La Malattia di Peyronie: Protocolli e Terapie

La curvatura acquisita del pene, nota anche come malattia di Peyronie (o Induratio Penis Plastica), è un problema che affligge circa 1 uomo su 100. La curvatura del pene può progredire, rendendo problematica la penetrazione e causando, in alcuni casi, problemi di erezione, con conseguenze psicologiche negative e impatti sulla vita di coppia.

Cause e Fisiopatologia

Purtroppo, le cause della malattia di Peyronie rimangono in gran parte sconosciute, rendendo difficile una terapia medica diretta anti-causale. Le terapie disponibili mirano principalmente a bloccare il processo di fibrosi, ma la loro efficacia è variabile e spesso solo parziale.

L’erezione è un processo fisiologico che si basa sull’afflusso di sangue ai corpi cavernosi del pene. Questi corpi cavernosi sono circondati da una membrana elastica chiamata tonaca albuginea, essenziale per il mantenimento dell'erezione attraverso il "meccanismo veno-occlusivo".

La malattia di Peyronie è caratterizzata dalla formazione di una fibrosi anelastica (una cicatrice) e, successivamente, di una placca calcifica. La perdita di elasticità in questa zona provoca una curvatura durante l’erezione, la cui direzione varia a seconda della sede del processo cicatriziale. Solitamente, si verifica un accorciamento del pene di circa 1-2 centimetri.

Le alterazioni anatomiche causate dalla malattia di Peyronie possono determinare fenomeni di "fuga venosa" dai corpi cavernosi, con conseguente perdita di rigidità del pene. La vera causa diretta resta ignota, ma si ipotizza che la malattia si sviluppi in soggetti predisposti a seguito di insulti traumatici, sia meccanici (ad esempio, durante i rapporti sessuali) che microvascolari.

Anche la predisposizione genetica sembra essere un elemento chiave nella genesi della malattia, anche in presenza di insulti locali di intensità minima che in altre persone non causerebbero reazioni infiammatorie. In base a questa teoria, tra le cause della malattia rientra anche una componente autoimmune.

Fattori di Rischio

  • Eccessivo consumo di alcool
  • Fumo

Fasi della Malattia

La malattia di Peyronie si sviluppa tipicamente in due fasi distinte:

  1. Fase Acuta (o Infiammatoria): Caratterizzata da dolore, sia in erezione che a pene flaccido.
  2. Fase Cronica (o della Fibrosi): La placca diventa dura al tatto, la curvatura si stabilizza e il dolore scompare.

Terapie Mediche Disponibili

Esistono diversi farmaci disponibili per il trattamento della malattia di Peyronie, sia per via orale che per applicazione locale a livello della placca. L'obiettivo è eliminare il dolore, ridurre l'estensione della placca e la curvatura del pene in erezione, o almeno evitarne la progressione. In generale, questi farmaci non eliminano la causa della malattia, ma mirano a impedire la fibrosi della tonaca albuginea.

Altro punto fondamentale riguarda la tempistica del trattamento: i risultati sono sicuramente migliori quanto più precocemente nella storia naturale della malattia si inizia il trattamento.

Farmaci Orali

Diversi farmaci sono stati proposti per il trattamento orale della malattia di Peyronie, anche se l'efficacia di molti di essi rimane controversa. Questo deriva dal fatto che gli studi scientifici a disposizione sono limitati, a volte con risultati contraddittori, e riguardano un numero tutto sommato non molto vasto di pazienti e con follow up abbastanza limitati.

