Nel contesto della pandemia di COVID-19, gli esami del sangue hanno assunto un ruolo cruciale, non tanto per la diagnosi diretta dell'infezione virale (per la quale rimangono preminenti i tamponi molecolari e antigenici), quanto piuttosto per la valutazione dello stato infiammatorio, della funzionalità degli organi e della risposta immunitaria dell'organismo. Comprendere il significato dei valori ematici in questo scenario è fondamentale per medici e pazienti, sebbene l'interpretazione debba sempre essere affidata a professionisti sanitari.
Perché si Richiedono Esami del Sangue in Pazienti con COVID-19?
Gli esami del sangue non vengono utilizzati per diagnosticare la presenza del virus SARS-CoV-2. Il loro valore risiede nella capacità di fornire un quadro dettagliato delle conseguenze dell'infezione sull'organismo. In particolare, gli esami del sangue possono aiutare a:
- Valutare la gravità dell'infezione.
- Monitorare la progressione della malattia.
- Identificare complicanze.
- Guidare le decisioni terapeutiche.
Quali Esami del Sangue sono Rilevanti nel COVID-19?
Non esiste un "pannello COVID-19" standardizzato per gli esami del sangue. La scelta degli esami dipende dalla presentazione clinica del paziente, dalla gravità della malattia e dagli obiettivi diagnostici e terapeutici. Tuttavia, alcuni esami sono comunemente richiesti e forniscono informazioni utili.
Emocromo Completo (CBC)
L'emocromo completo è un esame di base che valuta le componenti cellulari del sangue: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.
Globuli Bianchi (WBC)
I globuli bianchi sono le cellule del sistema immunitario. Nel COVID-19, si possono osservare variazioni nel numero totale e nella distribuzione delle diverse sottopopolazioni:
- Leucocitosi (aumento dei globuli bianchi): Può indicare una risposta infiammatoria o, in alcuni casi, un'infezione batterica sovrapposta. Tuttavia, nella fase iniziale del COVID-19, è meno comune.
- Leucopenia (diminuzione dei globuli bianchi): Può verificarsi, soprattutto nella linfopenia (diminuzione dei linfociti), che è un reperto relativamente frequente nel COVID-19 e talvolta associato a maggiore gravità.
- Neutrofilia (aumento dei neutrofili): Spesso presente in fase infiammatoria, può aumentare con la progressione della malattia o in caso di infezioni batteriche secondarie.
- Linfopenia (diminuzione dei linfociti): Come accennato, è un reperto comune. I linfociti sono cruciali per la risposta immunitaria antivirale, e la loro diminuzione può riflettere l'effetto del virus sul sistema immunitario o una risposta immunitaria disregolata.
Globuli Rossi (RBC) e Emoglobina (Hb)
I globuli rossi trasportano l'ossigeno. Variazioni significative sono meno direttamente legate all'infezione da COVID-19 acuta, ma possono essere influenzate da condizioni preesistenti o da complicanze a lungo termine.
- Anemia (diminuzione dei globuli rossi/emoglobina): Può essere presente in pazienti con malattie croniche o può svilupparsi nel contesto di malattie gravi e prolungate, ma non è tipicamente un segno distintivo del COVID-19 acuto.
Piastrine (PLT)
Le piastrine sono importanti per la coagulazione del sangue.
- Piastrinopenia (diminuzione delle piastrine): Può verificarsi nel COVID-19, soprattutto nei casi più gravi. La trombocitopenia può essere associata a un aumentato rischio di sanguinamento, ma anche, paradossalmente, a un aumentato rischio trombotico nel contesto del COVID-19.
- Piastrinosi (aumento delle piastrine): Può essere una risposta infiammatoria aspecifica.
Indici di Infiammazione
L'infiammazione è un elemento centrale nella patogenesi del COVID-19. Diversi esami del sangue possono misurare l'infiammazione sistemica:
Proteina C Reattiva (CRP)
La CRP è una proteina prodotta dal fegato in risposta all'infiammazione. È un indicatore sensibile, ma aspecifico, di processo infiammatorio. Valori elevati di CRP sono comuni nel COVID-19 e tendono a correlare con la gravità della malattia. Un aumento significativo della CRP nel tempo può suggerire una progressione della malattia o lo sviluppo di complicanze.
Velocità di Eritrosedimentazione (VES)
La VES è un altro indice di infiammazione, meno specifico e meno sensibile della CRP, ma comunque utile in combinazione con altri parametri. Anche la VES tende ad aumentare nel COVID-19, riflettendo lo stato infiammatorio.
Ferritina
La ferritina è una proteina che immagazzina il ferro, ma è anche una proteina di fase acuta, ovvero la sua concentrazione aumenta in risposta all'infiammazione. Livelli elevati di ferritina sono spesso osservati nel COVID-19, soprattutto nelle forme più severe, e possono contribuire alla "tempesta citochinica", una risposta infiammatoria eccessiva e dannosa.
