Biopsia Vulvare: Procedura e Post-Operatorio

La biopsia vulvare è una procedura diagnostica cruciale per identificare e valutare le lesioni a livello della vulva. Data la complessità e la sensibilità di quest'area, è essenziale comprendere a fondo la procedura, la preparazione necessaria e il decorso post-operatorio.

Importanza della Biopsia Vulvare

La vera natura biologica delle lesioni vulvari è difficile da determinare senza un prelievo bioptico rappresentativo. Infatti, l’esame vulvoscopico può solo guidare, indicando il tessuto da sottoporre a prelievo, senza avere il potere pre-diagnostico dell’esame colposcopico applicato alla cervice uterina.

La biopsia vulvare rappresenta un momento cruciale, sia per la difficoltà di identificare la lesione, sia perché le lesioni sono spesso multifocali, manifestandosi in più sedi differenti. Come conseguenza, la biopsia vulvare talora richiede più prelievi di tessuto sospetto, includendo parte di tessuto sano, per agevolare l'anatomo-patologo nel trarre le proprie conclusioni.

Preparazione e Anestesia

Tutti i trattamenti effettuati a carico delle strutture vulvari, inclusa la biopsia, devono essere sempre preceduti da un’adeguata preparazione e infiltrazione con anestetico locale. A differenza della biopsia di portio, la biopsia di tessuto vulvare deve essere sempre adeguatamente "preparata" e preceduta da un’adeguata infiltrazione con anestetico locale, non solo tramite l’applicazione di preparati anestetici locali di superficie.

L’anestetico locale più comunemente usato è la “lidocaina” al 2%. L’infiltrazione di anestetico locale viene generalmente effettuata mediante un ago sottile, del calibro di 26 G (Gauge), un ago di quelli “da insulina”. Il quantitativo di terminazioni nervose richiede un’adeguata copertura anestetica prima dell’intervento e una terapia antidolorifica e antinfiammatoria dopo la procedura.

Particolarità dell'Innervazione Vulvare

Una certa parte della patologia vulvare sospetta per neoplasia si manifesta a carico del tessuto periclitorideo e della parte superiore delle piccole labbra. Queste sedi sono caratterizzate da un'innervazione particolarmente fitta, per cui la sensibilità dolorifica è molto elevata. Anche la vascolarizzazione è particolarmente ricca e l’effettuazione di una buona emostasi richiede parecchio impegno e pazienza.

Tipi di Biopsia Cutanea

Esistono diversi tipi di biopsie cutanee, ciascuno indicato per specifiche situazioni cliniche:

  • Biopsia escissionale: rimozione completa della lesione, inclusi i margini di pelle circostante.
  • Biopsia incisionale: prelievo di un campione cutaneo con bisturi o punch.
  • Biopsia “saucerization” (shave profonda): rimozione della lesione con rasatura, con un margine di pelle circostante.

Procedura di Biopsia

Solitamente la procedura viene effettuata in ambulatorio. Il medico che la esegue deve informare il paziente riguardo ai motivi che lo portano a eseguire la biopsia e al tipo di procedura usata. Il paziente deve informare il medico sulla sua storia clinica, su eventuali allergie a farmaci e anestetici locali, e su eventuali trattamenti in corso.

Post-Operatorio

Talora, allo scopo di permettere una corretta guarigione delle sedi dalle quali è stato asportato tessuto, è necessario ricorrere a qualche punto di sutura. In ogni caso, l’uso della moderna “tecnica elettrochirurgica con pinze bipolari” è quasi sempre in grado di risolvere l’inconveniente, realizzando una corretta emostasi senza arrecare danno ai tessuti.

Dopo la biopsia, è importante seguire attentamente le indicazioni mediche per garantire una corretta guarigione:

  • Le medicazioni vanno ripetute e mantenute per un periodo di circa 5-10 giorni.
  • Si può riprendere l’attività lavorativa immediatamente in caso di prelievi bioptici di piccole dimensioni; un periodo di convalescenza di 24-48 ore è previsto per rimozioni più estese.
  • Proteggere le cicatrici dai raggi solari per circa 4-5 mesi per prevenire infiammazioni.

