Colica Renale: Analisi del Sangue, Sintomi e Trattamenti

La colica renale è un fortissimo dolore addominale localizzato al fianco, ad esordio improvviso, solitamente conseguenza della migrazione di uno o più calcoli nel sistema urinario (nefrolitiasi). Intervenire tempestivamente è importante non solo per alleviare il dolore, ma anche per evitare pericolose complicazioni, che possono favorire, tra l'altro, lo sviluppo di una pielonefrite. Per tali motivi, il calcolo deve essere immediatamente rimosso, mediante un intervento opportuno, spesso chirurgico.

I calcoli renali, o nefroliti, sono ammassi piccoli e duri che si formano all’interno dei reni. I reni fanno parte del tratto urinario, il quale comprende anche gli ureteri, la vescica e l’uretra. I reni filtrano le sostanze di scarto dal sangue e producono l’urina, la quale viene trasportata fino alla vescica tramite due condotti (uno destro ed uno sinistro) chiamati ureteri. L’urina viene quindi eliminata dalla vescica tramite l’uretra.

Spesso i calcoli vengono espulsi con l’urina senza causare sintomi, ma in alcuni casi, quando si spostano nel tratto urinario o si bloccano all’interno dell’uretere (il canale che collega il rene alla vescica) possono dare luogo a una colica renale.

Che cos'è la colica renale?

La colica renale è caratterizzata da un dolore intenso e acuto localizzato a livello lombare e causato dalla presenza di calcoli nel tratto urinario (calcolosi o litiasi renale). I calcoli sono depositi solidi di minerali e sali, simili a sassolini, dalla composizione e dalle dimensioni variabili, che generalmente si formano nei reni.

Lungo il percorso tra i reni e l'uretra, il passaggio di questi aggregati solidi comporta prima una dilatazione e, successivamente, una contrazione spasmodica che dura svariati minuti. Nell'uretere, un aumento della peristalsi prossimale attraverso l'attivazione di pacemaker ureterali intrinseci può contribuire alla percezione del dolore. L'andamento del dolore dipende dalla soglia e dalla percezione del dolore dell'individuo e dalla velocità e dal grado dei cambiamenti nella pressione idrostatica all'interno dell'uretere prossimale e della pelvi renale.

Com'è facile immaginare, questi sassolini possono sia ostacolare il normale deflusso delle urine, sia provocare lesioni lungo il decorso delle vie urinarie. Nel caso più grave, il calcolo continua invece a crescere, occupando completamente la cavità renale in cui si trova e compromettendo così la funzionalità stessa del rene.

Eziologia

Le cause delle coliche renali sono rappresentate da stimoli di natura: ostruttiva, meccanica (es. calcoli che bloccano e irritano i tessuti) o infiammatoria (es. infezioni).

La formazione dei calcoli renali è favorita da diversi fattori, tra cui una dieta squilibrata (soprattutto se l'apporto di proteine e sodio è eccessivo), alcuni processi infiammatori e frequenti infezioni urinarie o di condizioni che rallentano il deflusso delle urine, come spesso accade nelle patologie della prostata cosiddetta ingrossata. Inoltre, viene data molta importanza alla predisposizione familiare e alla scarso apporto di liquidi con la dieta o di una loro aumentata perdita, come avviene in caso di diarrea cronica o sudorazione abbondante.

Le principali cause della formazione dei calcoli renali e quindi delle coliche renali sono:

  • Assunzione di sostanze che favoriscono questo disturbo come acido urico e calcio;
  • Disidratazione;
  • Predisposizione genetica;
  • Obesità;
  • Assenza di una sana alimentazione.

Le cause della formazione dei calcoli renali possono essere molteplici, ma nella maggior parte dei casi si formano per la precipitazione e formazione di cristalli di specifiche sostanze chimiche presenti nelle urine in concentrazioni troppo elevate. Questo può essere dovuto all’eccessiva produzione ed escrezione di queste sostanze o alla scarsa idratazione, con formazione di urine eccessivamente concentrate.

Talvolta, i calcoli renali possono formarsi per altre ragioni, non sempre note.

Sintomi

La manifestazione caratteristica della colica renale è un dolore improvviso e acuto nella zona lombare, sul lato del corpo interessato dal calcolo. Il dolore può irradiarsi al basso ventre e all’inguine e ha un andamento pulsante, con fitte di intensità e di durata variabile.

In alcuni casi il dolore acuto può essere preceduto da uno stato di malessere generale accompagnato da un dolore sordo alla schiena.

La colica renale si presenta tipicamente come un dolore al fianco improvviso: tipicamente, ha origine sopra l'angolo costovertebrale, quindi, via via che il calcolo progredisce nelle vie urinarie, s'irradia anteriormente e inferiormente verso l'inguine.

Oltre al dolore di tipo colico, talvolta, la presenza dei calcoli renali può essere associata ad altri sintomi, come difficoltà ad urinare, urgenza minzionale, nausea e vomito. Una volta raggiunta la giunzione uretero-vescicale, la colica renale può evocare dolore associato a pollachiuria, stranguria e disuria, simulando una cistite.

I sintomi più comuni, oltre al dolore acuto che si irradia verso addome, fianco e schiena, sono:

  • Tracce di sangue nelle urine (ematuria);
  • Bisogno di urinare frequentemente (pollachiuria);
  • Nausea e vomito;
  • Sensazione di bruciore durante la minzione (disuria).

Altri sintomi che si manifestano comunemente sono:

  • dolore o difficoltà a urinare;
  • sangue nelle urine;
  • urine maleodoranti;
  • nausea e vomito.

Se il calcolo ostruisce completamente l’uretere può verificarsi il ristagno di urina nel rene e svilupparsi di conseguenza un’infezione delle vie urinarie; in questo caso, ai sintomi già citati possono associarsi anche febbre alta, brividi e sudorazione fredda e abbondante.

Diagnosi

È importante, quindi, rivolgersi rapidamente a un medico per i necessari accertamenti, generalmente esame delle urine ed ecografia renale, in modo da escludere altre cause del dolore intenso e individuare l’eventuale presenza di calcoli e la loro composizione. In alcuni casi possono essere necessari ulteriori accertamenti, come urinocoltura, radiografie o TAC.

L'analisi delle urine è in grado di evidenziare tracce di sangue non visibili ad occhio nudo, e permette di analizzare la composizione dell'urina. In particolare, l'esame comprende la valutazione del volume e del pH urinari e può stabilire la concentrazione di sostanze come calcio, fosforo, sodio, acido urico, ossalato, citrato, cistina e creatinina. Infine, per completare la valutazione metabolica, sono importanti anche l'emocromo completo e l'urinocoltura in caso di infezioni urinarie.

Passando alle indagini strumentali, la valutazione iniziale deve includere un'ecografia renale. Questo esame fornisce informazioni sufficientemente dettagliate senza esporre il paziente a radiazioni. Il medico può ricorrere anche ad altre tecniche diagnostiche, quali la radiografia standard dell'addome o la TAC senza contrasto. La radiografia dell'addome consente di stabilire il numero, le dimensioni e la localizzazione dei calcoli.

La tomografia computerizzata (CT) è l’esame di diagnostica per immagini più comunemente utilizzato per individuare i calcoli renali. La TC dell’addome e delle pelvi combina una serie di immagini a raggi X per fornire un’immagine 3D dell’apparato urinario. L’ecografia addominale è un’altra metodica di diagnostica per immagini utile per rilevare la presenza di calcoli nell’apparato urinario. L’ecografia offre il vantaggio di non richiedere l’utilizzo di radiazioni; tuttavia, risulta meno affidabile rispetto alla TC nel fornire immagini dei calcoli e determinarne la localizzazione.

Analisi del sangue: Insieme all’analisi del calcolo renale possono essere richieste anche l’analisi del sangue e delle urine (compresa la raccolta delle 24 ore), in modo da verificare la presenza di eventuali sostanze in eccesso che possono aver determinato la formazione del calcolo, oltre che per valutare lo stato di salute complessivo del paziente.

Inoltre è consigliato effettuare delle analisi del sangue e delle urine per identificare i cosiddetti fattori di rischio metabolici. È poi importante eseguire dei controlli radiologici, come un’ecografia delle vie urinarie e/o una TAC all’addome senza contrasto. Inoltre anche un mal di schiena può essere un campanello d’allarme.

Esami del sangue e valori renali

Gli esami del sangue dei reni dovrebbero essere svolti nei giovani con malattie renali note. Esistono poi altre categorie di persone il cui corretto funzionamento renale dovrebbe essere indagato attraverso questi esami. Un’altra categoria di persone è data dai portatori di ipertensione arteriosa, diabete mellito, cardiopatia ischemica o tutti coloro che, per vari motivi, vengono trattati con farmaci che possono alterare la funzione renale.

I valori normali sono quelli cui fa riferimento il laboratorio di analisi.

La velocità di filtrazione glomerulare si può rilevare facilmente con un algoritmo, il più affidabile è CKD-EPI. Rappresenta un valore affidabile di funzionalità renale per la maggior parte della popolazione. Il filtrato glomerulare si determina con maggiore precisione sulle urine delle 24 h ricavandolo dal rapporto creatinina urinaria, volume urinario/creatinina plasmatica e tempo. L’urea deriva dal catabolismo proteico e correla quindi con la dieta.

I sintomi possono essere del tutto assenti.

È importante, in simili circostanze, svolgere inoltre un’ecografia dell’apparato urinario.

Il valore alterato della creatinina plasmatica è preoccupante qualora, sebbene rapportato all’età ed alla massa muscolare, è in continua crescita.

I reni possono risentire dell’assunzione di numerosi farmaci. Si consideri infine che in un contesto di insufficienza renale, tutti i farmaci ad escrezione renale vanno ridotti sulla scorta del valore di filtrato glomerulare.

Profilo renale: come interpretare i valori

Per valutare lo stato di salute dei reni, che filtrano e puliscono il sangue, si esegue il profilo renale. È fondamentale sentire il parere di un medico e non interpretare da soli le informazioni!

  • Azotemia: L’esame misura la concentrazione di azoto non proteico nel sangue, ossia la concentrazione di urea. L’azotemia indica con precisione la funzionalità dei reni. La maggior parte delle malattie dei reni o del fegato possono alterare i livelli di urea nel sangue.
    • Se aumenta: L’azotemia aumenta se il fegato produce più urea o se i reni ne filtrano meno. Valori superiori a quelli normali possono essere causati da malattie renali acute o croniche, da qualsiasi causa di ostruzione delle vie urinarie (calcoli), o da un ridotto flusso di sangue ai reni dovuto per esempio a scompenso cardiaco, shock, ustioni, traumi, emorragie. Anche altre condizioni possono far aumentare l’azotemia: una dieta ricca di proteine, il digiuno, alcune malattie infettive gravi (leptospirosi, tubercolosi renale, pielonefrite), la cirrosi, la gotta, le emorragie intestinali.
    • Se diminuisce: Valori inferiori a quelli normali non sono molto comuni; possono essere causati da alcune malattie del fegato (epatiti), da un eccesso di idratazione, da una dieta povera di proteine o da malnutrizione. L’azotemia non è comunque utilizzata per diagnosticare o seguire queste condizioni.
  • Creatininemia: L’esame misura la concentrazione della creatinina nel sangue, viene usato come indice della funzionalità renale.
    • Se aumenta: Un aumento della creatinina nel sangue rispetto ai valori normali indica soprattutto malattie a carico dei reni come: insufficienza renale, infezioni batteriche, ingrossamento o danno dei vasi renali (glomerulonefriti), malattie della prostata, calcoli renali e un ridotto flusso di sangue ai reni dovuto a scompenso cardiaco, arteriosclerosi o diabete. Anche altre condizioni possono produrre aumenti della creatinina nel sangue: poliartrite, una dieta ricca di proteine, eccessi sportivi, ingestione di creatina esogena con la dieta, traumi muscolari, ipertiroidismo.
    • Se diminuisce: Una diminuzione rispetto ai valori normali può invece essere causata da: anemie, atrofia muscolare, ipotiroidismo, carcinoma prostatico, leucemia, gravidanza.
  • Sodio (Na) e Potassio (K): Gli elettroliti vengono misurati nel sangue per osservare se esiste uno scompenso dei liquidi e dell’acqua nell’organismo. Prima del prelievo è importante segnalare se si sta seguendo qualche tipo di terapia in quanto alcuni farmaci possono alterarne i valori.
    • Sodio:
      • Se aumenta potrebbe significare che reni o fegato non funzionano adeguatamente. Questa alterazione deve essere tenuta sotto controllo perché potrebbe portare a uno scompenso a carico del cuore;
      • Se diminuisce potrebbe trattarsi di una insufficienza renale o respiratoria, ma anche disidratazione dell’organismo (vomito e diarrea persistenti, eccessiva sudorazione).
    • Potassio:
      • Se aumenta le cause possono essere varie (disturbi renali, farmaci che influiscono sul funzionamento dei reni, consumo eccessivo di integratori di K+). Si verifica anche quando le cellule ricercano una grande quantità di potassio, per esempio in caso di danni;
      • Se diminuisce di solito è dovuta a vomito e diarrea, oppure per uso di diuretici o come conseguenza di ustioni. L’anomalia potrebbe anche essere il segnale di una malattia come il diabete scompensato o l’ipertiroidismo.

Trattamento

Per tenere sotto controllo il dolore si utilizzano generalmente antidolorifici e antinfiammatori non steroidei (FANS). Molto spesso la colica renale si risolve con l’espulsione dei calcoli con le urine.

Di solito, la colica renale regredisce spontaneamente una volta risolta la causa scatenante: Spesso, sono sufficienti il riposo per ridurre il dolore, altre volte il medico può prescrivere antibiotici (se viene accertata la natura batterica di un'infezione), antidolorifici (FANS) e antispastici. Poiché i pazienti spesso non sono in grado di tollerare i farmaci orali, in regime ospedaliero, sono più comunemente usati i FANS per via endovenosa o intramuscolare, come ketorolac o diclofenac.

Per favorirne l'espulsione, è anzitutto previsto il riposo, associato alla modifica del regime dietetico e ad un aumento dell'apporto giornaliero di liquidi. Quest'ultimo approccio prevede l'assunzione di elevate quantità di acqua oligominerale o minimamente mineralizzata, per causare un'escrezione di urine superiore ai 2 litri nell'arco di 24 ore. La terapia idropinica si basa su un concetto piuttosto semplice: aumentando il volume delle urine si favorisce l'espulsione spontanea dei piccoli calcoli renali e si ostacola il loro progressivo accrescimento.

La terapia comune per tutte le calcolosi prevede la diluizione urinaria: bere molti liquidi, molta acqua, va bene anche quella del rubinetto. Ci sono studi che lo confermano: avere un’idratazione giornaliera pari o superiore ai 2 litri limita le recidive, che sono frequenti per questo tipo di patologia. Un altro consiglio: ridurre sensibilmente il consumo di sale e di proteine animali, come carne, pesce e uova. Contrariamente a quello che si pensava fino a qualche anno fa, la dieta deve essere normo-calcica. Cioè non bisogna bandire alimenti come latte, formaggi e yogurt.

I calcoli renali di acido urico presentano la caratteristica favorevole di sciogliersi completamente alcalinizzando le urine, cioè aumentandone il pH.

La scelta dell'intervento più appropriato dipende naturalmente dalle caratteristiche, dalle dimensioni, dalla localizzazione e dal numero di calcoli responsabili della colica renale.

Litotrissia

Tra le opzioni di trattamento è quindi inclusa la litotrissia renale. Questa tecnica consiste in un letterale bombardamento del calcolo tramite un fascio di onde d'urto, che ha lo scopo di frantumarlo in piccoli frammenti che vengono poi espulsi spontaneamente. La litotrissia extracorporea è indicata per la frammentazione di calcoli di piccole dimensioni.

Adesso, invece, si è diffusa la litotrissia, che permette di curare senza tagli. Il litotritore è una macchina in grado di produrre delle onde d'urto che vengono inviate con precisione, con l'aiuto dei raggi X o dell'ecografia, in modo da essere concentrate sui calcoli stessi.

Se invece il calcolo è molto grande o di consistenza dura, come ad esempio quelli di cistina o di ossalato di calcio monoidrato, la litrossia extracorporea offre ben poche speranze di successo. Pertanto, in questi casi, è necessario bombardare i calcoli dall'interno tramite litotrissia percutanea o transuretrale. La tecnica percutanea, che significa attraverso la cute, prevede la pratica di un'incisione nel fianco, sotto le coste; tramite questo forellino viene inserito uno strumento che, sotto guida ecografica, consente di raggiungere il rene, aprire, un varco, frantumare il calcolo e asportarne i frammenti.

La litrossia transuretrale, detta anche uretrolitotrissia, è invece una tecnica endoscopica. In pratica, attraverso l'uretra, vengono inserite delle sottili sonde, le quale vengono poi fatte risalire fino al punto in cui si è arrestato il calcolo; a questo punto le sonde possono emettere delle onde acustiche o dei raggi laser che frantumano il calcolo.

Prevenzione

Per quanto riguarda la prevenzione dei calcoli renali, si raccomanda di fare attenzione all'idratazione, bevendo a sufficienza in particolare nel periodo estivo e in presenza di attività fisica. Attenzione anche alla dieta, in quanto la composizione delle urine è direttamente correlata all'alimentazione.

Gli aspetti da prendere in considerazione sono molteplici e comprendono il consumo di proteine, di verdure, di latticini, di alcool, di sale e il pH urinario. Per esempio, i pazienti con calcoli di calcio e alte concentrazioni di calcio nelle urine dovrebbero limitare l'assunzione di sodio e avere l'obiettivo di un'assunzione moderata di calcio da 1000 mg a 1200 mg di calcio alimentare al giorno. Quelli con calcoli di calcio e basso citrato urinario o quelli con calcoli di acido urico e acido urico alto dovrebbero aumentare, invece, l'assunzione di frutta e verdura e diminuire le proteine animali non casearie.

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