D-dimero
Il D-dimero è un prodotto di degradazione della fibrina, una proteina coinvolta nella coagulazione del sangue. Livelli elevati di D-dimero indicano un'attivazione della coagulazione e della fibrinolisi. Nel COVID-19, si osserva frequentemente un aumento del D-dimero, correlato al rischio di trombosi e alla gravità della malattia. Livelli molto elevati possono essere associati a un rischio aumentato di eventi tromboembolici, come la trombosi venosa profonda o l'embolia polmonare.
Lattato Deidrogenasi (LDH)
L'LDH è un enzima presente in molti tessuti. La sua liberazione nel sangue indica danno cellulare. Livelli elevati di LDH possono essere osservati nel COVID-19, soprattutto nei casi con coinvolgimento polmonare significativo, riflettendo il danno tissutale a livello dei polmoni e di altri organi.
Procalcitonina (PCT)
La procalcitonina è un precursore dell'ormone calcitonina. I suoi livelli aumentano marcatamente in caso di infezioni batteriche, mentre tendono ad essere meno elevati nelle infezioni virali pure. Nel COVID-19, la PCT può essere utile per distinguere tra infezione virale e sovrainfezione batterica, anche se un aumento modesto può essere osservato anche nel COVID-19 grave. Un aumento significativo della PCT suggerisce fortemente una sovrainfezione batterica, che richiede un trattamento antibiotico.
Funzionalità Epatica e Renale
Il COVID-19 può colpire diversi organi, inclusi fegato e reni. Gli esami di funzionalità epatica e renale valutano la salute di questi organi.
Transaminasi (ALT e AST)
Le transaminasi (alanina aminotransferasi - ALT e aspartato aminotransferasi - AST) sono enzimi epatici. Un aumento dei livelli di transaminasi indica danno alle cellule del fegato (epatociti). Un lieve aumento delle transaminasi è relativamente comune nel COVID-19, mentre aumenti più marcati possono indicare un danno epatico più significativo, sebbene il danno epatico grave sia meno frequente rispetto al danno polmonare.
Bilirubina
La bilirubina è un prodotto di degradazione dell'emoglobina, processato dal fegato. Un aumento della bilirubina può indicare problemi epatici o biliari. Nel COVID-19, aumenti significativi di bilirubina sono meno comuni, ma possono verificarsi in caso di disfunzione epatica più severa.
Creatinina e Azotemia (BUN)
La creatinina e l'azotemia (BUN - Blood Urea Nitrogen) sono indicatori della funzionalità renale. Un aumento della creatinina e/o dell'azotemia indica una riduzione della funzione renale. Il COVID-19 può causare danno renale acuto, soprattutto nei pazienti più gravi. Il monitoraggio della funzionalità renale è importante, specialmente in pazienti con fattori di rischio preesistenti o in quelli che sviluppano malattia grave.
Elettroliti e Equilibrio Acido-Base
Gli elettroliti (sodio, potassio, cloro, calcio, magnesio) e l'equilibrio acido-base sono essenziali per molte funzioni fisiologiche. Alterazioni possono verificarsi nel COVID-19, soprattutto nei pazienti più critici.
Sodio (Na)
Il sodio è il principale catione extracellulare. Alterazioni del sodio (iponatriemia - basso sodio, ipernatriemia - alto sodio) possono verificarsi in pazienti ospedalizzati e possono avere diverse cause nel contesto del COVID-19.
Potassio (K)
Il potassio è il principale catione intracellulare. Alterazioni del potassio (ipokaliemia - basso potassio, iperkaliemia - alto potassio) possono essere causate da farmaci, perdite gastrointestinali o renali, e possono avere conseguenze importanti, soprattutto a livello cardiaco.
Equilibrio Acido-Base (pH, Bicarbonati, Pressione Parziale di Anidride Carbonica - pCO2)
L'analisi dell'equilibrio acido-base (spesso tramite emogasanalisi arteriosa) è fondamentale nei pazienti con insufficienza respiratoria. Può rivelare acidosi respiratoria (aumento della pCO2 e diminuzione del pH) in caso di difficoltà di eliminazione dell'anidride carbonica, o acidosi metabolica (diminuzione dei bicarbonati e del pH) per altre cause. L'alcalosi respiratoria (diminuzione della pCO2 e aumento del pH) può verificarsi in risposta all'ipossiemia (bassi livelli di ossigeno nel sangue).
Coagulazione (Oltre al D-dimero)
Oltre al D-dimero, altri test di coagulazione possono essere valutati, soprattutto in pazienti con sospetta coagulopatia correlata al COVID-19.
