L’amniocentesi è un esame diagnostico prenatale invasivo che si esegue generalmente tra la 15ª e la 17ª settimana di gravidanza.
Non si tratta di un test obbligatorio: l’amniocentesi in gravidanza viene infatti proposta ed eseguita, previo consenso informato della donna e della coppia, solo in alcune situazioni o casi specifici.
Per capire meglio come funziona l’amniocentesi è importante innanzitutto sapere che consiste in un prelievo di liquido amniotico.
L’esame viene effettuato con il supporto dell’ecografia, che permette agli operatori di prestare la massima attenzione alla posizione e ai movimenti del feto ed evitare di toccare quest’ultimo con l’ago.
Il prelievo, che dura circa un minuto, viene effettuato introducendo un ago nell’addome materno.
La procedura consiste nell’introdurre un sottilissimo ago, sotto guida ecografica, attraverso l’addome materno e prelevare il liquido amniotico dalla cavità uterina.
La donna è sdraiata in posizione supina con l’addome scoperto.
La sonda ecografica viene avvolta in un involucro sterile per minimizzare il rischio di infezioni.
Al termine dell’indagine viene eseguito un controllo ecografico del feto e della placenta.
Quando si esegue l’amniocentesi?
Solitamente si esegue tra la 15° e la 17° settimana di gravidanza per individuare precocemente eventuali anomalie genetiche del feto.
L’amniocentesi si esegue al 4° mese di gravidanza, ovvero fra la 16°/17° e la 18° settimana.
Perché proprio in questo periodo? Perché in questa fase sono massime le possibilità di successo del prelievo e minimi i rischi.
Tuttavia vi sono situazioni specifiche in cui è possibile effettuarla anche in epoca più precoce (tra le 10 e le 14 settimane) o anche più tardivamente (dopo le 24 settimane).
Si ritiene comunque che i rischi associati all’amniocentesi diminuiscano dopo le 15 settimane di gravidanza, e che nei casi in cui sia necessario ricorrere a un’amniocentesi precoce, il quantitativo di liquido amniotico estratto sarà minore rispetto a quello prelevato nel periodo gestazionale generalmente consigliato.
Perché si esegue l’amniocentesi?
Per valutare in modo più approfondito, ossia con una diagnosi, se il feto è affetto da una delle malattie prese in esame.
Serve per fare una diagnosi su eventuali malattie prese in esame durante la gravidanza.
Tuttavia, l’amniocentesi non può diagnosticare tutte le possibili patologie, ma circa 15-20 condizioni cromosomiche e malattie.
L’indicazione principale all’amniocentesi è rappresentata dallo studio dell’assetto cromosomico fetale mediante l’analisi del cariotipo tradizionale, al fine di evidenziare la presenza di eventuali anomalie cromosomiche.
Tale esame viene effettuato attraverso la coltura e lo studio delle cellule fetali presenti nel liquido amniotico.
Il liquido amniotico prelevato, la cui quantità è irrilevante per il benessere fetale, viene poi trattato e coltivato in laboratorio per poter studiare il cariotipo del feto, ovvero l’intero corredo cromosomico.
La successiva analisi di laboratorio di queste cellule permette di ricostruire la mappa cromosomica del feto e individuare eventuali alterazioni genetiche correlate a patologie.
Una parte del liquido amniotico viene utilizzata per la valutazione della quantità dell’Alfa Feto Proteina (AFP), sostanza prodotta dal feto che risulta elevata in presenza di alcune anomalie fetali quali, ad esempio, la spina bifida (malformazione della colonna vertebrale) e l’onfalocele (malformazione dell’addome).
Quando si riscontra un valore elevato di AFP generalmente la donna viene sottoposta ad ulteriori accertamenti diagnostici, per lo più ecografici.
In quali casi è consigliata l’amniocentesi?
Generalmente viene consigliata in presenza di alcuni fattori di rischio.
I casi in cui è noto un rischio prevedibile a priori, come ad esempio l’età materna avanzata, uno dei genitori portatore di anomalie cromosomiche o di mutazioni geniche. I casi in cui è stato evidenziato un rischio fetale nel corso della gravidanza.
Il Servizio Sanitario Nazionale offre gratuitamente l’indagine alle donne che abbiano superato i 35 anni.
Come prepararsi all’amniocentesi
Prima di sottoporsi all’amniocentesi alla donna viene chiesto di leggere e firmare il Consenso Informato.
E’ il documento in cui la donna esprime il suo assenso, dissenso o revoca all’esecuzione dell’esame.
Come previsto dalle attuali disposizioni legislative, durante questa visita sarà richiesto alla paziente di sottoscrivere un documento, chiamato consenso informato, che riassume i temi che sono stati oggetto di discussione nel colloquio.
Prima del prelievo la paziente avrà la possibilità di rivolgere tutte le domande che riterrà utili all’equipe medica.
Prima di procedere al prelievo, verrà effettuata alla paziente un’accurata ecografia, al fine di valutare se preesistono o coesistono problematiche per le quali non sia opportuno procedere all’indagine invasiva.
L’amniocentesi verrà eseguita soltanto se il controllo ecografico non metterà in evidenza particolari rischi aggiuntivi (es.
