Analisi del Sangue e Febbre: Cause e Interpretazione

Settembre è un mese importante per eseguire analisi del sangue, un check-up generale per monitorare lo stato di salute dell’organismo e prevenire eventuali patologie. Tale screening è necessario perché è questo il valore da verificare nell’esame del sangue per scovare infezioni nel nostro corpo e cercare di agire in modo tempestivo.

La Febbre: Un Sintomo, Non una Malattia

La febbre è un aumento improvviso della temperatura corporea, un segnale che l'organismo sta cercando di controllare fenomeni anomali, solitamente di natura infettiva. La febbre non è una malattia ma è un sintomo. È tipica degli stati infettivi, ma non esclusivamente di questi.

La temperatura corporea normale è compresa tra 36 e 37,2 gradi e complessi meccanismi di regolazione la mantengono entro limiti così ristretti. La temperatura corporea varia lungo la giornata. Solitamente è più bassa al mattino e più alta nel pomeriggio e di sera. Si tratta di variazioni normali, che conseguono all'attività ciclica del metabolismo.

Generalmente la febbre di per sé non è pericolosa, tranne che a temperature che superano 40 gradi. L’aumento della temperatura corporea indica generalmente che l’organismo ha attivato le sue difese e questo, nella quasi totalità dei casi, avviene per contrastare un’infezione. Quando si alza la temperatura, quindi, il sistema immunitario si è attivato. In questo modo l’organismo tenta con il calore di neutralizzare lo sviluppo di virus, batteri, funghi che lo hanno attaccato.

Cause Comuni della Febbre

  • Sindrome influenzale: una condizione scatenata da virus stagionali ai quali l'organismo risponde con un incremento della temperatura tale da neutralizzare l'azione dei virus. L’influenza stagionale o Covid-19 sono infezioni virali, per esempio, che possono causare febbre.
  • Infezioni batteriche: le infezioni batteriche più comuni sono, invece, la cistite, la bronchite, la polmonite.
  • Infiammazione: L’infiammazione è una delle cause che più frequentemente comportano un’alterazione della temperatura del corpo. Esistono malattie infiammatorie come l’artrite reumatoide e altre patologie reumatiche capaci di scatenare questo sintomo.

Febbre Reumatica

Nota anche con i nomi “malattia articolare acuta” o “reumatismo articolare acuto”, la febbre reumatica è una patologia innescata da un’infezione batterica alla gola dovuta a un particolare Streptococco beta emolitico. La patologia non è la diretta conseguenza dell’infezione streptococcica, ma della particolare sensibilità a questa infezione da parte di alcune persone; le infezioni da streptococco alla gola sono infatti molto frequenti, ma solo una piccola parte dei pazienti che ne risulta colpita sviluppa la febbre reumatica.

La febbre reumatica è caratterizzata da febbre e artrite transitoria (dolore e gonfiore delle articolazioni) e nei casi più gravi può esserci un interessamento cardiaco (“cardite reumatica”), oppure l’insorgenza di sintomi neurologici tra cui il più caratteristico è la cosiddetta corea che porta a compiere movimenti involontari. La causa alla base della febbre reumatica è la risposta anomala del sistema immunitario a una faringotonsillite causata da Streptococco beta-emolitico di gruppo A.

Dal momento che non esistono esami specifici per effettuare una diagnosi di febbre reumatica è di fondamentale importanza prestare attenzione a ogni sintomo e a tutti i dati di cui si dispone. In caso di sospetto di febbre reumatica si possono eseguire esami del sangue volti a rilevare un quadro d’infiammazione, cioè la VES (velocità di eritrosedimentzione) e la PCR (proteina C reattiva). In caso di febbre reumatica è necessario effettuare il trattamento dell’infezione da Streptococco beta-emolitico di gruppo A, che in genere causa faringotonsilliti recidivanti. Questo può essere effettuato mediante terapia antibiotica con penicillina. In caso di febbre reumatica con artrite può essere utile la somministrazione di salicilati o di farmaci antinfiammatori non steroidei.

Altri Tipi di Febbre

La febbre è forse il più comune dei segni clinici di malattia. È causata dalla attivazione dei centri ipotalamici termoregolatori in seguito alla liberazione di pirogeni endogeni da parte di varie linee cellulari del paziente.

Ad esempio, è risaputo che esistono situazioni conosciute come non febbri. In questi casi la temperatura non supera abitualmente i 37.2-37,5°C (misurazione ascellare). In questi individui tale condizione è priva di significato patologico, essendo riferibile ad una semplice accentuazione del fisiologico ciclo circadiano.

Esiste, poi, la febbre provocata, di non rara osservazione nei bambini o adolescenti di entrambi i sessi. Questa tipologia di febbre abitualmente si riscontra in individui che presentano particolari stigmate caratteriali quali ipersensibilità e fragilità, non raramente in associazione ad estrema sicurezza, scaltrezza e temerarietà. Il momento scatenante può essere rappresentato da un periodo di difficoltà scolastica o familiare come, ad esempio, la nascita di un fratello.

