Aneurisma Aorta Addominale: Intervento Laparoscopico, Rischi e Benefici

L'obiettivo del trattamento di un aneurisma dell'aorta addominale è evitare la rottura dell'aneurisma stesso. Un aneurisma è un’anomala dilatazione delle pareti di un vaso sanguigno, dalla parola greca antica “ανεύρυσμα”, significa dilatazione di un’arteria.

Gli aneurismi sono generalmente di origine aterosclerotica (legati all’invecchiamento e all’ipertensione arteriosa) o possono essere dovuti a una predisposizione genetica. La complicanza più temuta e letale è la rottura, tanto che l’aneurisma viene anche definito “silent killer”. Nella maggior parte dei casi è completamente asintomatico ed è quindi molto importante eseguire uno screening nella popolazione, soprattutto nei pazienti maschi con età maggiore di 65 anni, con fattori di rischio per aterosclerosi (in particolare il fumo di sigaretta) e con provata familiarità per aneurismi.

Non tutti gli aneurismi dell’aorta addominale richiedono un intervento chirurgico. Se il paziente è un fumatore verrà invitato ad abbandonare tale abitudine. In caso di pressione sanguigna elevata, verrà prescritta una terapia farmacologica antipertensiva.

Tipologie di Intervento

La rottura, imminente o avvenuta, dell’aorta addominale è considerata un’emergenza di tipo chirurgico.

Intervento Tradizionale (Laparotomia)

L’intervento di tipo tradizionale prevede il taglio chirurgico sull’addome (laparotomia mediana xifo-pubica), la mobilizzazione delle anse intestinali, l’isolamento dell’aorta e la sostituzione del tratto malato con materiale protesico compatibile con il corpo umano (generalmente Dacron).

Durante una riparazione chirurgica a cielo aperto, il chirurgo praticherà un'ampia incisione nell'addome in corrispondenza dell'aneurisma. La riparazione chirurgica a cielo aperto di un aneurisma dell’aorta addominale viene eseguita in anestesia totale e dura dalle 3 alle 4 ore.

Intervento Endovascolare (EVAR)

Un'alternativa meno invasiva della riparazione chirurgica tradizionale è la riparazione endovascolare dell'aneurisma (EVAR) con un dispositivo particolare chiamato protesi endovascolare o endoprotesi. L’intervento di tipo endovascolare prevede due piccoli tagli chirurgici agli inguini da dove viene inserita, con l’utilizzo dei raggi X, una protesi interna (endoprotesi) che ha il compito di escludere l’aneurisma dal flusso sanguigno.

Una procedura meno invasiva è effettuata senza incidere chirurgicamente l’addome, ma accedendo attraverso due piccoli tagli a livello dell’inguine, con anestesia locale, posizionando l’endoprotesi, (che sostituisce il tratto dilatato dell’arteria), attraverso le arterie femorali.

L’endoprotesi è progettata per essere inserita attraverso un accesso inguinale, senza quindi la necessità di eseguire un'apertura chirurgica dell'addome e dell'aorta.

Verrà effettuato un controllo dell’aorta una volta all’anno con un semplice ecodoppler.

Se il paziente è un candidato all’impianto di una protesi endovascolare, l’équipe chirurgica accompagnerà il paziente attraverso in tutte le fasi dell’iter terapeutico. A meno che si tratti di una situazione di emergenza, il paziente disporrà del tempo necessario per familiarizzare con la procedura, per capire cosa lo aspetta e come prepararsi.

L'impianto di una endoprotesi rappresenta un'alternativa meno invasiva dell'intervento chirurgico a cielo aperto. L'impianto di endoprotesi ha reso il trattamento degli aneurismi dell'aorta addominale una procedura più sicura e confortevole per molte persone, eppure non risulta indicato per chiunque.

Le endoprotesi vengono generalmente impiantate attraverso l’arteria femorale sia con un isolamento chirurgico che percutaneamente.

Rischi e Complicanze

L’intervento può comportare, anche se eseguito nel pieno rispetto delle strategie e tecniche chirurgiche più attuali, molteplici complicanze, distinguibili in precoci e tardive.

  • Emorragia: Emorragia di varia entità durante l’intervento o subito dopo e che spesso potrebbe comportare la necessità di una trasfusione di sangue e di reintervento.
  • Danni Polmonari e Renali: Nei casi di emorragia grave immediata o nel precoce decorso post-operatorio, le ripetute trasfusioni potrebbero determinare danni polmonari e/o renali talora irreversibili.
  • Infezione Protesica: Tale evento è molto raro ma particolarmente grave specie nel distretto aorto/iliaco; si può manifestare a distanza di anni e può essere legato a infezioni anche banali e contratte successivamente rispetto all’intervento chirurgico.

Tutti i trials clinici di confronto tra “EVAR” ed “OR” definiscono il vantaggio del primo nella mortalità post-operatoria a 30 giorni, alla luce però di una più alta possibilità di re-interventi a medio e lungo termine. Questi sono dovuti alla persistenza di flusso ematico nello spazio compreso tra l’endoprotesi e la parete aortica (il cosiddetto endoleak).

La persistenza di flusso può comportare la continua espansione dell’aneurisma con conseguente necessità di ulteriori trattamenti endovascolari, nonostante l’avvenuta correzione, per evitare la rottura dell’AAA. L’endoleak rappresenta attualmente il punto debole delle procedure endovascolari addominali.

Recupero Post-Operatorio

Il paziente viene dimesso in media dopo 5 giorni dal termine della procedura, può essere richiesta l’ammissione in un centro di riabilitazione cardiologica per circa 15 giorni.

Caso Clinico Eccezionale

Un 79enne è stato il protagonista di un intervento eccezionale ed unico nel suo genere. Mentre i chirurghi rimuovevano un’endoprotesi aortica addominale impiantata anni prima e ricostruivano il tratto di aorta grazie a una nuova protesi chirurgica, l'uomo è rimasto sveglio per tutto il tempo, circa un’ora e mezza. Gli anestesisti hanno fatto al 79enne la sola anestesia peridurale.

Troppo alti i rischi dell’anestesia generale per sedare il paziente, che era affetto da una severa patologia respiratoria e non poteva essere intubato. A dieci giorni dall’operazione, il paziente sta bene e racconta di non aver provato dolore durante l’operazione.

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