Convalescenza Dopo Angiografia Cerebrale: Cosa Aspettarsi

Un angiogramma è un test a raggi X che utilizza un colorante speciale e una fotocamera (fluoroscopia) per scattare foto del flusso sanguigno in un'arteria (come l'aorta) o una vena (come la vena cava). La macchina a raggi X produce una serie di immagini (angiografia), che offre uno sguardo dettagliato dei vasi sanguigni.

Un angiogramma può trovare un’ostruzione di un vaso sanguigno (aneurisma). Può anche mostrare un restringimento o un blocco di un vaso sanguigno che influenza il flusso di sangue. Inoltre, può rilevare altri problemi dei vasi sanguigni che influenzano il flusso circolatorio e mostrare il modello del flusso sanguigno di un tumore.

Preparazione all'Angiografia

Prima di un angiogramma, è importante informare il medico se:

  • Si hanno problemi renali o di diabete, soprattutto se si prende Metformina per tenere sotto controllo il diabete.
  • Si è incinta.

Inoltre, è necessario non mangiare o bere per 4-8 ore prima dell'angiogramma.

Durante l'Angiografia

Un angiogramma può essere effettuato in ospedale o in ambulatorio. Se avviene in un ambulatorio, il paziente rimarrà in una sala di rianimazione per diverse ore prima di tornare a casa. Durante la procedura:

  • Ci si posiziona sulla schiena per essere sottoposti ai raggi X.
  • Poiché la tabella è inclinata durante la procedura, cinghie di sicurezza possono essere fissate sul petto e sulle gambe.
  • Gli elettrodi sul petto monitorano il cuore durante tutta la procedura.
  • Un bracciale per la pressione arteriosa rintraccia la pressione sanguigna e un altro dispositivo, un pulsossimetro, misura la quantità di ossigeno nel sangue.
  • Una piccola quantità di peli può essere rasata all'inguine o al braccio dove il catetere deve essere inserito.
  • Il catetere viene inserito attraverso il tubo di plastica nel vaso sanguigno ed entra in contatto con il cuore e le arterie coronarie.
  • Del colorante viene iniettato attraverso il catetere. Quando questo accade, si possono avere vampate di calore.

Dopo l'angiogramma, è importante giacere supini per diverse ore per evitare sanguinamenti.

Rischi e Complicanze

Come con la maggior parte delle procedure eseguite al cuore e ai vasi sanguigni, la coronarografia presenta alcuni rischi. Le principali complicanze sono però rare. Nella maggior parte dei casi, i problemi si verificano entro 2 ore dalla prova quando si è in sala di rianimazione. Se il problema si verifica durante l'angiogramma, il test potrebbe non venire completato.

Esiste la possibilità di una reazione allergica al colorante. La reazione può essere mite (prurito, eruzione cutanea) o grave (difficoltà respiratorie o shock improvviso). Il colorante utilizzato per la prova può causare danni diretti ai reni.

Altre possibili complicanze includono:

  • Blocco o curvatura dei vasi sanguigni causati da aterosclerosi, pressione alta o invecchiamento.

Monitoraggio Post-Operatorio

Il rigoroso monitoraggio post-operatorio è fondamentale per gestire gli effetti collaterali e migliorare il recupero.

Afasia e Disturbi del Linguaggio Post-Ictus

L’emorragia cerebrale è un’emergenza medica causata dalla fuoriuscita di sangue da un’arteria o una vena all’interno del cervello. Quando il sangue si riversa nel tessuto cerebrale, si forma una raccolta voluminosa che aumenta la pressione all’interno del cranio, una struttura rigida che non può espandersi. I sintomi compaiono in modo improvviso e tendono a peggiorare rapidamente.

Debolezza o paralisi di un braccio, una gamba o metà del viso (es. Anche uno solo di questi sintomi, se insorge all’improvviso, deve far sospettare un ictus. Il principale fattore di rischio è l’ipertensione arteriosa, spesso non diagnosticata o non adeguatamente controllata. La diagnosi di emorragia cerebrale si sospetta in base alla valutazione clinica e si conferma con esami di imaging cerebrale come la TAC. Il trattamento iperacuto ha lo scopo di limitare l’espansione dell’emorragia cerebrale.

L ‘abbassamento del tono dell’umore, fino ad una vera depressione, si incontra spesso in corso di afasia, specie nella fase post acuta. Tale quadro va sotto il nome di reazione catastrofica e l’origine potrebbe essere reattiva all’afasia o allo squilibrio dei meccanismi che regolano il tono dell’umore. Il quadro tende a risolversi con il miglioramento dell’afasia. In ogni caso ne parli con i medici che hanno in cura la sua mamma per vedere se sia il caso di aggiungere una terapia farmacologica.

L’afasia non è un disturbo dell’intelligenza, ma del linguaggio: di conseguenza le persone afasiche, la cui afasia è conseguente ad un danno vascolare o traumatico dell’emisfero sinistro, dimostrano una normale conoscenza del mondo, sono consapevoli del loro deficit, rispettano regole e convenzioni sociali, in altre parole dimostrano un’intelligenza normale, che talora non possono esprimere a causa del deficit del linguaggio.

E’ presumibile che l’ictus abbia colpito sia le zone del linguaggio che quelle vicine, rendendo molto difficile il recupero, specie della parola spontanea. Quello che mi descrive è purtroppo l’esito usuale di una grave afasia globale, in cui la comprensione migliora più della produzione e della lettura e scrittura, attività che richiedono la messa in opera di ulteriori risorse neurologiche e cognitive.

Abbastanza frequentemente dopo un ictus con afasia si instaurano disturbi dell’umore di tipo depressivo che riflettono una mancata speranza di recupero e una coscienza dell’incapacità di comunicare, con conseguente rifiuto della terapia sia fisiatrica che logopedica. Talora si osservano dei comportamenti di tipo aggressivo, specie verso i familiari.

Stenosi Carotidea e Trattamenti

L’aterosclerosi, più nello specifico, è un processo che porta ad un indurimento e alla perdita di elasticità della parete delle arterie per la formazione delle placche aterosclerotiche (anche dette ateromi) che sono costituite principalmente dai lipidi ossidati e dal colesterolo. Queste placche tendono col tempo ad aumentare di dimensioni e ad occludere progressivamente il lume vascolare potendo provocare livelli di stenosi molto critici che aumentano notevolmente il rischio di ictus.

Si è già accennato alla possibilità del medico di poter riscontrare un soffio vascolare mediante auscultazione a livello del collo. L’ecodoppler permette di rilevare la placca e le alterazioni di flusso, ma non permette una stima precisa del grado di stenosi presente. Altra indagine disponibile per lo studio delle stenosi carotidee è l’angiografia cerebrale, metodica più invasiva che prevede l’inserimento tramite accesso nell’arteria femorale di un catetere che viene condotto attraverso i principali vasi dell’addome sino a raggiungere le arterie del collo, ovvero le carotidi.

I farmaci indicati in presenza di ictus ischemico sono gli antitrombotici (o trombolitici) e gli anticoagulanti. Aspirina è il principale farmaco antitrombotico per il trattamento immediato dell'ictus ischemico. Anche l'angioplastica con stent trova impiego in presenza di un'ostruzione sanguigna lungo le carotidi. Nell'effettuare l'intervento, il chirurgo introduce uno stent, ovvero un tubicino metallico espandibile, a livello della carotide.

Fattori che influenzano il recupero dopo un ictus:

  • Gravità ed estensione dell'ictus
  • Tempestività e qualità dei soccorsi
  • Età del paziente
  • Cause dell'ictus
  • Stato di salute del paziente
  • Qualità della riabilitazione

Meningioma: Caratteristiche, Diagnosi e Trattamento

Rappresenta il 15% dei tumori cerebrali ed il 25% dei tumori spinali. Prevale nelle donne, con un rapporto di 2:1 rispetto ai maschi. A livello del midollo spinale tale rapporto aumenta (9:1). Il meningioma si caratterizza per la localizzazione. Nel cranio cresce quasi sempre in rapporto alla parete meningea ed ossea, e quindi comprime il cervello dall’esterno.

La diagnosi viene fatta con la TC (Tomografia Computerizzata), o la RM (Risonanza Magnetica), anche se talora si osservano tipiche alterazioni ossee già ad un esame radiografico standard del cranio. La RM è però preferibile per una maggiore evidenza dei dettagli e per una pianificazione chirurgica più accurata. Infatti è molto importante chiarire il rapporto del meningioma con le arterie e le vene cerebrali. Il mezzo migliore a questo scopo è l’Angiografia Cerebrale, nel corso della quale si può decidere di chiudere i principali vasi nutritizi del tumore, facilitandone la successiva rimozione chirurgica.

Essendo un tumore benigno, la rimozione deve essere quanto più possibile atraumatica, evitando danni al tessuto cerebrale e danni estetici. Quasi sempre si rimuove il tumore a pezzi, con l’utilizzo dell’aspiratore ultrasonico, la “Coblation” (un sofisticato mezzo di rimozione a radiofrequenza) o del laser a CO2, ma spesso strumenti più semplici sono adatti allo scopo.

Il paziente dopo l’intervento viene solitamente portato in terapia intensiva per un controllo stretto dei parametri vitali, per qualche ora o qualche giorno. Spesso, si richiede una terapia antiepilettica per almeno 6 mesi, (più a lungo se vi sono state crisi nel periodo post-operatorio). Le complicanze immediate sono di tipo emorragico.

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