È inoltre richiesta dal ginecologo una terapia farmacologica preliminare per sconfiggere eventuali infezioni pre-esistenti.
Va inoltre controllato il fattore Rh dei partners della coppia (entrambi).
acquistare in farmacia (con ricetta medica) una fiala di Immunoglobuline Anti-D ( Igamad 1500 UI o in sostituzione Partobulin 1250 UI o ImmunoRho 300mg; stessa profilassi che si esegue dopo il parto), da conservare in frigorifero e da portare con sé il giorno dell’amniocentesi.
Acquistare la fiala con qualche giorno di anticipo perchè può non essere facile reperirla nelle farmacie e va ordinata.
Come si esegue l’amniocentesi?
Prima del prelievo la donna è sottoposta a ecografia per valutare la salute e la posizione del feto, nonché per individuare la posizione migliore per l’inserimento dell’ago.
Dopo il controllo, la paziente verrà invitata ad accomodarsi nella stanza adibita ad ambulatorio chirurgico.
E’ un esame invasivo ma non doloroso, tanto che non richiede alcun tipo di anestesia, neppure locale.
Sebbene possa suscitare una certa ansia nella futura mamma, il dolore è più o meno paragonabile a quello di un prelievo di sangue venoso.
Infatti, quando si inserisce l’ago è possibile avvertire un lieve dolore, ma dura poco.
Il prelievo richiede pochi minuti, mentre l’intera procedura 30-45 minuti.
Dopo l’amniocentesi, si effettua un’altra ecografia per controllare il feto e la placenta.
Dopo la dimissione, la paziente potrà poi tornare al proprio domicilio senza alcuna particolare terapia.
Nei 3-4 giorni successivi al prelievo, è consigliabile il riposo domiciliare, evitando di sollevare pesi e/o effettuare sforzi.
Inoltre, a distanza di una settimana circa si consiglia un’ecografia di controllo, sempre per valutare la vitalità fetale nonché la quantità di liquido amniotico.
Il liquido amniotico è formato prevalentemente da urina fetale e viene, quindi, nuovamente reintegrato in tempi rapidi.
Amniocentesi molecolare: cos'è?
L’approccio tradizionale nella diagnosi prenatale di anomalie cromosomiche comporta la messa in coltura di cellule fetali ricavate da prelievi di liquido amniotico e la determinazione del cariotipo tramite l’analisi al microscopio dei cromosomi in metafase.
Il cariotipo tradizionale, inoltre, non garantisce che il feto sia esente da malattie genetiche o alterazioni cromosomiche (delezioni o duplicazioni) di piccole dimensioni.
Infatti, questo tipo di esame fornisce informazioni solo sulle principali anomalie cromosomiche (ad esempio la trisomia 21, o Sindrome di Down, le trisomie 18 e 13, la monosomia X, o Sindrome di Turner) attraverso la determinazione dell’intero assetto cromosomico fetale.
Con il cariotipo tradizionale si indaga essenzialmente su quelle forme patologiche che interessano il numero e l’aspetto grossolano dei cromosomi.
Lo studio del cariotipo fetale, a differenza dell’amniocentesi rapida con la tecnica QF-PCR, presenta un’ importanza diagnostica elevatissima perché evidenzia le anomalie cromosomiche più severe e frequenti ( come ad esempio le trisomie ) a carico di tutti i cromosomi, tuttavia, a causa dei limiti di risoluzione della tecnica, piccoli riarrangiamenti cromosomici potrebbero non essere facilmente evidenziabili.
Rispetto all'esame citogenetico tradizionale, l'analisi molecolare dei cromosomi ha una risoluzione molto più elevata (~100 volte).
Il cariotipo molecolare, infatti, consente di effettuare rapidamente non solo lo studio dell’assetto cromosomico fetale, ma anche di un gruppo di 100 patologie causate da microdelezione / microduplicazione cromosomica (es.
Questa tecnica innovativa si differenzia cariotipo tradizionale prenatale in quanto meno laboriosa e facilmente automatizzabile, e quindi meno soggetta a rischio di errore.
In caso di necessità diagnostica, l’amniocentesi molecolare può essere integrata dalla diagnostica prenatale Molecolare infettivologica, che consiste nell’effettuare la ricerca con tecniche molecolari della presenza del genoma di agenti infettivi, (es. Citomegalovirus, Herpes simplex, Varicella Zooster, Rubeovirus, HIV, Toxoplasma gondii, Parvovirus).
Il vantaggio del ricorso alla tecnica molecolare (Polimerase Chain Reaction - PCR) risiede nel fatto che si ricerca direttamente il genoma, ossia la forma replicativa, dell’agente infettivo, superando i metodi tradizionali indiretti che esprimevano la produzione anticorpale fetale (IgM).
Tali metodi infatti risultano molto imprecisi poiché dipendono molto dalla variabile maturità del sistema immunitario a sua volta legato all'età gestazionale.
Tempi di attesa per i risultati
Lo studio del cariotipo fetale tradizionale richiede circa 12-15 giorni, la maggior parte dei quali sono necessari per la coltura delle cellule fetali presenti nel liquido amniotico.
