Tumore del Rene: Esami del Sangue Specifici, Diagnosi e Trattamenti

Il cancro del rene è un tumore che in genere si origina dalla proliferazione incontrollata di cellule renali. I reni sono due organi pari, posti simmetricamente nella parte posteriore dell'addome, a livello lombare. Hanno la forma di due fagioli, delle dimensioni di un pugno, e contengono formazioni tubulari che filtrano il sangue trattenendo le sostanze di rifiuto prodotte dall’organismo. Queste sono poi espulse con le urine, che sono il prodotto finale della filtrazione renale. Spesso il tumore del rene si sviluppa da cellule che rivestono l’interno di questi tubuli, anche se talvolta può aver inizio anche da altri tessuti o dalla capsula che ricopre esternamente l’organo stesso.

Diffusione e Fattori di Rischio

I tumori del rene e delle vie urinarie rappresentano una proporzione variabile tra il 2 e il 5 per cento di tutti i tumori e nel genere maschile hanno una frequenza quasi doppia rispetto a quello femminile. Per quanto riguarda il tumore del rene, le stime di AIRTUM nel rapporto “I numeri del cancro 2022” parlano di 12.600 nuove diagnosi all’anno (7.800 negli uomini e 4.800 nelle donne). Nel 2020 si è calcolato che il rischio di sviluppare un tumore del rene sia pari a 1 su 38 negli uomini e a 1 su 89 nelle donne.

La probabilità di sviluppare questo tumore cresce con l’aumentare dell’età e il picco massimo di insorgenza è intorno ai 70 anni.

Il principale e il più diffuso fattore di rischio è il fumo di sigaretta: il numero di sigarette fumate ogni giorno e il numero di anni di esposizione sono direttamente proporzionali all’aumento del rischio di questa malattia. Altri due fattori di rischio molto importanti sono l’obesità e l’ipertensione arteriosa. Fumo e obesità hanno un ruolo preponderante, rispettivamente, nel sesso maschile e in quello femminile. Anche l’esposizione cronica ad alcuni metalli e sostanze particolari (come cadmio, fenacetina e trielina) può costituire un fattore di rischio, tuttavia i dati in proposito sono a oggi controversi.

Esistono poi delle forme ereditarie e familiari molto rare - come, ad esempio, la sindrome di von Hippel-Lindau, trasmessa con il gene VHL.

Prevenzione

A oggi non è possibile prevenire il tumore del rene, se non evitando fattori di rischio come il fumo. L’esecuzione annuale di un’ecografia dell’addome può favorire la diagnosi precoce non solo del tumore al rene, ma anche di altri visceri (fegato, pancreas, vescica). Questo tipo di sorveglianza va però eventualmente consigliata dal medico sulla base del rischio individuale.

Tipologie di Tumore Renale

I tumori a cellule renali comprendono un’ampia gamma di varianti istologiche. Le più frequenti sono il carcinoma a cellule chiare (75-80 per cento dei casi), il carcinoma renale papillare (15 per cento) e il carcinoma cromofobo (5 per cento). In una piccola percentuale di casi (2 per cento circa) il carcinoma può essere multiplo o bilaterale, cioè manifestarsi in entrambi i reni.

Un altro tipo di tumore del rene, più raro, è costituito dai sarcomi, nelle loro varie forme (liposarcomi, leiomiosarcomi, rabdomiosarcomi, angiosarcomi, fibrosarcomi) che originano in tessuti diversi (nella capsula oppure nelle strutture che circondano il rene). Nei bambini il tumore del rene più tipico è il nefroblastoma o tumore di Wilms.

Sintomi

Il tumore renale localizzato non dà sintomi specifici e anche per questo la diagnosi è di solito incidentale, cioè avviene per caso durante esami eseguiti per altri motivi. Il tumore del rene è generalmente asintomatico se non in fase avanzata. I sintomi classici sono tre: una massa palpabile nell’addome, sangue nelle urine (ematuria) e dolore localizzato a livello lombare.

