Il colesterolo è una sostanza grassa presente nel sangue e nei tessuti, prodotta dall'organismo e introdotta in misura minore con l'alimentazione. Quando è presente in quantità eccessiva (colesterolo alto o ipercolesterolemia) può diventare un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.
La domanda più frequente dei pazienti con sindrome del colon irritabile riguarda quali sono i cibi da evitare. Purtroppo non è sempre facile dare una risposta per tre motivi:
- Il ruolo della dieta nella sindrome del colon irritabile non è ancora ben definito, anche se la maggior parte dei pazienti riconosce il ruolo specifico di alcuni alimenti nello scatenamento dei sintomi.
- La manifestazione dei sintomi della colite è polimorfa e varia da soggetto a soggetto (stipsi, diarrea, alvo alterno, meteorismo, crampi e dolore intestinale) e spesso, nello stesso paziente, il disagio intestinale si manifesta con aspetti clinici diversi e che si modificano nel tempo.
- Gli alimenti che possono esacerbare i sintomi variano da paziente a paziente, nonostante sia innegabile che la dieta influisca in modo incisivo sulle manifestazioni cliniche.
Quali sono gli alimenti più a rischio per il colon irritabile?
È comunque possibile individuare un elenco degli alimenti potenzialmente più a rischio. Chi soffre di colon irritabile dovrebbe fare attenzione a:
- Latte, latticini, gelato
- Dolcificanti (sorbitolo, fruttosio)
- Marmellata
- Frutta (pesche, pere, prugne, uva)
- Verdura (cavoli, carciofi, cipolle, rucola, cetrioli)
- Legumi e patate
- Spezie, dadi, alimenti concentrati
- Caffè, tè
- Coca Cola, bevande gassate
- Cibo in scatola
- Carne conservata
Colesterolo: Valori di Normalità nel Sangue
Attraverso gli esami ematici è possibile valutare sia i livelli di colesterolo totale, costituiti dalla frazione di LDL e di HDL, sia la singola compente di LDL che di HDL.
- Il valore di normalità del colesterolo totale è inferiore a 200 mg/dL.
- Il valore di normalità del colesterolo LDL è inferiore a 100 mg/dL.
- Il valore ottimale del colesterolo HDL è superiore a 60 mg/dl.
Colesterolo LDL e HDL
Per essere trasportato nel circolo sanguigno il colesterolo ha bisogno di una componente proteica che va a costituire le lipoproteine. Esistono diverse tipologie di lipoproteine e quindi di colesterolo, distinte in base al quantitativo di colesterolo trasportato:
- Il colesterolo LDL, chiamato “colesterolo cattivo” o aterogeno, viene trasportato verso i tessuti periferici e quando in eccesso può dare origine alle placche aterosclerotiche.
- Il colesterolo HDL, detto anche “colesterolo buono”, viene trasportato dai tessuti periferici verso il fegato dove viene degradato oppure utilizzato per sintesi di sali biliari.
Cause dell'aumento del colesterolo
Un'alimentazione scorretta e uno stile di vita sedentario sono spesso associati a elevati livelli di colesterolo. Non dobbiamo dimenticare che l’ipercolesterolemia può essere anche secondaria a fattori genetici, come nel caso dell’ipercolesterolemia familiare congenita.
Alterati livelli di colesterolo possono essere conseguenza anche di alcune patologie come diabete e l’ipotiroidismo e in seguito all’assunzione di farmaci come corticosteroidi per via orale, pillola contraccettiva, betabloccanti.
Colesterolo alto: sintomi
Se la concentrazione di colesterolo nel plasma è particolarmente elevata, potresti non avere dei veri e propri sintomi. Tuttavia, alcuni segnali possono includere:
- Difficoltà digestive
- Stitichezza (o stipsi)
- Occhi stanchi e problemi alla vista
- Intorpidimento e dolore agli arti
- Affaticamento mentale
Come Abbassare il Colesterolo e Gestire il Colon Irritabile: Rimedi e Consigli
La modifica dello stile di vita gioca un ruolo importante sia nella prevenzione delle dislipidemie (alterazioni della quantità di grassi nel sangue) che per il loro trattamento.
