Abbassare il Colesterolo e Perdita di Peso: Un Approccio Integrato

Livelli elevati di colesterolo sono associati a disturbi cardiovascolari, la cui prevalenza è in aumento. Ridurre i livelli di colesterolo è un approccio di riferimento per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Inoltre, l'obesità può portare a diverse condizioni di salute, come ipertensione, alti livelli di colesterolo e disturbi cardiovascolari. Per questo, ma non solo, i pazienti obesi sono ad aumentato rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

Colesterolo Alto e Obesità: Un Legame Pericoloso

Le lipoproteine a bassa densità (LDL-C) e i trigliceridi sono componenti dannosi del colesterolo, in quanto aumentano il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. L'indice di massa corporea (BMI) è uno strumento che misura il peso corporeo in relazione all'altezza. Un BMI compreso tra 25 kg/m² e 30 kg/m² è considerato sovrappeso, mentre un valore superiore a 30 kg/m² è classificato come obesità. L'obesità è associata a livelli elevati di trigliceridi e colesterolo LDL-C, oltre a livelli ridotti di colesterolo HDL-C. Inoltre, l'obesità può aumentare il rischio di altre patologie, come diabete e ipertensione. Tutti questi fattori, insieme, possono aumentare il rischio di sviluppare disturbi cardiovascolari. Oltre al BMI, anche la distribuzione del grasso corporeo è un indicatore delle condizioni di salute legate all'obesità.

A livello mondiale nel 2016 oltre 1,9 bilioni di adulti di età pari o superiore a 18 anni era in sovrappeso; di questi oltre 650 milioni erano obesi. Il sovrappeso e l’obesità sono definiti come un accumulo di grasso anormale o eccessivo che può avere conseguenze pericolose sulla salute. Le persone obese mostrano spesso anomalie nel metabolismo dei lipidi: circa il 60-70% dei pazienti con obesità è dislipidemico.

Anche modesti cali di peso possono ridurre il rischio cardiovascolare (ad esempio del 5-10%) anche se si rimane all’interno dell’intervallo di obesità.

L'Importanza dell'Attività Fisica

Uno stile di vita sedentario è associato a livelli elevati di colesterolo. Lo stile di vita sedentario è qualsiasi comportamento che comporta un dispendio energetico inferiore a 1,5 unità di equivalente metabolico (MET). Alcune attività sedentarie comuni includono stare seduti e sdraiati. Uno stile di vita attivo può aiutarti a combattere la dislipidemia. L'attività aerobica regolare aumenta i livelli di colesterolo HDL dal 3 al 9% in persone adulte, sane e precedentemente sedentarie.

Gli esercizi aerobici comprendono esercizi di resistenza cardiorespiratoria, come corsa, jogging e ciclismo. Fare esercizio aerobico per 150 minuti a settimana (tre giorni a settimana, con ogni sessione della durata di 50-60 minuti) per un periodo di 12 settimane o più migliora i livelli di colesterolo HDL e riduce i livelli di trigliceridi e colesterolo LDL. L'allenamento con resistenza implica il rafforzamento dei muscoli utilizzando il peso corporeo o resistenza esterna ed esercizi per caricare tutti i principali muscoli del corpo, come le gambe, le braccia, il petto e la parte bassa della schiena. Questi esercizi possono essere eseguiti tre volte a settimana, con ogni sessione della durata di 45-50 minuti. Il tuo medico potrebbe raccomandarti 30 minuti di esercizio di qualsiasi tipo al giorno, per 4-5 giorni alla settimana, per migliorare i tuoi livelli di colesterolo. Inoltre, uno stile di vita attivo aiuta anche a gestire l'ipertensione e il diabete.

Adottare uno stile di vita attivo ogni giorno, cercando di camminare di più, usare le scale invece dell’ascensore, fare pause attive se lavori alla scrivania e trovare modi creativi per incorporare più movimento nella tua routine quotidiana.

Dieta e Colesterolo: Cosa Mangiare e Cosa Evitare

Il colesterolo presente nell’organismo deriva sia dalla sintesi endogena sia da fattori esogeni (alimenti). Il colesterolo plasmatico è determinato principalmente dalla sintesi endogena piuttosto che dall’apporto alimentare. Sebbene una dieta equilibrata possa contribuire al miglioramento del profilo lipidico, non rappresenta il fattore determinante nel controllo dell’ipercolesterolemia, specialmente nei soggetti con predisposizione genetica.

