Brufen e Glicemia: Effetti Collaterali e Interazioni

Alcuni principi attivi possono anticipare il diabete in persone già predisposte, mentre altri possono causare obesità o squilibri nella betacellula, portando al diabete di tipo 2. Quasi sempre il gioco 'vale la candela' perché la terapia tiene a bada malattie ben più gravi.

Farmaci e Diabete: Una Relazione Complessa

«Mi è venuto il diabete per colpa di un farmaco», affermano molte persone. Può essere? «Sì, può succedere: alcune categorie di farmaci prescritti per terapie di lunga durata, in modo diversi, hanno come effetto secondario un marcato aumento della glicemia», risponde Carlo Bruno Giorda, responsabile della Struttura complessa di Malattie Metaboliche e Diabetologia della Asl Torino 5, «in alcuni casi il pancreas riesce a reagire alla ‘sfida’ posta dal farmaco e mantenere comunque la glicemia nella norma, in altri casi dà luogo a quello che possiamo definire un ‘diabete temporaneo’.

Finché dura la somministrazione del farmaco, per esempio a base di cortisonici, le glicemie tendono a restare sopra i livelli ‘di guardia’ per poi abbassarsi quando la cura termina o è sospesa. Più frequente il caso in cui la terapia slatentizza un equilibrio già instabile, è la ‘goccia che fa traboccare il vaso’ e anticipa un diabete che forse prima o poi si sarebbe manifestato comunque.

«Questi effetti sono ben noti ai Medici di Medicina Generale e agli specialisti che prescrivono queste terapie», sottolinea Fabio Baccetti che lavora presso la SSD di Diabetologia e Malattie Metaboliche a Massa e Carrara, «il fatto è che stiamo parlando di terapie efficacissime che non hanno alternative valide.

Corticosteroidi

Quali farmaci possono creare o anticipare il diabete di tipo 2? I più comuni sono i corticosteroidi o cortisonici. «Sono principi attivi simili al cortisone naturalmente prodotto dall’organismo. Oltre a essere un potente anti-infiammatorio, il cortisone ha una azione esattamente opposta a quella dell’insulina», spiega Baccetti che presiede la Sezione regionale Toscana della Associazione Medici Diabetologi, «è il cortisone per esempio che poche ore prima del risveglio e nei momenti di stress aumenta naturalmente la quota di glucosio nel sangue».

Cosa si può fare? «Prima di tutto il medico che prescrive cortisonici per terapie di lunga durata valuterà il rischio che il paziente ha di sviluppare il diabete sulla base dei consueti fattori di rischio, poi potrà raccomandare l’esercizio fisico e una alimentazione povera di zuccheri semplici e un frequente controllo anche domiciliare della glicemia», nota Giorda che è stato presidente della Associazione Medici Diabetologi nel biennio 2011-2013. «Può chiedere alla persona di effettuare periodici controlli della glicemia, se la glicemia supera i livelli di guardia si può impostare una terapia con metformina o nei maschi con pioglitazone.

Anti-psicotici

I farmaci anti-psicotici invece portano al diabete come conseguenza del rapido aumento di peso. L’effetto è rilevante, anche se è un po’ meno marcato nei farmaci ‘atipici’ o di seconda generazione. E il rapido aumento di peso facilita la comparsa del diabete.

Cosa si può fare? «Questi farmaci curano disturbi molto seri, invalidanti e pericolosi per il soggetto, nota Baccetti che nel XIX Congresso della Associazione Medici Diabetologi tenuto a Roma nel maggio 2013 ha presieduto una sessione dedicata proprio all’effetto diabetogeno di questi farmaci.

«Sicuramente lo psichiatra raccomanderà di ridurre l’effetto obesiogeno del farmaco con una pratica di esercizio fisico e con una alimentazione moderata. Nella sessione che ho presieduto a Roma il collega svedese Lindh ha presentato dati che mostrano come la contemporanea somministrazione di Metformina in questi soggetti, seppur non ancora diabetici, ne riduca il rischio di sviluppare la malattia grazie all’azione sul peso e soprattutto sull’insulino resistenza.