  • Vitamina E: Agisce come anti-ossidante e protegge le cellule dai danni dei radicali liberi, ostacolando la formazione di tessuti cicatriziali e riducendo l’infiammazione. Nonostante la mancanza di prove scientifiche definitive, resta un farmaco molto utilizzato per i suoi bassi costi e la sua sicurezza.
  • Carnitina: Aminoacido che si trova in molte cellule del corpo umano, impiegato come supporto nella terapia di patologie cardiache e neurologiche, e come integratore per migliorare le prestazioni atletiche o la fertilità maschile. I composti utilizzati sono l’Acetil-L-Carnitina e la Propionil-L-Carnitina. Hanno un effetto antiossidante e antiproliferativo, contribuendo a ridurre la proliferazione dei fibroblasti e la produzione di collagene. Alcuni studi scientifici hanno dimostrato una buona efficacia della carnitina nel ridurre il dolore e l’estensione della placca fibrotica, a fronte di effetti collaterali trascurabili.
  • Pentossifillina: Un potente mediatore della vasodilatazione, utilizzato per problemi circolatori degli arti inferiori o per favorire la circolazione cerebrale. Ha anche un’azione anti fibrotica dovuta all’inibizione del TGF ß1, implicato nell’attivazione dei fibroblasti e nella produzione di collagene. In due diversi studi è risultato efficace nel ridurre la curvatura del pene e l’estensione della placca e gli effetti collaterali abbastanza rari (nausea, vertiggini).
  • Potaba (potassio para-amino-benzoato): Si ipotizza avere un effetto anti-fibrotico secondario all’aumentato assorbimento di ossigeno dei tessuti. Alcuni studi hanno dimostrato benefici sul dolore e sull’estensione della placca, ma solamente a dosaggi elevati (12 grammi al giorno) che causano effetti collaterali come nausea e inappetenza.
  • Colchicina: Potente farmaco antinfiammatorio che inibisce la produzione di collagene e favorisce la lisi della fibrosi, usato soprattutto per gli attacchi di gotta e nella pericardite.
  • Tamoxifene: Farmaco ad azione anti-estrogenica, usato nella terapia del tumore del seno. Può avere un’azione inibitoria sulla formazione della fibrosi mediata dalla riduzione dell’attività fibroblastica. Viene utilizzato molto raramente dato che i risultati non sono eclatanti e gli effetti collaterali potenzialmente severi (impotenza, calo del desiderio sessuale, perdita dei capelli, cefalea, nausea...).

Terapie Locali

  • Verapamil: Farmaco calcio-antagonista con azione vasodilatatoria, utilizzato in pazienti ipertesi o con problematiche cardiologiche. L’iniezione di verapamil può contribuire a impedire la calcificazione della placca e favorire la rottura del collagene già depositato. La via di somministrazione diretta intra-placca ottimizza i risultati e riduce notevolmente gli effetti collaterali sistemici.
  • Collagenasi: Enzima prodotto dal batterio Clostridium hystolyticum, capace di distruggere il tessuto fibroso e la placca di collagene. È l’unico farmaco con precisa indicazione per il trattamento della malattia di Peyronie. In Italia Xiapex è stato autorizzato nel novembre 2016 per il trattamento di pazienti affetti da IPP con curvatura peniena compresa tra i 30 e i 90 gradi.
  • Interferone a-2b (IntronA): Proteina normalmente prodotta dal sistema immunitario con azione inibitoria sulla proliferazione fibroblastica e la produzione di collagene. E’ stato valutato nella terapia intra-placca dell’IPP in diversi studi scientifici: i risultati sono stati buoni a fronte di effetti collaterali di entità medio-lieve (sindrome simil-influenzale con febbre, astenia, mialgia e sinusite).
  • Acido ialuronico: Componente fondamentale del tessuto connettivo umano, utilizzato nella medicina estetica. In un unico studio prospettico è stato valutato nel trattamento locale della placca di IPP e si è dimostrato efficace e sicuro (effetti collaterali minimi). Sembra indicato nella fase precoce (acuta) della malattia.
  • Concentrato piastrinico (PRP): Iniezione intra-placca di piastrine concentrate prelevate dal paziente. Questo tipo di approccio è ancora in fase ipotetica ed è stato impiegato nella terapia dell’IPP in modo sperimentale e al di fuori di trial scientifici.
  • Steroidi: Farmaci a base di cortisone sono stati a lungo impiegati nella terapia locale dell’IPP. Gli ultimi studi scientifici hanno tuttavia dimostrato la loro inefficacia sia nella gestione del dolore sia nella diminuzione della curvatura.

Terapie Topiche

L’impiego di farmaci per via topica, come gel o creme, offre il vantaggio di evitare l’iniezione, ma il loro assorbimento nella placca resta incerto.

Ionoforesi

La ionoforesi è una tecnica di somministrazione farmaceutica attraverso l’epidermide che utilizza una corrente elettrica per agevolare la penetrazione del farmaco. Può essere considerata come un’"iniezione senza ago". La ionoforesi con verapamil viene utilizzata nella terapia dell’IPP come alternativa meno invasiva rispetto alle iniezioni intra-placca.

Onde d'Urto (ESWT)

Le onde d'urto (extracorporeal shockwave treatment - ESWT) sono onde meccaniche generate all’esterno del corpo e indirizzate verso la placca con lo scopo di frammentarla e “ammorbidirla”. È lo stesso principio del “bombardamento” dei calcoli renali (ESWL).

Sistemi di Trazione Peniena

I sistemi di trazione peniena sono apparecchi meccanici che sottopongono il pene a una costante e moderata trazione in allungamento. Questa tensione sembra poter favorire la produzione di nuovo tessuto connettivo con possibile rimodellamento della placca. Gli studi disponibili sono pochi ma l’efficacia sembra buona con effetti collaterali minimi e costi bassi. Lo svantaggio è dato dal fatto che devono essere utilizzati per molte ore al giorno e per periodi molto lunghi (con ovvie relative problematiche): possono essere proposti solo in pazienti estremamente motivati.

Terapie Chirurgiche

Tutte le soluzioni chirurgiche devono essere preventivamente discusse con il paziente, dato che comportano vari rischi come l’accorciamento del pene, la perdita di sensibilità peniena, l’impotenza, la possibilità di curvature recidive, la necessità di eseguire comunque una circoncisione e la possibilità di palpare nodi di sutura sottocutanei.

  • Interventi con accorciamento penieno: Prevedono di creare in maniera artificiale una retrazione della tonaca albuginea in sede esattamente opposta a quella della placca, che quindi non viene “toccata” e risulta invariata. In questo modo si annulla la forza di trazione della placca e il pene ritorna dritto. Questo effetto può essere ottenuto in vari modi: con l’asportazione e successiva sutura di una piccola porzione di tonaca albuginea opposta alla placca (intervento di corporoplastica secondo Nesbit) oppure con una semplice plicatura nella stessa zona.
  • Corporoplastica con escissione della placca: Comportano la rimozione della porzione di tonaca albuginea interessata dalla placca e la sua sostituzione con un innesto prelevato da un’altra sede del corpo (come la mucosa della bocca, il derma, pareti venose ecc..). In questo modo la lunghezza del pene in erezione dovrebbe tornare ad essere uguale a quella presente prima dell’insorgenza della malattia.

Onde d'Urto Lineari a Bassa Intensità (Li-ESWT)

La terapia a onde d'urto extracorporee a bassa intensità (Li-ESWT) è stata descritta come trattamento utile e non invasivo per la disfunzione erettile (DE). I numerosi risultati riportati in letteratura sia nell’animale da esperimento che nell’uomo hanno fornito l’evidenza scientifica che le onde d’urto a bassa intensità (LISWT) stimolano nel tessuto trattato il formarsi di nuove reti di vasi sanguigni (neoangiogenesi).

Tale processo conduce alla formazione di un nuovo sistema vascolare negli organi esposti alle onde d’urto, e ha dimostrato efficacia anche a livello cardiaco in soggetti che soffrono di ischemia coronarica e che non possono essere trattati con chirurgia o con angioplastica. La terapia migliora la vascolarizzazione del cuore ed è efficace anche per il pene, dal momento che l’80% dei casi di Disfunzione Erettile hanno una causa vascolare.

Se applicate ai corpi cavernosi del pene le Onde d’Urto Lineari a bassa intensità, grazie all’incremento dei vasi sanguigni, aumentano l’afflusso di sangue al tessuto erettile, consentendo il raggiungimento e il mantenimento di una piena erezione.

A differenza di tutte le altre terapie esistenti oggi per la DE, che non modificano la fisiopatologia del meccanismo erettivo, la terapia con onde d’urto è diretta a rigenerare il meccanismo erettile in modo da far sì che i pazienti possano avere erezioni spontanee, perseguendo in tal modo la guarigione della loro patologia.

Gli studi fino ad ora eseguiti hanno dimostrato che le onde d’urto a bassa intensità possono aiutare sia i maschi con DE che rispondono alla terapia farmacologica sia i maschi con disfunzione erettile talmente grave da non consentire la risposta alla terapia con i farmaci orali.

La terapia a onde d'urto extracorporee a bassa intensità (Li-ESWT) è stata descritta come trattamento utile e non invasivo per la disfunzione erettile (DE).

I dati hanno rivelato che gli uomini trattati con Li-ESWT hanno mostrato un miglioramento significativo dei punteggi medi IIEF-EF raggruppati dal basale al follow-up rispetto al PLACEBO (MD: 1,99 punti, 95% CI [1,35, 2,63]; p <0,00001). I cambiamenti nel punteggio IIEF-EF sono aumentati significativamente nel gruppo di trattamento (MD: 3,62, IC 95% [2,99, 4,25], p <0,00001). L'EHS è aumentato significativamente nel gruppo di trattamento in quattro studi (OR: 16.02, IC 95% [7,93, 32,37]; p <0,00001). I pazienti con ED moderata e / o grave hanno riportato risultati migliori nei punteggi medi IIEF (MD: 3,95; IC 95% [2,44, 5,46]; p <0,00001).

Efficacia di ESWT nella Malattia di Peyronie

Un totale di 325 pazienti affetti da PD sono stati arruolati in uno studio clinico a braccio singolo. Tutti i pazienti hanno ricevuto ESWT utilizzando un programma di 1 trattamento / settimana. Dopo il trattamento, la dimensione della placca mediana (intervallo interquartile, IQR) è diminuita da 1,78 cm² (1,43-2,17 cm²) a 1,53 cm² (1,31-1,96 cm²) (p <0,001); la penetrabilità mediana (IQR) in erezione è aumentata da 13,0 cm (12,0-14,0 cm) a 14 cm (13,0-15,0 cm) (p <0,001) e la curvatura peniena mediana (IQR) da 30,4 ° (22,2 ° -35,4 °) a 25,0 ° (20,2 ° -30,4 °) (p <0,001). È stata osservata una diminuzione del dolore valutata dalla scala analogica visiva (7 vs. 3; p <0,001), un miglioramento in ciascuno dei sottodomini IIEF (p <0,001) e un miglioramento in tutti e tre i domini del questionario PD (p < 0,001).

Elettroporazione con Verapamil e Desametasone

Uno studio ha valutato l'efficacia della somministrazione elettromotrice transdermica con verapamil e desametasone nel trattamento della malattia di Peyronie. Un totale di 51 pazienti con PD sono stati inclusi nello studio prospetticamente. Tutti i pazienti sono stati trattati con elettroporazione e una combinazione di verapamil e desametasone. Il piano di trattamento includeva un totale di 20 sessioni (a intervalli di 3 giorni per un periodo di 2 mesi), ciascuna con una durata di 20 minuti. Alla fine dello studio, sono stati determinati miglioramenti nelle placche del pene, deviazione del pene, dolore all'erezione e disfunzione erettile.

Notevole riduzione delle placche palpabili e dell'angolazione del pene è stata osservata rispettivamente in 10 pazienti (24%) e 11 (26%) pazienti. Ci sono state diminuzioni significative nel volume della placca mediana da 72 mm (2) a 45 mm (2) (P < 0,001) e nell'angolazione mediana del pene da 25 gradi a 15 gradi (P < 0,001). I risultati hanno dimostrato che il trattamento con elettroporazione e la combinazione di verapamil e desametasone è una terapia efficace per il miglioramento dei sintomi soggettivi.

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