Il coma diabetico è una delle complicanze acute più gravi del diabete, soprattutto del tipo I, causata da un deficit di insulina. Il coma diabetico è la complicanza acuta più grave della malattia diabetica.
Si tratta di uno stato di perdita di coscienza, che può essere fatale, causato dai disturbi metabolici. Fortunatamente, oggigiorno il coma diabetico costituisce raramente una causa di morte per i pazienti affetti da questa patologia. Ciononostante, di solito il coma diabetico viene riconosciuto e trattato in maniera efficace - recuperando pienamente la qualità della vita precedente all’episodio.
Si può andare in coma diabetico sostanzialmente per due motivi: a causa di valori di glucosio estremamente bassi, quindi parliamo di ipoglicemia, o di valori particolarmente elevati, quindi di iperglicemia. Sia i sintomi, che poi la terapia, sono completamente differenti a seconda se ci troviamo davanti all’ipoglicemia o all’iperglicemia.
Cause del Coma Diabetico
I quadri clinici di coma diabetico sono eterogenei in virtù delle differenti possibili cause che li determinano.
Chetoacidosi Diabetica
Si manifesta in caso di chetoacidosi diabetica non adeguatamente trattata e/o diagnosticata. Alla luce di quanto appena detto, il coma diabetico si manifesta in caso di chetoacidosi diabetica, di cui rappresenta l'evoluzione. I più comuni fattori stressanti che possono innescare chetoacidosi diabetica sono infezioni acute, infarto del miocardio, ictus, pancreatite, gravidanza, traumi, dose di insulina saltata.
A causa della mancanza di insulina, il glucosio non può entrare nelle cellule. Per ricavare l'energia, sopperendo a questa mancanza, le cellule utilizzano il metabolismo degli acidi grassi. Gli esami di laboratorio evidenziano inoltre iperglicemia, glicosuria, chetonemia, chetonuria, aritmie cardiache. Il respiro diventa profondo e ansimante (respiro di Kussmaul).
Ipoglicemia
Nei pazienti con diabete, l’ipoglicemia si verifica quando i livelli di glucosio nel sangue scendono al di sotto di una certa soglia, tipicamente inferiore a 70 mg/dl, sebbene i sintomi possono manifestarsi anche con valori più alti, a seconda della risposta individuale. La causa più frequente di ipoglicemia è legata all’assunzione di farmaci per curare il diabete (come l’insulina o le sulfaniluree). Anche i pazienti con diabete di tipo 2 possono andare incontro a ipoglicemie, soprattutto se hanno in terapia con determinati farmaci che hanno come effetto collaterale proprio delle ipoglicemie. Per fortuna però questa classe di farmaci è abbastanza datata e attualmente le linee guida propongono di scegliere altre classi farmacologiche che per fortuna non hanno questa complicanza.Altre cause includono complicanze di interventi chirurgici e patologie endocrine severe che alterano i meccanismi controregolatori.
Sintomi del Coma Diabetico
I sintomi dell’ipoglicemia possono variare da persona a persona ed è importante che ciascuno sappia individuare i propri “segni d’allarme” per riconoscere, trattare e prevenire le crisi ipoglicemiche. Per quanto riguarda invece l’iperglicemia, i sintomi sono simili sia per la sindrome iperglicemica iperosmolare sia per la chetoacidosi diabetica: entrambe sono infatti caratterizzate soprattutto da astenia marcata, cefalea, sensazione di voler bene e/o urinare molto, calo ponderale, anoressia (nel senso che non si ricerca tanto il cibo), vomito e talvolta dolore addominale.
L’insorgenza di questi sintomi e l’evoluzione delle condizioni del paziente sono però diverse nelle due condizioni. la sindrome iperglicemica iperosmolare è caratterizzata da livelli di glicemia particolarmente elevati (possono essere anche superiori a 300), un pH arterioso o venoso superiore a 7,3, non vi è presenza di chetoanemia e chetonuria, e l’osmolarità plasmatica aumenta a livelli anche superiori a 320. In questa condizione l’insorgenza dei sintomi è più lenta (può richiedere infatti diversi giorni) e lo stato di coscienza diventa quasi sempre comatoso; per quanto riguarda invece la chetoacidosi diabetica, la comparsa dei sintomi può essere più veloce e lo stato di coscienza può variare da stato di coscienza vigile a uno soporoso/comatoso.Possiamo avere infatti un esordio lieve, moderato o grave.
Lo stato iperglicemico (glicemia alta) è caratterizzato in primo luogo da un forte senso di sete e ad un’aumentata frequenza di minzione.
