Biopsia Endometriale: Quando Farla e Cosa Aspettarsi

La biopsia endometriale è una procedura diagnostica fondamentale per analizzare al microscopio la mucosa che riveste internamente l’utero, l’endometrio. Lo scopo è valutarne la composizione, lo stato e gli effetti che gli ormoni hanno sulla fisiologia dei suoi tessuti.

Quando Farla

La procedura viene correttamente eseguita nella prima fase del ciclo ovarico, ovvero prima dell’ovulazione (tra il 7° e il 14° giorno dall’ultima mestruazione). Questo permette una visualizzazione ottimale della cavità uterina ed evita la presenza di una concomitante gravidanza.

Come Viene Eseguita la Biopsia Endometriale

La paziente è adagiata sul lettino da visita ginecologica con i piedi appoggiati sulle staffe, proprio come se dovesse eseguire un Pap test. Dopo aver pulito la cervice, il medico intorpidirà l'area attraverso uno spray specifico.

Successivamente, inserirà uno strumento molto sottile e flessibile per aspirare delicatamente un campione di tessuto dal rivestimento dell'utero (endometrio). Dopo aver introdotto lo speculum e visualizzato il collo dell’utero attraverso la cervice uterina si introduce il catetere Pipelle e si effettua sul fondo uterino una aspirazione dell’endometrio nei quattro quadranti, alle ore 6, 9, 12 e 15.

Grazie all’utilizzo di strumenti di piccole dimensioni e grazie alla manualità dell’operatore, l’Isteroscopia Office ha il vantaggio di poter essere tranquillamente eseguita in regime ambulatoriale senza la necessità di somministrare anestetici e con un immediato ritorno alla attività quotidiana. È possibile, inoltre, associare al momento diagnostico anche la procedura operativa per la rimozione di piccole formazioni patologiche (polipi, miomi, setti intrauterini di piccolo dimensioni) secondo la tecnica “See And Treat” sempre senza l’utilizzo di anestetici e/o necessità di ospedalizzazione. Con la stessa tecnica è possibile anche effettuare biopsie endometriali multiple e mirate allo scopo di effettuare una analisi istologia sia di lesioni sospette sia di patologie endometriali legate all’infertilità.

Perché Viene Eseguita

La biopsia endometriale è uno strumento diagnostico fondamentale per valutare e monitorare la salute dell'endometrio. Sebbene la procedura possa essere associata a qualche disagio, l'informazione ottenuta è vitale per diagnosticare correttamente e trattare condizioni potenzialmente gravi come l'iperplasia endometriale e il cancro endometriale.

Il test di ricettività endometriale ci permette di individuare e classificare l’endometrio come ricettivo o non ricettivo, in base al modello ottenuto in una donna fertile durante i giorni della finestra di impianto. In un ciclo di ovulazione naturale, l’endometrio è più ricettivo per alcuni giorni dopo l’ovulazione. Si tratta della cosiddetta finestra di impianto, che di solito si colloca tra i 19-21 giorni dall’inizio dell’ultima mestruazione (5-7 giorni dopo l’ovulazione). Per eseguire l’analisi, si esegue una biopsia endometriale nei giorni che riteniamo essere la finestra di impianto della paziente.

L’espressione di 238 geni coinvolti nella recettività endometriale viene analizzata per valutare lo stadio dell’endometrio e per determinare se la donna ha un profilo genetico di recettività endometriale al momento della biopsia.

  • L’endometrio è ricettivo: la finestra di impianto si trova nel giorno in cui è stata eseguita la biopsia e l’endometrio è ricettivo in questi giorni.
  • L’endometrio non è ricettivo: l’endometrio non è recettivo in questi giorni.

Il prelievo si effettua anche in un programma di Procreazione Medicalmente Assistita. La tecnica venne suggerita ed applicata da un ginecologo israeliano che aveva notato come le pazienti sottoposte ad isteroscopia il mese precedente a quello del trasferimento embrionario presentassero una percentuale di gravidanza aumentata. Da qui nacque l’idea di sottoporre a prelievo endometriale una serie di donne che avevano avuto fallimenti nella loro storia clinica confermando un aumento delle percentuali di successo.

Cosa Aspettarsi Dopo la Biopsia

Alcune pazienti percepiscono durante la procedura un dolore o un fastidio simil mestruale che regredisce rapidamente sia spontaneamente che con l’assunzione di blandi antidolorifici. È comune avere un leggero spotting (sanguinamento lieve) dopo questo tipo di biopsia. Si possono anche accusare crampi. Anche se la biopsia endometriale è sicura, esiste la possibilità di sanguinamento e infezione.

Talvolta, per motivi indipendenti dall’operatore è possibile che il materiale raccolto non sia sufficiente all’analisi, pertanto è necessario ripetere il prelievo il mese successivo.

Le Cellule Natural Killer (NK) e la Biopsia Endometriale

Nel sistema immunitario esistono infatti diversi tipi di cellule, ciascuno con un ruolo molto specifico nella difesa dell’organismo da infezioni e tumori. Fra le cellule più importanti ci sono le Natural Killer (NK), linfociti deputati a contrastare batteri, virus e cancro nelle fasi iniziali.

Le cause di una sovrapproduzione delle NK posso essere ricercate nella presenza di infiammazioni su diversi distretti (tube di Falloppio, endometriosi, sindrome ovarica policistica) o di una malattia autoimmune, o ancora per disfunzioni del sistema immunitario, spesso dovute a squilibri della tiroide.

La questione NK rimane d’altra parte piuttosto controversa, anche per il fatto che uno studio cinese attesta che in realtà le natural killer uterine sono molecole preziose in placenta dato che aiutano la crescita del feto nelle prime settimane di gestazione, grazie alla produzione di particolari proteine, pleiotropina (che interessa fibre nervose, vasi sanguigni, ossa e cartilagini) e osteoglicina (cuore, pelle e occhi).

Complicazioni Possibili

Tra le complicanze si può avere perdita ematica (solitamente contenuta), dolore al prelievo e sindrome vagale (formicolio agli arti, senzazione di nausea e sudorazione fino, in casi rari, allo svenimento) che solitamente si risolve in pochi minuti.

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