Ci sono poi i sintomi definiti sistemici o paraneoplastici che interessano tutto l’organismo e sono causati da sostanze prodotte dal tumore del rene. Si tratta per esempio di perdita di peso, marcata stanchezza, febbriciattola, anemia, ipertensione e ipercalcemia.

Il cancro del rene può dare metastasi, attraverso i vasi linfatici regionali o - più frequentemente - i vasi sanguigni. Le metastasi si trovano principalmente nel polmone (nel 50-60 per cento dei casi), nel fegato (nel 30-40 percento dei casi) e nelle ossa (in circa il 30-40 per cento dei casi), ma possono colpire saltuariamente anche il surrene, l’altro rene, il cervello, la milza, l’intestino e la cute.

Diagnosi

L’esame clinico consente di solito solo diagnosi tardive. Fondamentali per la diagnosi di un tumore del rene sono le tecniche di diagnostica per immagini.

Tramite ecografia è possibile distinguere una massa di natura solida (più preoccupante) da una cisti (in genere ripiena di liquido). In Italia il 71 per cento circa dei pazienti è vivo a distanza di 5 anni dalla diagnosi di tumore del rene. La prognosi migliora se la diagnosi è precoce: più di 95 pazienti su 100 a cui viene diagnosticata una piccola massa renale sono vivi dopo 5 anni. Quando il tumore è diagnosticato in stadio iniziale, la ricaduta (recidiva) dopo le cure è poco frequente, inferiore al 10 per cento nei primi 10 anni dalla diagnosi. Al contrario, quando viene diagnosticato tardivamente ed è già localmente avanzato o metastatico ha un andamento molto più aggressivo: la probabilità di avere una ripresa di malattia è superiore al 50 per cento nei primi 5 anni.

Dato che nella maggior parte dei casi la scoperta del tumore è incidentale, spesso nel corso di un’ecografia addominale eseguita per altri motivi, la diagnosi deve essere completata con una TAC dell’addome con mezzo di contrasto o con una Risonanza Magnetica con mezzo di contrasto. Inoltre, è raccomandato lo studio del torace, in quanto la prima sede di diffusione per le metastasi di questo tumore è il polmone.

Esami del Sangue Specifici

A questi esami radiologici si affiancano esami del sangue, per verificare i livelli di creatinina spia della funzione renale, per valutare l'eventuale aumento dei globuli rossi, e per conoscere i livelli di lattato deidrogenasi (LDH) e fosfatasi alcalina (ALP), che possono risultare elevati in caso di malattia avanzata.

  • Creatinina: Indica la funzionalità renale.
  • Globuli rossi: Valutare eventuali aumenti.
  • Lattato deidrogenasi (LDH): Può essere elevato in caso di malattia avanzata.
  • Fosfatasi alcalina (ALP): Può essere elevata in caso di malattia avanzata.

Come si cura

La chirurgia è il trattamento standard del tumore del rene localizzato.

La nefrectomia radicale consiste nell’asportazione dell’intero rene. In caso di neoplasie di piccole dimensioni, confinate al rene, si può optare per la chirurgia conservativa, che consiste nel rimuovere unicamente il tumore, risparmiando il resto dell’organo.

In casi particolari, quali tumori di piccole dimensioni, malattia bilaterale o neoplasie difficilmente aggredibili chirurgicamente, una delle opzioni praticabili è la terapia focale, ossia l’ablazione della massa usando il freddo (crioablazione) o il caldo (termoablazione). Eccezionalmente, soprattutto nei pazienti anziani con tumori di piccole dimensioni, si può ricorrere alla sorveglianza attiva: i pazienti sono monitorati periodicamente per accertare eventuali variazioni nel tumore e intervenire con tempestività.

Il tumore renale metastatico non viene trattato con la chemioterapia classica, ma con le terapie a bersaglio molecolare e con l’immunoterapia.