In un paziente che ha un forte rischio di sviluppare diabete gli psichiatri potrebbero valutare in certo casi se passare dai farmaci antipsicotici classici (fenotiazine, butirrofenoni, tioxanteni: ad esempio aloperidolo, cloropromaziona, clotiapina, promazina) a quelli atipici o di seconda generazione che possono avere effetti secondari meno marcato come Clozapina, olanzapina, quetiapina, risperidone o ziprasidon.

Lo stesso discorso vale per gli inibitori della proteasi e della transcrittasi inversa che hanno permesso alle persone HIV positive di tenere sotto controllo quella gravissima e spesso mortale sindrome che è l’Aids. «Questi farmaci hanno un effetto iperglicemizzante in quanto riducono la secrezione di insulina da parte della betacellula, e perché pare agiscono su quei ‘canali’ che fanno entrare il glucosio nelle cellule, detti GLUT 4, rallentandone l’azione, ma d’altra parte tengono letteralmente in vita il paziente.

Diuretici tiazidici e beta bloccanti

Il punto di equilibrio è meno chiaro per farmaci che non ‘salvano la vita’ ma contribuiscono a controllare dei fattori di rischio e che hanno delle alternative. È il caso dei diuretici tiazidici (Clorotiazide, Clortalidone, Idroclorotiazide, Triclormetiazide, Idroflumetazide, Metolazone, Chinetazone). Sono i ‘grandi vecchi’ tra i farmaci contro la pressione e i beta bloccanti di prima generazione.

I tiazidici non sono i farmaci di prima scelta nel trattamento dell’ipertensione nel diabete e nelle persone a rischio di diabete”, ricorda Baccetti ma possono essere utilizzati in aggiunta ad altri farmaci per raggiungere gli obiettivi pressori. I timori sull’effetto diabetogeno delle statine sono invece molto limitati.

Cosa si può fare

Lo specialista che prescrive per lungo tempo farmaci che possono ‘far venire il diabete’ deve prendere in considerazione questi aspetti «dovrebbe mettere in guardia il paziente e consigliargli di modificare le sue abitudini di vita, aumentando l’esercizio fisico e riducendo le quantità di calorie in modo da compensare almeno in parte l’effetto dei farmaci che sta per prescrivere.

Dovrebbe anche consigliare al paziente di monitorare non occasionalmente la sua glicemia sia a digiuno sia a due ore dal pasto», nota Giorda che presiede il Centro Studi e Ricerche dell’AMD, «sicuramente io consiglierei al paziente che non ha ricevuto una informazione precisa su questo aspetto della terapia di rivolgersi al Medico di Medicina Generale e chiedergli aiuto e consiglio su come contrastare gli effetti diabetogeni della terapia che comunque deve seguire.

Un accesso diretto alla specialistica potrebbe essere improprio. Come past president di AMD devo dire che c’è attenzione da parte delle società scientifiche non diabetologiche verso questo tema. Il congresso AMD che ha chiuso il mio biennio come presidente ha previsto ed era forse la prima volta una sessione sugli effetti diabetogeni delle terapie con antipsicotici.

Certo questo temi ‘di frontiera’ rischiano di risultare un poco marginali sia per noi diabetologi sia per gli psichiatri o per gli immunologi e le altre società scientifiche.

Brufen: Effetti Collaterali e Precauzioni

Il foglietto illustrativo del medicinale elenca una serie allarmante di effetti collaterali, anche a lungo termine, che specialmente per una persona affetta da diabete di tipo 1 quale sono io, suonano piuttosto preoccupanti. Il rischio di emorragia gastrointestinale è dipendente dalla dose e dalla durata del trattamento.

