Diagnosi di IBD: Approccio e Strumenti Diagnostici

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD), come la malattia di Crohn (CD) e la rettocolite ulcerosa (UC), sono condizioni infiammatorie croniche recidivanti del tratto gastroenterico. Sono caratterizzate da una risposta immune alterata verso fattori ambientali in soggetti geneticamente predisposti.

Introduzione alle IBD

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD) comprendono due forme principali: la colite ulcerosa (UC) e il morbo di Crohn (CD). Questi due tipi di disordini condividono caratteristiche patologiche e cliniche comuni e allo stesso tempo ne presentano di differenti.

La UC è una condizione infiammatoria cronica caratterizzata da episodi recidivanti e remittenti, limitati allo strato mucosale del colon. Essa colpisce il retto e si estende tipicamente in modo prossimale e continuo per coinvolgere altre porzioni del colon.

Diverse nomenclature sono state utilizzate per descrivere il grado del coinvolgimento:

  • Proctite ulcerosa: si riferisce alla malattia limitata al retto.
  • Proctosigmoidite ulcerosa: si riferisce alla malattia limitata al retto e al sigma e che non coinvolge il colon discendente.
  • UC sinistra (o distale): è definita come malattia che si estende dal retto fino alla flessura splenica.
  • Colite estesa: si riferisce alla malattia che si estende oltre la flessura splenica, ma che risparmia il cieco.
  • Pancolite: quando il processo infiammatorio si estende attraverso tutto il colon, finanche al cieco.

L'identificazione rapida della malattia dal momento della sua comparsa (diagnosi precoce) consente di iniziare subito la cura più adeguata al caso evitando, così, lo sviluppo di complicazioni che potrebbero diventare irreversibili.

Epidemiologia delle IBD

Svariati studi hanno preso in considerazione l’epidemiologia delle malattie infiammatorie intestinali in diverse regioni geografiche. Nel Nord America, i tassi di incidenza variano da 2,2 a 19,2 casi per 100.000 persone all’anno per la UC e da 3,1 a 20,2 casi per 100.000 persone all’anno per il CD.

In uno dei più grandi studi, basato su nove milioni di dichiarazioni delle assicurazioni sanitarie, la prevalenza della UC negli adulti negli Stati Uniti era di 238 casi su 100.000 abitanti e la prevalenza del CD era di 201 casi su 100.000 abitanti. L’incidenza e la prevalenza del Crohn e della colite appare invece essere minore in Asia e nel Medio Oriente.

Sono state osservate anche variazioni nella stessa area geografica per quanto riguarda l’incidenza delle IBD. In alcuni Paesi europei, infatti, l’incidenza di IBD appare minore a latitudini più a sud, rispetto a latitudini più a nord. Questo trend è stato osservato anche negli Stati Uniti. Inoltre, sono state suggerite, in alcuni report, variazioni stagionali delle riacutizzazioni delle IBD (con picchi in primavera); anche se la forza di associazione, ammessa l’esistenza, è debole e i dati pubblicati sono discordanti.

L’incidenza delle IBD può aver subito variazioni nel tempo. La UC era più frequente del CD nell’Europa del Nord e in America nei primi decenni del XX secolo. Mentre l’incidenza della UC rimane sostanzialmente stabile dagli anni ’50 agli anni ’80, un incremento dell’incidenza del CD è stato osservato in misura consistente. Da allora, l’incidenza del CD sembra essersi stabilizzata, ed è adesso approssimativamente equivalente alla UC nel Nord America e in Europa.

Fattori di Rischio

Sebbene la patogenesi delle malattie infiammatorie croniche intestinali rimanga sconosciuta, sono stati identificati diversi fattori di rischio.

Età e Genere

L’età di insorgenza della maggior parte dei casi di UC è tra i 15 e i 40 anni. Alcuni studi suggeriscono per entrambi i disordini una distribuzione legata all’età di tipo bimodale, con un possibile secondo picco d’incidenza tra i 50 e gli 80 anni. Sembrano esserci piccole differenze nell’incidenza delle IBD a seconda del genere. In generale, c’è una leggera predominanza nel sesso femminile per quanto riguarda il CD, sebbene in alcune aree a bassa incidenza esista una predominanza nel sesso maschile. Al contrario, ci potrebbe essere una leggera predominanza maschile nella UC.