Di solito il tutto esordisce con un autentico episodio febbrile, quasi sempre di natura infettiva, durante il quale il bambino riceve cure e attenzioni. In seguito, notando che l’espediente funziona e che, anzi, il perdurare della “febbre” accentua il clima di attenzione attorno a lui, finisce con l’affezionarsi alla condizione di malato, sottoponendosi anche volentieri alle visite mediche, alle cure ed agli esami prescritti.

Nel dubbio di questa febbre provocata sarebbe opportuno misurare la temperatura almeno due volte al giorno (al risveglio al mattino e nel pomeriggio), misurare contemporaneamente la frequenza cardiaca (in genere aumenta di 10 battiti/min per ogni grado centigrado) ed assistere personalmente ad alcune misurazioni.

Quando Preoccuparsi per la Febbre?

La febbre deve destare preoccupazioni quando raggiunge temperature molto elevate, che superano i 40°. Soprattutto nel caso in cui si tratti di neonati o bambini, per cui è necessario rivolgersi tempestivamente al medico. Oltre ai più piccoli, un’attenzione particolare va riservata anche alle persone fragili, con comorbilità, come anziani, cardiopatici e pazienti con sistema immunitario compromesso.

Livelli di Febbre

  • Febbricola: entro i 38°
  • Febbre lieve: tra i 38 e i 38,5°
  • Febbre moderata: tra i 38,5 e i 39°

Tipi di Febbre

  • Febbre continua: le variazioni di temperatura nell’arco della giornata si mantengono entro il grado centigrado.
  • Febbre intermittente: gli sbalzi di temperatura sono frequenti durante il giorno, per poi stabilizzarsi al mattino.

Come la Febbre Influenza gli Esami del Sangue

La domanda se la febbre alteri gli esami del sangue è cruciale per l'interpretazione accurata dei risultati diagnostici. Comprendere come e perché la febbre può influenzare i valori ematici è essenziale per evitare diagnosi errate e garantire un trattamento appropriato.

La febbre, definita come un aumento della temperatura corporea al di sopra dei valori normali (generalmente considerati tra 36.5°C e 37.5°C), è una risposta fisiologica dell'organismo a un'infezione, infiammazione o altra condizione patologica. Questa risposta coinvolge il rilascio di pirogeni, sostanze che agiscono sull'ipotalamo, il centro di controllo della temperatura corporea, per innalzare il "set point" termico. Questo processo innesca una serie di alterazioni metaboliche e immunologiche che possono influenzare i risultati degli esami del sangue.

Impatto sul Sistema Immunitario e la Conta Leucocitaria

Durante un episodio febbrile, il sistema immunitario viene attivato per combattere l'agente patogeno responsabile. Questo si traduce in un aumento della produzione di globuli bianchi (leucociti), le cellule del sistema immunitario deputate alla difesa dell'organismo. Di conseguenza, un esame del sangue eseguito durante la febbre potrebbe mostrare una leucocitosi, ovvero un aumento del numero di leucociti.

Tuttavia, in alcune infezioni virali, la febbre può essere associata a una leucopenia, ovvero una diminuzione del numero di leucociti. Pertanto, l'interpretazione della conta leucocitaria in presenza di febbre richiede un'attenta valutazione del quadro clinico e degli altri parametri ematici.

Alterazione degli Indici di Infiammazione: PCR e VES

La febbre è spesso accompagnata da un'infiammazione sistemica, che si riflette in un aumento degli indici di infiammazione nel sangue. La proteina C-reattiva (PCR) e la velocità di eritrosedimentazione (VES) sono due indici comunemente utilizzati per valutare la presenza e l'intensità dell'infiammazione. Durante la febbre, questi indici tendono ad aumentare significativamente, indicando l'attivazione della risposta infiammatoria.

È importante notare che la PCR è considerata un indicatore più sensibile e specifico dell'infiammazione rispetto alla VES. La PCR aumenta rapidamente in risposta all'infiammazione e diminuisce altrettanto rapidamente una volta risolta l'infiammazione. La VES, d'altra parte, è influenzata da diversi fattori e può rimanere elevata per un periodo di tempo più lungo dopo la risoluzione dell'infiammazione.

Influenza sulla Glicemia e il Cortisolo

La febbre può anche alterare i livelli di glucosio (glicemia) e cortisolo nel sangue. In risposta allo stress causato dalla febbre, l'organismo può rilasciare più glucosio nel sangue per fornire energia alle cellule. Allo stesso modo, la febbre può stimolare la produzione di cortisolo, un ormone steroideo prodotto dalle ghiandole surrenali.

Effetto sulla Concentrazione di Elettroliti e l'Equilibrio Acido-Base

La sudorazione profusa, spesso associata alla febbre, può portare a una perdita di liquidi ed elettroliti, come sodio, potassio e cloro. Questa perdita può alterare l'equilibrio elettrolitico nel sangue. Inoltre, la febbre può influenzare l'equilibrio acido-base del sangue. L'aumento del metabolismo associato alla febbre può portare a un aumento della produzione di acido lattico, che può causare un'acidosi metabolica.

