Interpretazione dei Risultati della Biopsia Prostatica: Una Guida Dettagliata

Il cancro della prostata è una delle neoplasie più frequenti nella popolazione maschile con un'ampia variabilità geografica. La sua incidenza ha subito un costante aumento negli ultimi venti anni, in particolare negli USA e in molti paesi occidentali industrializzati. Il carcinoma della prostata si manifesta raramente con una sintomatologia di accompagnamento.

L'Importanza del PSA nella Diagnosi Precoce

Negli ultimi 20 anni, l'ampia diffusione del dosaggio nel sangue dell'antigene prostatico-specifico (PSA) ha rivoluzionato l'approccio diagnostico al carcinoma prostatico. Il PSA rappresenta ancora il miglior marcatore sierico, utile sia nella diagnosi che nel monitoraggio della malattia. Rappresenta però un marcatore organo-specifico e non tumore-specifico il cui difetto principale è la bassa specificità (alto numero di falsi positivi) legata al fatto che fattori quali l'età, il volume prostatico e le prostatiti possono causarne un aumento.

Non esistono quindi valori normali di riferimento anche se è comunemente accettato che un valore di PSA < 2.5 ng/ml sia da considerare “normale”. Inoltre, per una corretta interpretazione del PSA, deve essere maggiormente considerata la dinamica del PSA e non il suo valore singolo. I programmi di diagnosi precoce, consigliati ai soggetti con età >50 anni o > 45 anni (in caso di familiarità positiva per tumore della prostata), si fondano sull'utilizzo del dosaggio del PSA sierico, unitamente all'esplorazione rettale.

Essa ha però perso gran parte della sua importanza a causa della cosiddetta stage migration, che ha portato a diagnosticare quasi tutti i tumori in fase localizzata e non già metastatica come 20-30 anni fa. Infatti, la quasi totalità dei tumori oggi diagnosticati non sono palpabili all'esplorazione rettale. E' comunque un esame estremamente dipendente dall'esperienza dell'esaminatore e la sua sensibilità, così come la sua specificità, restano notevolmente basse, in quanto consente di esaminare solo la porzione posteriore della ghiandola.

Indicazioni e Procedura della Biopsia Prostatica

In presenza di un sospetto diagnostico, sulla base di un PSA elevato o di una esplorazione rettale dubbia o positiva, viene posta indicazione all'esecuzione di una biopsia della prostata. La biopsia è attualmente l’unico esame che consente di stabilire una diagnosi definitiva di tumore della prostata e consiste nel prelievo di piccoli frammenti (frustoli) della ghiandola prostatica da sottoporre ad analisi di laboratorio.

L’esame dei campioni bioptici prelevati (frammenti di tessuto prostatico) permette di eseguire una diagnosi di certezza della presenza di una neoplasia della prostata. La biopsia prostatica viene eseguita mediante una tecnica di prelievo transrettale o trans-perineale, impiegando l'ecografia prostatica transrettale o tecniche di fusione ecografia/risonanza magnetica per identificare la ghiandola prostatica e/o la lesione sospetta e guidare all'interno della ghiandola un sottilissimo ago per eseguire biopsie multiple (almeno 12-14 prelievi).

Circa il 30-40% dei soggetti con PSA elevato che vengono sottoposti a biopsia prostatica risultano avere un tumore della prostata, mentre nel 60-70% dei casi, il rialzo del PSA è dovuto a fenomeni di tipo infiammatorio o alla fisiologica crescita ghiandolare.

La risonanza magnetica multiparametrica (mpMRI) rappresenta la metodica diagnostica più accurata per l’individuazione di un tumore della prostata clinicamente signficativo. La biopsia prostatica rappresenta dunque di frequente l’ultimo passaggio di visite ed esami prima della diagnosi. È in genere prescritta in base ai risultati di esami precedenti, come la risonanza magnetica, un valore elevato di PSA nel sangue (la sigla PSA sta per antigene prostatico specifico), o dopo che il medico ha rilevato la presenza di noduli all’esplorazione rettale.

Tecniche di Biopsia Prostatica

Nella biopsia sotto guida ecografica il prelievo viene effettuato con un apposito ago guidato da una sonda ecografica. La biopsia della prostata può essere eseguita per via transrettale, ovvero facendo passare l’ago dalla parete anteriore del retto, oppure transperineale, quando l’ago viene introdotto attraverso il perineo (la zona posta tra i testicoli e l'ano), fino a raggiungere la ghiandola.

