Bicarbonato di Sodio e Glicemia: Un'Analisi Approfondita

Il bicarbonato di sodio è una sostanza ampiamente utilizzata in diversi contesti, dalla cucina alla medicina. Questo articolo esplora gli effetti del bicarbonato di sodio sulla glicemia, basandosi su studi scientifici e applicazioni pratiche.

Bicarbonato di Sodio: Usi e Proprietà

Il bicarbonato di sodio, noto anche come bicarbonato di sodio, è un composto chimico con formula NaHCO3. È una polvere bianca, cristallina, solubile in acqua e con proprietàBasiche. È spesso usato come antiacido per alleviare bruciore di stomaco e indigestione.

L'azione terapeutica di CITROSODINA® si deve alla presenza del bicarbonato di sodio, sale a digestione basica, efficace nel tamponare l'acidità gastrica. Rispetto ad altri antiacidi il sodio bicarbonato, è in grado di garantire un effetto antiacido immediato, grazie alla capacità di legare idrogenioni nell'ambiente gastrico, liberando acqua, sodio e anidride carbonica, ma è poco indicato nel trattamento “cronico” e prolungato dell'acidità di stomaco.

Per il trattamento di episodi sporadici di acidità gastrica si consiglia l'assunzione di 2 cucchiai da caffè di granulato effervescente, 1 bustina o 4 compresse per 3-4 volte al giorno. Nonostante CITROSODINA® risulti priva di particolari effetti collaterali, è bene ricordare che la presenza di Sali di sodio, potrebbe essere poco indicata in pazienti affetti da insufficienza renale grave, ipertensione spiccata, o individui sottoposti a regime dietetico iposodico. In questi casi l'assunzione di CITROSODINA® dovrebbe essere monitorata attentamente dal proprio medico.

CITROSODINA® non si è rivelata tossica alle dosi terapeutiche, quando assunta in gravidanza, ne per la madre ne per il nascituro. Studi di farmacocinetica, mostrano come gli antiacidi possano inibire l'assorbimento di molti altri principi attivi riducendone in modo significativo sia la biodisponibilità che l'efficacia terapeutica. CITROSODINA® è un farmaco in libera vendita.

Bicarbonato di Sodio e Diabete

Una delle complicazioni più comuni che colpisce i pazienti diabetici è l'acidosi, che tra i tanti effetti collaterali sembra anche ridurre ulteriormente la sensibilità dei tessuti all'insulina.

Il bicarbonato di sodio non ha indicazioni particolari nella cura del diabete, salvo in casi di insufficienza renale o di chetoacidosi grave, ma in questi casi l?utilizzo e le dosi sono strettamente sotto indicazione mirata e controllo medico.

Acidosi Tubulare Renale (ATR)

Un’acidosi metabolica insidiosa per una diagnosi rapida, e quindi per la prevenzione di sviluppo di complicanze, e per una corretta terapia della acidosi tubolare renale è utile la stretta collaborazione con lo specialista nefrologo.

Le ATR costituiscono un gruppo eterogeneo di disordini del trasporto tubulare renale caratterizzati da acidosi metabolica ipercloremica provocata da perdita renale di bicarbonati (forma prossimale) o da ridotta escrezione di ioni idrogeno (forma distale). L’AG plasmatico normale presente nelle ATR consente di porre diagnosi differenziale con le acidosi metaboliche correlate a cause extrarenali (acidosi lattica, chetoacidosi diabetica, acidurie organiche e intossicazioni da acido acetilsalicilico) in cui risulta aumentato, ad eccezione dell’acidosi provocata da perdita gastrointestinale di bicarbonati.

Le ATR sono classificate in:

  • ATR distale (o Tipo I, forma classica) da deficit di secrezione di ioni idrogeno nel tubulo distale.
  • ATR prossimale (o Tipo II) da alterato riassorbimento dei bicarbonati a livello del tubulo prossimale.
  • ATR combinata prossimale e distale (Tipo III) da mutazione del gene dell’anidrasi carbonica di tipo II, con trasmissione autosomica recessiva (AR): si associa a osteopetrosi, calcificazioni cerebrali e ritardo mentale.
  • ATR ipekaliemica (o Tipo IV) da deficit o resistenza tubulare all’azione dell’aldosterone: si caratterizza per iperkaliemia e acidosi moderata. Può essere legata alla somministrazione di farmaci o anomalie ereditarie (es: pseudoipoaldosteroismo).

Il cardine della terapia delle ATR consiste nel correggere l’acidosi mediante la somministrazione di alcali in forma di bicarbonato di sodio e citrato di potassio, allo scopo di favorire una adeguata crescita staturo-ponderale, mineralizzazione ossea e prevenire la progressione della nefrocalcinosi. Nelle ATR prossimali la dose di bicarbonati necessaria a ristabilire l’equilibrio acido-base è usualmente molto elevata, fino a 10-15 mmol/kg/die, nelle forme distali 2-4 mmol/kg/die.

Acqua Frizzante e Metabolismo del Glucosio

L'acqua frizzante favorisce la glicolisi anaerobica nei globuli rossi convertendo l'anidride carbonica (CO2) in bicarbonato, aumentando il pH intracellulare e stimolando il metabolismo del glucosio. Questo processo è simile a quello che si verifica durante l'emodialisi, in cui la CO2 viene assorbita e aumenta l'utilizzo del glucosio.

L'analisi del metabolismo del glucosio durante l'emodialisi ha rivelato una diminuzione significativa dei livelli di glucosio nel sangue da una media di 118,3 mg/dL a 98,6 mg/dL (P <.05), dimostrando l'effetto della CO2 sul metabolismo del glucosio. Durante una tipica sessione di emodialisi di 4 ore con un flusso sanguigno di 200 mL/min, circa 48.000 mL di sangue passano attraverso il dializzatore, con un consumo di circa 9,5 g di glucosio.

I ricercatori hanno osservato che l'inibizione dell'anidrasi carbonica con l'acetazolamide riduce il consumo di glucosio indotto dalla CO2, confermando il suo ruolo nello stimolare la glicolisi alcalinizzando l'ambiente intracellulare.

Nonostante la CO2 favorisca la glicolisi e l'utilizzo del glucosio, la quantità di CO2 contenuta nell'acqua frizzante è considerata troppo bassa per produrre effetti significativi sulla perdita di peso.

Tuttavia, un consumo eccessivo di acqua frizzante può causare disturbi gastrointestinali, soprattutto in soggetti con patologie preesistenti.

Studio sui Ratti Diabetici

Ricerche precedenti su ratti sani hanno dimostrato che una soluzione di bicarbonato di sodio (bicarbonato di sodio) induce le cellule specializzate che rivestono gli organi del tratto digestivo (cellule mesoteliali) a segnalare alla milza di produrre più cellule immunitarie antinfiammatorie. In un nuovo studio, i ricercatori hanno trattato un modello di ratto del diabete di tipo 2 con bicarbonato di sodio miscelato con acqua potabile.

Dopo tre settimane, gli animali diabetici hanno mostrato una ridotta risposta insulinica, che potrebbe indicare una ridotta capacità del corpo di rispondere all’insulina correttamente, rispetto a un gruppo di controllo di ratti sani. Questi risultati apparentemente contrastanti, un peggioramento della resistenza all’insulina e un aumento della funzione immunitaria, suggeriscono che “l’effetto del bicarbonato di sodio sulle risposte all’insulina non è mediato dall’infiammazione, ma piuttosto potrebbe essere correlato agli effetti negativi del carico alcalino”, hanno scritto i ricercatori.

Precauzioni e Considerazioni

Con i farmaci non dobbiamo mai ragionare pensando che se un po’ fa bene, di più fa meglio. Il razionale dietro all’uso del bicarbonato come digestivo è a mio avviso un po’ traballante, nel senso che l’idea è quello di aiutarci a digerire buttando fuori un po’ d’aria in eccesso, magari tamponando anche l’acidità gastrica, ma si tratta comunque di un rimedio blando. Mi rendo che sia del tutto umano pensare che una dose maggiore possa fare meglio, ma chiaramente non è così: e bada bene che quando lavoravo in farmacia mi accertavo sempre che il paziente non assumesse una dose inferiore a quella prescritta dal medico, io sono per usare pochi farmaci, ma quando si usano vanno dosati correttamente, né troppo, né troppo poco.

La prossima volta che sentirai qualcuno dire “è un rimedio naturale, prendilo tranquillamente perché tanto se non fa bene non fa neanche male”, ricordagli cosa è accaduto. Fatico a pensare ad un rimedio più naturale del bicarbonato di sodio, una polvere che si usa regolarmente anche per cucinare, eppure guarda cos’è in grado di fare.

Il consumo di acqua gassata può influenzare le misurazioni del glucosio nel sangue, richiedendo attenzione nell'interpretazione dei risultati dei test glicemici. Gli autori sottolineano inoltre che sono necessari ulteriori studi per esplorare gli effetti a lungo termine e i potenziali effetti collaterali.

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