È possibile talora che le cellule poste in coltura non crescano adeguatamente, in quanto sono presenti numerose cellule di tipo epiteliale di origine materna che impediscono la crescita anche minima.
Si parla in questo caso di insuccesso della coltura, evenienza comunque non molto frequente (avviene in 1 caso su 500, nel nostro centro).
È importante mettere in evidenza che la mancata crescita non è assolutamente indice di condizione patologica del feto.
In condizioni normali il tempo di crescita delle cellule del liquido amniotico è di 9-15 giorni.
La risposta rapida entro 24/48 ore mediante QF-PCR non è inclusa in quanto non necessaria.
Rischi dell’amniocentesi
Si tratta di esami facoltativi, che possono presentare alcuni rischi per il buon andamento della gravidanza.
Quanto è rischioso fare l’amniocentesi?
I rischi dell’amniocentesi sono collegati principalmente all’inserimento dell’ago e si possono distinguere in rischi materni e fetali.
I rischi materni sono prevalentemente quelli associati a complicanze infettive o lesioni di organi interni.
Le infezioni solitamente sono associate al liquido amniotico se la procedura non è eseguita con adeguati criteri di sterilizzazione.
Il rischio di aborto per amniocentesi è approssimativamente dell’1%.
Procedure-related risk of miscarriage following amniocentesis and chorionic villus sampling: a systematic review and meta-analysis.
Il rischio di aborto della tecnica si aggira intorno 0,2-0,5%.
Di tale percentuale si deve tener conto quando si valuta il rischio/beneficio della procedura diagnostica.
Il rischio legato alla rottura delle membrane può occorrere entro 2-3 giorni dall'esame.
Tale rottura appare legata principalmente ad una intrinseca fragilità delle membrane oppure ad infezioni latenti che si riaccendono con il trauma del prelievo.
E' bene che l'amniocentesi sia eseguita da uno specialista con specifica esperienza.
L’amniocentesi quindi è sicura?
Amniocentesi o DNA fetale?
Non esiste una scelta migliore di un’altra in senso assoluto.
La differenza sostanziale è che il DNA Fetale non è un test diagnostico, e che dunque definisce solo su base probabilistica la presenza nel feto delle più comuni anomalie cromosomiche.
Va detto, però, che questo esame ha una specificità e sensibilità superiori rispetto agli altri test di screening non invasivi; cioè la probabilità di un falso negativo (ossia che non venga rilevata un’anomalia genetica) è inferiore all’1%, e la probabilità di un falso positivo (cioè che venga rilevata un’anomalia genetica che in realtà non c’è) è inferiore allo 0,1%.
Il DNA fetale è un test di screening con alta sensibilità e specificità, ma non è diagnostico.
L’amniocentesi, invece, fornisce una diagnosi definitiva, ma è un esame invasivo.
Villocentesi: un’alternativa all’amniocentesi
Il prelievo dei villi coriali (villocentesi) si effettua a partire dalla 10° settimana e non oltre la 13° settimana di gestazione.
La villocentesi conduce la medesima analisi genetica, permette di studiare le patologie cromosomiche, consente dunque di capire se il feto ne è affetto oppure no, o se ne è portatore sano.
Questo è possibile grazie all’analisi molecolare del DNA estratto dai villi coriali; questa analisi in genere viene indicata nelle coppie che per storia familiare sono a rischio per alcune malattie ereditarie, come la fibrosi cistica e la distrofia muscolare.
L’esame si esegue tra l’11ª e la 13ª settimana di gestazione, e viene effettuato sotto guida ecografica.
Viene introdotto un ago nell’addome della paziente, l’ago attraversa la parete uterina (ma non le membrane amniotiche) e preleva per aspirazione - in 20-30 secondi - una piccola porzione di villi coriali placentari.
Quanto prelevato viene poi trattato e coltivato in laboratorio, per ottenere l’assetto cromosomico del feto.
Rispetto all’amniocentesi però, la villocentesi può estendere l’analisi genetica ad alcune malattie ereditarie, per capire se il feto ne è affetto o è portatore sano o escludere entrambe le opzioni.
Può essere eseguita anche per via trans-cervicale, inserendo un tubicino attraverso la vagina e il canale cervicale, per accedere all’utero e alla placenta.
Costi dell’amniocentesi
L’amniocentesi, gratuita per le donne che presentano i fattori rischio di cui abbiamo parlato in precedenza, è invece a pagamento per chi sceglie di seguire questo esame senza specifiche indicazioni mediche e cliniche.
Ci possono essere costi aggiuntivi legati ad indagini specifiche, che raccomanderà il medico in base alle caratteristiche dei pazienti.
La valutazione dei rischi e dei benefici è soggettiva fino a un certo punto; perché i numeri esistono.
La diagnostica non implica necessariamente posizioni radicali.
Al fine di comprendere bene le potenzialità e i limiti dell’amniocentesi è molto importante che le donne e le coppie che decidono di eseguire l’amniocentesi cerchino uno spazio di informazione e confronto accurato con gli specialisti e/o con il centro che si occuperà dell’esecuzione dell’indagine.
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