La sanità nella regione Lombardia non è fatta solo di scandali; in ematologia, la Regione è un modello di riferimento nazionale, sia per quanto riguarda i percorsi diagnostico-terapeutici, sia per l'accesso ai trattamenti.
Di sicuro, la Sanità in Italia non sta passando un buon periodo, da qualche anno a questa parte. Quando negli ultimi mesi si è parlato di salute, in diverse regioni d’Italia si alludeva a problemi gravi nell’assistenza e, talvolta, addirittura scandali di gestione delle risorse o di corruzione. Un esempio su tutti è sicuramente quello della Lombardia. Per fortuna, però, non tutto ciò che riguarda la sanità lombarda va male.
In particolare, in un incontro pubblico è stato fatto il punto sul “modello lombardo” in ematologia e sui più recenti traguardi raggiunti dalla ricerca scientifica nazionale e internazionale contro le malattie del sangue: le strutture sanitarie della Regione impegnate nella cura delle malattie del sangue quali leucemie, linfomi, mielomi, anemie, patologie emorragiche e trombotiche rappresentano oggi un modello di riferimento nazionale, che permette ai pazienti di beneficiare dei migliori percorsi diagnostico-terapeutici e di accedere alle terapie più innovative.
La Rete Ematologica Lombarda (REL)
Per assicurare a tutti i pazienti lombardi i percorsi di cura e le terapie più aggiornate ed efficaci per il trattamento delle malattie del sangue, come gli anticorpi monoclonali, che hanno rivoluzionato l’approccio terapeutico nei confronti dei linfomi e cambiato le prospettive di sopravvivenza, nel 2008 si è costituita la Rete Ematologica Lombarda (REL).
“Scopo della REL è garantire ai cittadini della Regione pari opportunità di cura e appropriatezza di interventi in tutte le strutture sanitarie collegate”, ha spiegato Enrica Morra, direttrice del Dipartimento di Ematologia e Oncologia, Direttore Struttura Complessa di Ematologia, A.O. Ospedale Niguarda Cà Granda di Milano.
Una delle peculiarità dei centri della REL è l’inserimento nei circuiti di ricerca dove si sperimenta l'innovazione farmacologica, che mette al centro la qualità di vita del paziente anche nelle malattie ematologiche. I centri lombardi sono attualmente coinvolti in studi clinici internazionali volti a sperimentare una nuova formulazione degli anticorpi monoclonali a somministrazione sottocutanea per il trattamento dei linfomi.
Vantaggi della somministrazione sottocutanea
“La somministrazione sottocute di anticorpi monoclonali presenta indubbi vantaggi: maggiore accettazione della terapia meno invasiva e più rapida; a fronte delle 5-6 ore di infusione endovenosa sono sufficienti meno di dieci minuti; risparmio di tempo per il paziente; minore ospedalizzazione e costi ridotti per il Centro”, ha commentato Giuseppe Rossi, Direttore Struttura Complessa di Ematologia e Dipartimento Oncologia Medica, A.O. Spedali Civili di Brescia.
Linfomi: Una Sfida in Ematologia
I linfomi sono tumori del sistema linfatico e rappresentano la malattia oncoematologica più frequente. Nel mondo occidentale, i linfomi non-Hodgkin sono il 5° tipo di tumore per diffusione e si prevede che nel 2030 saranno le neoplasie più diffuse a livello mondiale, dal momento che negli ultimi 20 anni la loro incidenza è costantemente aumentata. In Italia ogni anno si contano 12.000 nuovi casi. Negli ultimi anni si è però registrata una sensibile riduzione della mortalità per linfomi, pari al 10-15%.
“L’avvento degli anticorpi monoclonali, in grado di colpire il difetto della cellula linfomatosa, è stato il punto di svolta, insieme a una migliore conoscenza della malattia, che ha permesso di identificare le diverse famiglie di linfoma, favorendo la personalizzazione della cura con molecole innovative specifiche per quel particolare linfoma e per il singolo paziente”, ha continuato Luca Baldini, Professore di Ematologia, Università degli Studi di Milano e Fondazione IRCCS Policlinico.
Altra importante opzione terapeutica per le forme di linfoma particolarmente aggressiva è il trapianto di cellule staminali emopoietiche, terapia di seconda linea o “di salvataggio” dopo che si è documentata una ricaduta della malattia oppure quando la malattia è resistente alla terapia di prima linea. Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo, Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo. “Questa remissione è duratura nel tempo in oltre il 50% dei casi. Per i pazienti che non rispondono alla terapia di salvataggio o per quei pazienti che ricadono dopo essere stati trattati con essa, si può porre l’indicazione al trapianto allogenico che permette di guarire in maniera definitiva oltre la metà di questi pazienti”.
L'Impegno di Humanitas in Ematologia
L’Unità Operativa di Ematologia di Humanitas si occupa della diagnosi e terapia delle varie patologie ematologiche. L’Unità Operativa di Ematologia si propone di garantire al paziente un elevato standard qualitativo di diagnosi e trattamento di tutte queste patologie, sviluppando nel contempo una vasta area di ricerca sia clinica sia di base che renda possibile lo sviluppo di trattamenti innovativi.
- Centro per le terapie cellulari: si occupa dello sviluppo di modalità innovative per l’applicazione di farmaci antitumorali a dosi mieloablative con supporto di cellule staminali autologhe; ha attivato un programma di trapianto di midollo osseo allogenico da donatore compatibile con terapie non mieloablative e un Centro di Terapia CAR-T indirizzato alla cura di malattie ematologiche e oncologiche.
- Centro per lo studio della predisposizione genetica alle Neoplasie Mieloidi:prevede un percorso ambulatoriale multidisciplinare dedicato (con diverse figure professionali con competenza specifica in ambito ematologico e genetico).
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