L’ipercolesterolemia familiare (FH) è una malattia ereditaria in cui un’alterazione genetica provoca livelli estremamente elevati di colesterolo nel sangue. In particolare, ad aumentare è il colesterolo LDL (Low Density Lipoproteins, lipoproteine a bassa densità), il cosiddetto “colesterolo cattivo”. L’ipercolesterolemia familiare è uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare.
Cause e Tipologie
Nella maggior parte dei casi, la patologia è dovuta a mutazioni a carico del gene che codifica per il recettore delle LDL, il quale, non funzionando correttamente, non riesce a 'catturare' le particelle di colesterolo LDL e a permetterne la rimozione dal sangue.
La FH può presentarsi in due forme:
- l'ipercolesterolemia familiare eterozigote, meno grave e spesso asintomatica, che si verifica quando un bambino eredita una sola copia del gene difettoso da uno dei suoi genitori,
- l'ipercolesterolemia familiare omozigote, molto rara ma anche molto più grave, che insorge quando un bambino eredita il gene difettoso da entrambi i suoi genitori.
Il codice di esenzione dell'ipercolesterolemia familiare eterozigote è 025 (Malattie croniche), valido per la FH eterozigote di tipo IIa e di tipo IIb, per la FH combinata e per altre dislipidemie.
Quando il colesterolo alto è causato da difetti genetici il problema con cui si ha a che fare è la cosiddetta ipercolesterolemia familiare. In chi soffre di questa patologia prevale l’ipercolesterolemia endogena, derivata dalla presenza di una mutazione genetica che può indurre una maggiore produzione o una mancata degradazione del colesterolo che si accumula così nel sangue.
Geneticamente si può ereditare da uno o da entrambi i genitori.
Diagnosi
La diagnosi di ipercolesterolemia familiare può essere fatta sulla base dell’anamnesi personale e familiare del paziente e sull'identificazione di alcuni segni clinici che, se presenti, sono indicativi della malattia: i più comuni sono dei rigonfiamenti sui tendini del tallone e delle mani (xantomi) o sulle palpebre (xantelasmi). La forma di colesterolo alta (forma omozigote) è tipicamente associata alla presenza di depositi di grasso nella pelle (gli xantomi, in genere localizzati a livello delle mani, dei gomiti, delle ginocchia, delle caviglie e attorno alla cornea, nell’occhio) o nelle palpebre (gli xantelasmi). La conferma diagnostica si ottiene mediante test genetico volto ad individuare le mutazioni coinvolte nella patogenesi della malattia.
Poche domande di facile intuizione riguardanti la storia familiare e personale del paziente, le abitudini e lo stile di vita comparate ai valori di colesterolo sono infatti sufficienti per permettere al medico di capire che nel processo produttivo di grasso qualche cosa non va come dovrebbe.
Trattamento e Cure
Le persone affette da FH devono seguire una dieta a basso contenuto lipidico, associata a una terapia ipolipemizzante basata sull’uso di vari farmaci, fra cui statine, ezetimibe, sequestranti degli acidi biliari e niacina. Occorre sottolineare che non esiste terapia medica senza una buona dieta. Uno stile di vita attento risulta assolutamente imprescindibile, anche perché se è vero che non incide in modo sufficiente sui valori di LDL, rimane il punto fermo della prevenzione di altri fattori di rischio modificabili, come diabete e pressione alta.
Nel caso di forme familiari le terapie si devono iniziare già dopo la pubertà. Se poi nel tempo si definisce una ipercolesterolemia familiare bisognerà comunque passare alla terapia specifica che invece nel caso di piccoli pazienti con mutazione omozigote deve essere iniziata subito.
Alimentazione e attività fisica possono anche aiutare, se necessario, a dimagrire. A volte anche le forme meno gravi di ipercolesterolemia familiare possono essere gestite con sane abitudini, senza dover far ricorso ai farmaci. D’altra parte, in alcuni casi i medicinali sono necessari anche quando non sono i geni a far aumentare il colesterolo. In ogni caso, agire sullo stile di vita è il primo passo fondamentale per cercare di tenere sotto controllo la colesterolemia.
Terapie per l'Ipercolesterolemia Familiare Omozigote
Nelle persone con malattia omozigote è necessario ricorrere alla rimozione meccanica del colesterolo LDL dal sangue, utilizzando una metodica simile alla dialisi, chiamata aferesi lipoproteica. Per eliminare il colesterolo LDL dall’organismo di questi pazienti si deve ricorrere alla plasmaferesi, una tecnica che permette di filtrare il sangue eliminando i grassi, analogamente a quanto si fa con la dialisi quando i reni non funzionano.
Nuovi Farmaci e Approcci Terapeutici
Negli ultimi anni si sono resi disponibili nuovi farmaci, come la lomitapide, gli anticorpi monoclonali anti-PCSK9 (alirocumab ed evolocumab) e l’oligonucleotide antisenso mipomersen (per ora approvato solo negli Stati Uniti). Risultati positivi sono stati raggiunti di recente con l’evinacumab, un anticorpo monoclonale inibitore della proteina simil-angiopoietina 3 (ANGPTL3), una molecola sintetizzata dal fegato il cui ruolo è di aumentare i livelli di colesterolo-LDL e trigliceridi impedendone la degradazione.
Milano - È da oggi disponibile in Italia il nuovo alirocumab in somministrazione mensile (300 mg), anticorpo monoclonale anti-PCSK9 che riduce in maniera rapida e intensiva i livelli di colesterolo LDL nei pazienti a rischio cardiovascolare molto alto. “Il nuovo alirocumab mensile unisce l’efficacia consolidata del farmaco ad un device che rappresenta una vera e propria innovazione per i pazienti”, spiega Marino Scherillo, Direttore della UOC Cardiologia Interventistica UTIC, Direttore del Dipartimento Cardio Toraco Vascolare, AORN "San Pio" di Benevento.
Una di queste sembrerebbe rappresentata da una nuova molecola in grado di ridurre i livelli di Ldl, ossia del colesterolo cattivo, bloccando le fluttuazioni di una proteina chiamata Psck 9, fra i responsabili del colesterolo alto. Per verificare i reali benefici dell’Alirocumab, questo il nome del farmaco, è in corso un grande test su diciottomila pazienti a cui partecipa anche l'Italia con quaranta centri.
Terapie Geniche
A luglio, infatti, un volontario neozelandese è diventato la prima persona al mondo a sottoporsi a un trattamento sperimentale di “base editing” con il sistema CRISPR con l’obiettivo di modificare un singolo nucleotide nel gene PCSK9 nelle sue cellule epatiche: la modifica dovrebbe essere sufficiente per abbassare in modo permanente i livelli di colesterolo “cattivo”.
Inoltre, la terapia sperimentale VERVE 101 - che si somministra con un’unica infusione endovenosa - non si basa sull’approccio classico utilizzato per le terapie geniche: non prevede, infatti, l’uso di vettori virali, ma è stato sviluppato con la tecnologia delle nanoparticelle, come i vaccini a base di mRNA per COVID-19.
"VERVE-101, un farmaco basato sul base editing, è stato progettato per apportare una singola modifica al DNA delle cellule del fegato e disattivare in modo permanente un gene che causa la malattia. La somministrazione di questo farmaco sperimentale al primo essere umano rappresenta un risultato significativo per il nostro team e per il campo dell'editing genomico", ha dichiarato Sekar Kathiresan, cofondatore e amministratore delegato di Verve.
Sebbene sia solo all’inizio, le prospettive sono molto allettanti: se tutto andrà come sperato, il trattamento basato su CRISPR potrebbe avere un grande impatto sulle malattie cardiovascolari e, in generale, sulla salute dell’umanità.
Supporto per i Pazienti
Per i pazienti italiani con FH sono attive l'Associazione Nazionale Ipercolesterolemia Familiare (ANIF) e il Gruppo Italiano Pazienti FH (GIP-FH). Ogni anno, il 21 settembre, si celebra anche in Italia la “Giornata Mondiale di Sensibilizzazione per l’Ipercolesterolemia Familiare", organizzata dall'Associazione Nazionale Ipercolesterolemia Familiare (A.N.I.F.): l'occasione ideale per parlare di questa patologia e delle nuove opportunità offerte dalle terapie avanzate.
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