Negli ultimi 20 anni, la genetica medica ha subito una vera e propria rivoluzione, coinvolgendo anche la genetica prenatale. Il NIPT (Non Invasive Prenatal Test), noto anche come “test del DNA fetale”, è un'indagine non invasiva, a rischio zero per la gestante e per il feto.
Cos'è il NIPT e a Cosa Serve?
Il NIPT è stato messo a punto con l’obiettivo di anticipare il più possibile la diagnosi di eventuali patologie che possano mettere a rischio la salute del feto durante il primo trimestre di gravidanza. Il target di questo test è rappresentato prevalentemente dalle anomalie cromosomiche, in particolare quelle relative ai cromosomi 13, 18 e 21, che nell’insieme rappresentano oltre il 70% delle anomalie cromosomiche oggi note.
Come Funziona il NIPT
La maggior parte dei NIPT si basa sulla sofisticata tecnica NGS (Next Generation Sequencing), l'insieme delle tecnologie di sequenziamento degli acidi nucleici che hanno in comune la capacità di sequenziare, in parallelo, milioni di frammenti di DNA. Lo stesso - per intenderci - di quello che si utilizza per la celebre biopsia liquida per alcune forme tumorali.
Il NIPT è un test assolutamente sicuro per la gestante perché per effettuarlo è sufficiente un semplice prelievo di sangue venoso, esattamente come per un emocromo. Il test del DNA fetale può essere eseguito a partire dalla decima settimana di gravidanza. Non esiste un termine ultimo per la sua esecuzione ma, convenzionalmente, sarebbe indicato entro la sedicesima settimana di gestazione.
Il NIPT è il test d’elezione per le gravidanze a basso rischio, ovvero per donne al di sotto dei 35 anni e senza fattori di rischio noti. Il test del DNA fetale può essere eseguito da tutte le gestanti.
Limiti e Considerazioni sul NIPT
Come per tutti i test genetici, esistono dei limiti biologici. Questi possono essere rappresentati da un eventuale mosaicismo cromosomico materno, che può alterare i risultati del test, soprattutto relativamente alle anomalie cromosomiche sessuali, come la monosomia del cromosoma X. Possono tuttavia presentarsi anche ulteriori situazioni particolari che dobbiamo, come genetisti, sempre prevedere.
Fondamentale nella scelta del NIPT è il centro al quale rivolgersi. Pubblico o privato che sia, deve trattarsi di un centro di grande esperienza, che abbia la possibilità di effettuare il test contestualmente a un accertamento ecografico, e che possa offrire un'adeguata consulenza genetica sia in fase iniziale che, soprattutto, in caso di necessità di approfondimenti diagnostici ulteriori. Le linee guida raccomandano almeno un controllo ecografico dopo l’undicesima settimana. Tale controllo è volto anche all’identificazione precoce di malformazioni, come ad esempio le cardiopatie (per le quali l’incidenza è di un bambino su 400).
Quello che però è fondamentale ricordare è che questo test non sostituisce mai le indagini ecografiche.
Se il test restituisce dei risultati positivi o dubbi è necessario considerare il background materno, ma potrebbe essere necessario un coinvolgimento dell’intero nucleo familiare ed è necessaria una competenza di genetica medica che oggettivamente non tutti possono offrire. I centri che offrono il test dovrebbero essere in grado non solo di garantire competenze di bioinformatica eccellenti, ma anche di saper eseguire una consulenza genetica.
NIPT Genome Wide e Pannelli di Screening
La differenza sostanziale è che con il NIPT test genome wide andiamo ad analizzare l’intero genoma, cioè tutto l’assetto cromosomico. Apparentemente dunque si tratta di una scelta facile (chiunque si orienterebbe verso il panorama più ampio possibile), ma non necessariamente deve essere così. I test NIPT offerti sul mercato propongono dunque pannelli di screening diversi, ma hanno anche prezzi diversi.
Mentre sappiamo che il NIPT è estremamente sensibile sulle anomalie dei cromosomi 13,18,21, X e Y, non è così sensibile per moltissime altre condizioni. Inoltre ci sono una serie di sindromi che vengono indagate, ma non sono compatibili con la vita. Questo significa che il feto affetto da tali patologie non sopravvivrebbe oltre al primo trimestre. Offrire un test ad ampissimo spettro senza spiegare adeguatamente alle famiglie la portata dello screening non ha alcun senso.