In entrambi i casi la procedura prevede l’utilizzo di una sonda ecografica transrettale che permette di visualizzare la prostata in tempo reale. A oggi la procedura per via transperineale è l’approccio preferibile per via del minor rischio di infezioni dopo la procedura.

La biopsia prostatica fusion si basa sull’unione di due tipi di immagini: quelle ottenute in precedenza con la risonanza magnetica multiparametrica (RM multiparametrica) e quelle acquisite durante l’ecografia transrettale. La RM multiparametrica è così chiamata perché fornisce informazioni dettagliate su diversi parametri - morfologia, vascolarizzazione, densità cellulare e metabolismo della prostata - permettendo di identificare lesioni sospette che l’ecografia da sola potrebbe non rilevare.

Nelle immagini acquisite durante la risonanza, queste aree risultano ben visibili, con contorni netti e colori diversi in base al probabile grado di malignità. Sovrapponendo tali immagini a quelle ecografiche si ottiene una ricostruzione tridimensionale della prostata, che consente di guidare con maggiore precisione l’ago della biopsia verso le zone con una reale potenzialità tumorale.

La tecnica, essendo mirata, consente di ridurre il numero di prelievi bioptici dai 12-50 del passato ai 2-3 di oggi. Nonostante la riduzione dei prelievi, che causa minori disturbi ai pazienti, l’accuratezza diagnostica dei tumori più aggressivi è maggiore, insieme alla possibilità di una migliore gestione della malattia. Contribuisce, infatti, a selezionare in maniera più accurata i casi da sottoporre a intervento chirurgico perché clinicamente significativi, distinguendoli dai casi meno aggressivi (di basso grado), da monitorare con la cosiddetta sorveglianza attiva.

Come si Esegue la Biopsia Prostatica

In caso di biopsia tradizionale ecoguidata con prelievi casuali sistematici, il medico introduce attraverso il retto una sonda ecografica che permette di visualizzare la prostata e il passaggio dell’ago bioptico. In base al tipo di approccio, transrettale o transperineale, l’ago verrà fatto passare dalla parete anteriore del retto oppure dal perineo, fino a raggiungere la ghiandola prostatica. I prelievi vengono distribuiti all’interno della ghiandola prostatica in maniera casuale, seguendo uno schema a sestanti prostatici. Il numero di prelievi varia in genere da 12 a 14.

Anche in caso di biopsia prostatica mirata con tecnica fusion, la sonda ecografica viene introdotta attraverso il retto. La sincronizzazione delle immagini della RM multiparametrica con le immagini ecografiche consente di effettuare dei prelievi mirati della zona sospetta (in genere 2-3 prelievi).

Nella maggior parte dei casi viene successivamente eseguito un concomitante campionamento del resto della ghiandola prostatica mediante prelievi casuali con tecnica a sestanti, in modo da ottenere comunque una mappatura quanto più accurata possibile, in vista di un eventuale trattamento, nel caso in cui venga diagnosticato un tumore della prostata. Entrambe le tecniche bioptiche possono essere eseguite anche con accesso transperineale, in sedazione o in anestesia locale sulla base delle caratteristiche del paziente.

Chi Può Fare l'Esame

Non esistono particolari controindicazioni a questo tipo di procedura diagnostica. L'esame va effettuato con molta cautela negli uomini che soffrono di malattie della coagulazione del sangue oppure in pazienti che assumono abitualmente farmaci antiaggreganti o anticoagulanti. Un’attenzione particolare va anche dedicata a pazienti con allergie ad anestetici e/o ad antibiotici.

Durata dell'Esame

In tutto l’esame dura intorno ai 10-20 minuti a seconda che venga eseguito in anestesia locale o in sedazione.

Preparazione all'Esame

Almeno 5 giorni prima dell'esame è necessario, se possibile, sospendere i farmaci che interferiscono con la coagulazione, qualora si assumano. Se occorre, il medico li sostituirà con eparina a basso peso molecolare da iniettare sottocute. Per prevenire lo sviluppo di infezioni è necessario seguire una profilassi antibiotica dal giorno prima della biopsia. È prevista, inoltre, l'esecuzione di un clistere per pulire il retto qualche ora prima dell'esame.

Non è consigliabile mettersi alla guida dopo l’esame, pertanto è preferibile farsi accompagnare. Dopo un breve periodo di osservazione è possibile tornare a casa.