Tempo di Protrombina (PT) e INR
Il PT valuta la via estrinseca della coagulazione. L'INR (International Normalized Ratio) è una standardizzazione del PT. Un prolungamento del PT/INR può indicare problemi di coagulazione, ad esempio per deficit di fattori della coagulazione o per l'effetto di anticoagulanti.
Tempo di Tromboplastina Parziale Attivata (aPTT)
L'aPTT valuta la via intrinseca della coagulazione. Un prolungamento dell'aPTT può indicare problemi di coagulazione diversi da quelli rilevati dal PT, o l'effetto di anticoagulanti come l'eparina.
Fibrinogeno
Il fibrinogeno è un fattore della coagulazione. Inizialmente, nel COVID-19, può aumentare come reattante di fase acuta. Tuttavia, in alcuni casi gravi, soprattutto nella coagulopatia intravascolare disseminata (CID), il fibrinogeno può diminuire a causa del consumo eccessivo.
Emogasanalisi Arteriosa (EGA)
L'emogasanalisi arteriosa è un esame cruciale nei pazienti con problemi respiratori. Fornisce informazioni dirette sui livelli di ossigeno e anidride carbonica nel sangue arterioso, nonché sul pH e sui bicarbonati.
Pressione Parziale di Ossigeno (pO2)
La pO2 misura la quantità di ossigeno nel sangue arterioso. Una pO2 bassa (ipossiemia) indica una ridotta ossigenazione del sangue, che è una caratteristica chiave del COVID-19 che colpisce i polmoni.
Saturazione di Ossigeno (SaO2)
La SaO2 indica la percentuale di emoglobina satura di ossigeno. È un indicatore indiretto dell'ossigenazione. Valori bassi di SaO2 (desaturazione) sono comuni nel COVID-19 e riflettono il danno polmonare e la difficoltà di scambio gassoso.
Pressione Parziale di Anidride Carbonica (pCO2)
La pCO2 misura la quantità di anidride carbonica nel sangue arterioso. Valori elevati di pCO2 (ipercapnia) possono indicare una difficoltà di eliminazione dell'anidride carbonica, ad esempio in caso di insufficienza respiratoria grave.
Monitoraggio degli Anticorpi Post-Vaccino e Post-Infezione
In tutti i punti prelievo delle sedi lombarde di Auxologico è possibile effettuare senza prenotazione, negli orari di apertura dei punti prelievo il test sierologico per monitorare la risposta anticorpale nei soggetti sottoposti a vaccinazione, che fornisce le Ig Totali anti SARS CoV-2 RBD-Spike. Esiste anche un pacchetto di test sierologico per lo screening o il follow-up dopo malattia da Covid che fornisce Ig Totali anti SARS CoV-2 antigene N (anti-Nucleocapside) + Ig Totali anti SARS CoV-2 RBD-Spike. I test quantitativi ECLIA ricercano e dosano le varie classi di immunoglobuline; il test anti-N con una specificità del 99,81% e una sensibilità superiore al 95% ed il test anti-S con una specificità del 100% e una sensibilità superiore al 98,8%. I test forniscono risposta di presenza o assenza di anticorpi contro il SARS-CoV-2.
Cosa sono Antigene N e RBD-Spike?
Gli antigeni N e Spike sono due delle componenti antigeniche del virus SARS-CoV-2 contro le quali vengono prodotti anticorpi.
- Il test sierologico quantitativo ECLIA per Ig Totali anti SARS CoV-2 anti N (anti-Nucleocapside) ricerca e dosa contemporaneamente entrambe le varie classi di immunoglobuline (IgG, IgM, ecc.) con una specificità del 99,81% e una sensibilità superiore al 95%. Un dosaggio contemporaneo e cumulativo delle classi anticorpali (Ig Totali) è il test più adatto allo studio di prevalenza dell’infezione. Il test fornisce risposta di presenza o assenza di anticorpi contro il SARS-CoV-2.
- Il test sierologico quantitativo ECLIA per Ig Totali anti SARS CoV-2 RBD-Spike ricerca e dosa le varie classi di immunoglobuline con una specificità del 100% e una sensibilità superiore al 98,8%.
Come si esegue il test sierologico?
Il test sierologico si esegue con un prelievo venoso, senza prenotazione. Non è necessario il digiuno stretto, né alcuna preparazione particolare, tuttavia è raccomandato attendere un paio d'ore da un pasto leggero prima di eseguire il prelievo.
Lettura dei risultati
SARS-CoV-2 IG Totali Anti-N (SCREENING o FOLLOW-UP POST COVID-19)
- Un risultato negativo al test va sempre valutato clinicamente; indica che una persona non è stata infettata oppure è stata infettata molto recentemente (meno di 8-10 giorni prima) e non ha ancora sviluppato una risposta anticorpale rilevabile.
- Un risultato positivo indica che la persona è stata infettata ma non indica se è contagiosa. È pertanto necessario eseguire il test molecolare da tampone naso-faringeo per ricerca del RNA virale per escludere o confermare la possibile condizione di contagiosità del soggetto.
SARS-CoV-2 IG Totali Anti-RBD SPIKE (MONITORARE I SOGGETTI SOTTOPOSTI A VACCINAZIONE)
Per verificare e monitorare la risposta al vaccino, il dosaggio anticorpale dovrebbe essere effettuato dopo almeno 10 giorni dalla somministrazione della seconda dose del vaccino. Si possono avere due risultati:
- Risultato negativo (valori < 0.80 U/mL): negativo per gli anticorpi anti-SARS-CoV-2 RBD Spike; il risultato va sempre valutato clinicamente. La risposta anticorpale è assente perché il periodo di tempo da una eventuale infezione (vedi anti-N) o dalla dose vaccinale è troppo breve oppure perché nessuna delle 2 ipotesi è avvenuta.
- Risultato positivo (valori > 0.80 U/mL): positivo per gli anticorpi anti-SARS-CoV-2 RBD Spike; nel soggetto si è determinata una risposta immunitaria. La risposta può essere conseguenza di una precedente infezione (normalmente sono presenti anche gli anticorpi anti-N) oppure conseguenza di vaccinazione (in questo caso gli anticorpi anti-N sono assenti). Il titolo anticorpale e la sua durata nel tempo sono oggetto di studio.
Gli anticorpi IgG (immunoglobuline G) vengono sviluppati dall’organismo in risposta a Covid-19 e vi rimangono anche dopo la scomparsa del virus. Un valore negativo (<12 AU/ml) di IgG anti-SARS-CoV-2 indica l’assenza o un basso livello di anticorpi diretti contro il virus. Un valore dubbio (IgG pari a 12-15 AU/ml) o positivo (IgG >15 AU/ml) indica che si è stati esposti al Coronavirus SARS-CoV-2 in un periodo precedente al prelievo.
Come Leggere il Risultato del Test Sierologico Covid 19
I risultati del test sierologico eseguito per valutare l’eventuale esposizione a un microrganismo patogeno possono essere:
- IgM e IgG negative: non c’è stata infezione o l’esposizione al patogeno è avvenuta da troppo poco tempo e non è stata ancora sviluppata una reazione immunitaria rilevabile, oppure il livello di anticorpi prodotti è troppo basso per essere rilevato dal test;
- solo IgM positive: l’esposizione all’antigene è molto recente;
- IgM e IgG positive: l’infezione è in corso ed è stata contratta da poco tempo;
- solo IgG positive: l’infezione c’è stata ma non è recente. Non sempre è possibile stabilire se il soggetto che si è sottoposto al test è protetto da una successiva infezione e per quanto tempo.
Valore degli anticorpi alto: cosa significa?
I test sierologici possono indicarci se vi è una risposta contro la proteina N o la proteina S del virus. La produzione di anticorpi contro la proteina S è la conseguenza o di un’infezione (malattia) o di una vaccinazione. La produzione di anticorpi anti proteina N avviene invece solo dopo l’infezione.
La quantità degli anticorpi (ad esempio un titolo più alto) non significa necessariamente che si abbia una protezione migliore e non giustifica comportamenti non corretti a evitare l’infezione o la decisione di non farsi vaccinare (o ri-vaccinare).
La presenza degli anticorpi conferma in ogni caso che il nostro sistema immune ha riconosciuto il virus e saprà riconoscerlo in futuro.
MDW: Un Nuovo Parametro per Valutare l'Evoluzione della Malattia
Si chiama Monocyte Distribution Width. In italiano, letteralmente, sarebbe “larghezza di distribuzione dei monociti”. È un esame che permette, grazie al sangue, di capire quale sarà l’evoluzione della malattia generata dal Covid-19 e lo stato iper-infiammatorio che la caratterizza. Il test, che consiste nell’analisi della morfologia dei monociti appunto, (una popolazione specifica di cellule che abbiamo in circolo), è il risultato di uno studio condotto dall’Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena.
leggi anche:
- Esami del Sangue Post-COVID: Quali Fare e Perché
- Esami del Sangue Post-Covid: Quali Fare per Monitorare la Salute
- Analisi del Sangue e COVID: Si Possono Fare in Sicurezza? Risposte e Precauzioni
- Test Anticorpali COVID-19: Cosa Rivelano gli Esami del Sangue?
- Misuratori di Glicemia Non Invasivi: Scopri le Soluzioni Innovative di Siemens e le Migliori Alternative
- Tomografia Computerizzata (TC): Cos'è, Come Funziona e Quando Farla