Razza ed Etnia

Sia la UC che il CD sono molto comuni negli ebrei rispetto ai non ebrei. L’incidenza di IBD è più bassa nella popolazione nera e ispanica paragonata ai bianchi. Tuttavia, le differenze etniche e razziali possono essere relative ai fattori ambientali e allo stile di vita, così come a cause sottostanti alle differenze genetiche.

Suscettibilità Genetica

Approssimativamente il 10-25% degli individui con IBD ha un parente di primo grado con CD o UC. Alcuni studi hanno anche dimostrato una concordanza con lo stesso tipo di malattia all’interno delle famiglie, in particolare per il CD.

Fumo

Il fumo ha effetti differenti nella UC e nel CD. Il fumo è associato a un incrementato rischio di sviluppare il CD. Al contrario, diversi studi hanno evidenziato che il fumo non è un fattore di rischio e potrebbe anzi essere protettivo per lo sviluppo della UC. L’interruzione del fumo nei pazienti con UC si associa a un incremento dell’attività della malattia e dell’ospedalizzazione.

Dieta

Si pensa che gli antigeni del cibo inneschino una risposta immunitaria alla base dello sviluppo delle IBD. Tuttavia, non sono stati identificati gli antigeni patogeni specifici. Sebbene gli studi che tentano di associare determinate diete allo sviluppo di IBD abbiano fornito risultati inconsistenti, diversi dati suggeriscono che una dieta “occidentale” (cibi confezionati, fritti, cibi zuccherini) sia associata a un aumento del rischio di sviluppare il CD, ed eventualmente la UC.

Obesità

Non è chiaro se l’obesità sia associata a un incremento del rischio di sviluppare IBD. Però, l’accumulo di grasso intra-addominale potrebbe contribuire all’infiammazione delle mucose che pregiudica il decorso clinico in pazienti con IBD conclamata.

Infezioni

Le disbiosi o uno squilibrio del microbiota intestinale possono contribuire allo sviluppo di IBD. Un’ipotesi verosimile è che la normale microflora intestinale possa contribuire allo sviluppo di IBD, in individui geneticamente suscettibili.

Molti studi osservazionali hanno suggerito un’associazione tra le gastroenteriti acute e lo sviluppo di IBD. È stato anche riscontrato un incremento del rischio di sviluppare IBD in uno studio di coorte di 13.148 pazienti con gastroenteriti da Salmonella o Campylobacter quando comparati a un gruppo di controllo.

Assistenza Ostetrica e Altri Eventi Perinatali

L’allattamento al seno stimola lo sviluppo e la maturazione della mucosa gastrointestinale degli infanti e potrebbe proteggerli dalle infezioni gastrointestinali durante l’infanzia. Il concetto che gli eventi perinatali possono essere eziologicamente correlati allo sviluppo di IBD nell’infanzia è stato ulteriormente supportato da uno studio svedese che ha mostrato un aumento di 4 volte del rischio di sviluppare una IBD in coloro che avevano “eventi di salute” nel periodo perinatale.

Antibiotici

È stato ipotizzato che l’utilizzo di antibiotici, alterando la flora intestinale, possa essere un fattore di rischio per le IBD. Sebbene l’uso di antibiotici sia stato associato a IBD, non è ancora chiaro se questa sia un’associazione casuale.

In una meta-analisi di 11 studi osservazionali che includevano 7.208 pazienti con diagnosi di IBD, l’esposizione agli antibiotici era stata significativamente associata con un incremento del rischio di CD, ma non di UC. Il rischio era molto marcato con l’esposizione al metronidazolo o ai fluorochinoloni.

Farmaci Anti-infiammatori Non Steroidei

La rottura ciclossigenasi-mediata della barriera epiteliale intestinale associata all’uso di aspirina o di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) può influenzare l’interazione tra il microbiota intestinale e le cellule immunitarie nella barriera intestinale.

Sintomi delle MICI

Come per tutte le patologie, anche nelle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) esistono segni e sintomi tipici. Alcuni di questi possono indurre un medico di medicina generale o un gastroenterologo, posto di fronte a un paziente che li presenta, a sospettare una malattia di Crohn o una rettocolite ulcerosa. Come ben noto, i sintomi più tipici di entrambe le patologie sono:

  • dolori addominali;
  • diarrea (in alcuni casi con presenza di sangue);
  • dimagrimento.

Si possono presentare anche altri sintomi secondari come:

  • febbricola;
  • stanchezza;
  • dolori articolari.