La Biopsia Prostatica è Dolorosa?

Prima di effettuare il prelievo, viene sempre effettuata un'anestesia locale. In rari casi è possibile soffrire di un malessere generale con aumento della sudorazione ed eventuale sensazione di perdita di coscienza.

Rischi Immediati e a Lungo Termine

Per quanto ritenuta sicura, la biopsia della prostata è una procedura invasiva e non esente dalla possibilità di complicazioni. Circa 1 persona su 50, al termine dell'esame, fa fatica o non riesce a svuotare spontaneamente la vescica. In questi casi è necessario posizionare temporaneamente un catetere vescicale che verrà rimosso dopo qualche giorno.

A partire dai giorni seguenti l’esame - e fino ad alcune settimane - è frequente riscontrare sangue nelle feci, nell'urina e nello sperma. Generalmente, però, il disturbo scompare spontaneamente e non deve perciò destare preoccupazioni. Raramente può comparire febbre alta, che non va sottovalutata, in quanto potrebbe essere segno di un'infezione in atto. Nel corso dell'esame non si utilizzano radiazioni, né l'indagine comporta rischi a lungo termine.

Osservazione Post-Esame

Dopo l'esecuzione della procedura è opportuno un periodo di osservazione di circa un'ora per sorvegliare la comparsa di eventuali complicazioni immediate. Prima di tornare a casa è anche importante verificare la ripresa delle minzioni spontanee e pertanto al paziente viene chiesto di bere mezzo litro d’acqua per favorire la diuresi. Al fine di ridurre il rischio di sanguinamento, è bene evitare lunghi viaggi in macchina nelle 48 ore successive e i rapporti sessuali per circa una settimana. Per il resto si può riprendere subito la vita normale. In caso di impossibilità alla minzione, di febbre superiore a 38 °C o importante sanguinamento, contattare il pronto soccorso più vicino alla propria abitazione.

Interpretazione dei Risultati: PSA e Gleason Score

Oltre a produrre liquido seminale, la prostata genera anche una molecola nota come l’antigene prostatico specifico o PSA. Una volta che viene diagnosticato il cancro della prostata, si usa monitorare il PSA per monitorare il progresso del cancro. Secondo lo stadio della malattia e il trattamento utilizzato, l’interpretazione da parte del vostro dottore del PSA non sarà basata sugli stessi criteri. Gli esami del PSA sono spesso consigliati dall’età di 50 anni. Il tasso del PSA cresce nei casi di malattia della prostata ma non basta per diagnosticare il cancro.

Per determinare se un paziente stia soffrendo di cancro della prostata viene fatta una biopsia. Questo significa rimuovere piccolissimi frammenti della prostata che vengono poi analizzate in laboratorio per studiare i tipi di cellule estratte e contenute nelle provette. Prima dell’esame viene somministrato un clistere al paziente (per lavare il retto tramite una soluzione liquida) ed un trattamento antibiotico. Sotto anestesia locale, guidato da uno scanner ad ultrasuoni (con una sonda inserita nel retto) che riproduce un’immagine della prostata, il dottore raccoglie al meno 12 frammenti di tessuti da parti diverse della prostata.

Vengono esaminate sotto al microscopio da un anatomopatologo che confermerà o meno la presenza del cancro. Il score di Gleason è determinato dopo aver analizzato le biopsie della prostata. Ci sono cinque tipi di cellula della prostata: le cellule di tipo 1 sono normali e quelle di tipo 5 sono quelle nelle quali il cancro è più avanzato. Il Gleason score è calcolato osservando quali delle cellule nel campione sono più numeroso e poi facendo la somma delle stesse. Il valore varia tra 6 a 10, in base all’aggressività del cancro indicando con 10 la forma più aggressiva.

Il score di Gleason è generalmente espresso come segue: Gleason 7 (3+4). Quando il cancro della prostata è stato diagnosticato, la diagnosi deve essere rifinita con una serie di esami di immagini per la valutazione dello stadio.

Il punteggio di Gleason rappresenta un dato patologico che viene individuato in modo soggettivo dal medico anatomo-patologo durante l’analisi al microscopio del tessuto prostatico. mentre 5 è costituito da un tessuto tumorale completamente sovvertito e indifferenziato. Per arrivare a calcolare il punteggio di Gleason occorre identificare le caratteristiche tissutali delle due aree tumorali maggiormente presenti e poi sommarne i valori. L’adenocarcinoma prostatico - infatti - si presenta spesso con aspetti diversi da una zona all’altra.

