La citologia urinaria è un esame di laboratorio che prevede l'analisi al microscopio delle cellule emesse con le urine. Nello specifico, consiste nell'analisi microscopica di un campione di urine, allo scopo di individuare le eventuali cellule presenti, in particolare cellule tumorali.
Di norma, infatti, l'urina è priva di elementi cellulari. Normalmente l’urina è un liquido acellulato (ovvero privo di cellule) prodotto durante la fase escretrice renale. L'esame citologico delle urine è caratterizzato da un'elevata percentuale di risultati falsi negativi: in circa il 50% dei casi non riesce a rilevare la presenza di cellule neoplastiche.
Quando viene prescritta la citologia urinaria?
La citologia urinaria non è un'analisi "di routine" (cioè non viene eseguita come primo controllo), ma viene indicata dal medico solo quando uno dei valori misurati con gli esami standard delle urine non rientrano nel range di normalità.
Di solito, la citologia urinaria viene prescritta quando l'analisi standard delle urine evidenzia la presenza di globuli rossi o di emoglobina. In questi casi, infatti, è necessario escludere la presenza di malattie a carico di reni, ureteri e vescica che possono causare sanguinamento (ematuria). La citologia urinaria può essere indicata anche per monitorare i pazienti già trattati per un tumore della vescica o delle vie urinarie ("follow up"), con lo scopo di riconoscere precocemente un’eventuale recidiva tumorale.
Questo esame va eseguito quando si sospetta la presenza di una neoplasia delle vie urinarie - in particolare di un tumore uroteliale della vescica che ne rappresenta il tipo più frequente. Il sintomo tipico di esordio di un tumore vescicale è rappresentato dalla presenza di sangue nelle urine (“ematuria”). Il sangue può essere visibile ad occhio nudo (si parla in questi casi di “macroematuria”) o riconosciuto solamente tramite l’esame chimico-fisico delle urine (“microematuria”). Più raramente un tumore della vescica può manifestarsi con la presenza di sintomi urinari irritativi, come la necessità di urinare molto spesso (“pollachiuria”), l’urgenza minzionale e l’incontinenza da urgenza. Questi sintomi sono molto più frequentemente legati a patologie benigne, come l’iperplasia prostatica benigna (IPB) o in corso di cistiti o prostatiti.
L’esordio del quadro clinico delle neoplasie vescicali si manifesta in genere con la presenza nelle urine di sangue visibile a occhio nudo (ematuria macroscopica), ricorrente, di colore rosso vivo fluido o misto a coaguli, accompagnata da disturbi da irritabilità vescicale (pollachiuria, stranguria, tenesmo (spasmo dello sfintere vescicale) e minzione imperiosa, più comuni in forme neoplastiche più avanzate.
Come prepararsi all'esame
La citologia urinaria prevede la raccolta di un campione di urina, per tre giorni consecutivi. L’esame standard si basa sulla raccolta di tre campioni, generalmente. Ogni campione va raccolto una volta al giorno, per tre giorni. Il paziente dovrà essere educato alla corretta procedura di raccolta delle urine. Assume fondamentale rilevanza, per un iter diagnostico corretto, che l’operazione di raccolta del campione di urine sia accompagnata da un’anamnesi dettagliata con attenzione ai dettagli (es. dopo terapie con irradiazione della pelvi o cicli di chemioterapia (es.
Altrettanto importanti sono la codifica e la standardizzazione del processo di raccolta delle urine. Le urine vanno raccolte all’interno di un contenitore a bocca larga, sterile, pre-riempito di un conservante o fissativo che non deve essere assolutamente gettato a meno di invalidare l’esame. N.B. il contenitore va aperto solo al momento della raccolta delle urine.
Non dovrebbe essere utilizzata la prima urina del mattino dato che sono presenti frequentemente cellule degenerate nella vescica che si accumulano durante il riempimento notturno. Se possibile evitare di raccogliere le urine del primo mattino: i campioni raccolti con il primo getto di urina hanno una marcata degenerazione degli elementi. Si consiglia, pertanto, di raccogliere il materiale ottenuto dalla seconda minzione, dopo un’attività fisica che faciliti l’esfoliazione cellulare. Bisogna bere un bicchiere d’acqua ogni mezz’ora per un’ora e mezza all’incirca e, dopo avere lavato i genitali, si può raccogliere l’urina (eliminando il primo getto e riempiendo fino al segno “45” del contenitore). Non bisogna assolutamente utilizzare le urine delle 24 ore.
I campioni vanno richiusi accuratamente e devono essere recapitati in breve tempo (al massimo entro un'ora dalla raccolta) per evitare processi degenerativi. L’ideale sarebbe far pervenire in tempi brevi le urine al laboratorio. Far pervenire il campione delle urine raccolte in un massimo di 2 ore al laboratorio. Se ciò non è possibile, è opportuno conservare l'urina in frigorifero e consegnare i tre campioni solamente al terzo giorno.
Interpretazione dei Risultati
La citologia urinaria prevede l'osservazione microscopica dell'urina, dopo la colorazione panottica del campione. La citologia urinaria è un esame non invasivo che evidenzia nelle urine la presenza di cellule uroteliali atipiche o neoplastiche.
Il valore predittivo positivo dell’esame citologico supera il 90% (circa 9 pazienti su 10 con citologia positiva sono realmente affetti da un tumore delle vie urinarie). Alcuni falsi positivi si possono verificare in presenza di infiammazioni vescicali con il riscontro di cellule reattive che in alcuni casi possono assomigliare a quelle tumorali. come in caso di infezioni o calcolosi. In presenza di un risultato positivo, il paziente dovrà essere sottoposto ad esami di secondo livello come la cistoscopia, la TC con mezzo di contrasto, le biopsie multiple della vescica (mapping vescicale) e/o l'ureterorenoscopia (URS).
Il valore predittivo negativo del test è basso: questo significa che un risultato negativo dopo citologia urinaria non esclude la presenza di un tumore delle vie urinarie. Circa il 70% dei pazienti con un tumore uroteliale presenta infatti un esame citologico urinario negativo. Questo deriva dal fatto che la desquamazione delle cellule tumorali è assente o molto scarsa in presenza di tumori papillari poco avanzati, che rappresentano (fortunatamente) la maggioranza dei casi. La possibilità che il test risulti positivo è molto più alta in presenza di tumori avanzati o in caso di tumori sessili (“carcinoma in situ”).
Un risultato dubbio alla citologia urinaria può indicare lo sviluppo di una neoplasia a basso grado di malignità o la presenza di un'infiammazione delle vie urinarie (es.
Anche in presenza di primi riscontri negativi in questi esami sarà comunque necessario eseguire ulteriori approfondimenti diagnostici come le biopsie multiple della vescica (“mapping vescicale”) e/o l’uretero-reno-scopia retrograda (“URS”).
Limitazioni dell'Esame
La bassa sensibilità di quest'analisi deriva dal fatto che la desquamazione delle cellule tumorali è assente o molto scarsa in presenza di neoplasie uroteliali poco avanzate. L’esame citologico urinario non è un valido strumento di screening per la diagnosi di esclusione del tumore vescicale.
Conclusioni
La citologia urinaria è un test non invasivo che può contribuire alla diagnosi di un tumore della vescica o delle vie urinarie. Si esegue di solito nei pazienti con ematuria o sintomi urinari irritativi non spiegabili con problemi benigni. E’ utile inoltre nel follow up dei pazienti già trattati per riconoscere una recidiva tumorale.
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