Ecco un elenco dei possibili rimedi per il colon irritabile:
- Tenere un diario alimentare
- Mangiare lentamente
- Consumare pasti leggeri e frequenti
- Per evidenziare gli alimenti in grado di causare reazioni, possono essere utili diete di esclusione/reinserimento dei cibi sospettati
- Aumentare/ridurre l’apporto di fibre in base al profilo sintomatologico
- Ridurre l’apporto di lattosio, monosaccaridi, disaccaridi e polisaccaridi fermentabili e polioli
- Ridurre l’apporto di cibi grassi
- Ridurre l’apporto di alimenti che aumentano la produzione di gas intestinali
L'importanza dei grassi e della dieta mediterranea
Diversi studi epidemiologici hanno dimostrato come alcuni modelli alimentari specifici siano efficaci nel controllo delle concentrazioni plasmatiche di colesterolo e nella prevenzione del rischio cardiovascolare.
Il modello di Dieta Mediterranea ha dimostrato di poter ridurre di circa il 30% l’incidenza di eventi cardiovascolari e un miglioramento dei livelli di colesterolo totale. Questo regime alimentare è caratterizzato dal consumo quotidiano di olio extravergine di oliva, di pasta e pane integrali, pesce azzurro e frutta a guscio, come noci e mandorle, con un consumo ridotto di cibi processati e prodotti da forno e di formaggi stagionati ricchi in grassi.
Per quanto riguarda il consumo di grassi, le linee guida consigliano di limitare il consumo di acidi grassi trans e acidi grassi saturi, che è dimostrato incidano negativamente sui valori circolanti ti colesterolo LDL. In particolare, si consiglia di limitare il consumo di carne rossa e processata, di grassi di origine animale e sostituire questi ultimi i con grassi di origine vegetale ricchi di acidi grassi polinsaturi. Anche gli acidi grassi omega 3 e 6 hanno dimostrato un effetto positivo sull’incremento di colesterolo HDL.
Ruolo importane, inoltre, è svolto dalla fibra, specialmente dalla fibra solubile, che aiuta il controllo del colesterolo, limitandone l’assorbimento a livello intestinale e il riassorbimento degli acidi biliari. È quindi consigliato il consumo di legumi, verdura e frutta con buccia e di cereali come avena e orzo. All’interno di una dieta equilibrata il consumo di fibra dovrebbe raggiungere i 25-40 g die di cui 7-15 g di fibra solubile.
Il Ruolo degli Integratori e della Terapia Farmacologica
In alcuni casi, oltre all’approccio dietetico è possibile inserire l’utilizzo di integratori alimentari che agiscono sulla produzione endogena di colesterolo, in particolare è comune l’utilizzo di estratti titolati in monacolina k derivanti dal riso rosso fermentato. La monacolina k agisce similmente alle statine di origine sintetica bloccando il meccanismo di produzione di colesterolo.
È noto da studi clinici come l’integrazione con fitosteroli, come sitosterolo e campesterolo, sia efficace nell’abbassamento dei livelli di colesterolo totale e di LDL. Anche la lecitina di soia può essere utilizzata del controllo dell’ipercolesterolemia.
Quando i cambiamenti nello stile di vita non sono sufficienti per ridurre il colesterolo totale e LDL, può essere necessario il ricorso a una terapia farmacologica. Le statine sono considerati i farmaci d’elezione per ridurre il colesterolo e ridurre il rischio cardiovascolare.
Statine e rischio CCR nella IBD
I pazienti con IBD corrono un rischio maggiore di sviluppare il CCR, nonostante la diminuzione dell'incidenza di questa neoplasia negli ultimi anni. L’infiammazione cronica è il motore della progressione neoplastica, con conseguenti lesioni precursori displastiche che possono insorgere in più aree del colon attraverso un processo di cancerizzazione locale.
Un gruppo di ricerca svedese, nel tentativo di acquisire nuove e migliori prove su questo argomento, ha condotto uno studio di coorte abbinato al punteggio di propensione per analizzare l’associazione tra uso di statine e rischio di CCR, mortalità correlata a CCR e mortalità per tutte le cause in pazienti con IBD confermata da biopsia (14).
Durante un follow-up mediano di 5,6 anni, si sono osservati:
- 160 casi incidenti di CCR (utilizzatori: 70, non utilizzatori di statine: 90);
- 57 decessi correlati a CCR (utilizzatori: 20, non utilizzatori di statine: 37);
- 1.239 decessi (utilizzatori: 520, non utilizzatori di statine: 719).
Gli utilizzatori di statine avevano un'incidenza cumulativa inferiore rispetto ai non utilizzatori sia degli esiti primari che secondari. L’incidenza cumulativa a 10 anni di CCR incidente, mortalità correlata a CRC e mortalità per tutte le cause era rispettivamente dello 0,44%, 0,50% e 4,82%.
I benefici delle statine nelle IBD erano dipendenti dalla durata di trattamento, con un rischio significativamente più basso dopo un utilizzo ≥2 anni (14). L'associazione inversa tra CCR incidente e mortalità correlata a CCR è stata osservata solo nei pazienti con CU, nei pazienti con diagnosi di IBD di età <50 anni, nei pazienti con durata IBD più lunga, per la mortalità correlata a CRC nel cancro del colon e nei pazienti con CCR in stadio iniziale (14).
Il Ruolo del Medico Nutrizionista
Il Medico nutrizionista può aiutare il paziente nella gestione della sintomatologia attraverso tre attività principali:
- Educazione alimentare: I cibi da evitare e quelli da preferire sono diversi nel paziente con stipsi o meteorismo rispetto al paziente con diarrea. In base alle manifestazioni intestinali prevalenti del singolo paziente, il medico nutrizionista è in grado di impostare un regime alimentare mirato al controllo della sintomatologia.
- Somministrazione di integratori: Tra i rimedi a disposizione, il nutrizionista potrà inoltre consigliare l'assunzione di alcuni integratori, anche a base di estratti naturali, che possono essere utili nel controllo della sintomatologia - così come l’assunzione di probiotici.
- Monitoraggio dello stato nutrizionale: Il medico nutrizionista assiste il paziente monitorando lo stato nutrizionale, l’assunzione di macro e micronutrienti e il livello di energia, per mantenere una corretta nutrizione e la giusta assunzione di tutti i nutrienti dal punto di vista qualitativo e quantitativo.
Può accadere infatti che vi sia una reazione esageratamente restrittiva nei confronti del cibo nel paziente affetto da questo disturbo, che lo induce a limitare fortemente l’assunzione di alcuni alimenti e a sviluppare di conseguenza carenze nutrizionali.
Microbiota intestinale e aterosclerosi
Per microbiota intestinale si intende l’insieme delle comunità di batteri, archeae, funghi e virus che colonizzano normalmente il tratto intestinale. Un crescente numero di evidenze scientifiche sostiene che il rischio aterosclerotico non abbia a che fare soltanto con i classici aspetti cardiocircolatori, bensì vi sia implicata anche la disbiosi intestinale attraverso il passaggio di batteri o loro derivati in circolo.
In condizione di salute l’intestino risulta protetto da vari meccanismi come per esempio la peristalsi, il muco, la secrezione di molecole antimicrobiche e dall’aderenza stretta tra cellula e cellula nella mucosa fungendo al pari di una barriera selettiva. Viceversa questa barriera può venire meno in seguito all’esposizione intestinale di alcool, alcuni farmaci (es. antinfiammatori non steroidei), infezioni, diete sbilanciate e carenti di fibre, malattie infiammatorie o altre patologie sistemiche, oppure a causa di un’alterazione rilevante del microbiota qui residente.
A titolo di esempio una sostanza pericolosa è il cosiddetto LPS, che è un residuo della parete batterica e che stimola uno stato di infiammazione sistemica una volta all’interno della circolazione sanguigna, oltre a destabilizzare maggiormente le placche aterosclerotiche ed a favorire la formazione di trombi. Un’eccessiva permeabilità intestinale ed il ritrovamento di sostanze provenienti dal microbiota intestinale nel sangue è significativamente più frequente nelle persone con diabete o malattie cardiovascolari.
In aggiunta ulteriore supporto a questo legame deriva da una serie di ricerche, le quali hanno confermato come la disbiosi in un intestino non ben integro sia collegata con le problematiche metaboliche, che spesso accompagnano le patologie cardiovascolari, con la dislipidemia, l’ipertensione, l’aterosclerosi sintomatica e la presenza di uno stato infiammatorio silente.
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