Risonanza Magnetica con Mezzo di Contrasto: Indicazioni, Procedura e Precauzioni

La Risonanza Magnetica con mezzo di contrasto (MdC) è un esame diagnostico che prevede l'utilizzo di un farmaco iniettato per via endovenosa. Questo farmaco consente di migliorare la visualizzazione di alcuni tessuti dopo la sua infusione.

Quando si usa il contrasto?

L'esame di Risonanza Magnetica è uno strumento estremamente utile nel percorso diagnostico di diverse patologie, che possono riguardare le strutture muscolo-scheletriche, gli organi interni, le parti molli ed i vasi sanguigni. Inoltre, il mezzo di contrasto può aiutare a valutare la funzionalità di specifici organi.

Preparazione all'esame

La preparazione alla Risonanza Magnetica con contrasto dipende dal tipo di esame che si deve effettuare e dalle indicazioni del medico. L’utilizzo del Mezzo di Contrasto solitamente richiede che il paziente si presenti a stomaco vuoto, quindi deve attenersi ad un completo digiuno nelle 6-8 ore precedenti l’esame. Se il paziente segue una terapia farmacologica, questa solitamente può essere regolarmente presa anche il giorno stesso: per eventuali indicazioni, comunque, è sempre buona norma chiedere consiglio al proprio medico.

Per l’utilizzo del Mezzo di Contrasto è richiesto l’esame della creatinina non più vecchio di 1 mese. Si tratta di analisi del sangue per conoscere la funzionalità renale, da effettuare con semplice prelievo ematico.

Come prepararsi alla risonanza magnetica? E' consigliabile indossare indumenti comodi, camicia o maglietta con maniche larghe, che si possano alzare facilmente in caso debba essere fatta un’iniezione con il mezzo di contrasto. Non è necessario andare accompagnati.

Via tutti gli oggetti metallici Prima di fare l’esame occorre togliere gioielli, reggiseno, piercing, fermagli per capelli, cinture, occhiali, orologio, apparecchi per l'udito, protesi dentarie mobili, cinti sanitari, busti...Inoltre, non si possono portare nel macchinario cellulari, carte di credito o altre tessere magnetiche. Si consiglia di indossare indumenti senza bottoni automatici, chiusure lampo o altre parti metalliche.

Perché vanno tolti? Tutto ciò che è metallico e ferromagnetico non può entrare nella risonanza magnetica perché si può riscaldare, si può dislocare, cioè può spostarsi perché attratto dal magnete dell’apparecchiatura, oppure può interferire con l'acquisizione delle immagini impedendo alle onde a radiofrequenza di penetrare nell’area del corpo da esaminare. In alcuni centri viene fatto indossare un camice al posto dei vestiti per cautela e per evitare che la persona entri nel macchinario con indumenti che contengono comunque metallo.

Trucco e tatuaggi E’ possibile che venga richiesto anche di rimuovere i cosmetici dal viso e dagli occhi, perché alcuni trucchi potrebbero contenere metallo. La presenza di tatuaggi estesi può essere valutata dal medico, per la possibile presenza di sostanze metalliche.

Rumore e sensazione di chiusura Occorre sapere che l’esame è rumoroso, e il macchinario può dare un senso di claustrofobia. Per ridurre il rumore l’operatore fornisce le cuffie, e si possono mettere in atto alcuni accorgimenti come valutare con il medico il ricorso a blandi tranquillanti se si soffre di claustrofobia. Esiste la possibilità di fare la risonanza magnetica aperta.

Posso mangiare prima di fare l'esame? Devo fare qualche preparazione particolare? Devo smettere di prendere i farmaci che sto prendendo? Dopo l'esame, devo bere acqua? Posso fare sport? Queste domande e altre simili possono essere fatte al personale di accettazione dell'ospedale quando si prenota l'esame. Il foglio informativo che viene consegnato prima di fare l'esame è altrettanto importante per sapere come meglio prepararsi. Le indicazioni variano da centro a centro, in base alle procedure, al macchinario, e alla pratica operativa di ciascun centro.

Come si svolge l’esame?