Proprio perché parliamo di una malattia eterogenea, il trattamento può variare: nelle forme confinate e di piccole dimensioni, fino a 4 cm di diametro e a seconda della situazione specifica, le opzioni possono essere l’asportazione chirurgica della malattia con conservazione del rene, i trattamenti di rimozione basati sulle radiofrequenze o sulla crioterapia (detti interventi ablativi) oppure la sorveglianza.

Nelle forme più avanzate, ma senza localizzazioni a distanza, il trattamento diventa progressivamente più invasivo, passando dall'asportazione parziale fino a quella totale del rene.

Sorveglianza attiva e vigile attesa

Il concetto di sorveglianza, che può essere preso in considerazione per malattie inferiori a 4 cm di diametro, si basa su due approcci abbastanza differenti tra loro: la sorveglianza attiva e la vigile attesa. Nella sorveglianza attiva la malattia appare non aggressiva al momento della diagnosi, con una remota possibilità di evolvere e di determinare conseguenze cliniche, ed il paziente è in buone condizioni generali, con una lunga aspettativa di vita. Nel caso la malattia rimanga sempre con queste caratteristiche si può, pertanto, considerare l’opzione di evitare un trattamento che possa comportare delle complicanze. Il paziente sarà seguito nel tempo, principalmente con esami radiologici; nel caso la malattia mostri segni di progressione, si passerà subito ad un trattamento attivo.

La vigile attesa, invece, è riservata a pazienti con molte patologie che controindichino un qualunque tipo di trattamento attivo; si tratta di pazienti con breve aspettativa di vita in cui non è necessario un calendario di controlli periodici, che saranno eseguiti esclusivamente in caso emergano delle specifiche indicazioni cliniche.

Tecniche Chirurgiche

Sia la nefrectomia parziale sia quella totale possono essere eseguite con ogni tecnica chirurgica: open (la tradizionale chirurgia 'a cielo aperto'), laparoscopica o robotica. Sia per gli interventi chirurgici parziali sia per quelli radicali, gli studi di confronto tra le varie tecniche hanno evidenziato un vantaggio delle procedure mini-invasive (laparoscopiche e robotiche) rispetto alla chirurgia tradizionale in termini di minori perdite di sangue, minore dolore post-operatorio, degenza e convalescenza più brevi.

Inoltre, in casi molto selezionati (tumori minori di 3-4 cm in pazienti fragili/con altre patologie) esiste l’opzione di eseguire una termoablazione percutanea del tumore previa esecuzione di una biopsia renale.

Nei casi di malattia di stadio III (malattie con estensione ai linfonodi o che si estendono ai vasi renali o alla vena cava) il trattamento chirurgico di nefrectomia radicale o di nefrectomia parziale può essere seguito da una stretta sorveglianza clinica o da terapia farmacologica nel contesto di specifici studi clinici.

Nei casi di malattia di stadio IV (con estensione al di fuori del rene) la nefrectomia, se tecnicamente eseguibile, rimane comunque uno step che sarà seguito da terapia farmacologica.

Gli esami costantemente eseguiti sono la TAC o la Risonanza Magnetica dell’addome e del torace insieme agli esami del sangue, con un calendario che varia in base allo stadio di malattia.

I reni sono grandi poco più di un pugno, così piccoli eppure così indispensabili: sono il vero e proprio filtro del nostro organismo, perennemente attivi per ripulirlo da sostanze di scarto o addirittura tossiche. Spesso non ci accorgiamo di loro se non quando si ammalano. E tra le malattie a cui bisogna fare più attenzione c'è senz'altro il tumore del rene: si contano 13.500 nuovi casi all'anno in Italia, che colpiscono soprattutto i maschi (9mila casi, contro i 4.500 delle femmine). Oggi nel nostro Paese convivono con questa patologia 144mila persone, quindi è una condizione che riguarda una fetta importante della popolazione.

L'incidenza di questo tumore aumenta di pari passo con l’età: il picco si verifica nella fascia d’età compresa tra 60 e 70 anni. E' una malattia che può presentarsi in modo estremamente eterogeneo, da forme clinicamente non significative a casi aggressivi che possono portare alla morte del paziente.

