Uroflussometria: Interpretazione in Caso di Ostruzione Severa

L’uroflussometria o flussimetria urinaria è un esame urodinamico non invasivo, utilizzato per valutare la qualità del flusso urinario durante la minzione. L’uroflussometria è un esame diagnostico non invasivo che permette di studiare la progressione delle urine attraverso l’apparato urinario durante l’atto della minzione.

A Cosa Serve l'Uroflussometria?

L’uroflussometria è un esame funzionale molto semplice ed è indicato nei pazienti che riferiscono difficoltà a urinare: per esempio sensazione di non svuotare completamente la vescica, flusso delle urine intermittente, incontinenza urinaria o gocciolamento post-minzione. Quando il medico prescrive un’uroflussometria, spesso ha l’obiettivo di chiarire sintomi riguardanti la capacità di urinare. La diagnosi con uroflussometria è quindi un primo passo utile per orientare le successive valutazioni urologiche o urodinamiche.

Il suo scopo è quello di chiarire un’ampia gamma di disturbi urinari, in particolare quando si sospettano alterazioni del flusso causate da ostruzioni o da disfunzioni funzionali. Tra le cause più comuni ricordiamo infezioni (uretriti, prostatiti, cistiti, vaginiti), calcolosi, restringimenti uretrali, ipertrofia prostatica, discesa od ipomobilità del collo vescicale e tumori dell'apparato urinario. In molti casi, l’uroflussometria si utilizza per valutare l’ipertrofia prostatica benigna (IPB), una condizione frequente nell’uomo adulto (ne colpisce il 50% sopra i 50 anni), che comporta l’ingrossamento della prostata e la conseguente difficoltà nel far defluire normalmente l’urina. Nel caso specifico di pazienti di genere femminile l’uroflussometria ha un ruolo importante. Può essere infatti prescritta in presenza di sintomi e disturbi minzionali, molto spesso dovuti a prolasso pelvico: questa condizione implica la discesa verso il basso di uno o più organi della pelvi (vescica, utero, retto) e ne consegue un’alterazione dei rapporti anatomici standard.

Come Prepararsi all'Esame

Una buona preparazione è fondamentale per garantire la validità dell’uroflussometria. La preparazione richiesta al paziente è molto semplice: di solito il medico suggerisce di bere fino a un litro di acqua non gassata nei 60-120 minuti precedenti all’esecuzione dell’esame. Di norma non si dovrebbe urinare nelle due ore precedenti allo svolgimento dell’esame, tuttavia è anche vero che il riempimento della vescica non deve essere eccessivo, altrimenti l’esame potrebbe risultare compromesso. L’obiettivo è arrivare all’esame con una vescica abbastanza piena, ma non sovradistesa, ossia non piena in eccesso, in modo da consentire una minzione fisiologica. Prepararsi adeguatamente scongiura il presentarsi di risultati falsati e riduce quindi il rischio di dover ripetere il test.

Come si Svolge l'Uroflussometria (UFM)?

L’uroflussometria si effettua in ambulatorio, in un ambiente riservato e confortevole, per ridurre al minimo il disagio di chi vi si sottopone. L’esame in sé consiste nell’urinare all’interno di un imbuto raccoglitore (come se si trattasse di un normale WC) che è collegato a un apparecchio in grado di misurare la quantità di urina emessa nell’unità di tempo, realizzando un tracciato (un piccolo grafico su assi cartesiani). In questo tracciato si esaminano tempo e volume delle urine. Durante questo esame, il paziente urina all’interno di un dispositivo chiamato flussometro, che misura la quantità di urina emessa nel tempo e ne traccia un grafico. Questi dati vengono visualizzati su un tracciato che riproduce il profilo del flusso urinario nel tempo.

Si verifica prima di tutto lo stimolo minzionale e in seguito si invita la persona a urinare all’interno del contenitore del flussometro, che è simile a un vaso sanitario collegato a un sistema elettronico di registrazione. Questi dati vengono visualizzati su un tracciato che riproduce il profilo del flusso urinario nel tempo. Una minzione parziale o forzata può alterare i risultati. Proprio per questo, una volta ottenuta la minzione, si chiede alla persona se l’ha percepita come naturale o se qualcosa ne ha influenzato l’andamento. La valutazione soggettiva aiuta a interpretare correttamente il tracciato. In molti casi, all’esame si associa anche la misurazione del residuo post-minzionale (RPM), ossia la quantità di urina che rimane nella vescica dopo aver urinato. L’uroflussometria con RPM o residuo post-minzionale si ottiene eseguendo un’ecografia immediatamente dopo la minzione. Dopo l’esame viene eseguita un’ecografia per valutare quanta urina sia rimasta nella vescica dopo la minzione.

L’uroflussometria non è assolutamente rischiosa, in quanto è necessario esclusivamente urinare all’interno di un apposito dispositivo: non comporta quindi la possibilità di complicazioni o infezioni di alcun tipo. Durante l’esame, che è semplice e solitamente breve, non si avverte dolore né fastidio. È però assolutamente normale che l’ambiente sanitario, l’emotività e la poca familiarità con il procedimento possano provocare un certo disagio o anche un’eventuale difficoltà a urinare. L’intero processo dura generalmente poco tempo, indicativamente fra i 15 e i 30 minuti, ma la durata dell’esame può variare a seconda della collaborazione del paziente e della quantità di urina presente in vescica.

Quali sono i Valori Normali?

L’esame misura alcuni parametri, tra i quali la portata media (QMed) e massima (QMax) del flusso urinario, misurate in millilitri al secondo. Il parametro più importante è senza dubbio il Qmax, o flusso massimo, che rappresenta la massima velocità di flusso con la quale viene escreta l’urina. Il QMed varia in base a età e sesso. I vari parametri riscontrati durante l’esame forniscono allo specialista importanti valori di riferimento per valutare la presenza e il grado di severità di disturbi alle vie urinarie. In caso di uroflussometria, i valori ottimali possono variare in base all’età, al sesso e al volume urinato. Per quanto riguarda nello specifico il valore Qmed, molto dipende da età e sesso.

Con l’esecuzione di uroflussometria, valori patologici possono essere a loro volta rilevati. Come si è visto, in generale, un’uroflussometria con valori bassi del flusso urinario è da considerare con grande attenzione. Tali alterazioni suggeriscono ostruzione o ipocontrattilità vescicale, dunque una scarsa capacità della vescica di contrarsi nel modo ottimale, ma devono comunque essere sempre interpretate nel contesto clinico. Come si è già accennato, i risultati ottenuti con uroflussometria non risultano affidabili se il volume di urina è troppo basso (sotto 150 ml) o se il paziente ha urinato forzatamente.

Interpretazione e Diagnosi Aggiuntive

Un tracciato anomalo indirizza verso un problema di funzionalità alle basse vie urinarie, tuttavia non è possibile con questo esame identificare problemi localizzati nelle alte vie (quindi prima di raggiungere la vescica). L'interpretazione di questo diagramma consente di confermare od escludere la presenza di una disfunzione del primo tratto urinario; l'uroflussometria permette altresì di formulare ipotesi più o meno attendibili, ma non consente di identificare con certezza la causa e la localizzazione del problema. Di fronte ad un'uroflussometria anomala sappiamo che esiste un problema funzionale delle basse viene urinarie, la cui entità e definizione verrà stabilita da ulteriori indagini diagnostiche.

L’interpretazione dell’uroflussometria viene infatti spesso affiancata da altri esami diagnostici di secondo livello, che servono ad approfondire le cause di un’anomalia rilevata e confermare una diagnosi sospettata:

  • Ecografia vescicale e prostatica, che permette di valutare la morfologia di reni, vescica e prostata, evidenziando eventuali ingrossamenti, residui urinari o alterazioni strutturali.
  • Esame urodinamico completo: si analizza il comportamento della vescica durante le fasi di riempimento e svuotamento, misurando pressioni e volumi.
  • Uretrocistoscopia, esame endoscopico che consente di visualizzare direttamente l’interno dell’uretra e della vescica con una sonda a fibre ottiche.
  • Esame delle urine e urinocoltura, grazie a cui è possibile individuare la presenza di infezioni batteriche, sangue o altre anomalie nelle urine.
  • Esami del sangue (incluso PSA): il dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA) è utile nell’uomo per escludere patologie prostatiche, come l’ipertrofia o il carcinoma.

È inoltre da menzionare un organo esterno a questo sistema: la prostata, ghiandola dell’apparato genitale maschile, che è situata appena sotto la vescica, davanti al retto, e circonda la prima parte dell’uretra.

Ad ogni domanda del test si può dare un valore da 0 (disturbo lieve) a 5 (disturbo importante). Il medico, indossato un guanto, spinge delicatamente il dito indice, ben lubrificato, attraverso l'ano fino a raggiungere il retto per poter palpare, attraverso la sua parete, la superficie della prostata, che è adiacente, e verificare se presenti delle anomalie. La procedura è leggermente fastidiosa, ma non dolorosa.

Si tratta di un'indagine semplice e non invasiva in grado di studiare e valutare il flusso di urina durante la sua emissione (minzione). Indagine utilizzata per effettuare un'analisi della forma e della funzionalità delle vie urinarie. Si esegue con una TAC all'addome iniettando in una vena del liquido di contrasto iodato (colorante radioattivo opaco ai raggi-X che permette di visualizzare le vie urinarie). Indagine finalizzata a vedere le pareti interne dell'uretra e della vescica. Serve per individuare eventuali anomalie ed effettuare prelievi di tessuto da analizzare.

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