Biopsia Cervicale Positiva: Cosa Significa?

La conferma diagnostica a un Pap-test positivo circa la presenza di possibili lesioni pre-cancerose o cancerose spetta ad altri esami, primo fra tutti la colposcopia. Se ti è stata raccomandata una colposcopia, probabilmente avrai eseguito un Pap test con un esito dubbio.

Cos'è la Colposcopia?

La colposcopia è un esame ginecologico che analizza il collo dell’utero e le cellule uterine per escludere o individuare il tumore della cervice uterina. La colposcopia con biopsia è un ulteriore analisi rispetto ad una normale colposcopia, con la quale il ginecologo osserva collo dell’utero, vagina e vulva con le adeguate strumentazioni.

Se il Pap test rivela un esito anomalo, viene eseguita la colposcopia per approfondire la situazione tramite un esame più preciso delle cellule. La zona presa in esame viene tamponata con acido acetico al 5% e soluzione iodata per mettere in evidenza eventuali anomalie.

La colposcopia può mettere in evidenza la presenza di lesioni pre-neoplastiche o di anomalie nei tessuti che necessitano una biopsia, ovvero un piccolo e preciso prelievo di tessuti. Il prelievo avviene senza anestesia, con una tecnica chiamata curettage endocervicale ed è indolore.

Biopsia Cervicale: Un Approfondimento Diagnostico

Il passo successivo sarà effettuare una biopsia cervicale, che darà una diagnosi più precisa. La biopsia cervicale è un esame eseguito in ambulatorio durante la colposcopia (una procedura che permette di ingrandire e illuminare i tessuti della cervice per individuare eventuali anomalie) L’esame consiste nel prelievo di piccoli frammenti di tessuto dalle aree anormali del collo dell’utero evidenziate durante la colposcopia.

Questo prelievo viene effettuato con delle pinze apposite e i campioni raccolti sono inviati al laboratorio per l’analisi istologica. Di solito, l'esame è indolore o causa solo un lieve fastidio, quindi non necessita di anestesia.

Cosa Significa un Risultato Positivo?

Nel caso in cui i risultati della colposcopia con biopsia siano positivi significa che si è confermata l’esistenza di una lesione benigna o maligna. Dopo l'esame, è possibile avere una lieve perdita di sangue vaginale per alcuni giorni. I risultati della biopsia cervicale possono variare e offrire diverse indicazioni.

Se la biopsia è "negativa", significa che non sono presenti lesioni. Talvolta si può verificare una discordanza rispetto agli esami precedenti, come il Pap test o la colposcopia. In tali circostanze, è consigliato un controllo successivo per ripetere il Pap test o la colposcopia, secondo le raccomandazioni mediche, per assicurarsi che il collo dell'utero sia effettivamente sano.

In caso di esito “positivo”, la biopsia può rivelare diverse condizioni.

  • Il condiloma: segnala un'infezione virale da Papillomavirus (HPV) presente sul collo dell'utero, che in molti casi tende a regredire spontaneamente. Di conseguenza, il medico potrebbe suggerire semplici controlli periodici con Pap test e colposcopia; tuttavia, in casi rari, si può considerare una terapia chirurgica per rimuovere l'area anomala individuata.
  • La displasia cervicale (CIN): rappresenta una lesione a rischio di evoluzione, nel tempo, in carcinoma invasivo a cellule squamose del collo dell'utero. Associata spesso ai condilomi, la displasia cervicale presenta vari gradi di gravità, classificati in base alla profondità della lesione rilevata nei tessuti prelevati: CIN 1, CIN 2 e CIN 3.
  • L'adenocarcinoma in situ (AIS): è considerato una lesione pre-tumorale, ma può evolvere in un tumore delle cellule ghiandolari del collo dell’utero. Questa lesione viene di solito rimossa con tecniche conservative, soprattutto nelle donne più giovani, permettendo di preservare la possibilità di future gravidanze.
  • Il carcinoma invasivo: è una condizione in cui la lesione si estende oltre il rivestimento del collo dell'utero. In questi casi, la paziente viene indirizzata a centri ginecologici specializzati, dove si possono eseguire gli interventi necessari per il trattamento della patologia.

La displasia cervicale, nota anche come CIN (neoplasia intraepiteliale cervicale), rappresenta una lesione a rischio di evoluzione, nel tempo, in carcinoma invasivo a cellule squamose del collo dell'utero. Associata spesso ai condilomi, la displasia cervicale presenta vari gradi di gravità, classificati in base alla profondità della lesione rilevata nei tessuti prelevati: CIN 1, CIN 2 e CIN 3.

