Durante la pandemia di Covid-19, è stata osservata un’associazione tra insorgenza del diabete o scompenso metabolico in pazienti diabetici, e infezione da SARS-CoV-2.
Diabete e Vaccinazioni: Interferenze?
Sussistono delle interferenze tra diabete e vaccinazioni? I pazienti diabetici non devono temere che la vaccinazione possa interferire con la loro terapia antidiabetica.
- I pazienti con diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2 possono presentare una maggiore suscettibilità allo sviluppo di infezioni, in particolare coloro che presentano un controllo glicemico non adeguato, e l’infezione da SARS-CoV-2 può causare una polmonite da COVID-19 particolarmente severa nei pazienti diabetici.
- I pazienti diabetici appartengono a una categoria a rischio e presentano una maggiore probabilità di sviluppare una forma severa della patologia, con un maggior rischio di dover ricorrere a supporti di tipo ventilatorio.
- Non esiste alcuna evidenza che le attuali terapie anti-diabetiche (parliamo sempre di ipoglicemizzanti orali e insulina) possano interferire negativamente con l’efficacia del vaccino.
- L’appropriatezza della risposta anticorpale dei pazienti con diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2 è stata dimostrata negli studi che hanno preceduto l’approvazione dei vaccini anti COVID-19.
- Il meccanismo della risposta immunitaria che sta alla base della vaccinazione non ha alcuna relazione con i meccanismi di funzionamento dei farmaci antidiabetici, sia nel caso degli ipoglicemizzanti orali, sia nel caso dell’insulina.
Possibili Effetti Transitori sulla Glicemia
La vaccinazione può comportare delle reazioni avverse molto comuni, che sono dovute alla normale risposta infiammatoria. I pazienti dopo la vaccinazione potrebbero avere qualche linea di febbre, dolori articolari e muscolari. Nell’ambito di questa normale risposta infiammatoria dell’organismo, si potrebbe osservare un lieve peggioramento dei valori glicemici, in genere transitorio e di lieve entità. Questo peggioramento può essere inoltre facilmente controllato con un transitorio adeguamento del dosaggio dei farmaci o, addirittura, non richiedere alcun adeguamento.
Studi sull'Incidenza del Diabete di Tipo 1
Uno studio denominato TEDDY (The Environmental Determinants of Diabetes in the Young) ha indagato questa possibile associazione monitorando attentamente i bambini di età compresa tra 9 e 15 anni provenienti dagli Stati Uniti, Svezia, Finlandia e Germania e partecipanti dal gennaio 2020 al dicembre 2021. Dei 4586 bambini partecipanti, 4146 non avevano, all’inizio della pandemia, alcun segno di autoimmunità contro le cellule che producono insulina nel sangue (autoanticorpi), mentre 440 avevano già alcuni marcatori ma non avevano ancora sviluppato il diabete di tipo 1 clinicamente. Dei 4146 bambini senza autoanticorpi, 623 hanno contratto l’infezione da SARS-CoV-2 e sviluppato gli anticorpi contro il virus, ma nessuno di loro ha mostrato segni di attivazione dell’autoimmunità. Invece, tra i 3523 bambini senza infezione da SARS-CoV-2, 40 hanno sviluppato l’autoimmunità contro le isole pancreatiche. Durante i due anni di osservazione, solo 45 bambini hanno sviluppato il diabete di tipo 1 clinicamente. Di questi, solo 1 aveva evidenza di infezione da SARS-CoV-2 precedente all’esordio della malattia, 5 hanno avuto l’infezione dopo la diagnosi e i restanti 39 non hanno avuto nessuna evidenza di infezione.
“Nonostante la possibilità di una connessione biologica,” commenta Lorenzo Piemonti, direttore del San Raffaele Diabetes Research Institute di Milano, “questa ricerca multinazionale non ha trovato prove che il Covid-19 o la vaccinazione associata causino direttamente il diabete di tipo 1 nei bambini con predisposizione genetica. Effettivamente, questo studio risulta particolarmente interessante poiché contrasta con alcuni dati precedenti che avevano suggerito un aumento dell’incidenza del diabete di tipo 1 nei bambini durante la pandemia di Covid-19. Ad esempio, dati del CDC all’inizio del 2022 avevano indicato un rischio più che raddoppiato di sviluppare il diabete di tipo 1 nei bambini che avevano contratto il COVID-19 rispetto a coloro che avevano avuto altre infezioni respiratorie.
“I dati possono sembrare in contraddizione, ma non lo sono necessariamente - conclude Piemonti - Una cosa è affermare che il virus SARS-CoV-2 o la vaccinazione causino direttamente il diabete di tipo 1, un’altra cosa è osservare un aumento delle diagnosi di diabete di tipo 1 durante la pandemia, come alcuni dati epidemiologici suggeriscono. Questo aumento potrebbe essere dovuto a vari altri fattori, come modificazioni degli stili di vita, determinanti ambientali o una maggiore attenzione ai sintomi.
