Risonanza Magnetica Multiparametrica per la Diagnosi del Tumore Prostatico

Ad oggi la risonanza magnetica multiparametrica rappresenta la metodica di diagnostica per immagini più affidabile tra quelle disponibili per la diagnosi del tumore prostatico. Viene definita “multiparametrica” poiché si avvale dell’impiego di parametri multipli, rappresentati dalla morfologia della ghiandola, dalla vascolarizzazione (grazie all’uso del mezzo di contrasto) e dalla densità delle molecole d’acqua contenute nel tessuto normale e patologico.

L’elaborazione da parte di software computerizzati avanzati di questi parametri contestualmente consente di raggiungere un elevato dettaglio diagnostico e di identificare quelle lesioni che vengono classificate con un punteggio universalmente riconosciuto dai radiologi chiamato PI-RADS Score (versione 2). Questo significa che solo 1 paziente su 10 affetto da tumore risulta falsamente negativo.

Cos'è la Risonanza Magnetica Multiparametrica della Prostata?

Un potente strumento a nostra disposizione per indagare sulla salute della prostata è la Risonanza Magnetica Multiparametrica Della Prostata, una metodica di imaging diagnostico che migliora le performance della Risonanza Magnetica convenzionale e si distingue come la migliore tecnologia per definire l’anatomia della prostata e dei tessuti limitrofi e per individuare lesioni neoplastiche prostatiche. E’ un esame non invasivo ed è determinante nella pianificazione del percorso diagnostico-terapeutico dei pazienti. E’ considerata, ad oggi, l’unica metodica in grado di differenziare tra condizioni infiammatorie e tumori della prostata in caso di rialzo del PSA.

La Risonanza Magnetica Multiparametrica prende in analisi molteplici parametri relativi alla prostata (da qui la definizione “multi-parametrica”) dettagliando:

  • la valutazione morfologica
  • la valutazione funzionale
  • la valutazione metabolica
  • l’aumentata capacità di identificare lesioni tumorali

Anatomia della Prostata

Per comprendere meglio i risultati della risonanza magnetica multiparametrica, è utile conoscere l'anatomia della prostata:

  • La zona periferica: è la porzione che si trova intorno alla zona di transizione e si sviluppa tra questa e la capsula prostatica.
  • La zona centrale (identificata con il termine di “zona di transizione”): è la porzione della ghiandola che si trova intorno all’uretra e rappresenta la sede tipica dove si sviluppa l’iperplasia prostatica benigna (“IPB” o “adenoma” prostatico), una patologia molto comune che determina il progressivo ingrossamento della prostata.

Quando si Esegue la Risonanza Magnetica Multiparametrica?

La Risonanza Magnetica Multiparametrica è indicata per eseguire la mappatura della prostata, l’identificazione di eventuali noduli sospetti e la biopsia mirata (biopsia prostatica fusion) sulla zona sospetta, evitando di sottoporre il paziente a procedure invasive non necessarie. È indicata in tutti i pazienti con PSA alterato, sostituendo l’Ecografia Prostatica Transrettale, e nei pazienti con diagnosi di carcinoma prostatico, per valutarne l’estensione e programmare il trattamento terapeutico.

Gli scopi della RM PM sono:

  • differenziare tra lesioni tumorali e infiammazione;
  • individuare esattamente il tumore e permettere di effettuare una biopsia prostatica mirata;
  • quando la biopsia prostatica porta alla diagnosi di Ca a basso rischio, si effettua l’esame per risparmiare al paziente ogni tipo di trattamento, monitorando con attenzione i parametri clinici del tumore ed essendo, quindi, pronti ad intervenire qualora gli stessi diventassero sfavorevoli (la cosiddetta Sorveglianza attiva).

Come si Effettua l'Esame?

La RM Multiparametrica Della Prostata prevede l’uso di apparecchiature di ultima generazione ad alto campo (1.5 Tesla), in grado di garantire un’ elevata qualità delle immagini, nonché una particolare dotazione a livello di hardware e software con l’intento di ottenere il miglior dettaglio auspicabile. Questo tipo di macchinario attenua gli artefatti dati dal movimento naturale dell’organismo umano limitando il rischio di dover ripetere una sequenza d’esame.

E’ una metodica di imaging non invasiva della durata di circa 20 minuti, durante i quali il paziente è comodamente sdraiato sul lettino, e prevede l’utilizzo di mezzo di contrasto per via endovenosa. L'apparecchiatura è dotata di un tunnel ad ampio diametro di ben 70 cm in grado di far accomodare il paziente in maniera molto confortevole, riducendo o azzerando del tutto la sensazione di oppressione durante lo svolgimento. L’esame non è né doloroso né rischioso essendo assolutamente innocuo, poiché non utilizza radiazioni ionizzanti.

