Chi ha la glicemia alta può mangiare mandarini?

Quando si parla di frutta e diabete c’è spesso confusione. La frutta è uno degli alimenti essenziali per una dieta sana, anche per coloro che hanno il diabete. Come sappiamo la frutta contiene zuccheri (carboidrati), fattore di cui deve tenere conto chi ha la glicemia alta. In realtà, quando si parla di frutta e diabete, non esistono divieti assoluti.

È vero, infatti, che alcuni frutti contengono una maggiore percentuale di zuccheri, ma ciò non giustifica un loro completo allontanamento dalla tavola di chi soffre di diabete. Mangiare frutta fresca di stagione è molto importante, in quanto contiene nutrienti utili al benessere di tutto il nostro organismo.

Il ruolo degli agrumi

Gli agrumi sono ricchi di acidi organici, vitamine, antiossidanti e fibre. Tutte sostanze molto utili per il mantenimento della salute, la prevenzione di molte patologie e la gestione di queste dove presenti. Il dottor Danilo Cariolo, biologo e nutrizionista, ha spiegato che “gli agrumi possono rappresentare un valido alleato per chi soffre di diabete di tipo 2 e non solo. I frutti derivanti dalle piante del genere “Citrus” possono essere d’aiuto anche in condizioni di obesità, uricemia e gotta, ipertensione, arteriosclerosi, sindrome metabolica”.

I mandarini: un'opzione salutare?

I mandarini sono frutti tipicamente invernali, ricchi di proprietà benefiche per la nostra salute. In molti però si chiedono quale sia la quantità ideale da consumare. Il mandarino ha molteplici proprietà benefiche per il nostro organismo. È ricco di Vitamina C ed è fonte anche di vitamine dei gruppi A, B e P. Contiene inoltre numerosi minerali fra i quali potassio, magnesio, ferro e calcio.

Il notevole apporto di fibre che donano questi frutti aiuta inoltre a regolarizzare la funzionalità intestinale. Si tratta di agrumi altamente digeribili, molto utili anche nella prevenzione di malattie legate al raffreddamento. Proteggono inoltre le ossa ed i capillari, favorendo anche l’attività del cuore. La buccia del mandarino è inoltre ricca di limonane, una sostanza dal potere antiossidante. Dalla buccia si ricava un olio che ha proprietà utili contro la cellulite.

Come consumare i mandarini in caso di glicemia alta

I mandarini aiutano nella lotta contro la glicemia alta, ma non bisogna eccedere nella quantità. La quantità consigliata di mandarini deve essere parametrata in base alle caratteristiche di ogni singola persona. I mandarini possono dunque tranquillamente costituire un gustoso e salutare spuntino lontano dai pasti.

Come tutta la frutta anche gli agrumi contengono zuccheri semplici anche se il loro sapore a volte potrebbe portare a pensare il contrario. In primo luogo non mangiare agrumi o frutta in genere, alla fine di un pasto dove la quantità di alimenti contenenti carboidrati è stata già alta. Se invece il pasto è stato equilibrato è importante stare attenti alla quantità totale di carboidrati di un pasto.

Se a pranzo o cena mangiamo pasta/pizza/pane/patate, ossia un pasto alquanto ricco di carboidrati, dovremo fare maggiormente attenzione alla quantità di frutta da consumare. È il carico glicemico dell’intero pasto (e non della sola frutta!) il responsabile di un eventuale innalzamento glicemico.

Per chi soffre di diabete, una porzione di frutta non dovrebbe mai contenere più di 15 grammi di carboidrati. La grandezza di tale porzione varia semplicemente in base al contenuto di carboidrati presenti nel frutto. Sarà dunque ovviamente maggiore per quelli a basso indice glicemico e minore per la frutta che contiene più zuccheri. Rispettando questa fondamentale indicazione, l'impatto dei due alimenti sui livelli di glucosio nel sangue sarà molto simile, anche se non identico.

Fattori da considerare

  • Indice glicemico: È legato sia alla quantità che alla qualità di carboidrati che un determinato alimento contiene.
  • Carico glicemico: È il carico glicemico dell’intero pasto il responsabile di un eventuale innalzamento glicemico.
  • Fibre contenute nella frutta: Più c'è fibra e minore è il picco glicemico raggiunto dopo la digestione.
  • Forma sotto cui viene consumata: Nonostante le spremute e i succhi di sola frutta (che si tratti di arance, mele o uva!) non abbiano zuccheri aggiunti, è sempre bene evitarli in caso di iperglicemia.
  • Grado di maturazione.
  • Quantità consumata: Come abbiamo già detto, non è necessario eliminare del tutto la frutta più zuccherina, bensì ridurre le porzioni.
  • Con quali alimenti associamo la frutta.

Consigli generali

Chi soffre di diabete (di tipo 1 o 2) è bene che eviti i picchi glicemici postprandiali (ossia a 2 ore dal pasto). È opportuno controllare l’assunzione della frutta definita “zuccherina”, come uva, fichi, cachi e banane, perché ricca di fruttosio (zucchero) e, come tale, contribuisce in modo significativo all’aumento della glicemia. Questo non significa eliminare del tutto questi frutti, ma limitarne il consumo a una volta a settimana facendo anche attenzione a ridurne le porzioni.

Da evitare invece tutta la frutta sciroppata e i succhi di frutta, mentre è preferibile limitare i centrifugati perché sono un concentrato degli zuccheri di frutta e verdura, e hanno un ridotto contenuto di fibre. È importante imparare a suddividere la frutta nei pasti durante tutta la giornata, a partire dalla colazione, da non saltare mai, fino ad arrivare alla cena.

Innanzitutto una porzione di frutta dovrebbe essere di circa 150 grammi, meglio con la buccia ben lavata perché ricca di fibre. Se si desidera mangiare la frutta a colazione, la si può associare a un vasetto di yogurt magro naturale e fette biscottate integrali, fiocchi di avena o biscotti integrali secchi.

Il consumo di mandarini e degli agrumi in generale, può talvolta contrastare con i farmaci.

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