Possibili Disagi e Rischi

No, i prelievi di tessuto sono effettuati in anestesia locale. I pazienti in genere riportano soltanto un senso di tensione della pelle nell’area interessata dall’indagine. Anche il fastidio che si può riscontrare nei due giorni successivi si allevia facilmente con la semplice applicazione di ghiaccio.

Il medico può prescrivere antidolorifici per alleviare il dolore nel sito della biopsia. Se sono stati applicati punti di sutura si deve prestare un po’ più attenzione, evitare alcuni movimenti e cercare di mantenere l’area asciutta. Più raramente si può avvertire dolore, sanguinamento o può insorgere un’infezione. In questi casi è consigliato farsi rivalutare dal medico.

Vulvoscopia

La vulvoscopia è un'indagine diagnostica ginecologica di secondo livello che può essere utile per evidenziare infiammazioni, infezioni in corso o processi degenerativi a carico dei genitali femminili esterni. Allo stesso modo della colposcopia, la vulvoscopia prevede l'osservazione ingrandita (fino a 40 volte) e ben illuminata della mucosa vulvare, per evidenziare al meglio eventuali lesioni non visibili a occhio nudo.

Durante la vulvoscopia, inoltre, possono esser riscontrati segni indicativi di herpes genitale (gruppetti di piccole vescicole), lichen simplex (traumatismi evocativi esterni, come il grattamento, per un prurito vulvare), condilomi acuminati (escrescenze a livello perianale o vulvare) e bartolinite (infiammazione delle ghiandole di Bartolini).

Colposcopia

La colposcopia è un esame che consente una visualizzazione accurata della cute della vulva, della mucosa della vagina e del collo dell’utero. Per eseguire la colposcopia, il ginecologo si serve di uno strumento di ingrandimento chiamato “colposcopio”. Le superfici da esaminare verranno quindi delicatamente tamponate con un batuffolo di cotone imbevuto di acido acetico e, talvolta, di una soluzione iodata.

Qualora l’esame abbia rivelato la presenza di una o più aree anomale, verranno quindi effettuate una o più biopsie in corrispondenza di queste aree, in modo che l’analisi al microscopio del tessuto prelevato possa dare un giudizio finale.

Altre Condizioni Vulvari

Oltre alle neoplasie, diverse altre condizioni possono richiedere una biopsia vulvare per una diagnosi accurata:

  • Coalescenza delle piccole labbra: nelle bambine, dopo un pretrattamento estrogenica locale, si può effettuare la lisi in anestesia locale o sedazione.
  • Lesioni traumatiche vulvare: richiedono un'anamnesi approfondita e una terapia variabile a seconda della complessità della lesione.
  • Cisti ed ascesso della ghiandola del Bartolini: l’evoluzione di questo processo infiammatorio può portare sia all’ascesso, con sintomatologia anche febbrile, dolore e senso di spossatezza, oppure può proseguire con una remissione temporanea e concitazione dell’infiammazione, fino a portare a sclerosi ed indurimento della ghiandola. La cisti infetta ed ascessualizzata va affrontata con un’immediata antibioticoterapia, prima di procedere all’incisione chirurgica della cisti, seguita dal suo svuotamento (drenaggio) ed alla creazione, mediante specifici punti di sutura, di un nuovo sbocco delle secrezioni ghiandolari verso l’esterno (marsupializzazione).
  • Cisti mucosa: formazioni cisti che si riscontrano livello della vulva sono di origine “disontogenetica”, ovvero da difetto di migrazione o da anomala permanenza delle strutture embrionali dalle quali l’apparato genitale prende origine.

Tumore alla Vulva

Il cancro vulvare si presenta comunemente come un nodulo, escrescenza, protuberanza o una lesione ulcerata che spesso dà prurito come sintomo e talvolta sanguinamento. La terapia tipicamente comprende un intervento chirurgico, con l’eliminazione dei linfonodi intorno e la mappatura dei linfonodi sentinella, se necessario. È spesso necessario ricostruire la zona asportata, durante lo stesso intervento, ma trattandosi di interventi molto complessi è necessario rivolgersi a chirurghi esperti in questo tipo di intervento.

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