Anche le più recenti linee guida internazionali (dell’American college of Medical Genetics) non raccomandano espressamente l’uno o l’atro test. È molto più importante affidarsi a chi possa garantire una consulenza genetica eseguita da un genetista medico esperto, a prescindere dalla tipologia di NIPT offerto.
Centri che siano in grado, eventualmente, di accompagnare le gestanti anche qualora si renda necessaria una amniocentesi che può essere fatta solo a partire dalla quindicesima settimana di gestazione, e che richiede tempi lunghi (anche 15 giorni) per la refertazione.
NIPT e Patologie Monogeniche
Un capitolo a parte merita l’applicazione del NIPT in caso di rischio noto di patologie monogeniche. Posto che abbiamo già chiarito che non si tratta del test d’elezione in questi casi, dato che il NIPT è e rimane un test di screening e che sono l'analisi invasiva (villo- o amniocentesi) può dare la certezza diagnostica.
Per alcune coppie è certamente possibile e sensato un percorso di PMA con PGT (procreazione medicalmente assistita con diagnosi preimpianto), ma non tutte le coppie lo desiderano e non per tutte le donne è possibile sottoporsi a queste procedure.
Informazioni Utili sul Test del DNA Fetale
- Perché si fa il DNA fetale? È un test prenatale non invasivo.
- Come si fa il test del DNA in gravidanza? Per fare il test non è necessario essere a digiuno.
- Rischio di aborto: Chiaramente essendo un esame non invasivo, non comporta rischio di aborto, che interessa invece in percentuali variabili gli esami invasivi.
- Attendibilità: Il margine di errore del test del DNA fetale è inferiore all’1% per i falsi negativi. L’attendibilità supera quindi il 99%.
- Risultati: Qualora l’esame indichi un basso rischio, la probabilità di presenza di quella particolare variazione va reputata molto bassa. Al contrario, un eventuale esito di alto rischio suggerisce un’alta probabilità che sia presente un’alterazione cromosomica nel feto.
- Tempi: In genere, la paziente riceve i risultati in una decina di giorni.
Bi-Test e Test del DNA Fetale: Quali Differenze?
Il Bi test è un’indagine più completa rispetto alla sola misurazione della translucenza nucale. Dà la possibilità di conoscere attraverso l’analisi di due ormoni la funzionalità della placenta e la crescita fetale nell’ultimo trimestre gravidico. D’altra parte, il test del DNA fetale ha un valore predittivo maggiore e ha una percentuale più bassa di falsi positivi.
L’affidabilità del test è più alta per la ricerca degli stessi cromosomi indagati nel Bi test: sindrome di Down e trisomie 13 e 18 (sindrome di Patau e sindrome di Edwards). Le altre ricerche al di fuori dei tre cromosomi citati non sono invece supportate da casistiche scientifiche estese.
Il Ruolo del Genetista
Il percorso auspicabile per la paziente è quello che prevede un colloquio con il medico genetista, prima della decisione di sottoporsi al test. Un secondo colloquio è previsto nel momento della restituzione del referto. È compito del genetista indicare quale test sia più adatto, in base alle caratteristiche personali della paziente.
Telemedicina e Test a Domicilio
In epoca di telemedicina, esiste la possibilità di fare il test al proprio domicilio.
Autismo e Test del DNA Fetale
Riguardo alla possibilità di ricercare sindromi cromosomiche che possono dare autismo, in alcuni kit ampliati del test del DNA fetale questo è possibile. Bisogna innanzitutto capire se si parla di autismo genetico: non tutte le forme di autismo sono su base genetica.
Costi e Copertura Sanitaria
Questo è un tema molto importante, perché parliamo di un test che non è ancora garantito dal nostro sistema sanitario nazionale. A differenza degli altri testi non invasivi, per l’esame del DNA fetale attualmente non è entrata nella pratica clinica la totale copertura da parte del Sistema sanitario nazionale poiché non tutto il territorio nazionale è dotato di laboratori pubblici abilitati alla sua erogazione.
Nel 2018 le linee guida del Ministero della Salute sono state aggiornate, e una ulteriore revisione è avvenuta dopo due anni nel 2020, a fronte del miglioramento delle conoscenze.
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