Cosa si vede nella mammografia: Guida completa all'esame

La mammografia è un esame radiografico della mammella che utilizza una bassa dose di radiazioni ionizzanti per identificare precocemente i tumori del seno. Consente di individuare noduli, anche di piccole dimensioni, non ancora percepibili al tatto.

Cos'è la mammografia?

La mammografia è un esame diagnostico non invasivo per lo studio della mammella. La mammografia è l’indagine che meglio consente di riconoscere la presenza di un tumore al seno. In particolare, lo può evidenziare nella sua fase iniziale definita pre-clinica, ossia prima che esso diventi palpabile (diagnosi precoce). Sulla mammografia il tumore si riconosce come opacità, come distorsione e per la presenza di microcalcificazioni di aspetto patologico. È importante effettuare il confronto con precedenti esami mammografici per poter riconoscere eventuali modificazioni avvenute nel tempo tra un controllo e il successivo.

Come funziona la mammografia digitale?

Con la moderna mammografia digitale, le cosiddette lastre - dove un tempo venivano impresse e poi stampate le immagini - sono sostituite da componenti elettronici che convertono i raggi X in immagini mammografiche trasmesse direttamente su computer per la lettura da parte del radiologo e per la conservazione a lungo termine. Il Mammografo Digitale consente la visualizzazione diretta dell’immagine mammografica su monitor dedicati, con possibilità di elaborare l’immagine.

Tomosintesi digitale (DBT): Un ulteriore passo avanti

Un ulteriore miglioramento tecnologico si ha abbinando alla Mammografia la Tomosintesi Digitale (DBT): questa tecnica mammografica tridimensionale (3D) permette di ricostruire immagini volumetriche della mammella, partendo da un numero predefinito di immagini bidimensionali (2D). Questo si traduce in una migliore visualizzazione di quelle lesioni che nell’esame 2D risulterebbero non percepibili e in una migliore lettura dei seni “densi” tipici della donna giovane. Migliore valutazione, rispetto alla mammografia classica, anche del seno denso tipico della donna giovane.

A chi è consigliata la mammografia?

La mammografia è consigliata a tutte le donne a partire dai 40 anni, spesso associata all’ecografia mammaria che la completa. Si esegue la mammografia clinica ogni qualvolta, indipendentemente dall’età, si presentano anomalie della mammella, rilevate dal medico o dalla paziente stessa, allo scopo di valutarne la natura. Si esegue la mammografia di screening, fondamentale per la diagnosi precoce perché può svelare alterazioni del tessuto mammario diversi anni prima della valutazione clinica, con cadenza biennale in donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni, secondo le indicazioni delle linee guida internazionali per la prevenzione del cancro al seno, riprese ed adottate dal Ministero della Salute Italiano.

Diverse istituzioni, soprattutto negli Stati Uniti, raccomandano l’inizio dello screening a partire dai 40 anni con cadenza annuale o biennale, ma non vi è accordo sull’utilità di questa procedura. Infatti, al di sotto dei 50 anni, la struttura della mammella è ancora molto densa, pertanto non facilmente penetrabile dai raggi X e con conseguente sensibile riduzione di capacità diagnostica dell’esame mammografico. L’allungamento della vita e il protrarsi di un buono stato di salute, unitamente all’efficacia diagnostica, hanno indotto i ricercatori a ritenere vantaggiosa l’estensione dell’età di screening fino a 74 anni.

Lo screening oncogenetico

Il 5-7 per cento dei tumori del seno è legato a fattori di rischio di tipo ereditario, tra cui anche la mutazione dei geni BRCA 1 o BRCA 2. Per le donne sane ma con un’importante storia familiare di carcinoma mammario o portatrici di una mutazione, che quindi hanno un rischio più alto di sviluppare un tumore del seno, è previsto un programma di sorveglianza clinico-strumentale personalizzato: dal 2012 diverse Regioni hanno attivato percorsi specifici che prevedono una risonanza magnetica (RM) con mezzo di contrasto a cadenza annuale, a seconda dei casi associata a mammografia e/o ecografia; questo screening per chi ha fattori di rischio ereditari viene effettuato a partire dai 25 anni oppure, verificato a quale età i vari membri della famiglia hanno sviluppato il tumore, 10 anni prima dell’età di insorgenza della malattia nel familiare più giovane.

Screening per radioterapia al torace

Le donne che tra i 10 e i 30 anni sono state sottoposte a radioterapia al torace per curare un tumore hanno un rischio più alto di sviluppare un carcinoma della mammella proprio a causa dell’irradiazione.

Come prepararsi all'esame?

La mammografia viene eseguita in regime ambulatoriale e non necessita di alcun tipo di preparazione. Non è prevista alcuna norma di preparazione. Non occorre alcun tipo di preparazione nelle ore o il giorno precedente all’esame, si può mangiare e bere. Il consiglio è di indossare abiti comodi e di non applicare sulla pelle nella zona interessata dall’esame creme o deodoranti perché potrebbero alterare l’immagine a disposizione del medico per l’esame.

L’esame andrebbe eseguito, preferibilmente, nella prima parte del ciclo mestruale quando minori sono l’addensamento e la tensione della ghiandola mammaria. Inoltre, in questa fase, c’è la certezza che la donna non sia incinta.

Come si svolge l'esame?

La tecnica di esecuzione prevede il posizionamento della mammella su di un apposito piano (detettore) e la successiva compressione su di esso tramite una piastra di plastica (compressore): tale compressione, che dura pochi secondi, garantisce l’immobilità della mammella durante l’acquisizione radiografica, indispensabile per ottenere un’immagine di qualità. Il tempo di un esame è di circa 15 minuti non considerando le fasi di accettazione e di colloquio con il medico. Nell’esame è previsto il posizionamento della mammella su un piano (detettore) e la compressione con una piastra (compressore) per garantire l’immobilità durante l’esame e avere immagini nitide e di qualità. La durata effettiva dell’esame al macchinario è di pochi secondi per proiezione.

La compressione della mammella consente inoltre di utilizzare dosi di radiazione più basse in quanto, riducendo lo spessore della mammella, si riduce la dose da erogare. Nella mammografia di screening vengono acquisite due inquadrature: una in direzione testa-piedi e una latero-laterale. La mammografia clinica, invece, può richiedere un numero maggiore di proiezioni, tra cui quelle ingrandite per lo studio e l’approfondimento di particolari.

La mammografia è dolorosa?

La mammografia non è di norma un esame doloroso e quindi si esegue senza ricovero, senza anestesia o sedazione della paziente. La mammografia non è solitamente un esame doloroso e si esegue, di norma, senza l’ausilio di anestesie o sedazioni.

La mammografia normalmente non è un esame doloroso; alcune donne trovano fastidiosa la compressione delle mammelle tra le due piastre dell’apparecchiatura per la mammografia, ma il disagio dura solo il breve tempo necessario per l'esame.

Quali sono i limiti della mammografia?

Lo screening del tumore della mammella è ormai una pratica consolidata che si è dimostrata efficace nel ridurre la mortalità per questo tumore. Tuttavia, la procedura presenta limiti sia in difetto (falsi negativi), sia in eccesso (falsi positivi e sovradiagnosi). Si stima che nel 20-30% dei casi (cioè, 5 donne su 1000 che hanno eseguito la mammografia biennalmente nell’arco di 10 anni) la neoplasia non viene evidenziata dall’esame radiografico.

La mammografia può evidenziare una lesione maligna ma non suscettibile di progressione: dunque, ininfluente per la qualità e l’aspettativa di vita della donna. Purtroppo, però, a tutt’oggi non disponiamo di esami in grado di stabilire se il tumore rilevato progredirà o resterà indolente, per cui esiste la possibilità, peraltro non quantificabile, di diagnosi di una lesione - con i conseguenti approfondimenti diagnostici e successivi trattamenti - che non si trasformerà in cancro invasivo potenzialmente mortale.

La mammografia può evidenziare lesioni sospette per tumore che non vengono confermate dagli esami di approfondimento successivi. Si stima che il 24% delle donne (cioè, quasi 1 su 4 che esegue la mammografia biennalmente in 10 anni) riceva almeno una volta nell’arco dei 10 anni una diagnosi che, con gli esami successivi, si rivelerà un falso allarme.

Differenze con l'ecografia mammaria

Nelle donne più giovani, in cui il tessuto ghiandolare è più denso, i risultati dell'ecografia offrono maggiori informazioni rispetto alla mammografia. I due sistemi sono pertanto complementari. L’ecografia è invece consigliata alle donne in età inferiore ai 40 anni con un elevato rischio genetico per il carcinoma mammario come anche in presenza di sintomi (dolore) o reperti palpatori (noduli).

Cosa succede se l’esito dell'esame è positivo?

In caso di esito positivo, la donna viene invitata a eseguire una seconda mammografia, un’ecografia e una visita clinica che confermino l'effettiva presenza di un tumore, prima di procedere al trattamento che prevede, nella quasi totalità dei casi, un intervento chirurgico per rimuovere i tessuti malati.

Screening e prevenzione

In Italia i nuovi casi sono circa 1.030 al giorno, ma di questi circa il 40 per cento può essere prevenuto adottando uno stile di vita corretto ed essere diagnosticato in fase iniziale. Ecco perché la prevenzione è fondamentale e il Servizio sanitario nazionale effettua tre programmi di screening per la prevenzione dei tumori: seno e collo dell’utero per la popolazione femminile e colon-retto per tutti.

Aderire a uno screening è il primo passo e il più importante per una eventuale diagnosi precoce: fondamentale parlarne con il medico di famiglia o uno specialista e fare gli esami: superati i 40 anni è consigliabile un controllo senologico periodico, mentre dai 45-50 anni è importante aderire alla lettera di invito ai programmi organizzati di screening.

Ulteriori accertamenti in caso di esito dubbio

La mammografia non sempre è sufficiente per una diagnosi definitiva dello stato di salute del seno: in alcuni casi, le caratteristiche del tessuto delle mammelle non consentono l’identificazione chiara di una lesione. Quando l’esito è dubbio, la paziente viene richiamata per sottoporsi ad ulteriori indagini.

Gli esami supplementari provocano generalmente ansia e timore nelle donne anche se, nella maggior parte dei casi, servono ad escludere ogni sospetto di cancro al seno. Oggi, grazie alla diagnosi precoce, solo al 15% delle pazienti richiamate viene diagnosticato un tumore che molto spesso è in una fase iniziale.

Quando l’esito della mammografia non è chiaro, il radiologo valuta quali possono essere le indagini strumentali più appropriate in base alla condizione clinica della paziente. L’ecografia è il primo esame a cui si ricorre in caso di mammografia dubbia, perchè consente di ottenere informazioni sulle dimensioni e sui contorni delle neo-formazioni, e di distinguere se la massa ha un contenuto liquido, come le cisti, o solido, come un tumore.

Se il seno è molto denso o il risultato continua ad essere dubbio, i nostri specialisti potrebbero prescrivere anche la risonanza magnetica alla mammella. Grazie a questa indagine è possibile ottenere informazioni più specifiche sulla lesione e valutare la sua tendenza a trasformarsi in neoplasia maligna.

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