I carboidrati non hanno effetti sulla diminuzione delle LDL ma sono ottimi sostituti dei grassi saturi. È molto importante assumere fibra alimentare, contenuta nella frutta (soprattutto nella buccia, se edibile), nella verdura, nei legumi e nei cereali integrali. La dieta per dimagrire è una normale dieta ipocalorica, in cui considerare gli accorgimenti dietetici prima elencati. La dieta ipocalorica prevede di instaurare un deficit calorico di 300-500 kcal/die in modo da perdere 0.5-1 kg/settimana.

Statine e Altri Farmaci: Un Aiuto Efficace

Le statine, come atorvastatina, simvastatina e rosuvastatina, sono farmaci che inibiscono un enzima chiave nella produzione del colesterolo nel fegato. Le terapie ipolipemizzanti, come le statine e altri farmaci innovativi, non solo riducono i livelli di colesterolo LDL, ma stabilizzano la placca aterosclerotica, diminuendo il rischio di rottura. Recentemente, farmaci impiegati per la gestione del peso corporeo, come il tirzepatide e il semaglutide, hanno dimostrato di ridurre l’infiammazione vascolare e contribuire alla stabilizzazione della placca, con effetti positivi sulla mortalità cardiovascolare e generale.

Il controllo dell’ipercolesterolemia mediante terapie farmacologiche mirate è quindi cruciale per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, andando oltre il semplice intervento dietetico. L’accumulo di colesterolo nelle pareti arteriose favorisce la formazione di placche aterosclerotiche, che, se instabili, possono rompersi e innescare fenomeni trombotici, con conseguente ostruzione del flusso sanguigno e possibile insorgenza di eventi muscolari acuti, come l’infarto miocardico.

È importante precisare che se il colesterolo è alto per colesterolemia familiare o altri meccanismi “genetici”, sia l’alimentazione che l’attività fisica hanno un potere molto limitato e quasi sicuramente si dovranno assumere integratori di riso rosso o statine a lungo andare. Per molti pazienti le statine forniscono una falsa rassicurazione, portandole a credere che il farmaco possa compensare pessime scelte alimentari e una vita sedentaria.

L'uso delle statine è controindicato nelle persone con gravi malattie del fegato, o nel caso in cui si sospetti un problema al fegato per il riscontro di valori alterati delle analisi del sangue. L'assunzione delle statine è controindicata durante la gravidanza e l'allattamento perché non sono disponibili dati certi sulla loro sicurezza. Le statine vanno prese con cautela da tutte le persone che hanno un rischio più alto di sviluppare effetti collaterali quali la miopatia (malattia dei muscoli) o la rabdomiolisi (rottura delle fibre muscolari).

L'interazione con altri farmaci è uno degli aspetti più critici della terapia con le statine. Le persone che assumono statine, prendono spesso anche altri farmaci che possono modificare l'effetto o la sicurezza delle statine, ad esempio riducendone l'efficacia o aumentando la possibilità di sviluppare effetti collaterali, come la miopatia. È importante sapere che se durante la terapia con le statine dovesse essere necessario prendere anche uno di questi farmaci, il medico potrebbe prescrivere un medicinale alternativo alle statine oppure potrebbe abbassarne il dosaggio. Il succo di pompelmo può interagire con alcune statine e aumentare il rischio di sviluppare effetti collaterali. Il medico può consigliare di evitarne l'uso oppure di consumarne in quantità limitate. Per avere dettagli completi sulle precauzioni da usare e sulle possibili interazioni con altri medicinali, è consigliabile leggere il foglietto illustrativo presente nella confezione del farmaco.

Diversi professionisti sanitari hanno commentato l'uso di statine e il loro impatto sulla perdita di peso, evidenziando che, contrariamente a quanto si pensi, le statine non sono direttamente correlate al dimagrimento. Eventuali perdite di peso osservate in pazienti che assumono statine sono più probabilmente dovute a cambiamenti nellostile di vita, come una dieta più sana e un aumento dell'attività fisica, adottati in concomitanza con l'inizio della terapia farmacologica.

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