Una delle raccomandazioni principali che vengono fatte ai pazienti affetti da cardiopatia ischemica è quella di seguire una dieta sana ed equilibrata. Ma come si traduce questo in pratici consigli da dare ai pazienti?
Il sovrappeso può essere causato semplicemente da eccessi alimentari ripetuti o da sedentarietà, ma con il tempo possono instaurarsi situazioni che rendono difficile la perdita di peso: un periodo della vita particolarmente stressante, squilibri ormonali, intolleranze alimentari causate da disbiosi o leaky gut, problemi metabolici e insulino-resistenza, intossicazione da farmaci o altre sostanze, con possibili carenze. Altri motivi possono contribuire a farti provare la sensazione di essere in un vicolo cieco: vieni a scoprire le cause che sono all'origine del tuo problema. Lavoreremo insieme per risolverlo.
Mangiare bene e sano è fondamentale per vivere, e per vivere in salute e benessere; tutti abbiamo bisogno di calorie, di proteine, di oligoelementi, di vitamine, ecc. Può però diventare pericoloso condizionare in modo troppo stringente il nostro vivere su quello che mangiamo, vivendo poi questo in modo quasi sofferto e lacerante.
L'esperienza di una paziente
Una donna di 44 anni, alta 1,70 m e del peso di 57,5 kg, con un BMI di 20 e girovita di 76 cm, ha accusato affaticamento e palpitazioni. Gli esami del sangue hanno rivelato valori alterati, tra cui colesterolo totale a 275 e glicemia a 125 mg, mentre l'eco color cardio doppler è risultato nella norma.
La paziente ha immediatamente eliminato gli zuccheri semplici dalla sua alimentazione, riducendo drasticamente anche pasta, riso e pane. Nei giorni successivi, ha riscontrato un miglioramento significativo, con la scomparsa di debolezza e palpitazioni.
In seguito a una visita specialistica, le è stata prescritta una dieta rigida a base prevalentemente di frutta e verdura, con pochi condimenti e priva di pasta, riso, legumi e zuccheri semplici. Le è stato inoltre consigliato di bere due litri e mezzo di acqua al giorno e di fare regolare attività fisica.
Dopo cinque giorni dall'inizio della dieta, ha ripetuto le analisi, ottenendo i seguenti risultati:
- Colesterolo totale: 213
- Glicemia: 80 mg
- Gamma GT: 26
- Emoglobina glicata: 5,4 / 36,0
- Vitamina D: 21,9
- Insulina: 4,76
- Urina: nella norma
La paziente svolge attività fisica intensa (nuoto) due-tre volte a settimana e moderata (camminate) negli altri giorni, non fuma, non beve, è vegetariana e non ha familiarità per il diabete, tranne la nonna materna che ha avuto diabete di tipo 2 in età avanzata.
Il Ruolo della Dieta
Falso mito: LDL elevato: con un’alimentazione adeguata molti pazienti raggiungeranno il target.
No, in media l’LDL si riduce di pochi mg/dl, quindi la maggior parte dei pazienti non avrà una riduzione sufficiente a raggiungere il target.
Acidosi Metabolica e Alimentazione
Cos’è l’acidosi metabolica o acidosi cronica di basso grado?
Parliamo di acidosi metabolica o acidosi cronica di basso grado riferendoci a un’alterazione dell’equilibrio acido-base dell’organismo verso il pH acido, cioè verso l’aumento degli ioni idrogeno (H+) nei tessuti. Il grado di acidità chiamato pH varia a seconda dei diversi distretti dell’organismo: nel sangue in condizioni normali deve rimanere entro un intervallo molto ristretto. In questa sede non prendiamo in considerazione l’acidosi caratterizzata dalla riduzione patologica di pH nel sangue, la quale costituisce una vera e propria emergenza medica, ma consideriamo una condizione inizialmente meno importante e più frequente che si manifesta con una sintomatologia subdola e aspecifica - come stanchezza, cefalea e insonnia -, la quale se non trattata può aggravarsi e costituire un terreno per l’aggravarsi di molte patologie concomitanti.
In una condizione di acidosi cronica, infatti, l’eccesso di ioni idrogeno determina importanti modificazioni dei tessuti e della struttura tridimensionale della maggior parte delle molecole biologiche, interferendo così su molti processi biochimici fisiologici.
La matrice cellulare con pH acido non è più in grado di svolgere questi importanti compiti.
Da cosa dipende questa alterazione dell’equilibrio acido-base?
Tra le cause più importanti che ne determinano l’insorgenza ricordiamo soprattutto:
- l’alimentazione moderna caratterizzata in massima parte da alimenti naturalmente acidi (eccesso di zuccheri o proteine) o resi ulteriormente acidi dalle trasformazioni industriali (confezionamento e conservazione a lungo termine)
- la sedentarietà (riduce l’eliminazione degli acidi)
- l’eccesso di movimento (per iperproduzione di acido lattico)
- lo stress fisico e mentale (l’attivazione dell’asse dello stress che coinvolge il sistema ortosimpatico e l’aumento della sintesi di colesterolo induce infatti processi catabolici e conseguente acidosi)
- un insufficiente apporto idrico (che comporta anche una riduzione dell’escrezione renale di idrogenioni)
- una riduzione della funzionalità renale e dell’eliminazione di scorie tossiche acide.
- un’ipofunzione delle cellule parietali dello stomaco con conseguente diminuzione del flusso basico (lo stomaco e il rene sono gli organi più impegnati nella produzione di bicarbonati che tamponano l’acidità).
Cosa si può fare per contrastare questa condizione?
Le principali strategie per contrastare questa condizione patologica sono:
- La correzione della dieta aumentando l’assunzione di alimenti alcalini e riducendo quella di alimenti acidi; infatti è possibile associare ad ogni alimento un valore PRAL (Potential Renal Acid Load = potere alcalinizzante degli alimenti): se il PRAL di un alimento è maggiore di zero significa che apporta scorie acide all’organismo, viceversa un valore minore di zero significa che l’alimento è basificante. Semplificando: la frutta e la verdura fresca (in particolare quella a foglie verdi) è basificante, mentre le proteine animali e vegetali, uova e legumi, i latticini e derivati, i cereali (pane, pasta e riso), gli zuccheri, le bevande confezionate sono acidificanti.
- L’assunzione di acque alcaline ionizzate.
- L’integrazione di minerali alcalinizzanti.
- La modulazione dello stress psicofisico (rilassamento, yoga, integrazione di farmaci fitoterapici a base di erbe…)
- La pratica di un’attività fisica moderata e comunque adeguata al grado di allenamento individuale.
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