La risonanza magnetica della prostata, nota anche come risonanza magnetica multiparametrica della prostata (RMmp), è un esame di imaging che utilizza campi magnetici e onde radio per ottenere immagini dettagliate della prostata in modo non invasivo e sicuro al fine di valutare la struttura anatomica della prostata e rilevare eventuali patologie.
In generale, la risonanza magnetica multiparametrica della prostata è considerata uno strumento di imaging avanzato e può fornire informazioni preziose per la valutazione e il monitoraggio delle molte condizioni prostatiche ed in particolare per la diagnosi precoce del tumore della prostata.
Si tratta di uno dei tumori più diffusi fra gli uomini: il tumore della prostata costituisce circa il 20% di tutti i tumori diagnosticati nei soggetti di sesso maschile e, secondo le statistiche, 1 uomo su 8 rischia di ammalarsi. Tuttavia, grazie all’evoluzione della ricerca il tumore della prostata è una fra le neoplasie con le più alte percentuali di sopravvivenza.
A Cosa Serve la Risonanza Magnetica Multiparametrica Prostatica?
La RMmp ha acquisito un ruolo fondamentale nella definizione dell’iter diagnostico terapeutico del tumore prostatico, ad esempio in caso di riscontro di valori elevati del PSA o della presenza di reperti anomali all’esplorazione rettale. Essa consente di ottenere:
- Studio morfologico della ghiandola prostatica
- Valutazione della presenza di aree di sospetta malignità, anche di dimensioni millimetriche, classificate secondo score PI RADS
- Valutazione di localizzazione ed eventuale stadiazione loco-regionale della malattia
- Studio anatomico di recidiva loco-regionale dopo chirurgia o trattamento radioterapico
- Guida per l’esecuzione di biopsie prostatiche con tecnica Fusion
- Sorveglianza attiva del tumore alla prostata
Quando è Consigliata?
Si ricorre alla risonanza magnetica alla prostata per determinare se procedere o meno con la biopsia, che resta per sua natura una procedura diagnostica invasiva. Se quindi in un paziente si manifesta un livello alterato di PSA, si può prima di tutto eseguire una RM mp e poi eventualmente procedere con la biopsia.
Questo permette di ridurre l’eccesso di diagnosi e di conseguenza anche delle cure, che possono incidere negativamente sulla qualità della vita. Ma non solo: anche in seguito a una biopsia negativa dopo la quale persista però il sospetto diagnostico a causa di un livello elevato di PSA, si può rivalutare il paziente tramite risonanza magnetica prostatica multiparametrica, che, nel caso rilevi la presenza di un tumore, permette di valutarne l’estensione e di conseguenza studiare la forma di trattamento più opportuna.
Infine, la RM multiparametrica si rivela estremamente utile anche dopo l’eventuale intervento chirurgico, radioterapico o farmacologico: nel caso in cui il livello di PSA si alzasse di nuovo, questo esame potrebbe contribuire all’individuazione di eventuali recidive.
Per contrasto, la RM multiparametrica della prostata aiuta anche a riconoscere e distinguere dal tumore patologie benigne, come iperplasia, infezioni, infiammazioni.
Come si Esegue la Risonanza Magnetica Multiparametrica della Prostata?
La risonanza multiparametrica della prostata si esegue come una normale Risonanza Magnetica e prevede l’utilizzo di mezzo di contrasto con iniezione endovenosa. Il Paziente deve soltanto restare disteso e immobile sul lettino in posizione supina e respirare regolarmente.
La macchina procederà a sviluppare le immagini grazie a una serie di scansioni. I parametri seguiti per analizzare la struttura della ghiandola sono tre:
- morfologia: valuta le dimensioni, i profili e la suddivisione anatomica dell’organo
- diffusione: analizza se è presente una riduzione sospetta del contenuto di liquido fra le cellule
- perfusione: studia le variazioni del flusso di sangue diretto alla prostata
La durata della procedura, che è assolutamente indolore, è di circa 30 minuti. Il risultato è una vera e propria mappatura della prostata, che consente di ottenere perfino le immagini di tumori di dimensioni inferiori a 1 centimetro e di conseguenza il più completo quadro della situazione.
Preparazione, Controindicazioni ed Effetti Collaterali
La procedura non richiede particolare preparazione, tuttavia sono necessarie piccole accortezze. Il paziente deve essere a digiuno da cibi solidi da almeno sei ore prima dell’esame e da liquidi da almeno un’ora.
È fortemente consigliato effettuare un clistere poche ore prima della procedura per evitare la presenza di feci o aria nel retto, elemento che potrebbe causare artefatti nelle immagini e minarne la qualità complessiva.
Inoltre, è necessaria l’esecuzione di analisi di laboratorio per valutare la funzionalità renale (creatininemia), alcuni giorni prima dell’esame. In caso di insufficienza renale è infatti controindicato l’utilizzo di mezzo di contrasto e la procedura verrà eseguita senza infusione dello stesso.
Infine, in caso di esecuzione di precedenti Biopsie prostatiche è consigliato attendere almeno 6-8 settimane prima di eseguire la RMmp.
La procedura non può essere eseguita in caso di pazienti portatori di pace-maker non compatibili, clip vascolari metalliche, pompe per il rilascio di chemioterapici, neurostimolatori, protesi del cristallino o dell’orecchio interno e corpi estranei metallici (pallini da caccia).
È fondamentale che il paziente informi il Medico Radiologo di eventuali allergie in modo da valutare la necessità di esecuzione di adeguata preparazione antiallergica. Nonostante si tratti di un evento molto raro, alcuni pazienti possono infatti sviluppare reazione avverse al mezzo di contrasto utilizzato (gadolinio).
Tecniche di Studio nella RMmp
La RMmp viene eseguita utilizzando diverse tecniche:
- Studio morfologico
- Studio di diffusione
- Studio di perfusione
Lo studio morfologico (sequenze T1 e T2) è volto a valutare l’anatomia della ghiandola e a riconoscere eventuali alterazioni della stessa, consentendo di riconoscere non solo lesioni estese, ma anche alterazioni di pochi millimetri.
Lo studio di diffusione molecolare dell’acqua (sequenze DWI e ADC) fornisce informazioni riguardanti il grado di proliferazione cellulare e di conseguenza il danno tissutale presente.
La valutazione dinamica-perfusionale (sequenza DCE) è ottenuta con la somministrazione di mezzo di contrasto paramagnetico ed è in grado di caratterizzare le eventuali lesioni in base al loro livello di vascolarizzazione.
Combinando i dati ottenuti dalle immagini acquisite con le suddette tecniche di studio, e dall’elaborazione delle stesse, è possibile fornire con elevata accuratezza informazioni riguardanti l’identificazione e la tipizzazione di lesioni tumorali a livello dell’intera ghiandola prostatica.
Lo Score PI-RADS
Data la complessità dell’esame, negli anni sono state codificate delle linee guida internazionali, definite dallo score PI-RADS (Prostate Imaging Reporting & Data System), per l’esecuzione e la refertazione della Risonanza magnetica multiparametrica della prostata. Esse permettono di ottenere una valutazione oggettiva delle lesioni prostatiche con una scala di valori da 1 a 5.
Il punteggio viene calcolato valutando il comportamento di segnale nelle sequenze morfologiche, di diffusione e post-contrastografiche. La classificazione PI-RADS permette quindi di assegnare un punteggio crescente di probabilità di malignità ad ogni reperto individuato in risonanza magnetica.
Le categorie di valutazione PI-RADS vengono sintetizzate come segue:
- PI RADS 1 - Rischio molto basso: è altamente improbabile la presenza di un tumore clinicamente significativo
- PI RADS 2 - Rischio basso: è improbabile la presenza di un tumore clinicamente significativo
- PI RADS 3 - Rischio intermedio: la presenza di un tumore clinicamente significativo è incerta
- PI RADS 4 - Rischio alto: è probabile la presenza di un tumore clinicamente significativo
- PI RADS 5 - Rischio molto alto: è altamente probabile la presenza di un tumore clinicamente significativo
In altre parole, la presenza di un’area PI RADS > o = 3 non consente di fare diagnosi di tumore prostatico, ma guida il clinico nella scelta di eseguire una biopsia prostatica, unico elemento dirimente per poter parlare di cancro alla prostata.
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