La biopsia prostatica è un esame diagnostico fondamentale per la conferma o l’identificazione di un tumore alla prostata. Questa procedura consiste nel prelievo di piccoli campioni di tessuto prostatico, che vengono poi analizzati al microscopio per verificare la presenza di cellule tumorali. È importante sottolineare che esami preliminari come il dosaggio del PSA ed esplorazione rettale non sono conclusivi e servono a individuare i pazienti che potrebbero avere maggiori probabilità di avere un tumore alla prostata.
Quando è Necessario Fare una Biopsia Prostatica?
Il proprio medico di base, o l’urologo, può consigliare di eseguire la biopsia della prostata se i risultati di esami o visite mediche hanno dato esiti sospetti, come:
- Valori elevati di PSA (antigene prostatico specifico)
- Anomalie rilevate durante l’esplorazione rettale o alla risonanza magnetica prostatica multiparametrica.
Se il test del PSA, considerata l’età del paziente, mostra livelli più alti del normale, e/o se il medico durante l’esame rettale digitale riscontra la presenza di noduli o altre anomalie, viene di solito prescritta la biopsia.
Come Funziona la Biopsia Prostatica?
Esiste più di una tecnica per il prelievo dei campioni di tessuto dalla prostata: per effettuare la biopsia viene utilizzato un ago sottile, che nella maggior parte dei casi viene fatto passare attraverso la parete del retto (biopsia transrettale).
Nella biopsia sotto guida ecografica il prelievo viene effettuato con un apposito ago guidato da una sonda ecografica. La biopsia della prostata può essere eseguita per via transrettale, ovvero facendo passare l’ago dalla parete anteriore del retto, oppure transperineale, quando l’ago viene introdotto attraverso il perineo (la zona posta tra i testicoli e l'ano), fino a raggiungere la ghiandola. In entrambi i casi la procedura prevede l’utilizzo di una sonda ecografica transrettale che permette di visualizzare la prostata in tempo reale. A oggi la procedura per via transperineale è l’approccio preferibile per via del minor rischio di infezioni dopo la procedura.
Durante la biopsia prostatica transrettale, una procedura che dura circa 15-20 minuti, viene chiesto al paziente di sdraiarsi su un fianco, assumendo una posizione fetale (tirando cioè le ginocchia verso il petto). Dopo aver disinfettato la zona e applicato del gel lubrificante, il medico inserirà nell’ano una sottile sonda ecografica.
La fusion biopsy consente di biopsiare selettivamente i noduli che la risonanza magnetica ha evidenziato, combinando in tempo reale l’immagine della risonanza magnetica con l’ecografia transrettale. La RM multiparametrica è così chiamata perché fornisce informazioni dettagliate su diversi parametri - morfologia, vascolarizzazione, densità cellulare e metabolismo della prostata - permettendo di identificare lesioni sospette che l’ecografia da sola potrebbe non rilevare. Sovrapponendo tali immagini a quelle ecografiche si ottiene una ricostruzione tridimensionale della prostata, che consente di guidare con maggiore precisione l’ago della biopsia verso le zone con una reale potenzialità tumorale.
In caso di biopsia tradizionale ecoguidata con prelievi casuali sistematici, il medico introduce attraverso il retto una sonda ecografica che permette di visualizzare la prostata e il passaggio dell’ago bioptico. I prelievi vengono distribuiti all’interno della ghiandola prostatica in maniera casuale, seguendo uno schema a sestanti prostatici. Il numero di prelievi varia in genere da 12 a 14.
Anche in caso di biopsia prostatica mirata con tecnica fusion, la sonda ecografica viene introdotta attraverso il retto. La sincronizzazione delle immagini della RM multiparametrica con le immagini ecografiche consente di effettuare dei prelievi mirati della zona sospetta (in genere 2-3 prelievi). Nella maggior parte dei casi viene successivamente eseguito un concomitante campionamento del resto della ghiandola prostatica mediante prelievi casuali con tecnica a sestanti, in modo da ottenere comunque una mappatura quanto più accurata possibile, in vista di un eventuale trattamento, nel caso in cui venga diagnosticato un tumore della prostata.