I due principali fattori di rischio del tumore renale sono l’obesità ed il fumo di sigaretta. Diversi studi scientifici hanno dimostrato una correlazione tra l’obesità e questo tumore, anche se non è ancora chiaro quale sia il meccanismo biologico responsabile.

Sicuramente è positivo avere una moderata attività fisica, probabilmente perché riduce il rischio di obesità, di ipertensione e di insulino-resistenza.

Secondo i dati del Registro Italiano dei Tumori, nel 2020 si sono verificati 4.900 decessi per questa patologia: di questi, 3.300 tra pazienti di sesso maschile e 1.600 tra pazienti di sesso femminile.

Il tumore del rene, noto anche come carcinoma renale, è una forma di cancro che origina dalle cellule renali. Questa neoplasia può manifestarsi in diversi modi e può avere sintomi variabili a seconda dello stadio della malattia.

Esistono diversi tipi di tumori renali, ma il più comune è il carcinoma a cellule renali, che costituisce circa il 90% dei casi. Questa forma di cancro può originare dai tubuli renali o da altre strutture del rene. Nelle prime fasi della malattia, il tumore del rene può essere asintomatico o presentare segni lievi e non specifici.

In generale, la chirurgia è la terapia d’elezione. L’intervento, chiamato nefrectomia, può comportare la rimozione completa dell’organo (nefrectomia radicale) o l’asportazione di una parte di esso (nefrectomia parziale) e può essere eseguito con chirurgia tradizionale o con tecniche mini invasive, laparoscopiche o robot-assistite.

Quando il tumore è di piccole dimensioni e circoscritto al rene possono essere utilizzate procedure di tipo ablativo per distruggere le cellule tumorali, come la radiofrequenza e la crioablazione. Più raramente si fa ricorso alla radioterapia.

In casi specifici si possono impiegare terapie farmacologiche, come la terapia mirata a bersaglio molecolare o l’immunoterapia con anticorpi monoclonali, che, attraverso meccanismi diversi, aiutano a fermare la crescita del tumore e a impedire la diffusione di metastasi.

Non è possibile prevenire il tumore del rene.

In caso di sospetto, per la diagnosi del tumore del rene generalmente sono prescritti esami del sangue e delle urine e una serie di accertamenti (radiografie, ecografie, TAC e risonanza magnetica) per visualizzare lo stato del rene e accertare lo stadio della neoplasia. In alcuni casi può essere necessaria una biopsia, cioè il prelievo attraverso un ago di un piccolo campione di cellule del rene, per verificare la natura delle cellule di un tessuto.

I reni sono posizionati nella parte posteriore dell’addome ai lati della colonna vertebrale lombare e in quanto filtri selettivi svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’equilibrio idroelettrico e nella depurazione del sangue da scorie metaboliche che eliminano attraverso le urine.

La variante più comune è il carcinoma a cellule renali chiare, che rappresenta circa il 70-85% dei casi. Questo tipo di tumore si sviluppa prevalentemente dalle cellule che rivestono i tubuli renali. L’Oncocitoma (3-7% dei casi) ha un comportamento relativamente benigno. Oltre ai carcinomi, i sarcomi renali rappresentano una categoria distinta, anche se rara.

I tumori renali, in particolare quelli a cellule chiare sembrano dipendere da fattori genetici con riguardo ad una delezione del cromosoma 3.

Tuttavia, quando il tumore cresce e progredisce, iniziano a manifestarsi segni e sintomi più evidenti. ematuria, ovvero la presenza di sangue nelle urine. Oltre ai sintomi locali, il tumore al rene può provocare sintomi sistemici o paraneoplastici, che influenzano tutto l’organismo.

Le metastasi del tumore renale, che si diffondono principalmente attraverso i vasi sanguigni e linfatici, possono causare sintomi aggiuntivi a seconda dell’organo colpito.