Tutti i soggetti con PSA aumentato, ad eccezione dei portatori di Pacemaker cardiaci di vecchia generazione, possono sottoporsi all’indagine diagnostica nei Centri USI, per un’indagine della prostata precisa e sicura. Grazie allo sviluppo attuale dei macchinari più moderni non risulta più necessario utilizzare le sonde rettali utilizzate in precedenza.

Interpretazione dei Risultati: Il Sistema PI-RADS

La classificazione PI-RADS si basa su una scala di valori da 1 a 5, e permette di assegnare un valore crescente di probabilità ad ogni reperto individuato in risonanza magnetica. Il sistema standardizzato PI-RADS prevede che se il radiologo identifica uno o più reperti sospetti, segnali nel referto a quale classe di rischio essi appartengano e in quale sede li visualizza.

Nella zona di transizione, al contrario, la sequenza dominante per l’assegnazione del PI-RADS è rappresentata dallo studio morfologico in T2.

In pratica una risonanza magnetica multiparametrica prostatica nel cui referto è indicato un PI-RADS 1 o 2 va considerata negativa. In alcuni casi di referti negativi il PI-RADS non viene nemmeno riportato. In presenza di lesioni PI-RADS 4 o 5, al contrario, l’esame va considerato positivo.

I referti con PI-RADS 3 sono invece considerati dubbi. In questi casi la decisione se eseguire la biopsia dipende anche dagli altri fattori di rischio del caso (come il valore del PSA o i reperti palpatori all’esplorazione rettale).

In caso di risonanza multiparametrica positiva il paziente dovrà invece essere avviato all’esecuzione della biopsia prostatica. In questi pazienti la biopsia prostatica andrebbe sempre fatta, e dovrebbe basarsi sulle metodiche di fusione. Questo tipo di biopsia prevede infatti una guida ecografica con immagini “potenziate” dai dati ottenuti dalla risonanza magnetica, in modo da poter mirare con estrema precisione le aree sospette evitando prelievi bioptici inutili.

Risonanza Magnetica e Biopsia: Un Approccio Integrato

Il primo passo è il dosaggio dell'antigene prostatico specifico (Psa), a cui gli uomini con più di cinquant'anni dovrebbero sottoporsi con frequenza regolare: almeno ogni tre o quattro anni. Il secondo, in presenza di valori sospetti (compresi tra 4 e 10) e di una visita urologica non in grado di sgomberare i dubbi, è la biopsia prostatica, che prevede il prelievo di una dozzina di frammenti di tessuto per scongiurare il rischio della presenza di un tumore della prostata.

Dal lavoro è emerso che, sottoponendo un paziente che mostra valori di Psa sospetti alla risonanza magnetica prima della biopsia, si possono ridurre le diagnosi di tumori clinicamente indolenti e rendere più accurate quella delle neoplasie più aggressive. È così emerso che, tra i pazienti sottoposti alla risonanza magnetica, i tumori più aggressivi sono stati scoperti nel 38 per cento degli uomini coinvolti nello studio. Di contro, lo stesso dato nel secondo gruppo ha raggiunto quota 26 per cento.

Secondo Alberto Briganti, vicedirettore dell’Istituto di Ricerca Urologica dell’Irccs San Raffaele di Milano, «questo studio evidenzia come la risonanza magnetica possa essere utile nell'identificare i pazienti che, soltanto in un secondo momento, necessiteranno di una biopsia».

«Il Psa da solo non è sufficientemente accurato per identificare il candidato ideale alla biopsia prostatica. Questo iter, nel tempo, si è tradotto in un eccessivo numero di biopsie: spesso inutili, perché portano al riscontro di una neoplasia non significativa sul piano clinico. I tumori indolenti, almeno all'inizio, possono non necessitare di alcun trattamento. Il tumore della prostata, come quello della tiroide, è esposto al rischio di un eccesso di diagnosi e dunque di trattamento.

Occorrerà però tenere presente che, «tra i pazienti che hanno una risonanza negativa, il dieci per cento ha comunque un tumore - chiosa Briganti -. Motivo per cui è necessario che la risonanza sia effettuata da un radiologo esperto e che sia seguita da un confronto con l'urologo, che potrebbe decidere di effettuare ugualmente una biopsia, per essere più sicuro».

La risonanza non farà dunque scomparire la biopsia, ma potrà divenire un'opportunità per evitare che tutti gli uomini si sottopongano a un esame non privo di fastidio.

Corretto Stile di Vita e Prevenzione

La prostata risente notevolmente delle abitudini di vita di un uomo e con il passare dell’età richiede sempre più attenzione. L’adozione di un corretto stile di vita entra a far parte a pieno titolo di un percorso di controllo della prostata in cui si consiglia anche l’effettuazione di una visita periodica con il proprio urologo e l’esecuzione di esami di routine.

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