Preparazione alla Biopsia Prostatica
La preparazione alla biopsia prostatica è un passaggio fondamentale per garantire la sicurezza e l’efficacia della procedura. In generale, il paziente deve seguire alcune indicazioni comuni sia per la biopsia prostatica standard che per quella fusion:
- Fornire un campione di urina per escludere infezioni
- Effettuare un clistere prima dell’esame
- Assumere antibiotici per ridurre il rischio di infezioni
Per quanto riguarda le differenze tra la preparazione alla biopsia standard e quella fusion, quest’ultima richiede generalmente una risonanza magnetica multiparametrica (mpRM) preliminare.
Almeno 5 giorni prima dell'esame è necessario, se possibile, sospendere i farmaci che interferiscono con la coagulazione, qualora si assumano. Se occorre, il medico li sostituirà con eparina a basso peso molecolare da iniettare sottocute. Per prevenire lo sviluppo di infezioni è necessario seguire una profilassi antibiotica dal giorno prima della biopsia.
Cosa Comporta una Biopsia?
Prima di sottoporti ad una biopsia dovresti riferire al tuo medico di medicina generale o all’oncologo se stai assumendo qualche medicinale, in particolare farmaci che fluidificano il sangue. Ti verranno somministrati alcuni antibiotici da assumere prima della biopsia, che possano aiutare a prevenire eventuali infezioni. È probabile che l’antibiotico vada proseguito anche qualche giorno dopo il tuo rientro a casa al termine della biopsia.
Dopo la Biopsia Prostatica
Dopo la biopsia prostatica il ricovero non è necessario. Come già accennato, è per esempio consigliato, per scongiurare il rischio di infezioni, assumere preventivamente degli antibiotici per qualche giorno; inoltre è bene non avere rapporti sessuali e non affaticarsi nelle 24-48 ore successive alla biopsia prostatica, ed è quindi sconsigliato, per questo lasso di tempo, fare attività sportiva (soprattutto a prestazioni elevate).
Dopo l'esecuzione della procedura è opportuno un periodo di osservazione di circa un'ora per sorvegliare la comparsa di eventuali complicazioni immediate. Prima di tornare a casa è anche importante verificare la ripresa delle minzioni spontanee e pertanto al paziente viene chiesto di bere mezzo litro d’acqua per favorire la diuresi.
Al fine di ridurre il rischio di sanguinamento, è bene evitare lunghi viaggi in macchina nelle 48 ore successive e i rapporti sessuali per circa una settimana. Per il resto si può riprendere subito la vita normale. In caso di impossibilità alla minzione, di febbre superiore a 38 °C o importante sanguinamento, contattare il pronto soccorso più vicino alla propria abitazione.
Rischi ed Effetti Collaterali
Anche se è una procedura utilizzata da diversi anni in tutto il mondo, esistono - come per qualsiasi operazione medico-chirurgica - alcuni rischi ed effetti collaterali associati:
- sangue nello sperma: è piuttosto comune.
- difficoltà ad urinare, con sensazione di bruciore/dolore lieve.
- infezione alle vie urinarie o alla prostata.
Per quanto ritenuta sicura, la biopsia della prostata è una procedura invasiva e non esente dalla possibilità di complicazioni. Circa 1 persona su 50, al termine dell'esame, fa fatica o non riesce a svuotare spontaneamente la vescica. A partire dai giorni seguenti l’esame - e fino ad alcune settimane - è frequente riscontrare sangue nelle feci, nell'urina e nello sperma. Raramente può comparire febbre alta, che non va sottovalutata, in quanto potrebbe essere segno di un'infezione in atto.
Nello specifico, la biopsia prostatica può dare complicanze emorragiche, infiammatorie, infettive ed allergiche. Le complicanze emorragiche sono le più frequenti, tanto da manifestarsi fino al 20% dei casi; in genere si tratta di emorragie lievi e transitorie, rese evidenti da tracce di sangue più o meno vistose nelle urine, nelle feci e/o nell'eiaculato.
