Biopsia Liquida nel Colangiocarcinoma: Una Nuova Frontiera per la Diagnosi Precoce

Negli ultimi anni, la biopsia liquida è emersa come una promettente alternativa alla tradizionale biopsia tissutale, soprattutto nei tumori difficili da diagnosticare, come il colangiocarcinoma (CCA). Questo tumore raro è spesso diagnosticato in fase avanzata, quando la chirurgia, ovvero l’unica cura possibile, diventa difficile o non praticabile.

Che cos’è la Biopsia Liquida?

La biopsia liquida è una tecnica in uso da oltre dieci anni che permette di analizzare campioni di liquido corporeo, come il sangue, per rilevare la presenza di tumori. È considerata promettente per la diagnosi precoce, il monitoraggio della malattia e la scelta delle terapie più adatte. Generalmente con il termine “biomarcatore” ci si riferisce a un qualunque segnale biologico correlabile a un processo fisiologico, a una condizione patologica o alla risposta a una terapia. Nel settore dell’oncologia, le sfumature di significato e d’uso clinico di un biomarcatore si estendono sensibilmente e la connotazione conferita a una tecnica nuova rischia di essere fraintesa.

La biopsia liquida utilizza fluidi corporei per valutare lo stato di salute, il più delle volte utilizzati per rilevare la presenza di cancro nel plasma. Contrariamente a quanto supposto, la biopsia liquida non si effettua unicamente sul sangue - che al momento rimane la matrice d’analisi più diffusamente impiegata - ma anche su altri fluidi quali le urine, il liquido cerebrospinale o i versamenti pleurici e peritoneali.

Biopsia liquida: strumento potente per diagnosi precoci

La biopsia liquida è uno strumento con enormi potenzialità, soprattutto per tumori complessi come il colangiocarcinoma. Rende possibile una diagnosi meno invasiva, più rapida e più precisa. Può anticipare le alterazioni prima ancora degli esami radiologici.

Altrettanto vasto è l’elenco dei biomarcatori che possono essere in essa dosati. “In generale, quando parliamo di biopsia liquida ci riferiamo all’analisi del DNA tumorale circolante che è una frazione del DNA libero circolante estratto dal sangue periferico - prosegue Normanno - ma per biopsia liquida si intende la ricerca anche di proteine, di altri acidi nucleici (RNA, miRNA) o ancora di vescicole extra-cellulari, come gli esosomi che contengono a loro volta DNA, RNA e proteine”. Nella definizione di biopsia liquida sono compresi quindi vari materiali sui quali eseguire il dosaggio di un intervallo ancora più ampio di biomarcatori.

Come si effettua la biopsia liquida

La biopsia liquida viene effettuata con un semplice prelievo di sangue che viene analizzato per identificare i marcatori molecolari. La biopsia liquida è un esame medico che ha l'obiettivo di monitorare l'andamento di un tumore a partire da un prelievo di sangue del paziente. Meno invasiva della tradizionale biopsia, che analizza frammenti di tessuto prelevati dall'organo interessato alla malattia, è in grado di identificare la presenza di metastasi molto piccole, che i normali esami non riescono a rilevare, e che possono dare luogo a recidive nell'arco di qualche anno.

I Vantaggi della Biopsia Liquida

La biopsia liquida ha numerosi vantaggi. È una tecnica non invasiva, semplice da eseguire e da ripetere nel tempo. Consente di monitorare l’evoluzione del tumore, le sue mutazioni genetiche e la risposta alle terapie.

  • Tecnica non invasiva
  • Semplice da eseguire
  • Facile da ripetere nel tempo
  • Monitoraggio dell’evoluzione del tumore
  • Rilevazione delle mutazioni genetiche
  • Valutazione della risposta alle terapie

Nel caso del colangiocarcinoma, può anche rilevare la presenza di CTC (cellule tumorali circolanti), un indicatore di maggiore aggressività e minore sopravvivenza. La biopsia tissutale è spesso complessa nel CCA, in particolare per le forme extraepatiche. In molti casi, è difficile prelevare un campione di tessuto sufficiente. Per questo, una tecnica meno invasiva e facilmente ripetibile come la biopsia liquida potrebbe fare la differenza.

Non Solo Sangue: Il Ruolo della Bile

Nei pazienti con colangiocarcinoma, nel sangue arrivano solo piccole tracce del tumore, spesso rilevate tardi. Ma, in questo tipo di cancro, c’è un altro liquido che può essere fondamentale: la bile. La bile scorre proprio attraverso il tumore ed è quindi una fonte preziosa di informazioni genetiche. Anche se alcuni studi la considerano difficile da analizzare, in realtà è un fluido accessibile, come dimostrato anche dal fatto che ne vediamo gli effetti nel colore delle urine o delle feci in caso di problemi epatici.

Un gruppo di ricerca norvegese, guidato da Guro Lind, ha già utilizzato la bile per individuare precocemente il CCA in pazienti con colangite sclerosante primitiva, una patologia che aumenta il rischio di sviluppare questo tumore.