Lo svolgimento dell’esame è lo stesso di una risonanza magnetica senza mezzo di contrasto. La Risonanza Magnetica con Contrasto è un esame diagnostico che si effettua praticamente con le stesse modalità di quella senza MdC: il paziente si stende sull’apposito lettino e deve mantenere l’immobilità durante tutto lo svolgimento dello studio mentre lo strumento ne analizza le strutture anatomiche.

Il paziente viene posizionato sul lettino e viene eseguita una prima acquisizione del distretto anatomico da studiare. Quindi, dopo aver posizionato un sottile accesso venoso, viene iniettato il mezzo di contrasto e si esegue una seconda acquisizione. Durante l’esame, il paziente deve rimanere immobile e seguire le indicazioni del personale sanitario.

Il MdC si distribuisce, difatti, nei vasi sanguigni e negli organi alterando, solo temporaneamente, le proprietà molecolari delle strutture, che si trovano all’interno del campo magnetico, in cui vanno a localizzarsi, modificando il segnale che il macchinario riesce poi a tradurre in immagine. Le molecole di gadolinio alterano temporaneamente le proprietà molecolari all’interno del campo magnetico delle strutture in cui vanno a localizzarsi modificando il segnale e quindi l’immagine della risonanza magnetica.

La durata della risonanza magnetica varia infatti a seconda delle parti del corpo che devono essere esaminate. L’esame può durare da 30 minuti a un’ora circa, a seconda della zona interessata, del macchinario, delle procedure previste dal centro.

Di norma, l'iniezione del mezzo di contrasto avviene in una vena del braccio, mediante siringa, e ha una durata compresa tra i 10 e i 30 secondi. Per la maggior parte dei pazienti, l'iniezione del mezzo di contrasto è indolore e non provoca alcun tipo di malessere particolare; per una minoranza dei pazienti, invece, è associata a sensazioni/disturbi temporanei, come per esempio: brividi di freddo, nausea, mal di testa e/o vomito. Gli effetti più consistenti del mezzo di contrasto sono in atto nelle prime ore che seguono l'iniezione; dopodiché si assiste a una loro graduale attenuazione.

Come una risonanza magnetica convenzionale, anche la risonanza magnetica con contrasto è rumorosa. Dopo essersi privato di qualsiasi oggetto e indumento con parti metalliche e aver risposto alle ultime domande pre-esame, il paziente deve stendersi, in posizione supina, su un apposito lettino scorrevole, che servirà a immetterlo all'interno dell'apparecchiatura diagnostica. A guidare e assistere il paziente durante l'accomodamento sul lettino, è un tecnico di radiologia, il quale, subito dopo, provvede anche a fornirgli tutte le possibili comodità (es: cuscini, coperte, tappi per le orecchie ecc.) e a dargli le ultime istruzioni fondamentali al corretto svolgimento dell'esame. La presenza di un sistema di comunicazione garantisce un controllo completo della situazione e la possibilità, a chi si sta sottoponendo alla procedura, di riferire eventuali malesseri o problematiche.

Dopo l'esame

Una volta terminata la risonanza magnetica con contrasto, un incaricato del personale medico aiuta il paziente a scendere dal lettino e a rimettersi in piedi; dopodiché, lo invita a rivestirsi e a seguirlo in un'apposita sala d'attesa dell'ospedale (o della clinica), dotata di ogni comfort. I risultati della risonanza magnetica con contrasto sono disponibili nel giro di 48 ore. Il mezzo di contrasto viene eliminato dall’organismo in poche ore.

Terminata la risonanza magnetica, il corpo del paziente elimina naturalmente il mezzo di contrasto attraverso i reni e l’apparato urinario. Nonostante il mezzo di contrasto venga smaltito naturalmente dall’organismo, è importante essere informati sulle buone pratiche da seguire dopo aver sottoposto a un esame con mezzo di contrasto. Per facilitare l’eliminazione del gadolinio, si consiglia ai pazienti di idratarsi adeguatamente bevendo molti liquidi nelle ore successive all’esame.

Inoltre, è fondamentale seguire le istruzioni fornite dai professionisti sanitari riguardanti eventuali precauzioni o restrizioni alimentari da adottare dopo l’esame.

