Le lesioni di tipo B3 della mammella rappresentano una categoria di alterazioni tessutali che possono essere rilevate attraverso esami di imaging o biopsie. Comprendere cosa sono le lesioni di tipo B3, le loro cause potenziali e gli approcci di gestione è essenziale per promuovere la consapevolezza e garantire un trattamento tempestivo.
Cosa sono le lesioni di tipo B3?
Le lesioni di tipo B3 della mammella sono una categoria di anomalie al tessuto mammario che possono essere identificate attraverso biopsie o esami di imaging avanzati come la risonanza magnetica o la mammografia. Costituiscono un gruppo eterogeneo di lesioni ad incerto potenziale di malignità.
Classificazione delle lesioni mammarie
Durante l'esame istologico del campione operatorio, le lesioni mammarie vengono classificate in diverse categorie, tra cui:
- B1: indica un tessuto perfettamente normale (evento rarissimo) ovvero un prelievo inadeguato.
- B2: identifica un campione adeguato riferibile a lesioni di natura assolutamente benigna.
- B3: indica una lesione “atipica” ovvero con caratteristiche citologiche e/o strutturali diverse da una lesione francamente benigna ed identifica un “fattore di rischio” per carcinoma.
- B4: definisce una lesione molto sospetta morfologicamente “verosimilmente maligna”.
- B5: indica un carcinoma franco, in situ oppure infiltrante.
Tipologie di lesioni B3
Le lesioni B3 comprendono diverse entità, tra cui:
- Lesioni papillari
- Lesioni associate a distorsione parenchimale
- Neoplasia lobulare intraepiteliale (LIN)
- Lesioni a cellule colonnari con atipia o FEA (Flat Epithelial Atypia)
- Tumore filloide
- Mucocele-like lesions
1. Lesioni papillari
Le lesioni papillari costituiscono un gruppo eterogeneo di lesioni ad architettura papillare che nella maggioranza dei casi rientrano nella categoria B3 ad incerto potenziale di malignità. In rare occasioni, se la lesione è di piccole dimensioni e si ritiene che sia stata ampiamente campionata, una classificazione come lesione benigna categoria B2 può essere considerata. Viceversa, soprattutto in caso di un campionamento esiguo e in presenza di un’atipia fortemente sospetta per malignità l’attribuzione alla categoria B4 appare più opportuna.
2. Lesioni associate a distorsione parenchimale
Questo tipo di lesione è caratterizzata dal dato radiologico della distorsione parenchimale che si traduce nella maggioranza dei casi in cicatrici scleroelastotiche in cui la frammentazione dei campioni non consente una valutazione unitaria della struttura lesionale e della completezza della sua escissione. Si evidenzia il ruolo delle nuove metodiche di imaging (ad es. tomosintesi) che, riuscendo ad identificare distorsioni anche di piccole dimensioni ne consentono, mediante i sistemi VAB (2D/3D) o BLES, la completa asportazione.
3. Neoplasia lobulare intraepiteliale (LIN)
La neoplasia lobulare intraepiteliale rappresenta un gruppo eterogeneo di lesioni lobulari che raggruppa le forme di iperplasia lobulare atipica (ALH) e le forme di carcinoma lobulare in situ (LCIS tipo A, tipo B). Costituisce spesso un reperto incidentale in corso di MIB condotto per alterazioni radiologiche varie. Quando la morfologia di una LIN si pone in diagnosi differenziale con forme solide di DCIS magari con aspetti di cancerizzazione lobulare appare utile il ricorso all’immunoistochimica con lo studio dell’espressione della E-caderina.
4. Lesioni a cellule colonnari con atipia o FEA
In questo gruppo vanno incluse le forme di lesioni a cellule colonnari con atipia o FEA (Flat Epithelial Atypia; atipia epiteliale piatta) e le proliferazioni epiteliali atipiche di tipo duttale (iperplasia duttale atipica). Questo secondo termine va preferito rispetto a quello d’iperplasia duttale atipica che per la sua definizione diagnostica richiede criteri morfologici e dimensionali valutabili sul pezzo operatorio definitivo.
5. Tumore filloide
Secondo i dati di recenti lavori, la presenza ed il numero di alcuni parametri morfologici, indirizza verso un tumore filloide, per il quale è corretta la categoria B3. Alcuni di questi parametri sono:
- Pleomorfismo cellule stromali
- Numero di mitosi delle cellule stromali (> 3/10 HF)
- Presenza di tessuto adiposo frammisto allo stroma
- Eterogeneità stromale
La presenza di 3 o più di questi parametri orienta verso un filloide, con la maggior predittività data dall'associazione dei seguenti parametri: eterogeneità stromale, pleomorfismo stromale e condensazione sub epiteliale.
6. Mucocele-like lesions
Descritte per la prima volta nel 1986 sono costituite da cisti contenenti mucina che tendono alla rottura e stravasare la mucina nello stroma adiacente. Il termine è puramente descrittivo e fondamentale è la ricerca di atipie o meno dell’epitelio di rivestimento. Talvolta tali lesioni si presentano come nodulo palpabile ben circoscritto o con cluster di micro calcificazioni.
Gestione delle lesioni B3
Per un corretto management, i casi classificati come B3 dovrebbero essere oggetto di valutazione multidisciplinare con una stretta correlazione fra dato patologico e radiologico. La valutazione multidisciplinare dovrà anche considerare eventuali fattori di rischio individuale (ad es, pregresso intervento per carcinoma o rischio eredo-familiare, ecc).
Complessivamente, in un quarto circa dei casi di B3 all’escissione chirurgica si riscontrano lesioni maligne (Valore Predittivo Positivo del 25%). L’implementazione delle biopsie vacuum assisted (VAB) aumenta la possibilità che il target radiologico sia completamente escisso, in particolare con la VAB-3D. A tal riguardo, si ricorda la necessità di introdurre una clip amagnetica al termine della procedura bioptica, nei casi in cui il target risulti completamente escisso o di difficile visualizzazione.
Biopsia mammaria
La biopsia del seno è una procedura che permette l'analisi istologica del tessuto mammario, eseguita su piccole porzioni di tessuto prelevate da un nodulo o da un'area ritenuta sospetta. Questa metodica viene eseguita al fine di escludere o confermare un dubbio diagnostico, relativo ad alterazioni strutturali della ghiandola mammaria emerse da precedenti indagini radiologiche (ecografia, mammografia e risonanza magnetica) e dalla valutazione clinica (visita senologica).
La biopsia del seno consiste nel prelievo di materiale tissutale mammario in forma di piccoli frustoli cilindrici, prelevati dall'area del seno in cui è stata individuata un'anomalia o una sospetta formazione neoplasica. Il materiale così raccolto viene poi sottoposto all'esame istologico (studio al microscopio ottico delle caratteristiche di un tessuto) o ad altre prove di laboratorio. Di solito, questa procedura è indicata nei casi in cui venga riscontrato un nodulo, un ispessimento o un'area di tessuto mammario sospetta alla palpazione e all'interpretazione del quadro mammografico o ecografico, e nei casi in cui l'esame citologico (agoaspirato) non fornisca informazioni sufficientemente attendibili sulla natura di tale anomalia.
Tipi di biopsia mammaria
La biopsia del seno può essere eseguita con diverse procedure:
- Agobiopsia mammaria: consente di prelevare una piccola porzione di tessuto con un ago tranciante.
- Macro-agobiopsia: attraverso un'incisione di 1-2 millimetri, viene asportato un frustolo di tessuto con un ago con una scanalatura in cui scorre una lama tranciante.
- Biopsia chirurgica (escissionale o incisionale): prevede la rimozione, attraverso un'incisione sul seno, di una porzione della massa (biopsia incisionale) o dell'intero nodulo, e di una piccola parte di tessuto circostante (biopsia escissionale).
La scelta della tecnica di prelievo di tessuto mammario viene effettuata dal medico specialista sulla base di vari fattori, come le caratteristiche, le dimensioni o la localizzazione della lesione da analizzare. In ogni caso, lo scopo di queste procedure è quello di chiarire un dubbio diagnostico relativo ad alterazioni strutturali evidenziate da esami diagnostici precedenti (mammografia, ecografia o risonanza magnetica).
Biopsia chirurgica mammaria
La Biopsia Chirurgica Mammaria è una procedura che consiste nell’asportare, attraverso una piccola incisione cutanea, la lesione sospetta per intero (biopsia escissionale) o solo in parte (biopsia incisionale). Il tessuto rimosso viene inviato al patologo per l’esame istologico e in caso di presenza di elementi tumorali si possono eseguire ulteriori test per permettere, oltre alla diagnosi, la pianificazione accurata del trattamento. La biopsia chirurgica si esegue agevolmente in sala operatoria, in regime ambulatoriale, di day surgery o di ricovero ordinario.
Repere preoperatorio
È buona regola procedere al repere preoperatorio della lesione da escindere:
- Repere ecografico cutaneo: è il metodo più utilizzato, consiste nell’appore un marker dermografico sulla cute in corrispondenza della lesione mammaria da escindere.
- Repere metallico mammografico: consiste nell’apporre, su guida mammografica, un filo di repere metallico in corrispondenza della lesione da asportare.
Esame istologico
Un esame istologico consiste nello studio al microscopio ottico delle caratteristiche di un tessuto dopo asportazione mediante biopsia o chirurgica. Il tessuto, fissato in formalina ed incluso in paraffina, viene reso idoneo al taglio in sezioni di pochi micron che saranno colorate routinariamente in Ematossilina-Eosina.
L’esame delle sezioni così colorate consente di valutare la natura, benigna o maligna, della lesione asportata e di studiarne, qualora si renda necessario, le caratteristiche funzionali mediante reazioni antigene-anticorpo con metodiche di immunoistochimica.
Importanza della diagnosi precoce
Questa procedura ha due finalità:
- Identificare precocemente lesioni francamente benigne rispetto a lesioni sospette o francamente maligne, prevenendo ritardi diagnostici.
- Evitare nei casi di patologia francamente benigna un inutile intervento chirurgico.
Il risultato diagnostico B3, potendo fornire solo un dato preliminare rispetto ad ulteriori indagini o in previsione di una biopsia chirurgica, richiede una idonea formulazione dal punto di vista comunicativo.
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