Interpretazione dei Risultati della Biopsia
I campioni di tessuto prelevati dalla biopsia prostatica vengono esaminati al microscopio per individuare eventuali anomalie cellulari, che possano indicare la presenza di un cancro. Se il tumore è presente, grazie alla biopsia prostatica è possibile valutarne la tipologia, lo stadio e il livello di aggressività.
I campioni estratti durante una biopsia prostatica vengono analizzati da un patologo, che valuterà se la porzione di tessuto è di tipo normale, infiammato o canceroso.
Nel caso venga diagnosticato un tumore, nel referto della biopsia viene riportato anche il grado della neoplasia, ovvero quanto le cellule tumorali sono diverse rispetto a quelle sane. Per indicare il grado del tumore si utilizza, secondo alcune convenzioni internazionali, il cosiddetto punteggio di Gleason, un numero che varia da 2 a 10: più e alto il punteggio di Gleason, più sono alte le probabilità che il tumore sia aggressivo.
Punteggio di Gleason
| Punteggio di Gleason | Caratteristiche del Tumore |
|---|---|
| Da 2 a 5 | Tumore a crescita lenta e basso rischio di diffusione |
| 6-7 | Tumore considerato di grado intermedio |
| Da 8 a 10 | Tumore considerato molto aggressivo |
Tempi di Attesa per i Risultati
Se l'esame istologico risulta positivo il paziente viene chiamato a ritirarlo con precedenza rispetto ad altri casi meno urgenti, e possono bastare da pochi giorni ad una settimana. In Humanitas Gavazzeni è oggi possibile avere il responso dopo poche ore dal prelievo di tessuto, grazie ad un’innovativa tecnica utilizzata.
Biopsia Prostatica o Risonanza Magnetica?
Se il test del PSA e l'esplorazione rettale fanno sospettare un tumore alla prostata è probabile che il medico possa consigliare di effettuare una biopsia prostatica ecoguidata mirata ad esaminare le zone sospette oppure random (ovvero casuale) se non è stata individuata una zona specifica. In alternativa, potrebbe essere raccomandata una risonanza magnetica. In presenza di problemi urinari, soprattutto per verificare l'ingrossamento della prostata, il medico potrebbe anche consigliare un test del flusso urinario (uro-flussimetria) e un'ecografia della vescica.
La risonanza magnetica, ad esempio, utilizza magneti per creare un’immagine dettagliata della prostata e dei tessuti circostanti, per valutare quanto e dove si è diffuso il cancro. Alcuni ospedali hanno a disposizione uno speciale tipo di risonanza magnetica, chiamata risonanza magnetica multi-parametrica (mpMRI), che potrebbe essere l’esame a cui il paziente viene sottoposto prima di eseguire una biopsia.
In altri ospedali il protocollo di assistenza prevede che prima venga eseguita una biopsia, seguita da una risonanza magnetica per valutare se il tumore rilevato all’interno della prostata si sia diffuso all’esterno. Questa è una scelta che solo il medico può prendere, di concerto con tutta l’equipe che segue il paziente, ma proviamo a capire meglio quali sono i benefici e i possibili rischi di questa scelta.
Vantaggi della Risonanza Magnetica
- La risonanza magnetica è in grado di fornire al medico informazioni sull'eventuale presenza di cancro alla prostata e sulla probabilità di crescita di eventuali altri tumori.
- È meno probabile rispetto ad una biopsia che la risonanza rilevi un tumore a crescita lenta, che non causerebbe alcun problema nel corso della vita.
- Fare una risonanza magnetica prima di una biopsia, piuttosto che dopo, significa che le immagini saranno più chiare e nitide.
- Questa indagine può aiutare il medico a decidere se è necessaria una biopsia: se non appare nulla di insolito nelle scansioni significa che è improbabile che si tratti di un tumore alla prostata che deve essere trattato.
- Se hai bisogno di una biopsia, il medico potrebbe usare le immagini della risonanza per decidere da quale parte della prostata prelevare i campioni bioptici.