COVID-19 e Diabete: Un Rischio Aggravato
Il COVID è un nemico importante per le persone con diabete. Per questo la Società Italiana di Diabetologia, insieme all’Associazione Medici Diabetologi e alla Società Italiana di Endocrinologia si sono fatte promotrici della richiesta di rendere prioritaria la vaccinazione anti-COVID per le persone con diabete. A ulteriore conferma di quanto il vaccino sia fondamentale per la popolazione diabetica, arrivano i risultati aggiornati dello studio CORONADO, pubblicati oggi su Diabetologia dai professori Bertrand Carioue Samy Hadjadj, dell’Università di Nantes (Francia). I dati pubblicati a maggio evidenziavano che il 10% delle persone con diabete e COVID moriva entro la prima settimana di ricovero.
La nuova analisi, effettuata su 2.796 partecipanti (arruolati presso 68 centri ospedalieri francesi), evidenzia che un paziente su 5, tra i diabetici ricoverati per COVID, muore entro 28 giorni dal ricovero. Una glicemia elevata al momento del ricovero si associa ad un aumentato rischio di morte.
“La pandemia di Covid-19 - afferma il professor Agostino Consoli, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) - continua a mietere vittime e le vittime sono certamente molto più numerose tra le persone già affette da altre patologie. Tra queste, purtroppo, vanno sicuramente incluse le persone con diabete. Questo traspare già dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo i quali il diabete mellito è presente nel 30% dei pazienti deceduti per COVID-19, una percentuale significativamente superiore rispetto alla prevalenza della malattia diabetica nella popolazione generale (In Italia, il 6,7 %). E recentissimi studi internazionali non fanno che confermare questo dato drammatico."
"Un lavoro inglese del dottor Andrew McGovern dell’Università di Exeter, appena pubblicato online su Diabetologia, - aggiunge Consoli- dimostra che tra i soggetti affetti da COVID-19, il rischio di morte in un individuo di 50 anni con diabete è pari al rischio di morte di un soggetto di 66 anni senza diabete. Lo studio osservazionale francese CORONADO, pubblicato oggi su Diabetologia, riporta che su una coorte di pazienti diabetici ospedalizzati per Covid-19 ben 1 su 5 va incontro al decesso durante le prime 4 settimane di ricovero. Al momento le uniche azioni efficaci per la protezione contro l’infezione da SARS Cov-2 sono il distanziamento sociale e la profilassi vaccinale.
“Tutti i dati ad oggi disponibili - conclude Consoli - dimostrano che anche nelle persone con diabete la vaccinazione anti-SARS Cov 2 è efficace e sicura. È quindi necessario che le persone affette da questa condizione si rendano conto di quanto sia fondamentale la protezione offerta dal vaccino e corrano a vaccinarsi appena questo sarà possibile nelle loro sedi.
Patologie Autoimmuni e Vaccinazione a mRNA
Diverse patologie endocrine autoimmuni, come il diabete mellito di tipo 1 (DM1) e le malattie tiroidee, sono state descritte in seguito a somministrazione di vaccini a mRNA anti-SARS-CoV-2. Tali patologie potrebbero svilupparsi a causa di un’attivazione patogenica del sistema immunitario innescata dalla vaccinazione in individui geneticamente predisposti, come accade nella sindrome autoimmune/infiammatoria indotta dagli adiuvanti (ASIA).
È stato presentato il caso di una donna di 52 anni, giunta presso un’Unità Operativa per la comparsa di tachicardia, marcato calo ponderale, poliuria e polidipsia, circa sei settimane dopo la seconda dose del vaccino a mRNA BNT162b2. I reperti biochimici e clinici erano suggestivi di diabete mellito e ipertiroidismo. Allo stesso tempo è stata riscontrata un’autoimmunità positiva, con anticorpi anti-insula pancreatica e anti-acido glutammico decarbossilasi marcatamente aumentati. Inoltre, è stato rilevato un incremento significativo degli anticorpi anti-TSH recettore (TRAB). Alla luce di tali reperti è stata quindi posta diagnosi di DM1 e morbo di Basedow (MB) di nuova insorgenza. È pertanto stata avviata terapia insulinica secondo schema basal-bolus, oltre che terapia antitiroidea con metimazolo. A circa tre mesi di distanza è stato osservato un notevole miglioramento dei sintomi e del compenso glucometabolico, raggiungendo un valore di emoglobina glicata HbA1c di 58 mmol/mol. Parallelamente è stato ottenuto un miglioramento della funzione tiroidea, con progressiva riduzione dei TRAB. Ad oggi questo rappresenta il primo caso di insorgenza di DM1 e MB comparsi simultaneamente in seguito a vaccinazione anti-SARS-CoV-2 mediante vaccini a mRNA.
Casi Clinici: Diabete di Nuova Insorgenza Post-Vaccinazione
Di seguito vengono riportati due casi di diabete di nuova insorgenza dopo somministrazione dei vaccini Vaxzevria ChAdOx1-S e Comirnaty - BioNTech/Pfizer.
- Caso clinico 1: Donna di 57 anni è stata ricoverata al pronto soccorso per polidipsia, iperglicemia, glicosuria e chetonuria una settimana dopo la prima somministrazione di Vaxzevria ChAdOx1-S. Gli esami ematochimici evidenziavano valore di HbA1c pari a 90 mmol/mol (10.38%), positività degli anticorpi anti-GAD, anti tirosina fosfatasi (Anti-IA2) e anti transglutaminasi IgA. Lo stato iperglicemico è stato trattato mediante opportuna idratazione e somministrazione di insulina rapida.
- Caso clinico 2: Donna di 61 anni riferiva comparsa di poliuria, polidipsia e astenia dopo la somministrazione della seconda dose di Comirnaty BioNTech. Gli esami di laboratorio effettuati al pronto soccorso hanno evidenziato iperglicemia e acidosi metabolica, trattate mediante opportuna idratazione e somministrazione di insulina rapida. L’emoglobina glicosilata era 102 mmol/mol (11.5%) ed elevati livelli di anticorpi anti-GAD e anti tireoperossidasi sono stati rilevati. Inoltre, due mesi dopo la somministrazione del vaccino, sono comparse lesioni eritematose maculopapulari a livello degli arti, associate a edema. La biopsia cutanea ha mostrato infiltrazione linfocitaria dermica, prevalentemente perivasale.
I vaccini anti SARS-CoV-2 sono l’arma più efficace contro COVID-19 e hanno un ottimo profilo di sicurezza. I meccanismi fisiopatologici che sottendono la possibile associazione tra vaccini anti SARS-CoV-2 e scompenso metabolico del diabete sono sconosciuti.
SARS-CoV-2 e Diabete: Interazione Reciproca
Di recente è diventato evidente che esiste un’interazione reciproca tra SARS-CoV-2 e diabete. Uno studio italiano pubblicato recentemente sulla rivista Nature Metabolism ha dimostrato che le persone con infezione da SARS-CoV-2 hanno alterazioni del metabolismo glucidico che persistono anche dopo la guarigione dal virus, e ciò si verifica anche in soggetti con infezione da SARS-CoV-2 senza una precedente storia di diabete. Questo studio suggerisce dunque che, nei pazienti affetti dal virus, è opportuno sviluppare dei meccanismi di protezione per prevenire dei danni permanenti al pancreas. Inoltre, tra i disturbi del long-Covid, come emerso da studi pubblicati sulla rivista Nature Metabolism, risultano molto diffusi anche problemi di controllo glicemico e resistenza all’insulina.
Sembra emergere sempre più nitida anche la possibilità che l’infezione da Sars-CoV-2 possa favorire, non solo in soggetti predisposti, lo sviluppo del diabete. Inoltre, tra i disturbi del long-Covid risultano molto diffusi anche problemi di controllo glicemico e resistenza all’insulina.
“Dovremmo continuare a monitorare la possibilità di una correlazione tra l’infezione da nuovo coronavirus e il rischio di sviluppare alterazioni della glicemia anche una volta guariti - afferma Giorgino, ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e Presidente Sie - diversi studi hanno dimostrato che il coronavirus può infettare le cellule del pancreas, sia la porzione esocrina che produce gli enzimi digestivi, che quella endocrina dell’organo che produce l’insulina.
I pazienti Covid che prima dell’infezione avevano una glicemia normale presentano spesso un aumento dei valori della glicemia durante la malattia. Inoltre, alcuni lavori hanno evidenziato che i pazienti Covid hanno manifestato disturbi del controllo della glicemia anche dopo aver superato l’infezione da nuovo coronavirus. In particolare, uno studio condotto da Laura Montefusco e Paolo Fiorina della Divisione di Endocrinologia, Asst Fatebenefratelli-Sacco, di Milano, pubblicato sulla rivista Nature Metabolism, mostra che anche a distanza di mesi dalla guarigione dal Covid, molti pazienti presentano disturbi della glicemia.
Lo studio ha seguito 551 pazienti precedentemente normoglicemici ricoverati per Covid-19 in Italia: durante l’infezione il 46% dei pazienti aveva una glicemia elevata che si era manifestata durante il ricovero, mentre il 27% era normoglicemico (glicemia normale). Gli scienziati hanno evidenziato nei pazienti alterazioni del controllo metabolico, con resistenza all’insulina e profilo anomalo delle citochine che favoriscono l’infiammazione, anche dopo il superamento dell’infezione. Anche le anomalie glicemiche possono essere osservate per almeno due mesi nei pazienti guariti dal Covid-19.
“Queste e numerose altre evidenze cliniche - afferma il professor Giorgino - suggeriscono la necessità di ulteriori indagini sulle anomalie metaboliche nel contesto del cosiddetto long Covid; sarebbe importante provare seguire nel tempo i soggetti guariti dal Covid, ad esempio coloro che hanno manifestato alterazioni del controllo glicemico durante l’infezione, per vedere se le alterazioni della glicemia persistono a lungo termine e se questi soggetti sviluppano il diabete.
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