L’ecografia addominale è spesso il primo esame utilizzato per valutare la presenza di una massa renale. Altri esami strumentali di completamento sono una Rx o TAC del torace. Non esistono marcatori tumorali specifici per il tumore renale, ma esami del sangue e delle urine possono fornire informazioni utili.

Test ematologici possono rivelare anemia, ipercalcemia e altre anomalie che suggeriscono la presenza di un tumore. Infine, la stadiazione del tumore, basata sui risultati di tutti questi esami, è fondamentale per pianificare il trattamento più appropriato.

La scelta del trattamento dipende da diversi fattori, tra cui la dimensione, la tipologia e lo stadio del tumore, la salute generale del paziente e la sua storia medica.

La chirurgia rappresenta il trattamento standard per i tumori renali localizzati e offre le migliori possibilità di guarigione. La nefrectomia radicale è l’intervento chirurgico più comune e comporta l’asportazione completa del rene colpito dal tumore, insieme ai linfonodi circostanti e a parte del tessuto adiposo perirenale. Se possibile si risparmia il surrene omolaterale.

Per i tumori più piccoli e confinati al rene, la chirurgia conservativa o nefrectomia parziale è preferibile. Questo approccio mira a rimuovere solo il tumore, preservando il più possibile il tessuto renale sano. La chemioterapia classica è generalmente inefficace per i tumori renali.

Ad oggi i meccanismi molecolari che ne causano lo sviluppo e la progressione non sono stati ancora completamente chiariti. Inoltre la eterogeneità biologica e clinica di questa malattia ne incrementa la sua complessità in considerazione anche del fatto che ad oggi non abbiamo marcatori che siano di ausilio nella diagnosi precoce e nella identificazione di quei pazienti a rischio di sviluppare una recidiva della malattia.

Il tumore del rene rappresenta il 3% circa di tutti i tumori, con la più alta incidenza nei paesi occidentali anche dovuto a una diagnosi precoce frutto di tecnologie avanzate. Il tumore al rene origina dallo sviluppo incontrollato delle cellule renali che, a causa di un’alterazione del DNA, proliferano in maniera rapida e incontrollata, andando a creare la massa tumorale. Anche l’età e il sesso sono fattori che possono concorrere al rischio di ammalarsi di tumore al rene; la malattia interessa in particolar modo gli uomini a partire dai 60 anni d’età. Il tumore del rene è asintomatico nelle fasi iniziali.

Quando compaiono i sintomi, il tumore è spesso in fase molto avanzata. In molti casi la diagnosi avviene incidentalmente (circa il 60% dei casi) durante controlli per altre patologie e prima che il paziente sviluppi sintomi manifesti. Data l’incidenza di questa patologia, un continuo aggiornamento degli strumenti diagnostici e l’introduzione di trattamenti specifici è di cruciale importanza.

Opzioni chirurgiche avanzate

Le strategie terapeutiche coinvolgono sempre diverse figure specialistiche quali urologi, radiologi interventisti e oncologi.

  • Agobiopsia percutanea: in casi selezionati, può risultare utile.
  • Nefrectomia parziale o enucleoresezione: La nefrectomia parziale (rimozione del tumore risparmiando il rene) viene generalmente effettuata con tecnica robotica.
  • Nefrectomia radicale: La chirurgia robotica e video-laparoscopica possono essere utilizzate anche per eseguire una nefrectomia radicale (asportazione di tutto il rene).
  • Chirurgia a “cielo aperto” (tradizionale): Nei casi più complessi, la gestione multidisciplinare chirurgica può prevedere il coinvolgimento di diverse Unità Operative.

Trattamenti non invasivi

  • Termoablazione percutanea: Si tratta di trattamento mininvasivo riservato a piccole masse renali.
  • Radioterapia: La radioterapia stereotassica corporea (o SBRT) può essere utilizzata per il trattamento del tumore primitivo renale in stadio iniziale.

Per fare in modo di accompagnare il paziente nel percorso diagnostico e terapeutico, l’Unità Operativa di Urologia di Humanitas offre ai suoi pazienti un trattamento multidisciplinare.

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