di 0,70 mg/dL e intervallo di riferimento normale tra 0,48-0,93 mg/dL (1). In entrambi i sessi al di sopra dell'età di 70 anni la creatinina sierica ricomincia ad aumentare lentamente. Questi intervalli di riferimento possono servire come primo strumento per avvisare il medico della presenza di una possibile alterazione della funzione renale (1).

Significato delle Variazioni del Dato Analitico

  • Creatinina elevata (o in incremento) - La relazione tra creatinina sierica e il tasso di filtrato glomerulare stimato (eGFR) è iperbolica e la sua conversione in una scala di risultati eGFR consente una più facile interpretazione del declino della funzionalità renale.
  • Creatinina bassa - Le cause di una bassa concentrazione di creatinina sierica includono: ridotta massa muscolare, malattie del fegato, significativo sovraccarico di liquidi e scarso stato nutrizionale, ma anche aumento della clearance renale come è osservato in gravidanza. Un basso valore di creatinina si configura come un importante fattore di rischio per un esito sfavorevole.

Creatinina Bassa e Mortalità

In letteratura è descritta l'associazione tra aumento della mortalità e livelli più bassi di creatinina nei pazienti in dialisi cronica, in quelli che iniziano il supporto renale in terapia intensiva e nei pazienti più anziani. Tuttavia emergono prove sulla associazione tra una bassa creatinina sierica al basale e un aumento della mortalità ospedaliera in modo concentrazione-dipendente.

Tabella dei Valori di riferimento della Creatinina:

Gruppo Valore Medio (mg/dL) Intervallo di Riferimento (mg/dL)
Maschi (20-70 anni) 0.90 0.63-1.16
Femmine (20-70 anni) 0.70 0.48-0.93

leggi anche: