La colonscopia è un esame endoscopico con cui è possibile osservare la superficie interna del colon e del retto. Si utilizza per la diagnosi di malattie infiammatorie croniche, diverticoli, polipi e tumori intestinali maligni.
Che cos'è la Colonscopia?
La colonscopia è un esame che consiste nella visualizzazione dell’ultimo tratto del tubo digerente, ovvero l’intestino crasso, dal retto risalendo fino al cieco. L’esame consiste nell’ispezionare il tratto finale del tubo digerente con una sonda flessibile, un endoscopio (colonscopio), che viene introdotta per via anale e che al suo apice è dotata di una mini-videocamera e di una fonte luminosa.
Le immagini acquisite vengono riprodotte in un monitor, permettendo al medico di rilevare in diretta l’eventuale presenza di quadri infiammatori, diverticoli (estroflessioni della parete), polipi (tumori benigni) o tumori maligni. Le immagini trasmesse dallo strumento vengono riprodotte in un monitor, permettono al medico di valutare lo stato di salute del colon, rilevando in diretta l’eventuale presenza di:
- quadri infiammatori (tessuti infiammati);
- ulcere;
- crescita cellulare anomala;
- diverticoli (estroflessioni della parete);
- polipi (tumori benigni) o tumori maligni.
Tipi di Colonscopia
A seconda della porzione di intestino che si esamina, si parla di:
- rettosigmoidoscopia, se vengono visualizzati solo gli ultimi 20-30 centimetri circa del tratto digestivo, costituiti dal retto e dalla parte finale del colon, chiamata sigma. In alcune regioni italiane la rettosigmoidoscopia è utilizzata come test di screening per i tumori del colon-retto, poiché quasi due terzi di questi si sviluppano nel retto e nell'ultima parte del colon;
- pancolonscopia o, più brevemente, colonscopia, se lo strumento viene fatto risalire fino a raggiungere l'ultimo tratto dell'intestino tenue.
Durante la colonscopia è possibile, inserendo nel tubo flessibile gli strumenti necessari, effettuare biopsie e asportare polipi. Questi ultimi sono protuberanze che si formano sulla superficie del colon e che nel tempo possono trasformarsi in un tumore maligno: asportarli quando sono di natura benigna o precancerosa protegge dallo sviluppo del tumore del colon-retto.
Quando è indicata la colonscopia?
La colonscopia viene eseguita come prevenzione del tumore al colon-retto nei soggetti con familiarità per tumori intestinali e a partire dai 50 anni di età per individuare e asportare l’eventuale presenza di polipi, piccole “protuberanze” che costituiscono i precursori del tumore al colon.
Oppure, può essere prescritta in caso di:
- alterazioni dell’alvo (comparsa di diarrea o stipsi);
- calo ponderale;
- dolore addominale;
- sanguinamento rettale (proctorragia) e tracce di sangue (ematochezia);
- anemia;
- presenza di sangue occulto fecale;
- sospette lesioni del colon ad altri accertamenti (ecografia/TAC).
Colonscopia diagnostica e operativa
La colonscopia può essere:
- diagnostica, volta a descrivere il calibro, il decorso e l'aspetto della mucosa dei diversi tratti;
- operativa, in questo caso si possono eseguire biopsie (per definire una lesione), oppure asportare polipi (polipectomia). Questo è possibile introducendo attraverso un canale operatore dell’ endoscopio i diversi accessori (come pinze, anse, aghi).
Come si svolge?
La colonscopia è un esame invasivo che si svolge in regime ambulatoriale. Il paziente viene fatto sdraiare sul fianco sinistro, con le gambe lievemente piegate in posizione fetale e l’endoscopio viene introdotto per via anale fatto risalire lungo il colon introducendo aria e acqua per distendere le pareti, fino al cieco.
Nel corso della procedura è possibile avvertire un senso di pressione e gonfiore all’addome e può presentarsi un leggero mal di pancia, dovuto soprattutto alla distensione delle pareti intestinali. La tollerabilità è soggettiva, dipende da diversi fattori come pregressi interventi addominali, la presenza di numerosi diverticoli, o una conformazione particolarmente allungata e tortuosa del colon (dolicocolon). Per alleviare il fastidio e/o dolore, viene somministrata per via endovenosa una sedazione cosciente, definita sedo-analgesia utilizzando un farmaco sedativo e uno analgesico.
La colonscopia ha una durata di circa 20-45 minuti.
Norme di preparazione
La colonscopia richiede una preparazione che è fondamentale seguire scrupolosamente affinché l’intestino sia ben pulito.
In particolare bisogna:
- 1-3 giorni prima dell'esame: eliminare le scorie, quindi evitare alimenti ricchi di fibre come frutta, verdura, cibi integrali;
- 1 giorno prima dell'esame: assumere una preparazione acquosa a base di lassativi; dal momento in cui si inizia a bere la preparazione non si possono più assumere cibi solidi.
Un'alternativa alla preparazione standard è la colon wash, un lavaggio intestinale che dura circa 45 minuti e precede la colonscopia. Viene inserita nel retto una cannula fornita di due tubi, uno più piccolo per l’entrata dell’acqua e l’altro più grande per aspirare ed eliminare il materiale fecale; vengono quindi eseguite irrigazioni con acqua tiepida, a bassa pressione e dei massaggi sull’ addome per favorire lo scollamento delle feci.
Dopo l'esame
Al termine dell’esame, il paziente rimane in sala risveglio circa 15-20 minuti. A causa dei farmaci somministrati, poiché causano sonnolenza e/o rallentamento dei riflessi, è necessario che venga riaccompagnato a casa e che si astenga dalla guida di veicoli e da attività che richiedano attenzione e concentrazione per l’intera giornata.
Nelle ore successive alla colonscopia, il paziente potrebbe riscontrare crampi e gonfiore addominale a causa dell'aria insufflata, sintomi comuni che normalmente si risolvono nel giro di qualche ora gradualmente e spontaneamente.
Dopo aver effettuato la colonscopia, il paziente potrà riprendere ad alimentarsi, preferendo cibi leggeri e di facile digestione.
Nel caso in cui sia stata eseguita anche una biopsia o polipectomia (asportazione di polipi), durante la prima defecazione successiva all’esame si potrebbe osservare una minima perdita di sangue dall'ano. Se dovesse divenire importante o comparissero altri sintomi come dolore addominale intenso, febbre o vomito, sarà necessario rivolgersi immediatamente al medico.
Dopo quanto tempo arrivano i risultati della colonscopia?
Il referto della colonscopia viene consegnato dal medico al termine dell’esame. Se nel corso della procedura è stata effettuata una biopsia/polipectomia, l’esame istologico sarà disponibile dopo 15-21 giorni.
Eventuali controindicazioni o rischi
La colonscopia è una procedura a basso rischio, ed è considerato un esame sicuro.
Le complicanze sono rappresentate da:
- emorragia nel punto di biopsia o polipectomia, che normalmente viene controllata per via endoscopica e raramente richiede trasfusione di sangue;
- perforazione (cioè lacerazione) della parete intestinale che può essere risolta endoscopicamente (con il posizionamento di clip metalliche) o può talvolta rendere necessario un intervento chirurgico.
Raramente possono verificarsi reazioni avverse o complicanze dovute ai sedativi, per lo più correlate a patologie cardiache o polmonari pre-esistenti.
La colonscopia è sconsigliata in caso di diverticolite acuta, sospetto di perforazione intestinale, megacolon tossico.
Colonscopia Virtuale ed Enteroscopia con Videocapsula
A differenza della colonscopia “classica”, quella virtuale non è invasiva e quindi non richiede l’introduzione di una sonda endoscopica. Consiste in una TC (tomografia computerizzata) a bassa dose di radiazioni che permette di ottenere immagini tridimensionali dell’intestino. Pur essendo un esame attendibile, non permette di rilevare polipi di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, né lesioni piatte.
L’enteroscopia con videocapsula (VCE) non è un’alternativa alla colonscopia, né alla gastroscopia. Permette di visualizzare l’intestino tenue ed è utile in particolare per la diagnosi della malattia di Crohn, dei tumori dell’intestino tenue o di anomalie vascolari che possono essere causa di anemia.
Biopsia dell'intestino tenue in corso di enteroscopia
La biopsia dell'intestino tenue in corso di enteroscopia è una procedura diagnostica che prevede il prelievo di piccoli campioni di tessuto dall'intestino tenue utilizzando un dispositivo chiamato enteroscopio. L'enteroscopia è una procedura endoscopica avanzata utilizzata per esaminare l'intestino tenue.
La biopsia dell'intestino tenue è fondamentale per diagnosticare una varietà di condizioni e malattie. Dopo la procedura, il paziente potrebbe avvertire lieve dolore addominale o gonfiore. I risultati della biopsia possono richiedere diversi giorni.
La biopsia dell'intestino tenue in corso di enteroscopia è uno strumento diagnostico prezioso per una serie di condizioni gastrointestinali.
L'esame istopatologico dell'apparato digerente e la diagnosi di celiachia
L'esame istopatologico dell'apparato digerente è una procedura diagnostica cruciale per identificare molte condizioni mediche, comprese quelle che colpiscono l'intestino tenue, come la celiachia. In particolare, la biopsia endoscopica è uno degli strumenti più affidabili utilizzati per diagnosticare questa malattia.
La celiachia è una malattia autoimmune cronica in cui l'ingestione di glutine, una proteina presente nel grano, nella segale e nell'orzo, provoca danni all'intestino tenue. In una persona celiaca, il sistema immunitario reagisce al glutine producendo anticorpi che attaccano la mucosa intestinale, causando un'infiammazione e un'appiattimento dei villi intestinali.
Come viene eseguita la biopsia endoscopica per la diagnosi di celiachia:
- Preparazione del paziente: prima della procedura, al paziente è generalmente richiesto di digiunare per almeno 8 ore.
- Visualizzazione e campionamento: L'endoscopio permette al medico di visualizzare l'interno dell'intestino.
- Analisi istopatologica: i campioni di tessuto vengono inviati a un laboratorio per essere esaminati al microscopio.
La biopsia endoscopica è considerata il gold standard per la diagnosi della celiachia. La biopsia permette di valutare la gravità del danno mucosale.
Oltre alla diagnosi iniziale, la biopsia endoscopica può essere utilizzata per monitorare la risposta del paziente a una dieta senza glutine.
La biopsia endoscopica è consigliata per pazienti che presentano sintomi classici della celiachia, come diarrea cronica, dolore addominale, perdita di peso e malassorbimento.
Se i test sierologici indicano la presenza di anticorpi anti-glutine, una biopsia endoscopica è spesso il passo successivo per confermare la diagnosi.
Prima della biopsia è essenziale che il paziente non abbia eliminato il glutine dalla dieta.
Polipectomia
L’esame endoscopico può assumere un significato terapeutico nel momento in cui vengano riscontrati polipi asportabili. La polipectomia avviene in corso di colonscopia mediante l’utilizzo di pinze oppure di particolari anse collegate a bisturi elettrico.
I polipi sono lesioni, per lo più benigne, della mucosa colica. Le loro dimensioni possono variare da pochi millimetri a diversi centimetri. L’aspetto macroscopico non consente sempre di distinguere la natura del polipo. Pertanto, dopo l’asportazione, i polipi devono essere analizzati dal laboratorio di Anatomia Patologica.
È noto che la maggior parte dei tumori del colon origini dai polipi.
Cosa aspettarsi dopo l'esame
Il paziente, dopo un adeguato monitoraggio di almeno 45 minuti, potrà tornare al domicilio accompagnato e non sarà pertanto possibile prendere decisioni importanti sino al giorno successivo, poiché la facoltà di giudizio e i riflessi potrebbero risultare rallentati a causa della sedazione somministrata. Nelle ore successive all’esame potrebbero presentarsi crampi o tensione addominale a causa dell’aria insufflata durante l’esame. È importante ricordare che sono fenomeni assolutamente transitori.
Possibili complicanze
Sebbene la colonscopia e la polipectomia siano generalmente procedure sicure, sono possibili complicanze, sebbene rare, date da microperforazioni o lacerazioni della parete intestinale, che in alcuni casi potrebbero richiedere un intervento chirurgico. Questa complicanza è molto rara (1/1000). Nel punto della biopsia o della polipectomia può verificarsi a volte un sanguinamento, ma si tratta spesso di un fenomeno clinicamente non rilevante o comunque gestibile endoscopicamente.
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