Quando si parla di gravidanza, ci si riferisce a un periodo molto lungo per la donna, durante il quale devono essere effettuati una serie di esami di cruciale importanza per valutare la salute del nascituro e della futura madre. Tra questi esami, quelli che assumono un’importanza fondamentale sono le ecografie in gravidanza. L’ecografia è uno degli strumenti più importanti, necessaria per la sua portata diagnostica e assolutamente sicura per mamma e feto. L’ecografia è un esame che consente, attraverso l’utilizzo di una sonda e di uno schermo computerizzato, di valutare la conformazione e le problematiche di organi e tessuti altrimenti impossibili da indagare in altro modo, se non attraverso l’utilizzo di incisione chirurgica. Nel caso dell’ecografia in gravidanza, questa risulta di vitale importanza lungo tutta la gestazione per valutare numerosi parametri ed indagare differenti problemi relativi al feto.
Quando Effettuare la Prima Ecografia?
Una delle domande più frequenti che si pongono i futuri genitori è quando fare la prima ecografia in gravidanza. Una donna che scopre di essere incinta spesso va subito dal ginecologo per la prima ecografia, ma potrebbe essere troppo presto. La prima visita ostetrica e la prima ecografia sono consigliate dopo sette/otto settimane dalla data dell’ultima mestruazione. La prima ecografia è utile a confermare la presenza e il numero degli embrioni nell’utero e a definire la datazione.
Contrariamente a questa consuetudine, le indicazioni emesse dalla Società Italiana di Ecografia Ostetrico Ginecologica (SIEOG) ci dicono che la prima ecografia in gravidanza andrebbe eseguita tra le 11 e le 13 settimane + 6 giorni (13 settimane + 6 giorni è considerato il momento in cui termina il primo trimestre di gravidanza). «La prima ecografia deve essere effettuata a partire dall’ottava settimana di gestazione, non prima. Questo è il tempo necessario all’embrione per attecchire e annidarsi nella parete uterina, iniziare il suo sviluppo e i processi di formazione degli organi al suo interno.
C’è chi impaziente si rivolge al ginecologo già dopo la 6 settimana di gravidanza, chi invece aspetta un periodo più lungo prima di sottoporsi all’esame. Se il test di gravidanza è risultato positivo o magari il ginecologo ti ha comunicato la bella notizia durante una visita di routine, i medici consigliano di aspettare tra l’ottava e la dodicesima settimana per fare la prima ecografia fetale, detta anche tecnicamente Office.
Obiettivi della Prima Ecografia
Da un punto di vista clinico e assistenziale gli elementi che si riescono a indagare con la prima ecografia sono molto importanti e permettono di assicurarsi che i primi adattamenti della gravidanza siano avvenuti in modo regolare ed efficace. Da un punto di vista dei genitori accade spesso che la prima ecografia segni un passaggio, diventando un segno di realtà, di tangibilità della gravidanza.La prima ecografia in gravidanza è uno dei momenti più emozionanti nel percorso verso la genitorialità.
- Stabilire il numero delle settimane di gravidanza e la data del parto: Consente di stabilire di quanti mesi è il feto e di calcolare di conseguenza la data del parto.
- Valutare la salute del feto: In questa ecografia viene di solito analizzato lo stato di salute del feto, anche valutando le condizioni di importanza fondamentale come il battito del cuore. Da questo momento, infatti, è più semplice da analizzare il funzionamento cardiaco del feto. In questo appuntamento vengono anche valutate le condizioni morfologiche della sacca gestionale.
- Escludere malformazioni: Serve per controllare lo sviluppo del feto ed escludere che vi siano malformazioni.
- Visualizzare il corretto impianto: L’ecografia del primo trimestre ha la finalità di visualizzare il corretto impianto in utero della gravidanza, indagare il numero di feti, datare la gravidanza, misurare la translucenza nucale (cioè lo spessore del liquido raccolto a livello della nuca del feto, che aumenta nella maggior parte dei casi con anomalie cromosomiche) e, in caso di gravidanza multipla, definire la corionicità (il numero di placente presenti).
Come si Svolge la Prima Ecografia?
La prima ecografia può essere svolta in due modalità: transaddominale, con una sonda esterna, o transvaginale, con una sonda interna. Entrambe le procedure sono indolori e innocue, sia per il feto che per la mamma. Prima di iniziare, il ginecologo cosparge di gel la parte su cui farà scorrere una sonda. La donna avverte semplicemente una sensazione di freddo. Le immagini del feto, riprese dalla sonda, vengono visualizzate su uno schermo posizionato davanti al ginecologo.