Esami del Sangue Più Sensibili alla Febbre

Alcuni esami del sangue sono più suscettibili alle alterazioni causate dalla febbre rispetto ad altri. Tra questi, i più comunemente influenzati sono:

  • Conta leucocitaria
  • Indici di infiammazione (PCR e VES)
  • Glicemia
  • Cortisolo
  • Elettroliti

Cosa Fare se si Ha la Febbre e si Devono Fare gli Esami del Sangue?

Se possibile, è consigliabile rimandare gli esami del sangue fino a quando la febbre non si è risolta. Tuttavia, in alcune situazioni, gli esami del sangue potrebbero essere necessari anche in presenza di febbre. In questi casi, è fondamentale informare il medico della presenza di febbre, in modo che possa interpretare i risultati tenendo conto di questo fattore.

Come Prepararsi agli Esami del Sangue in Presenza di Febbre

Anche se è consigliabile rimandare gli esami del sangue in caso di febbre, se non è possibile, è importante seguire alcune precauzioni per garantire risultati il più accurati possibile:

  • Informare il medico
  • Idratarsi adeguatamente
  • Seguire le istruzioni del medico
  • Rilassarsi

Ulteriori Esami Diagnostici

Una volta completato l’esame fisico, qualora non sia stata formulata ancora una ipotesi diagnostica o non si sia addirittura pervenuti ad una diagnosi esaustiva, è opportuno passare alle indagini di I livello. Un buon numero degli esami di I livello può essere prescritto contestualmente alla prima visita.

Indagini di I Livello

Come approfondimento di queste indagini di I livello possiamo, nel giro di 1-3 giorni qualora la febbre non si sia risolta, richiedere:

  1. Elettroforesi delle sieroproteine e dosaggio delle IgG-IgM-IgA, fibrinogenemia
  2. Procalcitonina

Hanno lo scopo di individuare patologie d’organo quali possibili causa di febbre. Ovviamente non devono in ogni caso essere eseguite dalla prima all’ultima, anzi l’aspettativa del medico è di poter formulare una diagnosi affidabile e definitiva senza doversi avvalere di tutte quelle di seguito elencate. Bisogna, peraltro, tenere conto dei tempi di attesa che l’esecuzione di tali esami potrebbe richiedere.

Per tale motivo è opportuno che tali esami siano programmati non in modo indiscriminato, ma il più possibile mirato secondo criteri dettati dalla clinica (anamnesi, esame fisico) e dai risultati degli esami di I livello.

Altri Esami Diagnostici

  • Allergometria tubercolinica: test di Mantoux, test IGRA
  • Cupremia, beta-2-microglobulina, alfa-fetoproteina, CEA ed altri markers tumorali
  • RX torace
  • Ecocardiogramma ed ecografia addome completo
  • TC torace
  • RX addome in bianco
  • TC addome o RMN addome
  • Ecografia delle logge renali e della pelvi

Esami di III Livello

  • Broncoscopia
  • Biopsie (cute, mucosa labiale, osteomidollari, dell’arteria temporale, muscolari, parenchimali)
  • Laparoscopia esplorativa

Malattie Autoinfiammatorie

Le malattie autoinfiammatorie sono rare e di origine genetica. Sono caratterizzate da episodi ripetuti di febbre che arrivano all’improvviso, senza una causa apparente. Nella Febbre Familiare Mediterranea, gli episodi di febbre durano 1-3 giorni. Nel deficit di Mevalonato kinasi, gli episodi febbrili scompaiono nel giro di 5 giorni. Nelle Criopirinopatie la febbre è capricciosa. Nella Febbre ricorrente con aftosi, adenite e faringite (PFAPA) la febbre dura circa 5 giorni e si ripete ad intervalli regolari. Le malattie autoinfiammatorie genetiche durano tutta la vita.

Febbre con afte in bocca, placche alle tonsille, aumento linfonodi del collo. La conferma diagnostica si ottiene attraverso l'analisi genetica dei geni responsabili.

Consigli Pratici per Pazienti e Professionisti Sanitari

Per concludere, ecco alcuni consigli pratici per pazienti e professionisti sanitari riguardo alla gestione degli esami del sangue in presenza di febbre:

Per i Pazienti:

  • Comunicare sempre al medico la presenza di febbre e la sua durata.
  • Seguire attentamente le istruzioni del medico riguardo alla preparazione agli esami del sangue.
  • Porre domande al medico riguardo ai risultati degli esami del sangue e al loro significato.
  • Non auto-diagnosticarsi o auto-trattarsi in base ai risultati degli esami del sangue.

Per i Professionisti Sanitari:

  • Considerare sempre la presenza di febbre quando si interpretano i risultati degli esami del sangue.
  • Integrare i risultati degli esami del sangue con altri esami diagnostici e con la storia clinica del paziente.
  • Comunicare chiaramente ai pazienti il significato dei risultati degli esami del sangue e le opzioni terapeutiche disponibili.
  • Rimanere aggiornati sulle ultime linee guida e raccomandazioni riguardo alla gestione della febbre e degli esami del sangue.

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