Quando non si può fare la risonanza magnetica

Ci sono condizioni in cui la risonanza magnetica non si può fare, in particolare se si ha:

  • Pace maker o defibrillatore interno. In questo caso bisogna sentire il parere del cardiologo che valuterà le caratteristiche del pace maker e quelle del macchinario dove si va a fare la risonanza magnetica. Perché? Il macchinario della risonanza magnetica può interferire con il pace maker o il defibrillatore interno e può bloccarne il funzionamento. Esistono pace maker compatibili che funzionano anche in risonanza magnetica, ma il parere deve essere dato dal cardiologo.
  • Protesi oculari magnetiche Perché? Ciò che è metallico o ferromagnetico non può entrare nella risonanza magnetica perché si può riscaldare, si può dislocare, oppure può interferire con l'acquisizione delle immagini.
  • Stimolanti di crescita ossea (dispositivi che stimolano l’accrescimento del tessuto osseo o la calcificazione) Perché? Possono interferire con l'acquisizione delle immagini

Esistono altre condizioni (per esempio presenza di clips vascolari o schegge in materiale ferromagnetico) in cui la risonanza magnetica non viene fatta.

Prima dell’esame viene richiesto di compilare un foglio con domande sulle condizioni che non permettono di fare la risonanza magnetica, e quelle per cui è necessario avere il parare del medico, o del radiologo. Tutte queste domande vengono comunque ripetute dall’operatore prima dell’esame. E’ importante leggere il foglio informativo che viene consegnato prima di fare l’esame, e chiedere le cose non chiare o i dubbi che si hanno al neurologo e all’operatore al momento della prenotazione o dell'esame.

Si può fare in gravidanza?

E' prudente non far fare la risonanza magnetica alle donne in gravidanza, in particolare nel primo trimestre di gravidanza, anche se non è stata comprovata la sensibilità dell'embrione ai campi magnetici e di radiofrequenza utilizzati per queste indagini. In genere è quindi preferibile non fare la risonanza magnetica a donne incinta soprattutto nei primi mesi, a meno che ci siano situazioni di pericolo per la vita della madre (per esempio se è necessaria la risonanza magnetica per fare una diagnosi differenziale con malattie gravi, come tumore o encefalite).

Per le donne che allattano è consigliabile raccogliere e conservare il proprio latte prima dell’esame, e sospendere l’allattamento al seno nelle 24 ore successive all’esame. Il mezzo di contrasto potrebbe infatti passare nel latte, in piccole quantità. Sulla base di attendibili ricerche scientifiche, i medici affermano che l'allattamento al seno non rappresenta in alcun modo una controindicazione alla risonanza magnetica con mezzo di contrasto al gadolinio.

Quando può essere eseguita solo dopo la valutazione del medico radiologo

Se si soffre di claustrofobiaSe si è portatori di:

  • protesi auricolari o nell’orecchio interno
  • valvole cardiache, cateteri cardiaci
  • protesi cardio-vascolari
  • protesi ortopediche
  • neurostimolatori
  • pompe per infusione di farmaci
  • protesi dentarie fisse o mobili

Se si è stati vittime di incidenti stradali o di caccia per cui nel corpo potrebbero essere presenti schegge metalliche Se si lavora o si è lavorato come fabbro, tornitore, carrozziere...per cui nel corpo potrebbero essere presenti schegge metalliche Se si è in gravidanza, o si allatta al seno Se si ha un dispositivo intrauterino (spirale) - le donne che hanno dispositivi intrauterini dopo aver effettuate l’esame di risonanza magnetica dovrebbero fare una visita di controllo ginecologica per verificare il posizionamento del dispositivo, che potrebbe spostarsi per effetto del campo magnetico del macchinario.

Queste sono alcune condizioni per cui viene richiesto al medico di valutare l’opportunità di fare l’esame, in base al rischio di surriscaldamento o spostamento dell’oggetto, o a quanto può interferire con l’esame di risonanza magnetica. Anche queste indicazioni possono variare parzialmente da centro a centro, è quindi importante leggere il foglio informativo e fare tutte le domande che si ritengono necessarie al medico e all’operatore presente al momento dell’esame.

Cosa succede se non si può fare la risonanza magnetica?