Il patologo assegnerà prima il Gleason del tessuto tumorale più esteso e poi quello della zona tumorale ad estensione inferiore. Se per esempio il tessuto tumorale con estensione predominante ha un Gleason di 3 e l’area tumorale secondaria ha un Gleason di 4 il punteggio finale del tumore (o “Gleason score”) sarà 3 + 4 = 7. In teoria il punteggio di Gleason può variare da 2 a 10. I punteggi inferiori a 4 sono rarissimi. Anche score pari a 4 e 5 si riscontrano molto raramente e solo in specifiche situazioni.

In generale un tumore con un Gleason score fino a 6 è considerato a “basso rischio” mentre i casi con punteggio uguale o superiore a 8 vengono classificati ad “alto rischio”. Il Gleason score pari a 7 rappresenta un “rischio intermedio” e in quest'ambito un tumore con score 3+4 ha una prognosi comunque (leggermente) migliore rispetto a un altro con punteggio 4+3.

Quando un tumore prostatico a livello microscopico presenta più di due diversi aspetti istologici può essere indicato anche il Gleason della terza area tumorale. Questo valore viene identificato come “Gleason terziario”. soprattutto quando il tessuto meno rappresentato ha un valore di Gleason più elevato rispetto alle altre due aree più estese.

Il Gleason non si basa sulle caratteristiche della singole cellule tumorali ma sugli aspetti del tessuto che queste celleule vanno a formare. Si tratta pertanto di un dato istologico e non citologico.

Stadiazione del Tumore Prostatico

Il tipo di trattamento prescritto per il cancro è largamente determinato dalla stadiazione di sviluppo della malattia.

  • Stadio T1: corrisponde ad un tumore che non si può individuare tramite esame digitale rettale. Solo alcune cellule sono cancerose.

Altri Esami Diagnostici

Oltre all’esplorazione rettale digitale e al test del PSA, altri esami diagnostici includono:

  • Ecografia transrettale (TRUS): tecnica di diagnostica per immagini che utilizza gli ultrasuoni per visualizzare le strutture interne di una regione corporea.
  • Scintigrafia ossea: tecnica di diagnostica per immagini molto sensibile che serve per rilevare la presenza di cellule tumorali nelle ossa.
  • Tomografia computerizzata (TC): tecnica di diagnostica per immagini che permette di rilevare la presenza di un tumore e di metastasi nella maggior parte degli organi del corpo.
  • Risonanza magnetica multiparametrica (MP-RM): la MP-MR della prostata rappresenta una particolare tipologia di esame RM, che prevede l’acquisizione di parametri multipli.
  • Tomografia ad emissione di positroni (PET-TC): è una metodica di medicina nucleare che prevede la somministrazione, per via endovenosa, di una piccola quantità di una sostanza debolmente radioattiva (radiofarmaco) che ci permette di ottenere informazioni importanti sull’attività metabolica del tumore in studio.

Opzioni Terapeutiche

La scelta della terapia dipende dallo stadio e grado del tumore, dall’età e dalle condizioni generali del paziente.

  • Sorveglianza attiva: Consiste nel controllare periodicamente con il dosaggio del PSA e la biopsia prostatica, l’evolversi della malattia che presenta, se di basso grado e nei pazienti anziani, una lenta crescita. Lo scopo è quello di evitare gli effetti collaterali delle terapie tradizionali e di poter comunque iniziare una terapia idonea in caso di segni di progressione di malattia.
  • Terapie focali: sono terapie ablative ancora in fase di studio ma con risultati iniziali oncologici molto incoraggianti che consentono di trattare la patologia tumorale clinicamente significativa con preservazione dell’organo e quindi con minime complicanze. Le principali metodiche focali sono la Crioablazione e l’HIFU (Ultrasuoni focalizzati ad alta intensità).
  • Chirurgia: La prostatectomia radicale, eseguibile a cielo aperto come anche per via laparoscopica o robot-assistita, prevede la rimozione in blocco della ghiandola prostatica e delle vescicole seminali.
  • Radioterapia: consiste nell’applicazione di radiazioni ionizzanti prodotte da un acceleratore lineare che causano la distruzione delle cellule tumorali.
  • Ormonoterapia (o terapia ormonale): consiste nella somministrazione sottocutanea, intramuscolare e/o per via orale di farmaci che interferiscono con il metabolismo degli ormoni androgeni, al fine di bloccare la crescita e la proliferazione delle cellule tumorali (castrazione chimica).