Classificazione CIN (Neoplasia Intraepiteliale Cervicale)

  • CIN 1: indica modificazioni di basso grado, precancerosa, caratterizzata da alterazioni cellulari lievi. Le CIN 1 nella maggior parte dei casi regrediscono spontaneamente.
  • CIN 2: questo grado di CIN mostra alterazioni che coinvolgono circa la metà dello spessore del rivestimento cellulare del collo dell’utero.
  • CIN 3: in questo stadio, l’alterazione interessa tutto lo spessore cellulare del rivestimento cervicale. CIN 3 rappresenta una lesione di alto grado e, sebbene possa regredire o rimanere stabile, presenta un rischio più elevato di progressione verso il tumore.

I gradi CIN 2 e CIN 3, considerati lesioni di medio-alto grado, sono a rischio di progressione, anche se occorrono molti anni prima che una lesione di questo tipo si trasformi in un carcinoma. Tuttavia, non è possibile prevedere con certezza quali lesioni regrediranno spontaneamente e quali potrebbero progredire. Per questo motivo, l’indicazione comune è quella di trattare le CIN 2 e CIN 3 per ridurre il rischio che la paziente possa sviluppare un tumore invasivo del collo dell’utero anche a distanza di anni.

Displasia moderata, o CIN II: le alterazioni a questo grado di displasia cervicale riguardano la metà dello spessore di cellule che riveste il collo dell'utero; pertanto, il numero di cellule epiteliali interessate è più che discreto. Rispetto alla displasia lieve, la displasia cervicale moderata tende più frequentemente a persistere o a evolvere in un tumore maligno vero e proprio.

Risvolti terapeutici: tali circostanze impongono un intervento terapeutico, finalizzato all'asportazione della lesione displastica.

Displasia severa, o carcinoma "in situ" o CIN III: le alterazioni a questo grado di displasia cervicale interessano tutto lo spessore di cellule che riveste il collo dell'utero, membrana basale esclusa; pertanto, il numero di cellule epiteliali coinvolte è elevato. Questo tipo di displasia ha un'alta probabilità di persistere o evolvere in un tumore maligno vero e proprio.

Risvolti terapeutici: la displasia cervicale severa necessità assolutamente di un intervento terapeutico mirato all'asportazione della lesione displastica.

Presenza di tumore al collo dell'utero: quest'esito indica che la lesione analizzata in laboratorio è vero e proprio tumore maligno a carico del collo dell'utero.

Ulteriori Possibili Risultati del Pap Test

Un pap test positivo indica la presenza di anomalie nelle cellule del collo dell’utero, riportate nel referto con sigle che ne descrivono il tipo e la gravità. Oltre alle alterazioni cellulari, il pap test può evidenziare la presenza di infezioni vaginali causate da funghi (es: Candida albicans), batteri (es. Gardenalla vaginalis), protozoi (es. Trichomonas vaginalis) o virus (es. Herpes simplex).

Gli esiti riportati sul referto del pap test vengono indicati tramite piccole sigle che seguono la classificazione internazionale Bethesda, che distingue tra diversi tipi di cellule della cervice uterina: le cellule epiteliali (o squamose), che rivestono il collo dell’utero, e le cellule ghiandolari, che rivestono il canale cervicale e il corpo dell’utero.

Esempi di risultati:

  • ASC-US: alterazioni lievi e aspecifiche delle cellule squamose, spesso dovute a infiammazioni o variazioni ormonali.
  • ASC-H: alterazioni atipiche che non escludono una lesione di alto grado (HSIL). Può derivare da infiammazioni o atrofia.
  • LSIL: lesione intraepiteliale di basso grado, spesso legata a infezione da HPV. Può regredire spontaneamente o evolvere in HSIL.
  • HSIL: lesione intraepiteliale di alto grado con alterazioni cellulari significative (CIN2-CIN3), potenzialmente precancerose.
  • AGC Neoplastic: Cellule ghiandolari atipiche per le quali non è possibile escludere una neoplasia.
  • Squamous Cell Carcinoma: Grave alterazione delle cellule squamose, indicativa di carcinoma.
  • AIS: adenocarcinoma in situ del canale cervicale, non invasivo.
  • Adenocarcinoma: tumore invasivo di origine ghiandolare (endocervicale, endometriale, extrauterino, NOS).

Cosa Fare Dopo un Pap Test Positivo

È importante sottolineare che un pap test anomalo, di per sé, non ha valore diagnostico e non deve essere motivo di eccessiva ansia e preoccupazione. La conferma o l’esclusione di eventuali alterazioni, così come la loro classificazione, avviene attraverso ulteriori accertamenti, come l’HPV-DNA test, la colposcopia ed eventualmente la biopsia.

La colposcopia rappresenta l'esame di screening di secondo livello, eseguito per accertare o meno la presenza della lesione pre-tumorale e determinarne sede e gravità; ma non è tutto: l'esame colposcopico, infatti, consente anche la raccolta mirata di un campione di tessuto cervicale sospetto, da sottoporre successivamente a specifiche analisi microscopiche di laboratorio (vedi biopsia cervicale).

Tale riscontro rende necessario effettuare una piccola biopsia cervicale (si veda punto 2 del parte “PUNTI CHIAVE - COSA SAPERE”) delle aree presentanti le alterazioni lesive più significative, in modo da stabilirne il significato e giungere a una diagnosi precisa.

L’HPV-DNA test è un esame che viene effettuato mediante tampone vaginale e consente di individuare, nel tratto genitale, la presenza del DNA del papillomavirus umano (HPV), che è considerato il principale fattore di rischio per lo sviluppo del tumore cervicale.

Prevenzione e Screening

A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, con l’introduzione del Pap test, sono stati organizzati programmi di screening di popolazione che hanno consentito di ridurre fortemente l’incidenza del tumore della cervice uterina e la relativa mortalità, sia in Italia sia negli altri Paesi avanzati.

Grazie a ulteriori progressi della ricerca, è stato possibile dimostrare la relazione tra lo sviluppo del tumore del collo dell’utero e l’infezione con alcuni ceppi di Papillomavirus (HPV). Il conseguente sviluppo di nuove tecniche diagnostiche, in particolare di specifici test molecolari, ha permesso di innovare i metodi di prevenzione utilizzati nello screening.

Oggi accanto al Pap test si svolge spesso l’HPV-DNA test, un esame che permette di rilevare la presenza di DNA di ceppi di HPV ad alto-medio rischio prima che le cellule del collo dell’utero presentino eventuali alterazioni riscontrabili con il Pap test stesso.

Per le donne tra i 25 e i 29 anni il test di riferimento rimane il Pap test da effettuarsi ogni tre anni, mentre l’esame per le donne di età compresa tra i 30 e i 65 anni è diventato l’HPV-DNA test (o più semplicemente HPV test), da ripetersi ogni cinque anni.

Che cos’è il Pap-test: l’esame è indolore e viene eseguito con le stesse modalità di una visita ginecologica. Inizialmente viene inserito uno speculum, che è uno strumento rigido di materiale plastico che dilata leggermente le pareti vaginali, e successivamente si procede al prelievo delle cellule poste sulla superficie del collo dell’utero e del canale cervicale, mediante una spatola e uno spazzolino.

Il materiale prelevato viene poi fissato su un vetrino e inviato in laboratorio per valutare la presenza di anomalie.

L’HPV test viene raccomandato a partire dai 30 anni di età fino ai 65 anni, ogni cinque anni.

Se ho fatto il vaccino contro l’HPV devo comunque aderire allo screening? È raccomandato a tutte le donne che si siano sottoposte a vaccinazione anti HPV aderire ugualmente allo screening.

Sono stati identificati circa 200 ceppi differenti di HPV, e i vaccini attualmente in commercio offrono la protezione contro 9 ceppi: quelli considerati ad alto rischio perché più frequentemente associati all’insorgenza del tumore. Quindi vaccinarsi diminuisce il rischio di ammalarsi ma non lo annulla del tutto.

In definitiva, dunque, aderire allo screening aumenta notevolmente le probabilità di individuare un tumore a uno stadio di sviluppo molto precoce e quindi di intervenire con i trattamenti adeguati caso per caso.

La colposcopia è un esame che non richiede lunghe attese, con una durata che varia dai 15 ai 30 minuti. Semplice e indolore, la colposcopia è l'esame di screening di secondo livello, effettuato per accertare il reale significato di lesioni pre-cancerose emerse dal Pap-test e riconducibili a un tumore della cervice uterina.

Nota Bene: Le informazioni fornite non sostituiscono il parere medico.

leggi anche: