La glicemia rappresenta la quantità di glucosio dosabile nel sangue. La glicemia indica la concentrazione di glucosio nel sangue. Il glucosio è la principale fonte energetica per l’organismo, in particolare per il cervello.
Cos'è la glicemia a digiuno?
Esistono diverse definizioni di “glicemia” a seconda di quando viene dosata rispetto all’ultima assunzione di zuccheri. La più semplice è rappresentata dalla glicemia a digiuno (detta anche fasting plasma glucose, FPG). Questo esame molto semplice in realtà è in grado di svelarci come funziona il nostro metabolismo degli zuccheri.
Quanto deve essere la glicemia a digiuno: valori normali
È considerato normale un valore della glicemia a digiuno compreso tra 70 e 99 mg/dl. Il valore normale di riferimento della glicemia a digiuno è compreso tra 70 e 100mg/dl. Valori di glicemia a digiuno compresi tra 100 e 125 mg/dl, pur non individuando uno stato di diabete, rappresentano comunque una condizione di rischio (cosiddetta alterata glicemia a digiuno) da monitorare.
Non dobbiamo aspettare di avere quel valore, né pensare di essere sani se abbiamo un valore anche di poco inferiore, come ad esempio 120 mg/dl! Infatti si è evidenziato in molti studi che esiste una relazione di tipo “continuo” tra il valore base di glicemia a digiuno e rischio cardiovascolare, ovvero l’iperglicemia, anche nel range di valori non diagnostici per diabete, rappresenta un fattore di rischio progressivo e continuo per patologie cardiovascolari.
Esistono anche degli esami che ci svelano la media delle glicemie degli ultimi tre mesi: in questo caso abbiamo la fotografia esatta di come il nostro metabolismo ha gestito gli zuccheri nel sangue.
Glicemia alta al mattino: cause e fenomeni
Una condizione ricorrente è l’iperglicemia a digiuno (glicemia elevata al risveglio), anche in persone che hanno valori normali durante il giorno. Quali sono i fattori che possono alterare la glicemia a digiuno? Assunzione di alcuni farmaci (es.
1. Effetto Alba (Dawn Phenomenon)
È un fenomeno fisiologico per cui, al mattino, il corpo rilascia ormoni contro-insulari (come cortisolo, adrenalina e glucagone) per prepararsi al risveglio.
2. Effetto Somogyi
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3. Resistenza insulinica
Mentre la glicemia misura quanto glucosio c’è nel sangue, l’insulinemia misura quanta insulina viene prodotta dal pancreas per tenere sotto controllo quel glucosio. Un valore di glicemia normale può nascondere un’insulinemia elevata, segno precoce di resistenza insulinica.
Glicemia prima dei pasti: quali sono i valori ideali
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Glicemia dopo colazione: cosa aspettarsi
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Glicemia a digiuno e diabete: quando preoccuparsi?
Valori a digiuno superiori o uguali a 126 mg/dl , riscontrati in due occasioni, individuano una condizione di diabete. Esiste un valore soglia per indicare se un soggetto è affetto da diabete e questo è rappresentato da un valore di glicemia superiore o uguale a 126 mg/dl. Valori di glicemia a digiuno superiori a 126 mg/dl, confermati in almeno due rilevazioni, indicano la presenza di diabete mellito.
La medicina moderna riconosce due sostanziali tipi di diabete.
- Il diabete tipo 1 è una malattia cronica, autoimmune ovvero una situazione il sistema immunitario impazzisce e comporta la distruzione di cellule dell'organismo riconosciute come estranee e verso le quali vengono prodotti degli anticorpi (autoanticorpi) che le attaccano: in particolare nel diabete tipo 1 il pancreas non è in grado di produrre insulina a causa della distruzione delle beta-cellule che sono deputate alla produzione di questo ormone. Riguarda circa il 5-10% delle persone affette da diabete e in genere insorge nell'infanzia o nell'adolescenza, ma può manifestarsi anche negli adulti.
- l diabete mellito di tipo 2, detto anche diabete dell'adulto, rappresenta il 90% dei casi di diabete. È una malattia cronica non trasmissibile caratterizzata da elevati livelli di glucosio nel sangue ed è dovuta a un'alterazione della quantità o del meccanismo d'azione dell'insulina. Rispetto al tipo 1 è una condizione acquisita con il progredire dell’età e la parola che meglio lo caratterizza è “subdolo”! Infatti il diabete tipo 1 (che tra l’altro è quello che interessa la stragrande maggioranza dei diabetici), e ha un inizio spesso asintomatico.
Non si può aspettare di avere i sintomi per porsi dubbi: i sintomi si manifestano quando il glucosio che circola nel sangue ha già raggiunto livelli elevati. Proprio per questo dosare la glicemia ci può permettere di conoscere delle condizioni che precedono il diabete conclamato e che possono risolversi con una dieta adeguata ed un corretto stile di vita!Inoltre è stato dimostrato che i soggetti appartenenti alle categorie con glicemie più alte, pur nell’ambito normale, presentano un rischio più elevato di patologie cardiovascolari rispetto alla categoria più bassa, indipendentemente dal tipo di indice glicemico valutato.
Infarto miocardico ed eventi ischemici cerebrali come l’ictus rappresentano le due facce della stessa medaglia, ovvero l’attacco che il nostro apparato cardiocircolatorio subisce da parte dell’aterosclerosi. Il diabete è una potente benzina sul fuoco della malattia aterosclerotica ed esserne affetti, soprattutto in giovane età, ha un impatto importante sulla prognosi: è quindi della massima importanza sottoporre a screening i pazienti con malattie cardiovascolari per il diabete e valutare il rischio cardiovascolare negli individui con diabete e valutarli per malattie cardiovascolari e renali.
La presenza di diabete è stata recentemente presa in considerazione anche come fattore aggravante lo scompenso cardiaco indipendentemente dalla causa che inizialmente lo ha scatenato. Lo scompenso cardiaco è una malattia grave che nasce da lontano nella storia di un individuo e la sua causa più frequente è la cardiopatia ischemica cronica, proprio quella che è causata dal diabete.
Sintomi di glicemia alterata
I sintomi sono molteplici e spesso poco riconoscibili, dalla sete costante all’urgenza di urinare, dalla stanchezza alla difficoltà di concentrazione. I sintomi dell’iperglicemia vengono spesso sottovalutati, perché non riconosciuti o attribuiti ad altri fattori.
Una glicemia alterata a digiuno non ci fa sentire alcun sintomo anche se sotto sotto gli zuccheri e l’alterata produzione di insulina stanno rosicchiando il nostro apparato cardiovascolare. Il legame tra malattie cardiovascolari e diabete anche nelle sue forme iniziali è fortissimo tanto da far considerare la alterata glicemia a digiuno lo specchio di un apparato cardiovascolare zoppicante di per sé.Proprio per questi motivi sarebbe opportuno che ognuno di noi alla soglia dei 40 anni (anche prima se si hanno parenti con diabete tipo 2) eseguisse un prelievo per il dosaggio della glicemia.
La glicemia a digiuno elevata può essere asintomatica nelle fasi iniziali. La prima cosa da fare è non allarmarsi per un singolo valore alterato, ma ripetere l’esame e confrontarsi con il medico. In tali casi è suggerito effettuare ulteriori indagini, come il test da carico orale di glucosio o OGTT.
Nei soggetti con valori di glicemia compresi tra 110-125 mg/dl e parenti di primo grado, genitori e nonni, affetti da diabete, si consiglia l’esecuzione del Carico Orale di Glucosio, un esame che valuta i livelli glicemia a digiuno e a due ore dall’assunzione orale di 75g di glucosio, sempre mediante prelievo ematico. Rientrano nei limiti di norma, valori di glicemia a 2 ore dal pasto inferiori a 140 mg/dl. Esiti nel range 141-199 mg/dl evidenziano una ridotta tolleranza ai carboidrati. Se l’esito dell’esame mostra invece valori superiori a 200 mg/dl, la diagnosi è di Diabete mellito (di tipo 1).
Cosa fare se la glicemia a digiuno è alta
In presenza di diabete o glicemia alta per effetto di altre condizioni, seguire una dieta equilibrata è di fondamentale importanza. Oltre all’attenzione alla dieta, che è bene ribadirlo, dovrà essere studiata dallo specialista su misura per ogni paziente, per tenere a bada la glicemia, è importante mantenere un peso adeguato e fare attività fisica con regolarità.
1. Alimentazione equilibrata
In primis è necessario ridurre il consumo di zuccheri, grassi saturi e trans, e carboidrati raffinati, in favore di alimenti ricchi di fibre, come le verdure. Evitare i carboidrati raffinati, che andranno sostituiti con cereali integrali. Importante è anche ridurre il consumo di carne, da sostituire con altre fonti di proteine, quali i legumi e il pesce. Anche la quantità di tutte le pietanze deve essere contenuta per evitare picchi glicemici. È importante consumare con parsimonia anche quella frutta troppo zuccherina (ad esempio i cachi, i fichi, la frutta sciroppata). Via libera invece a quegli alimenti a basso indice glicemico.
2. Attività fisica regolare
L’esercizio fisico aumenta la sensibilità all’insulina e favorisce la riduzione della glicemia.
3. Controllo del peso
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4. Gestione dello stress
Lo stress cronico favorisce l’iperglicemia tramite l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
5. Idratazione
Fondamentale è inoltre l’idratazione: bere molto consente di rimanere idratati e permette di eliminare il glucosio in eccesso, tramite le urine.
È pertanto fondamentale che i soggetti a rischio (familiarità per diabete, obesi, sedentari, con pregresso diabete gestazionale), si sottopongano a un controllo periodico annuale della glicemia, tramite prelievo ematico.
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