Terapia del Coma Diabetico
Il trattamento del coma diabetico cambia radicalmente a seconda dalla causa sottostante. Nel caso di sintomi “sospetti” in un paziente diabetico è consigliabile eseguire un controllo glicemico rapido in modo da reagire eventualmente in modo da correggere lo scompenso.
Trattamento dell'Iperglicemia
Per quanto riguarda le condizioni iperglicemiche, una volta accertate, la priorità è il ripristino della corretta idratazione del paziente, mentre il profilo glucidico passa in secondo piano: la sensibilità dell’organismo all’insulina è infatti ridotta in condizioni di disidratazione, pertanto la sola somministrazione di fluidi (ovviamente NON dolci, bene invece per esempio la semplice acqua) talvolta può bastare a correggere il quadro patologico. Innanzitutto, è fondamentale reidratare il paziente attraverso la somministrazione endovenosa di fluidi. Se la disidratazione è molto grave, solitamente, si procede con l'infusione endovenosa rapida di soluzione fisiologica. Una volta raggiunto il target glicemico il paziente dovrebbe sentirsi meglio in tempi abbastanza rapidi. Se il trattamento è stato adeguato e tempestivo di solito non sussistono esiti una volta corretta la condizione.
Trattamento dell'Ipoglicemia
Per prevenire l’ipoglicemia, è importante monitorare i livelli di glucosio nel sangue ed essere preparati a trattarla tempestivamente in qualsiasi momento. Bisogna poi rivalutare la glicemia dopo 15 minuti e ripetere l’assunzione sopra indicata sino a che la glicemia non risulti superiore a 100 mg/dl. Qualora i valori rimanessero <70 mg/dl e/o in caso di un peggioramento dei sintomi e perdita di coscienza è consigliabile consultare il medico e assumere/somministrare una fiala (1 mg) di glucagone intramuscolo oppure tramite spray nasale, di utilizzo molto più semplice. Quando la persona riprende conoscenza deve assumere gli zuccheri secondo le indicazioni precedenti.
Quando invece il paziente si trova in uno stato di confusione e inizia ad avere, ad esempio, sudorazione, tremore, ma è vigile e soprattutto in grado di deglutire, è necessario risolvere l’ipoglicemia assumendo zuccheri (e tipicamente c’è la regola del 15: si assumono quindici grammi di zuccheri semplici, che corrispondono a tre cucchiaini di zucchero, si aspettano quindici minuti e se la glicemia ancora non è salita si somministrano ulteriori quindici grammi di zuccheri semplici). Quando la glicemia sarà salita a livello di 80-90 sarà comunque necessario somministrare una certa quota di zuccheri complessi (es.
qualora il paziente abbia già perso conoscenza e la glicemia sia a valori inferiori a 50 (molto spesso però i pazienti di tipo 1 sono anche abituati a viaggiare a questi livelli di glicemia, quindi quando si va in coma i valori sono ancora più bassi), è necessario intervenire quanto più prontamente assumendo il glucagone, un ormone controregolatore rispetto all’insulina, che determina un rialzo glicemico abbastanza istantaneo e può essere somministrato sia per via intramuscolare sia nella più recente formulazione in commercio, in spray nasale, metodo che ha rivoluzionato non poco la gestione dell’ipoglicemia più grave.
In caso di ipoglicemia reattiva
In caso di ipoglicemia reattiva si consiglia invece di intervenire sulla dieta. Utile fare pasti piccoli e frequenti, bilanciati con proteine, grassi, carboidrati e fibre, evitando zuccheri semplici (dolci, pane bianco, bevande zuccherate) e alcolici.Importante anche eseguire regolarmente esercizio fisico e mantenere il peso corporeo nella norma. In questo modo è possibile prolungare e stabilizzare l’assorbimento del glucosio, evitando picchi iperglicemici e l’iperinsulinismo, che può associarsi a ipoglicemia reattiva.
Per i soggetti con diabete di tipo 1 insulinodipendenti può essere molto importante per esempio non scambiare l’insulina rapida (quella che si somministra prima dei pasti) con l’insulina basale (che si somministra una volta al giorno, generalmente la sera prima di andare a dormire), anche perché talvolta l’insulina basale viene somministrata in dosi maggiori rispetto all’insulina rapida, quindi fare un errore nella terapia prescritta può determinare delle conseguenze molto gravi ovviamente nel paziente diabetico.
Una perdita di coscienza nel paziente diabetico infatti non è per forza legata a scompensi glicemici gravi: potrebbe trattarsi di una semplice sincope o di una situazione ipotensiva assolutamente innocua.
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