Va detto però che da un lato alcuni di questi sintomi non sono specifici di queste patologie, ma possono essere presenti anche in altre condizioni intestinali. Dall'altro, non sempre la rettocolite ulcerosa e, soprattutto, la malattia di Crohn presentano questa sintomatologia in modo chiaro. Al contrario, nella rettocolite ulcerosa le scariche diarroiche sono sempre accompagnate da sangue, e ciò spinge inevitabilmente il paziente a recarsi spontaneamente dal medico o al pronto soccorso.

Il Percorso Diagnostico

La diagnosi di una malattia infiammatoria cronica intestinale (I.B.D.) può rivelarsi abbastanza problematica, soprattutto nei suoi stadi iniziali. La possibile equivocità dei sintomi, spesso simili a quelli di molte altre patologie, richiede quindi l’esecuzione di esami specifici in grado di valutare in maniera accurata lo stato dei tratti gastrointestinali coinvolti.

Visita Medica e Anamnesi

Se pensi di essere affetto da una malattia infiammatoria cronica intestinale, la prima cosa da fare è rivolgerti al tuo medico di fiducia. Sarà lui per primo ad effettuare un’analisi dei tuoi sintomi e, attraverso una visita medica, prescrivere eventuali controlli di approfondimento. La visita medica consisterà nella palpazione dell’addome, grazie a cui il medico potrà analizzare le dimensioni di alcuni organi, come ad esempio il fegato, e nell’ascolto tramite stetoscopio di eventuali rumori addominali.

Al fine di aiutare la valutazione medica, è importante riferire nel dettaglio ogni sintomo riscontrato, anche quelli che apparentemente non sembrano correlati alla manifestazione di una malattia infiammatoria cronica intestinale. Anche lo stile di vita è di fondamentale rilevanza: assicurati di rendere partecipe il tuo medico di alcune importanti informazioni come il tuo regime alimentare, le tue abitudini quotidiane (ad esempio il fumo) e l’eventuale utilizzo di farmaci o integratori.

Da parte sua, sarà compito del medico porre una serie di domande in grado di aiutare ad una valutazione delle tue condizioni generali: da quanto tempo persistono i sintomi? Ogni quanto si ripresentano? Qual è l’intensità dei dolori addominali? Hai notato lesioni anomale in bocca o in altre zone del corpo?

Esami del Sangue

Dopo la visita medica, sarà necessario effettuare esami specifici per la diagnosi di una malattia infiammatoria cronica intestinale ed escludere la presenza di eventuali altre patologie. Gli esami del sangue rappresentano un ottimo strumento per ottenere degli indicatori su un possibile cattivo funzionamento del tuo organismo. Sebbene non esista un test specifico per la diagnosi delle malattie infiammatorie croniche intestinali, gli esami del sangue rappresentano comunque un valido ausilio.

In una fase iniziale, il medico potrebbe richiedere in particolare l’analisi di:

  • Emocromo completo: grazie a cui sarà possibile individuare anomalie come anemia o carenze vitaminiche.
  • Pannello metabolico completo: tramite cui raccogliere informazioni su sostanze come glucosio, potassio, sodio, calcio, proteine e elettroliti, fondamentali per un corretto funzionamento del metabolismo.
  • PCR (proteina C reattiva): una proteina prodotta dal fegato i cui valori tendono ad innalzarsi in caso di infiammazione in corso nell’organismo.
  • VES (velocità di eritrosedimentazione): anch’essa in grado di segnalare la presenza di un’infiammazione attraverso la misurazione della velocità in cui i globuli rossi si sedimentano sul fondo della provetta, contenente un campione di sangue reso incoagulabile.

Esame delle Feci

Per la diagnosi delle malattie infiammatorie croniche intestinali è fondamentale sottoporsi ad un esame delle feci, tramite cui sarà possibile escludere eventuali altre cause alla base di sintomi come diarrea o crampi addominali. In particolare, dalla raccolta delle feci verranno effettuate ricerche ed analisi di:

  • Eventuali infezioni parassitarie.
  • CMV (Citomegalovirus), un virus appartenente alla famiglia degli Herpesvirus che, sebbene piuttosto diffuso a livello globale, nella maggior parte dei soggetti rimane latente.
  • Clostridium difficile, un batterio normalmente presente nell’intestino che può talvolta essere causa di infezioni.
  • Anti-tTG, un marcatore della celiachia.
  • Leucociti, indicatori di uno stato infiammatorio.
  • Calprotectina e lactoferrina, entrambi marcatori specifici di un’infiammazione in corso.