Si ricorre a tale tipologia di esame quando il ginecologo ritiene necessario controllare meglio l’apparato riproduttivo della madre. Con l’ecografia classica infatti non è possibile superare gli strati adiposi del corpo. L’ecografia transvaginale viene effettuata dal ginecologo attraverso una sonda. Anziché passarla sulla pancia, come avviene nell’ecografia classica, il medico la inserisce in vagina.
L’ecografia non prevede alcuna preparazione fisica particolare. È possibile assumere cibi e liquidi anche a ridosso dell’esame, ciò che può variare è la presenza di urina o meno in vescica. In caso di ecografia transaddominale, la vescica deve risultare piena, condizione non consigliata in caso di ecografia transvaginale. Può essere utile indossare un abbigliamento comodo per potersi svestire e rivestire agilmente.
Ecografie Obbligatorie e Ulteriori Esami
Quali sono le ecografie obbligatorie in gravidanza? La Società italiana di ginecologia e ostetricia ha pubblicato il decalogo delle società scientifiche “Buone pratiche in Ginecologia”. In queste, si sostiene che, in caso di gravidanza fisiologica, cioè senza particolari fattori di rischio, «le ecografie essenziali, anche secondo il disposto dei nuovi LEA (i livelli essenziali di assistenza, ossia le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione, cioè il ticket), sono due». Queste due ecografie hanno il fine di verificare la regolarità del battito cardiaco, la crescita e la posizione del feto. A queste, si può aggiungere un’ulteriore ecografia durante il terzo trimestre.
Programma Standard delle Ecografie
Nel quadro d’intervento così delineato le ecografie in gravidanza vengono programmate secondo un preciso calendario impostato in base ad una programmazione settimanale lungo tutti i 9 mesi della gestazione. Ecco come si sviluppa il programma delle ecografie in gravidanza per come si verifica mese per mese.
Il programma per svolgere le ecografie in gravidanza viene solitamente suddiviso in tre appuntamenti così ripartiti:
- Ecografia tra la 6a e l’8a settimana: in questa ecografia viene di solito analizzato lo stato di salute del feto, anche valutando le condizioni di importanza fondamentale come il battito del cuore.
- Ecografia morfologica tra la 20a e la 21a settimana: detta anche ecografia del secondo trimestre, nel programma delle ecografie in gravidanza questa assume un’importanza fondamentale per una definitiva valutazione della posizione assunta dal feto, potendo così programmare, in particolari casi, la sicurezza di un parto naturale o la necessità di intervenire, nei tempi, attraverso altre modalità ed altri interventi. Durante la seconda ecografia in gravidanza, il medico misura infatti le forme del feto, controllando le dimensioni del cranio, del femore e dell’addome.
- Ecografia intorno alla 30a settimana: detta anche ecografia del terzo trimestre, in quest’occasione si è in grado di valutare con maggiore precisione quelle che sono le misure del feto con un’ulteriore valutazione delle condizioni del liquido amniotico, potendo così valutare la possibilità di sviluppare patologie di varia natura ed importanza. L’ecografia del terzo trimestre, tra la 30esima e la 32esima settimana, detta anche ecografia biometrica.
Questi appuntamenti, ovviamente, possono essere seguiti e preceduti da ulteriori ecografie in gravidanza. La futura mamma non deve, infatti, sottovalutare nessun segnale che arriva dal feto lungo i mesi della gestazione. Gli appuntamenti prima elencati hanno carattere gratuito se eseguiti presso strutture pubbliche su indicazione del proprio medico di fiducia.
Il Test Combinato
A maggio 2017 il Ministero della Salute ha aggiornato la lista delle prestazioni sanitarie gratuite per tutte le donne gravide in buono stato di salute. Un’ecografia inserita nella diagnosi prenatale del test combinato in cui si valuta la lunghezza del feto e lo spessore della translucenza nucale (nuca del feto) e che si effettua tra le 11 e le 13 settimane di gestazione.
Il test combinato è un esame di screening fortemente raccomandato a tutte le donne in gravidanza per valutare la probabilità che il feto possa essere affetto da una anomalia cromosomica, tra quelle più note e più frequenti. Il test combinato prevede un’ecografia e un prelievo ematico materno. Il test combinato deve essere eseguito tra la 11ª e la 13ª +6 settimane, quando la lunghezza del feto (CRL) è compresa tra i 45 e gli 84 mm. L’esame ecografico consiste nella misurazione di vari parametri, cioè la lunghezza del feto e la translucenza nucale.
I parametri ecografici biochimici, oltre a quelli relativi alla storia clinica materna, vengono inseriti in un software utilizzabile solo da operatori ecografici certificati. Il test è considerato positivo, cioè ad alto rischio, se il rischio calcolato è compreso tra 1:2 e 1:300. Il test è considerato negativo, cioè a basso rischio, se il rischio calcolato è inferiore a 1: 300.
Il test consiste in un prelievo di sangue materno, finalizzato alla ricerca del DNA fetale circolante nel sangue della madre. Può essere seguito preferibilmente a partire dalla 11ª settimana di gravidanza. Il test è in grado di identificare circa il 99% dei feti affetti da trisomia 21, e circa il 95% di quelli affetti da trisomia 18 e 13 (è stato cioè validato a livello scientifico per le stesse anomalie indagate dal test combinato). Alcuni laboratori sono offrono la possibilità di estendere l’analisi anche ad altre patologie cromosomiche e, in alcuni casi, allo studio di malattie genetiche molto rare.
Altre Considerazioni
Nel caso di una gravidanza patologica o a rischio, invece, il numero di ecografie può aumentare sensibilmente, prevedendo controlli periodici con una cadenza che varia a seconda del caso specifico e dei problemi da monitorare.
Ci si è, infatti, resi conto che il progredire dell’esperienza degli operatori ed il continuo miglioramento della qualità degli ecografi consente oggi di studiare, già nel primo trimestre di gravidanza, buona parte dell’anatomia fetale. Si possono ad esempio studiare gli arti superiori ed inferiori, potendo spesso contare le dita delle mani, il profilo fetale, la chiusura della parete addominale, lo stomaco, la vescica, i vasi del cordone ombelicale, l’integrità del cranio, la placenta, il liquido amniotico, il collo dell’utero, la flussimetria delle arterie uterine con lo screening della preeclampsia e diverse altre strutture fetali.
A volte, però, indotti un po’ dal desiderio e dalla preoccupazione, i genitori sono portati a fare numerose ecografie, spesso molte di più di quelle che sono realmente necessarie. Non va dimenticato che la gravidanza non è una malattia e ci sono molti aspetti che ostetrici o ginecologi possono cogliere anche solo da un buon dialogo con la gestante senza la necessità di utilizzare strumenti diagnostici come l’ecografia. La gravidanza non è una malattia e non deve essere vissuta come tale. Per questo è l’ostetrica e non il medico la figura di riferimento per tutte le donne con gravidanza fisiologica.
Tra le credenze popolari è presente anche quella che vede la possibilità di calcolare la data del parto, così come il sesso del nascituro, in base alla luna (che secondo questa teoria deve essere piena). Maschio o femmina?
Come si calcola l’inizio di una gravidanza? Quindi la durata della gravidanza coincide con le 38 settimane equivalenti ai nove mesi gestazionali più le due settimane dall’ultima mestruazione.
L’ecografia a 12 settimane consente all’ecografo di rilevare dalle immagini e dai suoni informazioni più accurate sul feto e il suo stato di salute. Un altro aspetto importante dell’attendere la 12esima settimana è la possibilità di analizzare la translucenza nucale, cioè un piccolo accumulo di liquido che il feto presenta sotto la cute che collega testa e collo.
Oltre alle ecografie “classiche” finora descritte, in gravidanza è possibile eseguire anche un’ecografia interna o transvaginale qualora il ginecologo ritenga opportuno monitorare le condizioni degli organi riproduttivi della madre.
La prima ecografia è utile a confermare la presenza e il numero degli embrioni nell’utero e a definire la datazione. L’ecografia del secondo trimestre va eseguita tra la 19° e la 21° settimana di gravidanza. Viene anche definita ecografia morfologica perché serve al medico per studiare la morfologia del feto ed escludere eventuali malformazioni congenite visibili.
Prima del parto è raccomandato un tampone vagino-rettale per individuare la presenza di un microorganismo molto diffuso (di solito innocuo e asintomatico) che può diventare pericoloso se infetta il bambino al momento del parto: lo streptococco betaemolitico.
Test del DNA fetale: un test non invasivo e senza rischi che indaga il DNA del feto che circola nel sangue materno per rilevare la presenza di anomalie cromosomiche (relative ai cromosomi 21, 18, 13 e ai cromosomi sessuali X e Y) o malattie genetiche note (perché già presenti in famiglia).
Screening del primo trimestre (ultrascreen o bitest): questo esame viene effettuato in due momenti. A 10 settimane la ginecologa effettua la consulenza e il prelievo del sangue. A 12-13 settimane, si effettua l’ecografia per osservare la nuca del feto (traslucenza nucale) per individuare una raccolta di liquido che tutti i feti hanno, ma che in caso di malattie cromosomiche appare ingrossata, e altre strutture. L’esito dell’esame è dato dalla combinazione statistica dei risultati di esami del sangue e ecografia con l’età materna.
Villocentesi: è un esame invasivo che consiste nell’aspirazione di una piccola quantità di tessuto della placenta.
Amniocentesi: è un esame invasivo che consiste in un prelievo attraverso l’addome del liquido amniotico dall’utero.
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