In caso l’esame di risonanza magnetica sia considerato salvavita per la persona, il medico valuterà come procedere. Si possono considerare esami alternativi, come la tomografia assiale computerizzata, se utili per ciò che si vuole andare a vedere e valutare. Oppure, dove le indicazioni lo permettono, per esempio se c’è una protesi metallica o ferromagnetica a distanza dall’area di interesse (la persona ha una protesi al ginocchio e deve fare la risonanza magnetica all’encefalo) si può fare la risonanza magnetica avvisando che può esserci qualcosa che si scalda o si muove, dicendo alla persona di suonare il campanello presente nel macchinario per avvisare l’operatore. Le possibili alternative vengono in ogni caso valutate dal medico per decidere come procedere.

Quando non si può fare il mezzo di contrasto

L’esame di risonanza magnetica con mezzo di contrasto è controindicato per chi ha avuto manifestazioni allergiche gravi dopo precedenti somministrazioni di mezzo di contrasto - per esempio shock anafilattico, asma grave, edema della glottide - oppure per chi ha malattie allergiche acute in atto - per esempio asma, orticaria generalizzata, angioedema.

In questi casi, il neurologo valuterà come procedere e potrà proporre alla persona altre metodologie di indagine. Se una persona ha avuto manifestazioni allergiche lievi o moderate dopo una precedente somministrazione di mezzo di contrasto, oppure se ha in atto reazioni allergiche come l’orticaria, o una rinite allergica non controllata da antistaminici o steroidi in spray nasali, è considerata a rischio per il mezzo di contrasto. Dovrà quindi, se è necessario fare l’esame con mezzo di contrasto, assumere dei farmaci prima dell’esame, che riducano il rischio di reazione allergica. Anche in questo caso il neurologo deciderà se proporre altre metodologie di indagine.

Se la persona non ha mai avuto allergie, oppure ha avuto precedenti reazioni allergiche a farmaci, ma NON dopo la somministrazione precedente di mezzo di contrasto, può fare la risonanza con mezzo di contrasto, perché non c’è controindicazione all’effettuazione dell’esame.

Le procedure messe in atto per valutare e garantire la sicurezza della persona e la buona riuscita dell’esame possono variare parzialmente da centro a centro, per questo è importante leggere il foglio informativo e fare al medico tutte le domande che si ritengono necessarie.

Effetti collaterali e rischi

La risonanza magnetica con contrasto è una procedura diagnostica sicura per la maggior parte delle persone.

Tra gli effetti avversi lievi - che sono, fortunatamente, i più comuni - si registrano principalmente: mal di testa, nausea e/o vertigini. Ulteriori possibili complicanze includono:

  • Moderata reazione allergica al gadolinio.
  • Severa reazione allergica al gadolinio.
  • Fibrosi nefrogenica sistemica. È una rara condizione morbosa altamente debilitante, che risulta dalla formazione di tessuto cicatriziale sulla cute, sulle articolazioni, sugli occhi e sugli organi interni.
  • Ritenzione di gadolinio nei tessuti. È un fenomeno che, secondo alcune ricerche, riguarderebbe un 1% della dose di gadolinio iniettata. Sempre in base alle medesime ricerche, i tessuti più colpiti sarebbero il tessuto osseo e il tessuto cerebrale.

Mezzi di contrasto: tipologie

Praticamente priva di effetti collaterali e con pochissime controindicazioni, la risonanza magnetica fornisce immagini tridimensionali chiare e dettagliate dei cosiddetti tessuti molli (nervi, muscoli, legamenti, adipe, vasi sanguigni ecc.) e dei cosiddetti tessuti duri (ossa e cartilagini). Esistono diversi mezzi di contrasto, impiegabili in occasione di una risonanza magnetica con contrasto. I mezzi di contrasto più noti e utilizzati sono quelli a base di gadolinio, un metallo delle terre rare, disciolto in una soluzione acquosa. Tra i meno usati e conosciuti, si segnalano quelli a base di ossido di ferro e quelli a base di manganese.

I mezzi di contrasto paramagnetici sono solitamente ben tollerati e non comportano rischi di tossicità, dunque sono poco frequenti gli effetto collaterali. Il loro utilizzo è controindicato sostanzialmente solo in caso di insufficienza renale grave e di allergia al Mezzo di Contrasto stesso.