Altri Liquidi Utili per la Diagnosi

Oltre al sangue e alla bile, anche altri fluidi corporei possono essere utilizzati per le biopsie liquide, a seconda del tipo di tumore:

  • Saliva: utile per tumori della testa e del collo.
  • Liquido sinoviale: contiene DNA tumorale in caso di sarcomi o metastasi ossee.
  • Liquido peritoneale: impiegato nei tumori ovarici e gastrointestinali.
  • Secrezioni bronchiali o espettorato: utili per il cancro al polmone.
  • Latte materno: studiato per il tumore al seno.
  • Liquido amniotico: analizzato per possibili usi in oncologia fetale e materna.

Perché Servono Più Studi?

Nonostante i suoi benefici, la biopsia liquida abbiamo visto non essere ancora una pratica clinica standard. La mancanza di conferme su larga scala ne rallenta l’introduzione, anche se i dati preliminari sono incoraggianti.

Tuttavia, da sola la biopsia liquida non può essere usata in chiave diagnostica. “Può trovare impiego per determinare i biomarcatori ma non per fare diagnosi di cancro, cosa per cui rimane indispensabile una biopsia tissutale”, chiarisce l’esperto napoletano. “Al momento, la biopsia liquida non può sostituirsi a quella tissutale perché i dati in nostro possesso indicano che il fatto di trovare una certa mutazione nel sangue non implica necessariamente che il paziente sia affetto da un tumore. Non possiamo tuttavia escludere che in futuro si possa anche arrivare ad una diagnosi di cancro da una biopsia liquida, magari combinando diversi marcatori”.

Anche la limitata quantità di DNA tumorale circolante può essere un ostacolo da cui possono scaturire risultati falsi negativi.

Nel caso del colangiocarcinoma, investire in questa tecnica è ancora più urgente. I risultati, se confermati da studi estesi, potrebbero migliorare in modo significativo la diagnosi precoce e la gestione clinica.

Differenze tra Biopsia Liquida e Biopsia Tissutale

Nonostante la denominazione simile, siamo di fronte a due esami diversi. La biopsia tradizionale, detta anche tissutale, si esegue esportando un frammento o un intero tessuto che potrebbe essere interessato dal cancro. La biopsia liquida, invece, è così definita perché viene eseguita sul sangue, di solito attraverso un comune prelievo. Questo esame, al momento, viene utilizzato a scopo predittivo, non diversamente da quanto avviene con i test genomici. Ciò implica che l’esecuzione della biopsia liquida abbia luogo a tumore già diagnosticato, per monitorare l’evoluzione della malattia e avere quindi informazioni utili per definire un iter terapeutico efficace.

Biopsia Liquida nel Carcinoma Polmonare Non a Piccole Cellule (NSCLC)

Due sono i principali scenari che fanno da sfondo alla ricerca delle mutazioni di EGFR tramite la biopsia liquida nei pazienti colpiti da carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), un tipo di tumore maligno che rappresenta fino al 90% di tutti i tumori polmonari maligni e vede nel fumo di sigaretta il principale fattore di rischio. Le Linee Guida raccomandano l’analisi delle mutazioni di EGFR su campioni bioptici tissutali in tutti i pazienti con NSCLC agli stadi IIIB-C e IV dove la chirurgia non è efficace e la prognosi molte volte è infausta.

“Purtroppo, in circa un quarto dei pazienti con nuova diagnosi di carcinoma polmonare metastatico la quantità di tessuto per l’analisi molecolare, inclusa l’analisi di EGFR, non è sufficiente”, afferma Normanno. “In questo caso esiste già una diagnosi ma il tessuto non è sufficiente o il campione non è qualitativamente adeguato per l’analisi molecolare, perciò in questi casi si fa ricorso alla biopsia liquida per analisi delle mutazioni di EGFR”.

I pazienti con malattia metastatica rispondono bene al trattamento farmacologico con gli inibitori della tirosin-chinasi (TK) ma una consistente quota di pazienti sviluppa una resistenza agli inibitori di prima o seconda generazione.

Osimertinib, una molecola messa a punto da AstraZeneca, era già stato approvato per i pazienti in progressione di malattia dopo un trattamento di prima linea con gli inibitori di TK ma, in seguito ad una convincente prova di efficacia terapeutica nel confronto con altri farmaci, la Commissione Europea ha concesso un’approvazione in prima linea come monoterapia per il trattamento di pazienti adulti affetti da carcinoma polmonare localmente avanzato o metastatico con mutazione di EGFR.

“Questo è il secondo scenario in cui si usa la biopsia liquida”, precisa Normanno. “Se un paziente sviluppa una resistenza agli inibitori di TK di prima o seconda generazione allora la biopsia liquida viene usata per la valutazione della progressione di malattia attraverso la ricerca di una mutazione specifica di EGFR che è la T790M, quella che indica la resistenza e contro cui è attivo osimertinib”.

“Sia la biopsia tissutale che quella liquida possono dare informazioni complementari circa il rischio di progressione di malattia”, conclude Normanno. “Nel futuro la biopsia liquida sarà usata non tanto come surrogato o alternativa alla biopsia tissutale ma come una valida integrazione per decidere meglio quale sia la terapia da somministrare. Naturalmente, per rimanere nel solco dell’appropriatezza prescrittiva, sarà sempre a carico dell’oncologo raccomandare l’esecuzione di questo test. Il nostro Istituto ha avviato un’iniziativa internazionale per un controllo di qualità sull’esecuzione del test di biopsia liquida che ci consentirà di certificare un elenco di centri in grado di eseguire il test con elevati livelli di qualità.

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