- Se la tua biopsia rilevasse la presenza di un carcinoma, probabilmente non si renderebbe necessario un altro test per verificare se si è diffuso, dal momento che il medico può ottenere queste informazioni dalla tua prima risonanza magnetica.
Svantaggi della Risonanza Magnetica
- L’esperienza di una risonanza magnetica può essere poco piacevole.
- Ad alcuni uomini viene somministrata un'iniezione di colorante - liquido di contrasto - durante la scansione che a volte può causare lievi effetti collaterali.
Quando Non è Consigliata la Risonanza Magnetica Multi-Parametrica?
In alcuni casi è la struttura di cura ad aderire ad un protocollo di presa in carico del paziente che non prevede di eseguire una mpMRI prima della biopsia, in questo caso sarà il medico a valutarne l’opportunità e ad indirizzarti. In generale, una risonanza magnetica potrebbe non essere possibile se si dispone di un pacemaker o altro materiale metallico all'interno del proprio corpo, ad esempio le protesi articolari.
Esame Istologico: Come Si Esegue?
L’esame istologico permette di descrivere colore, le dimensioni e il peso del campione biologico considerato; se si tratta di tumore, in tal caso la stadiazione, ovvero quanto le cellule neoplastiche divergono rispetto a quelle sane in una scala di riferimento e la proliferazione, ovvero la velocità con cui le cellule tumorali si moltiplicano, che ci dice quanto la neoplasia sia aggressiva. Per eseguire un esame istologico serve una minima parte di tessuto da analizzare.
La procedura standard prevede l’uso della formalina, che ha lo scopo di stabilizzare i campioni biologici sezionati, e la conservazione permanente in paraffina liquida. Il sezionamento permette di visionare dettagli minuti della struttura cellulare ingranditi al microscopio ottico o elettronico, e si ottiene attraverso strumenti detti microtomi, in grado di “affettare” il campione in strisce estremamente sottili (nell’ordine di micron-μm) e con un grado di spessore che varia a seconda del tipo di campione e all’esame da effettuare.
Esame Istologico Estemporaneo
Infine, un ultimo tipo di biopsia è la biopsia perioperatoria, che viene eseguita in sala operatoria mentre si esegue un intervento per capire la natura del tessuto che si sta operando e capire come proseguire. In questo caso si parla di esame istologico estemporaneo. In genere si richiede questa urgenza in caso di sospetto tumore rilevato in sede di intervento chirurgico oppure per stabilire l’estensione delle massa e stabilire fino a dopo andare ad incidere e rimuovere.
L’esame istologico estemporaneo è un test rapido, dove il campione viene sottoposto a congelamento, sezionato e subito analizzato per definire la tipologia di lesione. Non ha dunque la stessa attendibilità dell’istologico standard, eseguito con le tecniche e i tempi che abbiamo visto, ma consente una prima valutazione che permette all’equipe di decidere seduta stante come procedere con l’intervento che stanno eseguendo.
Differenza tra Esame Istologico e Citologico
L'esame istologico e l'esame citologico si differenziano principalmente per il tipo di campione analizzato e l'obiettivo diagnostico. L'esame istologico prevede l'analisi di un frammento di tessuto, permettendo una valutazione dettagliata dell'architettura cellulare e della disposizione delle cellule all'interno del tessuto stesso. Al contrario, l'esame citologico si basa sullo studio di singole cellule o gruppi di cellule prelevate mediante agoaspirato, scraping o lavaggio di cavità corporee, e si utilizza principalmente per indagini rapide e di screening, come nel caso del Pap-test.
leggi anche:
- Risonanza Magnetica: Tempi di Attesa per i Risultati? Ecco Cosa Sapere
- Esami del Sangue con Risultati in Giornata: Centri, Costi e Urgenze
- Spermiogramma: Interpretazione dei Risultati Normali
- Scopri Come Conservare la Pipì per l'Esame delle Urine: Guida Essenziale e Consigli Imperdibili!
- Ansia per i Risultati dell'Esame Istologico di un Neo? Scopri Come Gestirla Subito!