La classificazione dei mezzi di contrasto si basa principalmente sulla loro composizione chimica, sul meccanismo di azione e sulla via di somministrazione. Mezzi di contrasto iodati: sono tra i più usati, specialmente nelle radiografie e nelle TC. Contengono iodio, un elemento che blocca i raggi X, rendendo più visibili i tessuti che lo assorbono.

La somministrazione del mezzo di contrasto è generalmente sicura; tuttavia possono verificarsi reazioni avverse, soprattutto a quelli iodati e a base di gadolinio, che variano da lievi a severe. Effetti collaterali lievi: nausea, vomito, prurito, rossore e una sensazione di calore o freddo al sito di iniezione.

È fondamentale informare il proprio medico radiologo se si hanno precedenti allergici noti a mezzi di contrasto o se si hanno reazioni avverse dopo l’esecuzione dell’esame.

Mezzi di contrasto e gravidanza

Durante la gravidanza, ogni procedura medica che riguarda la futura mamma necessita di un’attenta valutazione dei possibili rischi e benefici. Questo è particolarmente vero quando si parla di diagnostiche per immagini che richiedono l’uso di mezzi di contrasto.

Per quanto riguarda i mezzi di contrasto iodati, studi hanno mostrato che possono attraversare la placenta e raggiungere il feto. Sebbene non ci siano evidenze conclusive che indichino effetti teratogeni diretti, l’esposizione al mezzo di contrasto iodato può interferire con la funzione tiroidea del nascituro.

I mezzi di contrasto a base di gadolinio, invece, hanno una minore capacità di attraversare la placenta. Tuttavia, alcune ricerche suggeriscono che possono essere associati ad un aumentato rischio di condizioni infiammatorie e allergiche nel neonato se somministrati durante il secondo e terzo trimestre.

In generale, quando una donna incinta necessita di un esame con mezzo di contrasto, i medici valuteranno attentamente il caso specifico.

Esempi di esami con mezzi di contrasto

Tra gli esami più diffusi che si avvalgono dell’utilizzo di mezzi di contrasto troviamo:

  1. La Tomografia Computerizzata (TC o CAT Scan): Un esame che utilizza raggi X per creare immagini dettagliate del corpo. Il mezzo di contrasto iodato utilizzato in questa procedura può aiutare a evidenziare vasi sanguigni, tumori e altre anomalie.
  2. La Risonanza Magnetica (RM): Utilizza un potente magnete e onde radio per produrre immagini dettagliate del corpo. Un mezzo di contrasto contenente gadolinio può essere usato per accentuare la visibilità di specifiche aree corporee, come le lesioni cerebrali o i tumori.
  3. L’Angiografia: È una tecnica radiologica per visualizzare i vasi sanguigni dopo l’iniezione di un mezzo di contrasto iodato; viene comunemente utilizzata per rilevare ostruzioni o aneurismi.
  4. L’Urografia: Un esame radiologico dell’apparato urinario che prevede l’utilizzo di un mezzo di contrasto per delineare i reni, l’uretere e la vescica.
  5. L’ecografia con contrasto: utilizza microbolle specializzate, conosciute come agenti di contrasto, che vengono iniettati nel flusso sanguigno del paziente. Le microbolle sono composte da un gas innocuo racchiuso da una membrana proteica o lipidica, e sono progettate per rimanere stabili durante la circolazione nel sangue. Quando queste microbolle passano attraverso i vasi sanguigni dell’area d’interesse, rispondono agli impulsi ultrasonici inviati dall’apparecchio ecografico oscillando.

Dopo la TAC con mezzo di contrasto

Normalmente, lo Iodio utilizzato nei liquidi di contrasto viene metabolizzato dal fegato e successivamente eliminato attraverso le urine dai reni. Per facilitare e accelerare questo processo naturale, si consiglia ai pazienti di idratarsi adeguatamente prima e dopo la TAC. Bere abbondante acqua aiuta i reni a filtrare e eliminare più efficacemente lo Iodio dal sangue.

È inoltre possibile sottoporsi a Risonanza Magnetica con Contrasto in convenzione con i principali fondi sanitari privati e welfare aziendali.

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