Possibili Effetti Collaterali del Brufen

  • Effetti renali: Compromissione renale, poiché la funzionalità renale può deteriorarsi ulteriormente. L'assunzione abituale di analgesici può portare a un danno renale permanente con rischio di insufficienza renale.
  • Effetti epatici: Disfunzione epatica. Dopo la sospensione del trattamento, lo stato di salute di solito si normalizza.
  • Effetti cardiovascolari e cerebrovascolari: Si richiede particolare cautela prima di iniziare il trattamento a lungo termine in pazienti con fattori di rischio per eventi cardiovascolari.
  • Reazioni cutanee severe: Sono state riportate molto raramente reazioni cutanee gravi, alcune delle quali fatali. L’uso di ibuprofene deve essere sospeso alla prima comparsa di rash cutaneo, lesioni della mucosa o qualsiasi altro segno di ipersensibilità.

Interazioni Farmacologiche del Brufen

  • Anticoagulanti: Aumento del rischio di sanguinamento.
  • Diuretici, ACE inibitori, beta bloccanti e antagonisti dell'angiotensina II: I FANS possono ridurre l'effetto dei diuretici e di altri farmaci antiipertensivi.
  • Ciclosporina: Aumento del rischio di un effetto dannoso sui reni.
  • Mifepristone: I FANS possono diminuire l'efficacia del mifepristone.

Posologia e Modo d'Uso

La dose iniziale per adulti e adolescenti con peso corporeo ≥ 40 kg (12 anni di età e oltre) è di 200 mg o 400 mg. Se necessario, può essere assunta una dose addizionale. L'intervallo tra le dosi deve essere di almeno 6 ore per una dose da 400 mg e di almeno 4 ore per una dose da 200 mg. La dose massima non deve superare i 1200 mg in qualsiasi periodo di 24 ore.

Avvertenze

Gli effetti indesiderati possono essere minimizzati con l’uso della minima dose efficace per la più breve durata possibile di trattamento necessaria per controllare i sintomi. Si deve usare cautela durante la somministrazione di ibuprofene in pazienti che soffrono di determinate condizioni, che possono peggiorare.

  • Disturbi congeniti del metabolismo della porfirina.
  • Disturbi della coagulazione.
  • Direttamente dopo interventi di chirurgia maggiore.
  • Lupus eritematoso sistemico e malattia mista del tessuto connettivo.
  • Ipertensione e/o insufficienza cardiaca.

Brufen: Indicazioni Terapeutiche e Controindicazioni

Indicazioni Terapeutiche

Brufen è indicato per il trattamento sintomatico del dolore da lieve a moderato, quale cefalea, dolore dentale, dolore mestruale e febbre e dolore nel raffreddore comune. Come antireumatico in osteoartrosi, periartrite scapolo-omerale, lombalgie, sciatalgie, radicolo-nevriti; fibrositi, tenosinoviti, miositi, traumatologia sportiva; artrite reumatoide, morbo di Still. Come analgesico in forme dolorose di diversa eziologia: nella traumatologia accidentale e sportiva; nella pratica dentistica, nei dolori post-estrazione e dopo interventi odontostomatologici; in ostetricia: nel dolore post-episiotomico e post-partum; in ginecologia: nella prevenzione e nel trattamento della dismenorrea; in chirurgia: nel trattamento del dolore post-operatorio; in oculistica: nel dolore post-operatorio e nelle forme dolorose di varia eziologia; in medicina generale: nel trattamento di emicrania e cefalea.