Esami Diagnostici Specifici

Qualora dopo una valutazione delle analisi, il medico arrivi ad escludere la presenza di ulteriori patologie e sospetti l’insorgenza di una malattia infiammatoria cronica intestinale, potranno essere richiesti degli esami diagnostici specifici in grado di identificare e differenziare tra loro la colite ulcerosa e la malattia di Crohn. Tra questi:

  • Radiografia addominale e TAC: Entrambe le procedure vengono eseguite nelle fasi precoci di manifestazione della malattia e aiutano ad effettuare una valutazione dello stato di salute dell’intestino.
  • Radiografia con bario: La radiografia a contrasto con il bario permette di osservare più nel dettaglio lo stato delle pareti intestinali e individuare eventuali importanti complicanze.
  • Sigmoidoscopia: La sigmoidoscopia è una tecnica diagnostica che permette la visione diretta delle pareti intestinali. La sua finalità è un’esplorazione visiva dell’ano, del retto e del tratto terminale del colon (denominato sigma o colon sigmoide).
  • Colonscopia: La colonscopia rappresenta uno dei più efficaci strumenti di analisi del colon. Attraverso l’utilizzo un tubicino endoscopico, alla cui estremità è fissata una piccola telecamera, è possibile esaminare l’intero stato di salute del colon.

Colonscopia: Un Esame Fondamentale

Quando parliamo di malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), la colonscopia risulta essere un esame fondamentale. La colonscopia è un esame che si svolge per via endoscopica e che permette di visualizzare la mucosa del colon e l’ultimo tratto dell’intestino tenue (ileo). La parte che spaventa di più i pazienti, quando devono effettuare la colonscopia, è la preparazione intestinale. Oggi vengono utilizzati dei preparati a basso volume (quindi 2 litri e non più 4/6 litri come in passato) e l’inizio della preparazione viene anticipato al giorno precedente l’esame. La colonscopia viene inoltre effettuata in sedazione, cosciente o profonda in base al caso specifico e dunque non bisogna temere di provare dolore.

Altri Esami Endoscopici

  • Gastroscopia: è un esame rilevante in presenza di MICI, poiché permette di osservare la parte alta dell’apparato digerente (esofago, stomaco e duodeno).
  • Endoscopia a capsula video: viene eseguita ingoiando una piccola videocamera compressa, che scatta foto dell'intestino mentre viaggia attraverso il tratto gastrointestinale nel corso di 8-12 ore.

Esami di Imaging

  • Tomografia Assiale Computerizzata (TAC): Durante questo esame viene somministrato un mezzo di contrasto orale o per via endovenosa per visualizzare meglio l'intestino.
  • Risonanza Magnetica (MRI): La MRI esamina da vicino l’intestino tenue senza utilizzare radiazioni.

Gestione e Monitoraggio

Le IBD necessitano di terapia medica e di costante monitoraggio clinico. Dopo la diagnosi, è bene essere visitati da uno specialista in malattia di Crohn e colite ulcerosa.

La terapia medica nelle forme non complicate si basa sull’uso di farmaci come la mesalazina, i corticosteroidi, gli immunosoppressori (es. azatioprina/6-mercaptopurina, metotrexato), alcuni antibiotici e i farmaci biologici, come gli anticorpi bloccanti il Tumor necrosis factor alfa (TNFa), gli anti-integrine e gli anti-interleuchine.

Protocolli di Trattamento Innovativi

Sono in corso diversi studi randomizzati multicentrici per valutare l'efficacia di nuove molecole e approcci terapeutici:

  • Protocollo LATTICE: trattamento con piccole molecole innovative della classe farmacologica anti-TYK2 (deucravacitinib).
  • Protocollo PIZZICATO: trattamento con piccole molecole innovative della classe farmacologica anti-JAK1/TYK2 (brepocitinib) o anti-JAK3 (ritlecitinib).
  • Protocollo AMAM: trattamento con Mirikizumab (molecola anti-IL23), confrontato con Ustekinumab (farmaco anti-IL12/23).
  • Protocollo GALAXI: trattamento con Guselkumab (molecola anti-IL-23), confrontato con Ustekinumab (farmaco anti-IL12/23).
  • Protocollo ONTAMALIMAB: trattamento con anticorpo anti-MAdCAM (ontamalimab), molecola che blocca l’adesione dei globuli bianchi.
  • Protocollo QUASAR: trattamento con Guselkumab (molecola anti-IL-23).
  • Protocollo PROCEED: studio endoscopico che include pazienti con colite ulcerosa in remissione.

leggi anche: