Colesterolo Alto e Vitamina D: Una Relazione Complessa

Il colesterolo è una molecola vitale per il corpo umano, essenziale per la produzione di ormoni sessuali e vitamina D per mezzo dei raggi solari.

Con l’avanzare dell’età il livello di colesterolo aumenta nel sangue, in parte a causa di una riduzione del suo consumo. Questa molecola infatti, negli anni viene sempre meno convertita in ormoni sessuali (soprattutto nelle donne in menopausa) e la cute riduce la produzione di vitamina D a partire dal colesterolo.

È ormai risaputo, infatti, quanto sia pericoloso l’accumulo del colesterolo in eccesso sulle pareti delle arterie, con il conseguente insorgere di placche aterosclerotiche. Il colesterolo alto è un fattore di rischio determinante per le malattie che interessano cuore e arterie, specialmente le coronarie, ovvero quei grandi vasi sanguigni che portano il sangue al muscolo cardiaco.

Il Legame Virtuoso tra Colesterolo e Vitamina D3

Riuscire a sfruttare il legame virtuoso tra colesterolo e vitamina D3 costituisce un utile rimedio all’accumulo di LDL in eccesso: l’esposizione al sole e la conseguente produzione di vitamina D rappresentano un modo per tenere il colesterolo sotto controllo e prevenire malattie cardiovascolari.

Ma non è tutto: nuovi dati e nuove sperimentazioni in ambito specialistico stanno studiando la correlazione diretta tra livelli ottimali di vitamina D3 e protezione dai disturbi legati all’apparato cardio-circolatorio, come infarti, ictus, angina pectoris, trombi e trombosi.

Carenza di Vitamina D3 e Rischi per la Salute

La carenza di vitamina D3, infatti, potrebbe ostacolare il buon funzionamento del sistema immunitario portando alla comparsa di malattie legate ad esso. Inoltre, chi ha livelli bassi di vitamina D ha un rischio maggiore di sviluppare coronaropatie e Alzheimer.

Interessante anche la correlazione tra livelli di vitamina D3 bassi e stati depressivi. La vitamina D, infatti, stimola la produzione di serotonina, e dopamina, gli ormoni della felicità e benessere psicofisico.

Tra vitamina D e colesterolo esiste uno stretto legame. Per questo motivo, sole e vitamina D sono alleati contro il colesterolo alto. Non si tratta solo di un’ipotesi: studi scientifici suggeriscono che potrebbe bastare l’esposizione al sole per combattere l’ipercolesterolemia.

Vitamina D: Ruolo, Sintesi e Benefici

La vitamina D, il cui nome di vitamina risulta essere poco appropriato visto le innumerevoli funzioni svolte, è tra le molecole più conosciute a causa della diffusissima carenza tra la popolazione.

La vitamina D3 in particolare, viene sintetizzata dalla cute a partire dal 7- deidrocolesterolo tramite i raggi solari, oppure può essere assunta attraverso diverse fonti alimentari di origine animale. Per poter beneficiare dei sui effetti, è però necessario convertirla nella sua forma attiva attraverso due reazioni chimiche che avvengono a livello del fegato e dei reni.

Come detto precedentemente, una parte della vitamina D viene prodotta a livello cutaneo per mezzo dei raggi solari, ma è necessario seguire alcuni piccoli accorgimenti per poter sfruttare al massimo questa importante fonte. Innanzitutto è doveroso precisare che i raggi solari più efficaci, e quindi con l’intensità più adatta per la produzione di vitamina D, sono emessi nelle ore centrali della giornata (verso mezzogiorno) e che l’efficacia aumento salendo di altitudine.

È inoltre dimostrato che chi ha una carnagione più scura tende a produrre meno vitamina D rispetto a chi ha la pelle più chiara poiché la melanina contrasta l’effetto dei raggi solari. Non è necessario esporsi per molto tempo al sole per poter beneficiare dell’effetto dei raggi solari.

Diversi studi hanno dimostrato la correlazione fra malattie autoimmuni e carenza di vitamina D. Uno dei ruoli fisiologici che la vitamina D svolge nell’organismo è quello di modulare la risposta immunitaria ed avere una spiccata attività antiinfiammatoria. Da recenti ricerche è emerso che questa vitamina è in grado di interferire con l’attività di un particolare tipo di linfociti coinvolti nelle malattie autoimmuni noti come linfociti Th17.

Vitamina D e Prevenzione del Cancro

Studi di laboratorio hanno evidenziato che la vitamina D è coinvolta nei processi alla base dello sviluppo dei tumori, come l’infiammazione, la crescita cellulare, il metabolismo del glucosio e il funzionamento del sistema immunitario. È doveroso ricordare che un articolo recentemente pubblicato su Seminars in Cancer Biology riporta che in generale bassi livelli di vitamina D sono legati a una maggiore incidenza di cancro e i dati più convincenti sono quelli che riguardano il tumore del colon-retto.

Ancora più recentemente, sono stati pubblicati su JAMA Network Open i risultati dello studio VITAL, dai quali emerge che assumere supplementi a base di vitamina D riduce l’incidenza di tumori in stadio avanzato.

Fonti di Vitamina D

Oltre all’assunzione di vitamina D attraverso gli integratori, rimane comunque indispensabile un’assunzione costante attraverso l’alimentazione e l’esposizione al sole.

Come accennato in precedenza, la vitamina D3 deriva dal consumo di alimenti di origine animali, in particolare i più ricchi sono aringa, salmone selvaggio o di allevamento, sgombro, sardine, tonno, crostacei e uova.

Studio sull'Associazione tra Vitamina D e Lipidi

Un ampio studio trasversale dei risultati dei test di laboratorio confermano precedenti studi i quali mostrano un'associazione tra concentrazioni sieriche di 25-idrossivitamina D (25 [OH] D) e i livelli di lipidi. I pazienti con deficit di vitamina D avevano livelli significativamente più elevati di colesterolo totale e di LDL, elevati livelli di trigliceridi, e bassi livelli di colesterolo HDL rispetto agli individui non carenti di vitamina D.

Nonostante l'associazione, tuttavia, un'analisi longitudinale di un sottogruppo di soggetti che hanno portato la vitamina D a livelli ottimali, quasi tutte con una supplementazione di vitamina-D, non hanno dimostrato alcun miglioramento significativo nei parametri lipidici. Come risultato, i ricercatori suggeriscono che la correzione per la carenza di vitamina-D con integratori alimentari "potrebbe non tradursi in variazioni clinicamente significative delle concentrazioni di lipidi."

In assenza di studi clinici, questo nuova, analisi poco costosa, colma una lacuna per esaminare velocemente l'effetto della vitamina D sui livelli lipidici, un importante biomarcatore predittivo di rischio cardiovascolare.

Inoltre, è particolarmente importante per il paziente una ricerca orientata, i dati sono stati ottenuti negli Stati Uniti da incontri con i pazienti in contesti di riflessione della vera pratica clinica ", scrivono il dottor Manish Ponda (Rockefeller University, New York) e i suoi colleghi.

L'evidenza epidemiologica ha dimostrato che c’è una relazione inversa tra i livelli circolanti di 25 (OH) D e i biomarcatori del rischio cardiovascolare. Anche se la vitamina D può essere assunta per via esogena, che la supplementazione modifichi il rischio cardiovascolare non è ancora stato stabilito.

Fino ad oggi, non è ancora noto se bassi livelli di vitamina D causano malattie cardiovascolari o se lo stato di vitamina D è semplicemente un indicatore di salute.

Così come i medici, ricercatori e pazienti attendono studi randomizzati e controllati per testare l’ipotesi della vitamina D. Ponda e i suoi colleghi hanno effettuato una analisi trasversale e longitudinale per valutare il rapporto tra 25 (OH) D e i lipidi nel sangue.

A partire da 4.06 milioni di cartelle cliniche registrate che hanno incluso test per il 25(OH)D e il quadro lipidico tra il 2009 e il 2011. 107. 811 pazienti registrati avevano contemporaneamente due o più test per 25(OH)D, il quadro lipidico e test del glucosio da quattro e 26 settimane di distanza.

Pazienti con concentrazioni <20 ng/mL di 25(OH)D sono stati considerati vitamina D carente mentre quelli con livelli >30 ng / mL sono stati considerati avere livelli ottimali.

I pazienti con livelli ottimali di vitamina D avevano livelli di colesterolo totale 1,9 mg / dL , inferiore rispetto ai pazienti che erano carenti di vitamina D. Inoltre, i livelli di colesterolo LDL e i livelli di trigliceridi erano 4,5 mg/dL e 7,5 mg/dL più bassi tra i pazienti con livelli ottimali di vitamina D, mentre i livelli di colesterolo HDL era più alto di 4,8 mg/dL. Tutte le differenze erano statisticamente significative.

Tuttavia, nell'analisi longitudinale, i ricercatori hanno esaminato 6260 pazienti carenti di vitamina D che hanno aumentato i loro livelli dal momento della visita iniziale, fino a livelli ottimali al momento del completamento dello studio.

Rispetto ai 2332 pazienti con una carenza iniziale e finale, concentrazioni di vitamina D sono rimasti carenti, quelli che hanno aumentato i loro livelli di vitamina D portandolo nel range ottimale hanno avuto un incremento medio di 0.77 mg/dL del colesterolo totale e modifiche non significative nei loro livelli di colesterolo LDL e trigliceridi . Il colesterolo HDL è aumentato di 0,42 mg / dL in coloro che aumentavano i loro livelli di vitamina D.

In questo articolo, Ponda e i suoi colleghi suggeriscono che questi piccoli effetti clinicamente minimi sul colesterolo totale e HDL e la mancanza di beneficio sul colesterolo LDL e i trigliceridi potrebbe significare che i livelli di vitamina D costituiscano un marker surrogato di salute e che la vitamina D potrebbe semplicemente non avere alcun effetto sul metabolismo lipidico.

Un'altra spiegazione per la mancanza di un effetto significativo nell'analisi longitudinale è che dislipidemia potrebbe essere responsabile dei bassi livelli di vitamina D e non il contrario.

In un editoriale, il Dr. Rolf Jorde e Guri Grimnes hanno sottolineano che studi sulla vitamina D sono esplosi negli ultimi dieci anni, infatti ci sono dai 50 ai 100 nuovi articoli sulla vitamina D registrati ogni settimana sul portale PubMed. L'analisi di Ponda sottolinea le difficoltà con studi trasversali, rilevando che questi risultati spesso non vengono replicati in studi prospettici.

Numerosi studi, tra cui questo, hanno dimostrato che elevate concentrazioni sieriche di 25(OH)D sono associati con profili lipidici favorevoli. "La gente in buona salute sta all'aria aperta di più e quindi prende più sole e c’è una produzione di vitamina D maggiore nella pelle, queste persone possono anche avere abitudini alimentari sane. I loro livelli di vitamina 25(OH)D sierici superiori può quindi essere il risultato e non la causa di buona salute."

Sono in corso studi randomizzati controllati per valutare l’effetto della vitamina D, ed i risultati sono attesi in pochi anni. "Fino ad allora, non c'è bisogno di affrettarsi a raccomandazioni sulla supplementazione di vitamina D basata su associazioni e speculazioni," concludono Jorde e Grimnes.

Vitamina D e Trigliceridi nelle Donne in Post-Menopausa

Una dose giornaliera di 4000 UI di vitamina D, circa 100 microgrammi, può ridurre il livello di trigliceridi, ma non del colesterolo, nel sangue di donne in post-menopausa e con un alto rischio di malattie cardiovascolari. Lo dimostra un nuovo studio condotto presso l’Instituto Nacional De Salud Publica di Cuernavaca, in Messico, e pubblicato sulla rivista Clinical Nutrition.

Un totale di 104 donne in post-menopausa con diabete di tipo 2 sono state coinvolte nello studio clinico, tutte hanno assunto una compressa al giorno per 6 mesi: un gruppo ha ricevuto compresse contenenti 4000 UI (circa 100 microgrammi) di vitamina D, mentre un altro gruppo ha ricevuto un placebo.

Dall’analisi del siero delle 99 donne che avevano portato a termine lo studio, è emerso che i livelli di vitamina D, aumentati nel gruppo che l’aveva assunta tutti i giorni, erano associati ad una diminuzione della concentrazione dei trigliceridi. Non sono stati osservati cambiamenti significativi nei livelli di colesterolo HDL, LDL e totale, mentre è emersa un’ associazione non significativa tra vitamina D e livelli di lipoproteine ad alta densità.

Diversi meccanismi potrebbero spiegare questi risultati; la vitamina D sarebbe in grado di aumentare l’assorbimento del calcio riducendo quello degli acidi grassi nell'intestino, abbassando i livelli di trigliceridi.

Importanza dei Risultati

Secondo i ricercatori che hanno condotto lo studio, i risultati suggeriscono che l’ integrazione con vitamina D può avere un effetto benefico sui livelli di trigliceridi nel siero senza tuttavia intaccare quello di altri lipidi. Questi dati, come hanno sottolineato ancora i ricercatori, sono molto importanti perché la diminuzione delle concentrazioni sieriche dei trigliceridi e del colesterolo totale previene l'ispessimento delle arterie e il loro restringimento, e quindi può ridurre il rischio di infarto miocardico e ictus.

Saranno, in ogni caso, necessari ulteriori studi con campioni di dimensioni più grandi e periodi più lunghi per capire meglio il ruolo dell’integrazione di vitamina D nella prevenzione della dislipidemia e di altri fattori di rischio cardiovascolare.

La Vitamina D e la Menopausa

Molte donne, con l’ingresso in menopausa possono iniziare ad avvertire dei sintomi tipici, come le vampate di calore, la sudorazione notturna, l’irritabilità e la depressione, i disturbi del sonno e i disturbi intestinali. La diminuzione degli estrogeni circolante limita la capacità del corpo di rimodellare le ossa, ciò può comportare una diminuzione della massa ossea e inoltre vi è un’influenza sui livelli di lipidi nel sangue.

Il risultato è il potenziale aumento sia del colesterolo totale che delle lipoproteine a bassa densità (LDL o colesterolo “cattivo”) e una diminuzione delle lipoproteine ad alta densità (HDL o “colesterolo buono”).

Le donne in post menopausa con carenza di vitamina D hanno un rischio maggiore di soffrire di Sindrome Metabolica rispetto a quelle con livelli sufficienti. Poco meno di un terzo (32,0%) delle donne aveva livelli di vitamina D sufficienti mentre il 32,6% aveva livelli insufficienti. I livelli di attività fisica, l’uso di terapia ormonale, fumo e prevalenza di diabete o ipertensione arteriosa erano simili tra tutti e tre i gruppi di donne.

La carenza di vitamina D nelle donne in post menopausa era associata a una maggiore prevalenza di Sindrome Metabolica.

Quando Integrare la Vitamina D: Indicazioni dell'AIFA

Per quanto la vitamina D apporti numerosi benefici al nostro organismo, l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) consiglia la sua integrazione soltanto in presenza di particolari carenze o condizioni.

Oltre ai cibi arricchiti a livello industriale, come molti cereali per la prima colazione, si può trovare in alimenti come i pesci grassi (per esempio il salmone, lo sgombro e l’aringa), il tuorlo d’uovo e il fegato.

Tutto il resto della vitamina D che si può trovare nel nostro organismo si forma nella pelle a partire da un grasso simile al colesterolo, il 7-deidrocolesterolo, che viene trasformato per effetto dell’esposizione ai raggi UVB. Una volta prodotta nella cute o assorbita a livello intestinale, la vitamina D passa nel sangue. Qui una proteina specifica la trasporta fino al fegato e ai reni, dove viene attivata.

Vitamina D, solo quando serve. Nel corso degli anni una carenza di vitamina D è stata associata a diversi tipi di malattie, dal diabete al cancro, dal morbo di Alzheimer alla sclerosi multipla e più di recente alle forme gravi di infezione da SARS-CoV-2.

I nessi di causa ed effetto di queste associazioni sono in realtà ancora da dimostrare. Ciò nonostante, è nata l’ipotesi che bassi livelli di questa vitamina possano essere dannosi per la salute, mentre una sua integrazione avrebbe effetti protettivi e terapeutici contro diverse patologie.

Alla luce dei risultati di recenti studi epidemiologici, nella nota 96 del febbraio 2023, l’AIFA ha indicato che la somministrazione della vitamina D non è efficace per la cura e la prevenzione né dei tumori né di Covid-19.

La vitamina D deve essere dunque integrata farmacologicamente soltanto quando si manifestano particolari sintomi o forti carenze. Inoltre, l’acquisto di farmaci che la contengono richiede la prescrizione di un medico, perché gli eccessi possono essere tossici.

L’AIFA ha dichiarato che l’integrazione di vitamina D è consigliata con valori inferiori a 12 nanogrammi per millilitro di sangue (o 30 nmol/L). Al di sopra di questi livelli è raccomandata la sua somministrazione solo in caso di specifiche patologie, come l’osteoporosi.

Per chi non soffre di particolari disturbi è sufficiente trascorrere più tempo all’aria aperta, senza dover monitorare i propri livelli di vitamina D con frequenti esami del sangue. L’AIFA ha inoltre specificato le situazioni in cui il medico può consigliare di assumere la vitamina D e i casi in cui non è invece opportuno.

Quando Assumere Vitamina D

Se senti un persistente senso di debolezza, dolori diffusi, localizzati o muscolari e cadi di frequente senza motivo, potresti soffrire di ipovitaminosi, e in particolare di una carenza di vitamina D. In presenza di questi segnali è consigliato consultare il proprio medico e valutare di effettuare un esame del sangue per rilevare il dosaggio di vitamina D.

La sua assunzione è raccomandata soltanto se i suoi livelli sono inferiori a 12 nanogrammi per millilitro di sangue (o 30 nmol/L) anche in assenza di sintomi, ma sempre sotto prescrizione medica. Se sei in terapia con antiepilettici, glucocorticoidi e altri farmaci che interferiscono con il metabolismo della vitamina D o sei un adulto o un’adulta con malattie che causano malassorbimento, come il morbo di Chron o la fibrosi cistica, la vitamina D dovrà essere assunta se i valori sono inferiori a 20 nanogrammi per millilitro di sangue (o 50 nmol/L).

Se invece soffri di osteoporosi o iperparatiroidismo bisognerà integrarla quando i livelli sono al di sotto di 30 ng/mL (o 75 nmol/L). La somministrazione di vitamina D richiede sempre la prescrizione medica, ma è indipendente dal dosaggio per chi è istituzionalizzato, soffre di gravi deficit motori o è costretto a letto, per le donne in gravidanza o in allattamento e per chi ha l’osteoporosi e non può essere sottoposto a terapia mineralizzante.

Quando Non Assumere Vitamina D

Nonostante i risultati dei primi studi epidemiologici avessero suggerito un ruolo protettivo della vitamina D contro i tumori, indagini più recenti non hanno confermato questo effetto. Lo studio europeo EPIC è stato tra i primi a mostrare che le persone con livelli più alti di questa vitamina nel sangue corrono un rischio di cancro al colon inferiore di circa il 40 per cento rispetto a chi ne è carente.

Questi risultati, ottenuti in laboratorio, non hanno però trovato una piena conferma nella clinica, ovvero negli studi con i pazienti. Secondo quanto emerso da diverse ricerche, come la Women’s Health Initiative statunitense che ha seguito circa 36.000 donne per una media di 7 anni, l’assunzione di supplementi a base di vitamina D non sembra conferire alcun effetto protettivo.

Si può quindi ipotizzare che alti livelli di questa vitamina nel sangue non siano direttamente responsabili del minor rischio, ma semplicemente rispecchino abitudini più sane a cui va attribuito il merito di proteggere gli individui dal cancro.

Tra le critiche a questo studio ci sarebbe però la scelta della popolazione: negli Stati Uniti alcuni alimenti, tra cui il latte, sono integrati con la vitamina D, perciò è possibile che i livelli di base dell’ormone siano già sufficientemente alti. Analisi simili andrebbero perciò ripetute in popolazioni che non hanno queste caratteristiche.

Altri studi più recenti non hanno tuttavia riscontrato un evidente effetto antitumorale dell’integrazione con vitamina D. Non si è infatti osservata una riduzione della mortalità o una ridotta probabilità di sviluppare un tumore tra chi ha seguito una cura con supplementi di vitamina D e chi non la assumeva. Lo stesso è avvenuto per Covid-19.

Dosaggio Giornaliero di Vitamina D

Il dosaggio di vitamina D giornaliero varia quindi da persona a persona e dipende anche dall’esposizione ai raggi solari, che ne incrementa la sintesi e l’assorbimento attraverso il colesterolo. Se una persona segue già di per sé una dieta ricca di vitamina D ed espone la pelle a minimo un quarto d’ora di raggi solari al giorno, circa 1000 / 2000 UI quotidiani sono sufficienti. In altri casi, ovvero patologie, carenze, impossibilità di esporsi al sole, la dose di vitamina D da assumere potrebbe anche essere maggiore, superiore ai 2.000 UI. Fino a 10000UI.

Estrogeni e Colesterolo

Nell’organismo maschile gli estrogeni possono rappresentare un importante fattore di rischio cardiovascolare. In particolare, livelli elevati di uno di questi ormoni, l’estradiolo, sono stati associati a un aumento del colesterolo cattivo (il cosiddetto LDL) e a una riduzione di quello buono (l’HDL).

Un aumento dei livelli di estrone, un altro estrogeno, è invece stato associato a un aumento sia del colesterolo totale che di quello cattivo. In effetti quello tra colesterolo e ormoni sessuali è un legame molto stretto. Sia gli estrogeni che il testosterone vengono infatti prodotti a partire dal colesterolo. Mantenere quest’ultimo entro i livelli considerati normali, e non va assolutamente inibito con farmaci anticolesterolo, perché’ è importante per garantire all’organismo la possibilità di produrre quantità di ormoni sessuali tali da garantite la buona salute degli organi riproduttivi maschili, il cui funzionamento è regolato sia dal testosterone che degli estrogeni.

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