Controindicazioni

L’ibuprofene è controindicato nei pazienti con:

  • Ipersensibilità alla sostanza attiva o a uno qualsiasi degli eccipienti.
  • Precedenti reazioni da ipersensibilità (ad es. broncospasmo, angioedema, rinite, orticaria o asma) in risposta all’acido acetilsalicilico (ASA) o ad altri antinfiammatori non steroidei (FANS).
  • Presenza o anamnesi di ulcera peptica/emorragia ricorrente.
  • Anamnesi di emorragia gastrointestinale o perforazione relativa a precedenti trattamenti con FANS.
  • Grave insufficienza epatica, grave insufficienza renale o grave insufficienza cardiaca.
  • Bambini al di sotto di 20 kg di peso (circa 6 anni di età) per le formulazioni da 200 mg, o adolescenti al di sotto di 40 kg di peso o bambini minori di 12 anni di età per le formulazioni da 400 mg.
  • Emorragia cerebrovascolare o altri tipi di emorragia attiva.
  • Disturbi della formazione del sangue non chiariti.
  • Grave disidratazione.
  • Durante l’ultimo trimestre di gravidanza.

Interazioni con Altri Medicinali

L'ibuprofene (come altri FANS) deve essere utilizzato con cautela in associazione con:

  • Corticosteroidi: aumento del rischio di ulcerazione o emorragia gastrointestinale.
  • Anticoagulanti: i FANS possono aumentare gli effetti degli anticoagulanti, come il warfarin.
  • Acido acetilsalicilico e altri FANS: queste sostanze possono far aumentare il rischio di reazioni avverse a carico del tratto gastrointestinale.
  • Agenti antiaggreganti e inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRIs): aumento del rischio di emorragia gastrointestinale.
  • Diuretici, ACE inibitori e antagonisti dell'angiotensina II: i FANS possono ridurre l'effetto dei diuretici e di altri farmaci antiipertensivi.
  • Litio: la somministrazione contemporanea di litio e FANS provoca aumento dei livelli plasmatici di litio per ridotta eliminazione.
  • Metotrexato: i FANS possono inibire la secrezione tubulare del metotrexato e ridurne la clearance con conseguente aumento del rischio di tossicità.

Glicemia e Farmaci: Ulteriori Considerazioni

La glicemia è sottoposta a un sistema di regolazione fisiologica che può essere interrotto da alcuni farmaci. Il glucosio (zucchero) è una fonte di energia essenziale per il corretto funzionamento delle nostre cellule e degli organi vitali. La glicemia è il livello di glucosio nel sangue, regolato principalmente dal sistema ormonale.

Ipoglicemia e Iperglicemia

L'ipoglicemia è definita da un livello di glucosio nel sangue inferiore a 0,7 g/L, mentre l'iperglicemia è definita da un livello di glucosio nel sangue superiore a 1,1 g/L. Entrambe le condizioni possono essere influenzate da farmaci.

Farmaci che Richiedono Misure Precauzionali nei Diabetici

Il monitoraggio regolare della glicemia è raccomandato per i diabetici di tipo 1 (a volte di tipo 2). I trattamenti ipoglicemici antidiabetici come l'insulina, le sulfoniluree (o sulfonamidi) possono causare episodi ipoglicemici.

Farmaci che Possono Causare Diabete

Alcuni farmaci causano quello che viene chiamato "diabete indotto", cioè il diabete indotto da farmaci. Ciò vale in particolare per la terapia con corticosteroidi (uso di steroidi), che richiede un controllo preterapeutico.

Sintesi dei Farmaci che Disturbano la Glicemia

Molti farmaci possono causare variazioni nei livelli di zucchero nel sangue. Mentre le variazioni sono minime per la maggior parte della popolazione generale, le persone con diabete devono essere particolarmente vigili sull'assunzione di determinati farmaci.

Classe Farmacologica Esempi Effetto sulla Glicemia
Corticosteroidi Prednisone, Desametasone Aumento
Antipsicotici Olanzapina, Quetiapina Aumento
Diuretici Tiazidici Idroclorotiazide Aumento
Beta-bloccanti Propranololo, Atenololo Variabile
FANS (Alte Dosi) Ibuprofene, Naprossene Diminuzione (raro)

Nota: Se si riscontrano segni clinici insoliti a seguito di un cambiamento del trattamento o del dosaggio, parlate con un operatore sanitario, ma non interrompete mai il trattamento senza il parere del medico.

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