Quando Fare una Biopsia o una Risonanza Magnetica

Se il test del PSA e l'esplorazione rettale fanno sospettare un tumore alla prostata è probabile che il medico possa consigliare di effettuare una biopsia prostatica ecoguidata mirata ad esaminare le zone sospette oppure random (ovvero casuale) se non è stata individuata una zona specifica. In alternativa, potrebbe essere raccomandata una risonanza magnetica. In presenza di problemi urinari, soprattutto per verificare l'ingrossamento della prostata, il medico potrebbe anche consigliare un test del flusso urinario (uro-flussimetria) e un'ecografia della vescica.

Se i livelli del PSA fossero molto alti questi potrebbero indicare un cancro che si è diffuso al di fuori della prostata, ovvero la presenza di un carcinoma prostatico avanzato. In questo scenario, la biopsia potrebbe non essere la scelta più adatta ed il medico potrebbe indirizzare verso una risonanza magnetica (MRI) o una tomografia computerizzata (TAC).

Vantaggi e Svantaggi della Risonanza Magnetica e della Biopsia

La risonanza magnetica è in grado di fornire al medico informazioni sull'eventuale presenza di cancro alla prostata e sulla probabilità di crescita di eventuali altri tumori. È meno probabile rispetto ad una biopsia che la risonanza rilevi un tumore a crescita lenta, che non causerebbe alcun problema nel corso della vita. Fare una risonanza magnetica prima di una biopsia, piuttosto che dopo, significa che le immagini saranno più chiare e nitide.

Questa indagine può aiutare il medico a decidere se è necessaria una biopsia: se non appare nulla di insolito nelle scansioni significa che è improbabile che si tratti di un tumore alla prostata che deve essere trattato. Questo esame potrebbe permettere al medico di evitare la biopsia e i suoi possibili effetti collaterali. Se hai bisogno di una biopsia, il medico potrebbe usare le immagini della risonanza per decidere da quale parte della prostata prelevare i campioni bioptici.

Se la tua biopsia rilevasse la presenza di un carcinoma, probabilmente non si renderebbe necessario un altro test per verificare se si è diffuso, dal momento che il medico può ottenere queste informazioni dalla tua prima risonanza magnetica. Ciò significa che puoi iniziare a parlare di trattamenti con il tuo medico non appena saranno disponibili i risultati della biopsia.

Eseguire una biopsia prostatica comporta l'uso di aghi sottili per prelevare piccoli campioni di tessuto dalla prostata. Il tessuto prelevato viene quindi esaminato al microscopio per verificare la presenza o meno di carcinoma. Anche in questo caso verranno assegnati dei punteggi che indicano la probabilità che sia presente o meno un cancro e il bisogno o meno di un trattamento oltre che l’urgenza con cui procedere. Non sempre il risultato di una biopsia è chiaramente interpretabile possono verificarsi situazioni in cui il punteggio ottenuto può indicare delle situazioni bordeline, in quel caso sarà il medico a valutare lo step successivo.

Ad esempio, potresti non avere bisogno di una biopsia se hai già fatto una risonanza magnetica e se quest’ultima non ha mostrato segni di cancro dentro la tua prostata.

È l'unico modo per scoprire con certezza se c’è un cancro all'interno della prostata. Può aiutare a scoprire quanto aggressivo il cancro potrebbe essere - in altre parole, quali sono le probabilità che si possa diffondere ad altre parti del corpo. Può permette di individuare subito un tumore a crescita più rapida, che depone per un trattamento più tempestivo che possa prevenire la diffusione del cancro ad altre parti del corpo. Se hai il cancro alla prostata, la biopsia può aiutare il tuo il medico a decidere le opzioni di trattamento che potrebbero essere più adatte a te.

Tabella Riepilogativa dei Fattori Prognostici

Fattore Prognostico Descrizione Implicazioni
PSA Antigene prostatico specifico Livelli elevati possono indicare la presenza di tumore, ma non sono specifici.
Gleason Score Punteggio basato sull'analisi microscopica del tessuto tumorale Valuta l'aggressività del tumore; punteggi più alti indicano un rischio maggiore.
Stadio Clinico Estensione del tumore all'interno e all'esterno della prostata Influenza la scelta del trattamento e la prognosi.

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