Le persone con diabete di tipo 2 spesso presentano livelli elevati di acido urico, un prodotto di rifiuto del nostro metabolismo. Esiste una correlazione tra acido urico e glicemia alta.
Acido Urico e Diabete di Tipo 2
Secondo uno studio, le persone con diabete di tipo 2 hanno un rischio maggiore di sviluppare calcoli renali in generale e calcoli renali di acido urico in particolare. L'acidosi metabolica legata al diabete può causare un aumento dell'escrezione di sali di acido urico e la formazione di calcoli renali. Il prossimo passo della ricerca sarà quello di capire come mai i diabetici hanno una quantità anormale di acido urico e quali altri fattori proteggano alcuni diabetici che non formano calcoli di acido urico.
È stato dimostrato che l'acido urico (AU), prodotto finale dell'ossidazione del catabolismo delle purine, è associato a diabete, ipertensione, malattia aterosclerotica ed altre condizioni cliniche. L’AU può influenzare negativamente la via di segnale dell’insulina inducendo insulino-resistenza (IR). Diversi studi riportano l’associazione tra AU e rigidità arteriosa (AS), un indicatore precoce di danno vascolare.
Uno studio ha valutato l’associazione tra i livelli circolanti di AU ed AS, considerando il potenziale ruolo dell’IR. Sono stati arruolati 1114 pazienti, non diabetici, ipertesi di nuova diagnosi (età media 48.9±11.5 anni). La sensibilità insulinica è stata misurata con l’indice HOMA. L’AS è stata valutata come misura della velocità dell’onda sfigmica carotide-femorale (pulse wave velocity PWV).
I valori medi di AU erano 5.2±1.6 mg/dl nella popolazione complessiva. La PWV era linearmente correlata con l’AU sierico (p<0.0001), HOMA (p<0.0001), hs-CRP (p<0.0001), pressione sistolica (p<0.0001), età (p<0.0001) e colesterolo LDL (p=0.005). L’AU sierico è risultato il più forte predittore di PWV giustificando il 20.5% della sua variazione. Inoltre, l’AU era associato ad un più elevato rischio di aumento dell’AS (PWV>10 m/s).
L’analisi d’interazione effettuata utilizzando il modello additivo ha mostrato che l’effetto congiunto dell’incremento di AU e HOMA, per giustificare l’aumento dell’AS, era significativamente superiore a quello previsto in assenza di interazione secondo il modello additivo, ciò indica che i due biomarcatori del rischio hanno interagito sinergicamente nel promuovere il danno vascolare nella popolazione in studio.
Un altro studio ha arruolato 1.250 pazienti diabetici e 1.250 controlli non diabetici in uno studio caso-controllo. L’analisi di regressione logistica binaria ha mostrato che, rispetto alle persone nel quartile più basso dei valori di omocisteina e acido urico, quelle nel quartile più alto presentavano un rischio significativamente aumentato di sviluppare il diabete di tipo 2.
Un’associazione significativa tra acido urico e diabete di tipo 2 è stata invece riscontrata nei soggetti di almeno 65 anni di età, maschi, e con un indice di massa corporea (IMC) pari ad almeno 24 kg/m2.
Gotta: Definizione, Genetica e Fattori Scatenanti
La gotta è una malattia infiammatoria causata dalla deposizione di cristalli di urato monosodico nelle articolazioni ed in altri tessuti dell'organismo. Nell'uomo, l'acido urico è il prodotto finale del catabolismo delle purine, prodotto dall'ossidazione della xantina ad opera della xantina ossidasi.
La gotta è un disturbo determinato da deposizione di cristalli di urato monosodico può causare artrite e borsiti acute ricorrenti, artrite cronica, tofi, urolitiasi e malattia renale. L'artrite e i tofi gottosi possono portare a disabilità croniche e compromissione della qualità della vita. La gotta è frequente ed è associata a malattie come obesità, diabete mellito, ipertensione arteriosa e malattie cardiovascolari.
Il rischio di avere la gotta è aumentato nei parenti dei pazienti gottosi, soprattutto in quelli di sesso maschile. Tra i fattori acquisiti sono importanti:
- Una dieta a base di alimenti che contengono grandi Quantità di purine
- Il sovrappeso
- L'insufficienza renale
- Molto raramente, le malattie caratterizzate da eccessiva Produzione di cellule, come alcune neoplasie.
Manifestazioni Cliniche
La gotta, nella sua forma "classica" (monoartrite acuta iperalgica della metatarso-falangea dell'alluce) non si presta in genere a confusione diagnostica. Le caratteristiche del dolore, le modalità di comparsa, la topografia dell'impegno articolare lasciano in genere poco spazio al dubbio nelle forme classiche della malattia.
