Colesterolo e Demenza Senile: Un Legame Complesso

Quello tra colesterolo, lipidi e declino cognitivo è un rapporto complesso, e gli studi in materia continuano a fornire risultati contrastanti.

Il Ruolo del Colesterolo e dei Lipidi

In alcuni studi, l'eccesso di lipidi nell'organismo sembra rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo dell'Alzheimer e di altre forme di demenza. Come dicevamo, a guardare le ricerche degli ultimi anni si trovano facilmente risultati che vanno in tutt'altra direzione.

Studi Contrastanti

Uno studio dello scorso ottobre, pubblicato in questo caso su Lancet Regional Health Western Pacific e realizzato sulla stessa coorte di pazienti utilizzata dallo studio dell'Università di Melbourne, ha individuato ad esempio un collegamento tra livelli elevati di colesterolo HDL (anche detto colesterolo buono, perché solitamente associato a un minore rischio cardiovascolare) e un aumento del rischio di sviluppare demenza: per i partecipanti con livelli superiori agli 80 mg/dl, le probabilità salivano infatti del 27%.

A confermare possibili effetti negativi associati a un eccesso di colesterolo buono un nuovo studio, guidato dalla Monash University (Australia), che collega l'abbondanza di HDL a un rischio più elevato di demenza negli anziani.

I ricercatori hanno esaminato i dati di 18.668 adulti di età uguale o superiore ai 65 anni provenienti dall'Australia e dagli Stati Uniti. All’inizio dello studio nessuno di loro soffriva di demenza né aveva ricevuto una diagnosi di malattia cardiovascolare, disabilità e altre condizioni potenzialmente fatali.

Lo studio ha scoperto un’associazione tra livelli elevati di HDL e un rischio di demenza negli anni successivi. In particolare, dall’incrocio dei dati è emerso che il 4,6% del campione totale (840 soggetti) aveva sviluppato la demenza dopo 6,3 anni (periodo di follow-up), e in coloro che avevano livelli elevati di HDL (80 mg/dl o superiori) il rischio di demenza era aumentato in media del 27%.

Nei soggetti over 75 tale rischio era aumentato fino al 42%. "Questi risultati - ha dichiarato il prof. Børge Nordestgaard, autore principale dello studio - cambiano radicalmente il modo in cui concepiamo il colesterolo buono. I medici come me sono soliti congratularsi con i pazienti che hanno un livello molto elevato di HDL nel loro sangue.

"Questo - hanno dichiarato i ricercatori - è lo studio più completo che mostra un’associazione tra livelli elevati di HDL e rischio di demenza nelle persone anziane. La ricerca non ha ancora compreso cosa scateni la demenza, pertanto questa scoperta potrebbe aiutare a far luce sulle cause, a riconoscere in tempo chi potrebbe svilupparla e chi no, e a tracciare la strada allo sviluppo di trattamenti preventivi o cure.

Nuove Prospettive sui Trigliceridi

In altri studi, l'effetto sembra addirittura opposto: l'ultimo è stato pubblicato su Neurology dai ricercatori dell'Università di Melbourne e indica che, negli anziani, un elevato livello di trigliceridi potrebbe essere associato a una minore incidenza di demenza e a un più lento declino cognitivo.

Una ricerca pubblicata pochi giorni fa dall’edizione on line di Neurology ha evidenziato, negli anziani, una correlazione tra trigliceridi elevato e minor rischio di ricevere una diagnosi di demenza o di avere un declino cognitivo più lento.

27 OTT - Le persone anziane che hanno elevati livelli di trigliceridi correrebbero un rischio inferiore di demenza e avrebbero un declino cognitivo più lento rispetto a chi ha livelli più bassi di questi lipidi. A mostrarlo è una ricerca pubblicata su Neurology da un team coordinato da Zhen Zhou, dell’Università di Melbourne.

Dettagli dello Studio di Melbourne

La ricerca australiana ha utilizzato i dati di 18.294 persone con un'età media di 75 anni e senza diagnosi di Alzheimer o demenza. I partecipanti sono stati seguiti per una media di sei anni, e in questo arco temporale 823 persone hanno sviluppato una qualche forma di demenza.

Il team di ricerca ha valutato i livelli di colesterolo totale, trigliceridi, colesterolo a bassa densità (LDL) e colesterolo ad alta densità (HDL) per ogni anno dello studio. I ricercatori hanno quindi diviso i partecipanti in quattro gruppi, in base ai livelli di trigliceridi a digiuno.

Dopo aver eliminato dai dati gli effetti di variabili come il livello di istruzione o il ricorso a trattamenti contro il colesterolo, che avrebbero potuto influire sui risultati, i ricercatori hanno scoperto che ad ogni raddoppio dei livelli di trigliceridi era associato a un rischio inferiore del 18% di sviluppare demenza.

Più in generale, i partecipanti con livelli di trigliceridi normali (150 mg/dl) o elevati hanno mostrato un rischio di sviluppare demenza e un tasso di declino cognitivo ben inferiori a quelli di chi aveva livelli di trigliceridi inferiori alla norma.

Il team di ricerca ha convalidato, poi, i loro risultati in un altro sei di dati provenienti da 68.200 anziani del Regno Unito. Tra questi, 2.778 persone hanno sviluppato demenza in un tempo medio di 12 anni e il team ha osservato un risultato corrispondente al precedente, con una riduzione del rischio di demenza del 17% per ogni raddoppio dei livelli di trigliceridi nel sangue.

Il team, infine, ha evidenziato che livelli più alti di trigliceridi si associavano a un declino cognitivo più lento, misurato con test di funzionalità globale, velocità psicomotoria, linguaggio, funzione esecutiva e memoria nel tempo.

“Sebbene lo studio abbia trovato un collegamento, non dimostra comunque che livelli più elevati di trigliceridi prevengano la demenza”, sottolinea il coordinatore Zhen Zhou.

Interpretazioni e Considerazioni

Una possibilità, che non si può scartare per come lo studio (osservazionale) è stato concepito, è che la presenza di livelli elevati di trigliceridi non sia di per sé protettiva, ma risulti per qualche motivo correlata a una migliore salute generale (nonostante rappresentino un noto fattore di rischio cardiovascolare) o a abitudini e comportamenti che hanno un effetto protettivo sul declino cognitivo.

Se intono ai 40-50 anni, infatti, alti livelli di trigliceridi e colesterolo LDL sono quasi sempre indicativi di un maggiore rischio cardiovascolare, dopo i 65/70 anni di età le cose si fanno più complicate. "Negli anziani - spiega l'esperta - sembra che siano più le fluttuazioni in entrambe le direzioni ad essere indicative di un generale squilibrio del sistema".

In questo senso, Mills ritiene che ad oggi sia impossibile trarre informazioni cliniche rilevanti sul rischio di insorgenza di demenza dai livelli di lipidi che emergono dalle analisi del sangue.

Intervenire con cambiamenti negli stili di vita, o con i farmaci, in caso di livelli di colesterolo o trigliceridi sballati, è possibile ma, non avendo a disposizione risultati definitivi dalla ricerca, è qualcosa che ogni medico deve valutare per ora basandosi sulla storia di ogni singolo paziente.

Il Ruolo del Colesterolo nel Cervello

È indubbio il ruolo fondamentale che il colesterolo riveste nel cervello, ma i meccanismi fisiologici e patologici a cui partecipa sono ancora da chiarire. Alcuni studi hanno suggerito associazioni non lineari, e fortemente modificate da altre variabili, tra i livelli di colesterolo e alcuni outcome cognitivi, come lo stato mentale globale, l’apprendimento verbale, la funzione esecutiva e la funzione linguistica.

Livelli di colesterolo totale più elevati sono stati associati a prestazioni cognitive inferiori tra le donne giovani o in età adulta, ma a migliori prestazioni cognitive tra soggetti anziani.

Questi dati suggeriscono relazioni longitudinali differenziali tra colesterolo e declino cognitivo attraverso diverse età e domini funzionali, che potrebbero in parte spiegare le incoerenze esistenti nella letteratura su questo tema.

Il colesterolo potrebbe avere un ruolo molto importante nell’esordio e nella progressione della malattia di Alzheimer, favorisce la formazione di aggregati tossici di molecole di beta-amiloide nel cervello.

È importante notare, però, che questa ricerca non associa direttamente l’ipercolesterolemia, cioè il colesterolo alto nel sangue dovuto a diete scorrette o ereditario, alla malattia di Alzheimer.

La scoperta principale è che il colesterolo gioca un ruolo centrale nell’aggregazione di beta-amiloide, una proteina che è la causa di molte malattie neurodegenerative.

L'Ipotesi Amiloide

La cosiddetta ipotesi amiloide, che attribuisce all'accumulo di proteina beta-amiloide nel cervello l'insorgenza dei sintomi clinici della demenza, è ormai sempre meno solida, almeno per le forme a sviluppo tardivo che rappresentano il 90% delle diagnosi di Alzheimer.

Lo dimostrano, tra le altre cose, gli scarsissimi risultati che stanno ottenendo i farmaci, pur approvati negli ultimi anni anni, che hanno come bersaglio questa proteina.

La storia clinica dell'Alzheimer e delle demenze è quindi, probabilmente, ben più complessa. E un numero crescente di esperti ritiene oggi che potrebbe iniziare da uno squilibrio nella produzione di colesterolo e altri lipidi che promuovono l'infiammazione dei tessuti del cervello che ne danneggiano le funzioni.

La beta-amiloide, da sola, impiegherebbe probabilmente secoli ad aggregarsi spontaneamente nel cervello. Il colesterolo è una componente importante delle membrane dei neuroni, e si trova - a concentrazione strettamente controllata - soprattutto sulle ‘vescicole sinaptiche’.

In questo studio, spiega il ricercatore, si è visto che quando il controllo della concentrazione di colesterolo sulle membrane è per qualche motivo compromesso, per esempio dall’invecchiamento, l’eccesso di colesterolo può favorire l’aggregazione di beta-amiloide.

L’obiettivo delle prossime ricerche è cercare di capire come intervenire sul metabolismo del colesterolo per mantenerlo a livelli normali.

Colesterolo: Valori Ottimali

Il colesterolo è un grasso che costituisce la membrana delle cellule, in gran parte sintetizzato dal fegato, e in parte minore introdotto attraverso l’alimentazione. In quantità fisiologiche è fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo poiché coinvolto in diversi processi fondamentali per il suo funzionamento, ma se in eccesso può essere causa di malattie cardiovascolari come infarto e ictus.

Il colesterolo presente nel sangue viene trasportato all’interno di strutture molecolari chiamate lipoproteine ad alta densità (HDL) o "colesterolo buono", e lipoproteine a bassa intensità (LDL) o "colesterolo cattivo". La maggior parte del colesterolo nel nostro corpo è costituito da quello "cattivo", ma se ce n'è molto nel sangue, può accumularsi ed ostruire le arterie (aterosclerosi) aumentando il rischio di malattie cardiache e ictus.

Al contrario, l'HDL favorisce la rimozione del colesterolo dal sangue e la sua eliminazione. Tuttavia, anche livelli molto bassi o molto alti di colesterolo buono sono associati a un aumentato rischio di morte per una malattia cardiovascolare, cancro e per altre cause.

I valori del colesterolo totale non dovrebbero superare la soglia 200 mg-dl (milligrammi per decilitro), mentre l’LDL dovrebbe restare sotto la soglia 130 mg-dl. Un livello normale di HDL nel sangue è, invece, considerato pari a 40-50 milligrammi per decilitro (o mg/dL) negli uomini e 50-60 mg/dL nelle donne.

Indice di Rischio

Ma come si misura l’indice di rischio? Si calcola con la frazione che divide il valore del colesterolo totale con il valore HDL: il risultato deve restare inferiore a 5 negli uomini e a 4,5 nelle donne. Ad esempio, se il colesterolo totale è 210 e il valore HDL è 70, il loro rapporto è 210:70=3.

Prevenzione e Stile di Vita

Non è mai troppo tardi e non è mai troppo presto per migliorare il tuo stile di vita. Ogni cambiamento va bene, anche se introdotto un po’ per volta. Un cambiamento piccolo è meglio di nessun cambiamento, ovvero nessun cambiamento è troppo piccolo.

Torniamo a concentrarci sugli aspetti positivi… Perché sullo stile di vita non ci sono dubbi, possiamo dire che si tratta di un “medicinale” praticamente privo di controindicazioni ed effetti collaterali.

Consigli Utili

  • Pratica regolarmente attività fisica - e qui non sto parlando di sport, ma di attività fisica in generale. Anche il semplice fare le scale, camminare, portare le borse della spesa… Ogni piccolo movimento conta!
  • So che non è mai piacevole dirlo, ma perdi peso se necessario. E non parlo di drastiche trasformazioni, anche una riduzione del 10% del tuo peso corporeo può fare la differenza, senza ansia.

L'olio d'oliva è un pilastro della dieta mediterranea e il suo consumo costante porta con sé numerosi benefici. Lo studio ha svelato che anche sostituire la margarina o la maionese con olio d'oliva ha lo stesso effetto.

Sebbene la ricerca sia osservativa e non dimostri che l'olio d'oliva causi un ridotto rischio di demenza fatale, suggerisce che questo condimento può avere proprietà benefiche per la salute del cervello, che si aggiungono a quelle già note per la salute del cuore. Come detto, l'olio d'oliva porta molti altri benefici all'organismo.

La demenza è davvero una delle poche cose che spaventa tutti, me per primo. Ora, in fondo, questo legame tra demenza e colesterolo alto non è proprio una novità, lo sospetta da decenni, ma il report di cui parliamo praticamente “ufficializza” la cosa. Non ti annoierò con le solite spiegazioni sul colesterolo, ma è utile ricordare che una giusta quantità di colesterolo è fondamentale per la vita.

Però, quando la sua concentrazione supera un certo limite, i rischi aumentano considerevolmente. Ecco il punto interessante: anche se gli studi sono ancora in corso e molti aspetti sono ancora da chiarire, sembra ormai evidente che i meccanismi alla base di questa connessione siano complessi e strettamente intrecciati.

Negli anni ’70 è tuttavia iniziato a emergere un fenomeno per certi versi ancora più spaventoso, ovvero una sorta di demenza multi-infartuale, causata da piccoli ictus ripetuti. Prendi ad esempio la malattia di Alzheimer, la demenza in assoluto più diffusa. E qui arriva il vero enigma.

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