Fattori che possono scatenare un attacco acuto di gotta:
- Assunzione di alcolici
- Consumo eccessivo di carne e frutti di mare
- Digiuno
- Traumi
- Interventi chirurgici
- Diuretici
- Introduzione di farmaci ipouricemizzanti
Se non trattati i pazienti con gotta sono a rischio di sviluppare:
- Un'artrite distruttiva e deformante che può determinare una perdita della funzionalità articolare
- Complicanze renali come la nefrolitiasi o una nefropatia cronica
In corso di attacco acuto di gotta si registra un incremento, talora molto marcato, degli indici aspecifici di flogosi (velocità di eritrosedimentazione, proteina C reattiva, fibrinogeno, mucoproteine, alfa-2 globuline). Una ridotta tolleranza al glucosio con conseguente aumento della glicemia è frequente nei gottosi, così come una ipertrigliceridemia (in 2/3 dei pazienti con gotta).
Diagnosi Differenziale
La diagnosi differenziale della gotta si pone con:
- Altre artriti microcristalline (condrocalcinosi)
- Artrite settica
- Artrite psoriasica
- Artrite reumatoide
- Artriti reattive
- Sinovite post-traumatica
Nuove Linee Guida EULAR sul Trattamento e Prevenzione della Gotta
Recentemente sono state pubblicate le nuove linee guida EULAR sul trattamento delle gotta e sulla prevenzione delle complicanze. Queste si basano su una corposa revisione sistematica della letteratura (984 referenze bibliografiche) relativa agli studi che si sono focalizzati sul trattamento delle recidive e sulla gestione a lungo termine della malattia.
Principi alla base delle nuove Linee Guida EULAR sulla gotta:
- Tutti i pazienti affetti da gotta devono essere adeguatamente informati sulla patofisiologia di questa condizione, sull'esistenza di trattamenti efficaci, sulla presenza di comorbidità associate, sui principi alla base della gestione degli attacchi acuti e sull'eliminazione dei cristalli di acido urico.
- Attenzione alla dieta: è necessario ricordare che la gotta è associata ad un consumo eccessivo di carne, alcol, pesce, bevande zuccherate, cibi ricchi di fruttosio e vegetali ad elevato contenuto di purine. Alcuni studi hanno dimostrato che il consumo di ciliegie, caffè e yogurt magri sia associato ad un miglior controllo degli attacchi gottosi.
- Attenzione alle comorbidità potenzialmente letali: "Tutti i pazienti gottosi dovrebbero essere sistematicamente sottoposti a screening per la presenza di comorbilità associate e a fattori di rischio CV (alterazioni della funzione renale, cardiopatia ischemica, insufficienza cardiaca, ictus, arteriopatia periferica, obesità, iperlipidemia, ipertensione, diabete e fumo), come parte integrante della gestione della malattia gottosa"
Elenco delle raccomandazioni EULAR 2016 per la gestione della gotta
- Si raccomanda di trattare gli attacchi acuti di gotta ai "primi segnali". La scelta del trattamento dovrebbe basarsi sulla presenza di controindicazioni, l'anamnesi del pazienti, il tempo di inizio del trattamento dall'insorgenza dell'attacco e il numero/tipo delle articolazioni coinvolte.
- Le opzioni di trattamento di prima linea raccomandate negli attacchi acuti sono le seguenti: colchicina (entro le prime 12 ore dall'insorgenza dell'attacco), corticosteroidi orali o aspirazione liquido sinoviale articolare e successiva iniezione di corticosteroidi. Colchicina e FANS dovrebbero essere evitati nei pazienti con alterazione severa della funzione renale.
- Il trattamento degli attacchi gottosi con inibitori di IL-1 dovrebbe essere preso in considerazione nei pazienti con recidive frequenti e controindicazioni al trattamento con colchicina, FANS e CS (orali e iniettabili)
- La profilassi contro gli attacchi di gotta dovrebbe essere spiegata e discussa in modo esaustivo con il paziente. Si raccomanda la profilassi durante i primi 6 mesi di terapia ipouricemizzante. Il trattamento profilattico raccomandato è rappresentato dalla colchicina.
- La terapia ipouricemizzante dovrebbe essere presa in considerazione e discussa con ciascun paziente con diagnosi definitiva di gotta sin dalla prima presentazione. La terapia ipouricemizzante è indicata in tutti i pazienti con attacchi ricorrenti gottosi (>2/anno), tofi, artropatia da urati e/o calcoli renali. Si raccomanda l'inizio tempestivo della terapia ipouricemizzante, in concomitanza con il tempo alla prima diagnosi, nei pazienti giovani (8 mg/dL; 480 mmol/L) e/o presenza di comorbidità (alterazione della funzione renale, ipertensione, cardiopatia ischemica, insufficienza cardiaca)
- Nei pazienti in terapia ipouricemizzante, i livelli di uricemia dovrebbero essere monitorati e mantenuti a livelli < a 6 mg/dL 360mmol/L e 5 mg/dL pari a 300 mmol/L in caso di nefrolitiasi o gotta tofacea.
- Tutti i trattamenti ipouricemizzanti dovrebbero essere iniziati a basse dosi e successivamente titolati verso l'alto fino al raggiungimento del target di uricemia.
- Nei pazienti con funzione renale nella norma, l'allopurinolo è raccomandato come trattamento ipouricemizzante di prima linea, a partire da un dosaggio ridotto (100 mg/die), sottoposto a incremento di 100 mg a cadenza quindicinale/mensile se necessario, fino a raggiungere il target di uricemia. In caso di mancato raggiungimento del target uricemico mediante dose appropriata di allopurinolo, si raccomanda lo switch terapeutico a febuxostat o ad agente uricosurico, o combinato con agente uricosurico. Febuxostat o un agente uricosurico sono indicati anche in presenza di intolleranza ad allopurinolo.
- Nei pazienti con alterazione della funzione renale, il dosaggio massimo di allopurinolo dovrebbe essere aggiustato in base alla clearance di creatinina. Se non può essere raggiunto il target di uricemia a questa dose, il paziente dovrebbe essere sottoposto a switch terapeutico (febuxostat con o senza allopurinolo, eccezion fatta per i pazienti con GFR < 30 ml/min/1.73 m2.
- E' indicato il trattamento con pegloticase nei pazienti con gotta tofacea cronica severamente debilitante e scarsa QoL, nei quali il target uricemico non può essere raggiunto con nessun altro farmaco disponibile al massimo dosaggio (comprese le combinazioni farmacologiche)
- E' possibile sostituire il diuretico quando la gotta si manifesta in pazienti in trattamento con diuretico dell'ansa o tiazidico. In presenza di ipertensione, è possibile considerare l'impiego di losartan o di un calcio antagonista mentre, in presenza di iperlipidemia, è possibile considerare l'impiego di una statina o di fenofibrato.
Trattamenti Farmacologici
Diversi farmaci sono disponibili per il trattamento dell'iperuricemia e della gotta:
- Allopurinolo: Blocca la xantina ossidasi e riduce quindi la produzione di acido urico.
- Febuxostat: Un inibitore selettivo della xantina ossidasi, è una potenziale alternativa all'allopurinolo in pazienti con gotta.
- Lesinurad: In associazione con un inibitore della xantina ossidasi, è indicato in soggetti adulti per il trattamento combinato in pazienti con gotta che non abbiano raggiunto livelli sierici target di acido urico con adeguata dose di un inibitore della xantina ossidasi.
- Uricase: La pegloticase catalizza enzimaticamente l'ossidazione dell'acido urico all'allantoina, è un agente biologico da considerare quando il trattamento ipouricemizzante standard è inefficace.
Dieta e Stile di Vita
L'alimentazione è un fattore importante nella gestione dell'iperuricemia. La dieta, infatti, andrebbe modificata limitando l'assunzione di alimenti che apportano purine - acidi nucleici che portano alla sintesi di acido urico - e che si trovano in alta concentrazione nelle frattaglie, nella selvaggina, nel pesce azzurro e nei molluschi. Da limitare, inoltre, carni e pollame, insaccati, crostacei, piselli, fagioli, lenticchie e formaggi stagionati. Via libera, invece, a latte, uova, verdure, ortaggi, formaggi non stagionati, pasta e cereali.
Alimentazione e obesità, da soli, non spiegano però la situazione. Considerate entrambe le condizioni, infatti, i soggetti diabetici hanno comunque livelli di acido urico più alti se paragonati con soggetti non diabetici. Tanto maggiore è il sovrappeso in una persona, tanto più alta è la possibilità di sviluppare calcoli renali di acido urico. Migliorare ulteriormente lo stile di vita è sempre auspicabile, ma diventa fondamentale soprattutto se si ha famigliarità per diabete, malattie cardiache o renali.
Tra i comportamenti legati allo stile di vita andrebbe anche indagato se effettivamente l’alimentazione, oltre che bilanciata, è volta a limitare il più possibile l’assunzione di zuccheri semplici, a favorire verdure e ad alternare le fonti proteiche limitando in particolare le carni rosse e evitando gli alcolici. Anche mantenere una buona idratazione è molto importante e l’acqua è in assoluto la bevanda migliore.
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