Tumore Ovarico ed Ecografia Transvaginale: Una Guida Dettagliata

Il tumore ovarico o tubo-ovarico è una malattia grave caratterizzata dalla crescita anomala di cellule neoplastiche dalle salpingi e/o dalle ovaie. Il tumore dell’ovaio è ancora oggi considerato uno dei “big killer” tra tutti i tumori ginecologici, spesso diagnosticato nelle fasi più avanzate della malattia. Occupa il decimo posto tra tutti i tumori femminili, con circa 5500 casi annui in Italia ma è il “big killer” tra le neoplasie ginecologiche.

Fattori di Rischio e Prevenzione

Non esistono cause che siano state riconosciute come assolutamente specifiche per il carcinoma ovarico. È risaputo che donne con mutazione dei geni BRCA 1 e 2 presentano un rischio aumentato di carcinoma ovarico e/o mammario. La mutazione è presente nel 14-18% delle donne con carcinoma sieroso di alto grado (il più frequente). Uno dei fattori di rischio immodificabili, è rappresentato dall’età.

Sviluppare un tumore ovarico dipende da diversi fattori, tra cui l’età compresa tra 50 e 69 anni, la comparsa precoce della prima mestruazione (menarca) e/o la menopausa tardiva, cioè dopo i 55 anni, non aver avuto figli o aver avuto una prima gravidanza dopo i 35 anni, infertilità, la presenza in famiglia (familiarità) di casi di tumore ovarico e tumore mammario, e mutazioni dei geni BRCA 1 e BRCA 2.

La presenza di uno o più fattori di rischio deve condurre la donna a mettere in atto azioni di prevenzione come perdere peso e seguire uno stile di vita sano e attivo in caso di sovrappeso e obesità, e secondaria, ovvero di diagnosi precoce, con controlli ginecologici annuali con ecografia transvaginale per intercettare il tumore nelle fasi iniziali, quando non dà sintomi. Per il tumore ovarico non sono disponibili programmi di screening per la diagnosi precoce, come nel tumore della cervice uterina, ma è bene sottolineare che la visita ginecologica annuale con ecografia transvaginale a partire dalla prima visita ginecologica che dovrebbe essere effettuata entro un anno dal primo rapporto sessuale, è attualmente uno strumento efficace di prevenzione secondaria.

Nelle pazienti con mutazione genetica BRCA1 e BRCA2 è altamente consigliato un monitoraggio intensivo ogni 6 mesi con ecografia transvaginale da parte di un ecografista esperto e dosaggio del marcatore CA 125 fino ad espletamento della chirurgia profilattica.

Al momento non si conoscono le cause che determinano la genesi dei tumori ovarici. Il fatto di conoscere i fattori di rischio e quelli protettivi significa poter in qualche modo prevenire. Gli esami di controllo periodico sono importanti per la prevenzione di questa patologia, ma anche un corretto stile di vita contribuisce a ridurre drasticamente il rischio di ammalarsi.

In particolare si calcola che adottare sane abitudini possa evitare la comparsa di un cancro su tre. Le regole da adottare per raggiungere questo importante traguardo di prevenzione sono molto semplici e riguardano in modo particolare l’alimentazione, l’esercizio fisico e le cosiddette abitudini voluttuarie, cioè quelle abitudini che danno piacere ma sono pericolose per la salute come il fumo o il consumo eccessivo di alcol. Per esempio, un buon metodo per ridurre il rischio di tumore consiste nel seguire la tradizionale dieta mediterranea.

Non solo la genetica ci viene incontro con lo studio delle famiglie dei soggetti malati di tumore, ma è anche possibile eseguire un test di laboratorio sul sangue per identificare i portatori di questo gene alterato. Tutte queste situazioni debbono mettere in guardia sulla possibilità che in famiglia circoli il gene malato. In particolare, è ben conosciuta e studiata la mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2, i quali normalmente contrastano la genesi del tumore della mammella ed anche dell’ovaio, le donne che presentano tali mutazioni hanno probabilità più elevate di essere colpite dal tumore all’ovaio.

Donne con tumore della mammella, in particolare se diagnosticato in giovane età, hanno un rischio aumentato di tumore dell’ovaio. Da uno studio dello Istituto Europeo di Oncologia le donne che hanno ricevuto la diagnosi di tumore della mammella al di sotto dei 45 anni hanno un rischio di tumore ovarico di 2 volte e mezzo in più rispetto alla popolazione che non ha avuto il tumore al seno.

Studi epidemiologici e biologici effettuati negli ultimi anni hanno dimostrato l’associazione tra tumore ovarico ed endometriosi. L’endometriosi si associa in particolare ai tumori ovarici di tipo endometrioide ed a cellule chiare. Queste tipologie vengono diagnosticate in genere in uno stadio precoce rispetto alla forma più comune di tumore ovarico, definito sieroso.

Diagnosi e Sintomi

Spesso il Tumore è asintomatico. Solitamente l'iter diagnostico comincia dal medico di medicina generale, che vi visita e vi fa domande sulla vostra storia familiare e sulle vostre condizioni generali. Le analisi del sangue includono anche la determinazione dei livelli di CA125, che, in presenza di cancro dell'ovaio, possono risultare aumentati. Una diagnosi certa può essere formulata solo dopo un accertamento istologico (ampia biopsia o asportazione dell'intero ovaio) che richiede un intervento chirurgico.

Non esistono al momento programmi di screening scientificamente efficaci per la diagnosi precoce del tumore dell’ovaio. Inoltre la diagnosi è resa difficile dalla posizione delle ovaie, situate in una zona del corpo poco accessibile. Anche i sintomi che possono far sospettare il tumore sono molto vaghi e generici. Per questo la diagnosi è spesso tardiva. È quindi sempre compito del medico di fiducia o dello specialista la valutazione più corretta e l’indicazione di eventuali esami diagnostici da effettuare; spesso è la visita ginecologica che pone il sospetto di un ovaio patologico.

I sintomi del tumore all’ovaio possono variare da donna a donna e da caso a caso; per lungo tempo si è pensato che non esistessero sintomi precoci. Ogni donna dovrebbe sottoporsi con regolarità e con cadenza annuale a una visita ginecologica anche in assenza di particolari problemi o sintomi.

Ecografia Transvaginale: Uno Strumento Diagnostico Chiave

In caso di sospetto tumore delle ovaie si effettua l’ecografia transvaginale oppure quella transaddominale. Sono considerati importanti per la valutazione clinica, oltre l’età della donna, le dimensioni e le caratteristiche ecografiche delle ovaie. Questa valutazione è molto soggettiva, e le forme iniziali possono essere misconosciute da operatori poco esperti.

L’ecografia transvaginale è una tecnica diagnostica che permette di studiare la morfologia e lo stato di salute degli organi genitali interni femminili, ossia il collo dell’utero, l’utero, le salpingi e le ovaie. Una sonda rivestita da una pellicola ricoperta di gel viene introdotta nella vagina ed emette ultrasuoni, ovvero onde sonore a elevata frequenza, non udibili dall’orecchio umano. Queste sono riflesse in modo differente dai tipi di tessuti circostanti. I segnali provenienti dai tessuti sono registrati da un computer che ricostruisce su un monitor le immagini degli organi pelvici.

Questo tipo di ecografia viene normalmente richiesta per sanguinamenti anomali, dolori pelvici di origine ignota, amenorrea, per donne con problemi di infertilità, malformazioni congenite di utero e ovaie, e quando il medico ha un sospetto di tumori o infezioni. Può essere inoltre impiegata dal termine del primo mese di gravidanza perché permette di evidenziare più precocemente le immagini dell’embrione.

L’esame serve a ipotizzare l’origine di sanguinamenti o di dolori pelvici (infiammazioni possibili cause di infertilità) ed è utile a studiare la natura delle cisti ovariche, il rivestimento interno dell’utero (endometrio) e gli ingrossamenti della parete dell’utero. Può aiutare inoltre a individuare l’eventuale presenza di tumori. Infatti, l’ecografia transvaginale aiuta a individuare precocemente anomalie nell’endometrio, come ispessimenti, polipi o la presenza di liquido nell’utero. È particolarmente utile nelle donne in postmenopausa.

In alcuni casi possono essere utili le ecografie tridimensionali (3D) e in tempo reale (4D), dato che possono offrire immagini più chiare e dettagliate rispetto alla tradizionale ecografia in due dimensioni (2D), per esempio per analizzare meglio anomalie congenite o condizioni ginecologiche complesse.

L’indagine può essere eseguita in qualunque fase del ciclo mestruale e anche in gravidanza. Nelle donne vergini il ginecologo può valutare con la visita se l’imene è sufficientemente elastico da consentire l’esecuzione del test. In caso contrario si può decidere di ricorrere all’ecografia transrettale.

Generalmente non è richiesta alcuna preparazione particolare nei giorni che precedono l’esame. Normalmente questa ecografia viene effettuata preferibilmente a vescica vuota, ma talvolta si richiede di averla piena (e quindi di bere un litro d’acqua entro un’ora prima e non urinare nell’ora precedente all’indagine) per effettuare anche l’ecografia pelvica esterna. Al momento dell’indagine ci si deve spogliare dalla vita in giù e sistemare sul lettino in posizione ginecologica.

La procedura è indolore, ma è possibile avvertire un leggero fastidio o un senso di pressione quando viene inserita la sonda.

No, perché l’ecografia non utilizza radiazioni ionizzanti, bensì onde sonore, innocue sia per la donna, sia per il feto, in caso di gravidanza in corso.

L’esame dura circa 10-20 minuti, ma può variare in relazione alle necessità individuali.

Altri Esami Diagnostici

Le analisi del sangue includono anche la determinazione dei livelli di CA125, che, in presenza di cancro dell'ovaio, possono risultare aumentati. Un valore alto di questo marcatore può indicare però anche una gravidanza, la presenza di ciclo mestruale, una patologia epatica, o un’endometriosi. Inoltre, meno della metà dei casi di tumore ovarico in stadio precoce induce un diretto aumento del livello di CA 125 nel sangue.

Attualmente è in fase di studio la combinazione di altri marcatori, come CA 19.9, HE-4 (proteina 4 dell’epididimo umano), V-CAM, Osteopontina, fattore di crescita insulinico due, fattore inibente i macrofagi, Leptina, Prolattina, in grado effettuare diagnosi di tumore ovarico più precise rispetto all’utilizzo del solo CA 125 che, come abbiamo detto, segnala anche condizioni ginecologiche benigne e non sempre si modifica in caso di tumore conclamato.

Oltre all’ecografia transvaginale, altre tecniche di imaging possono essere utilizzate per diagnosticare e stadiare il tumore ovarico:

  • TC (Tomografia Computerizzata): Permette di ottenere immagini tridimensionali delle strutture interne dell'addome e della pelvi, rilevando eventuali masse tumorali, dimensioni e posizione.
  • RMN (Risonanza Magnetica Nucleare): Utilizza un magnete potente per creare immagini dettagliate degli organi interni.
  • PET (Tomografia a Emissione di Positroni): Documenta la presenza di tumori anche di piccole dimensioni, sfruttando il maggior consumo di glucosio da parte delle cellule tumorali.

Interventi Chirurgici e Biopsie

Una diagnosi certa può essere formulata solo dopo un accertamento istologico (ampia biopsia o asportazione dell'intero ovaio) che richiede un intervento chirurgico. Esistono diverse procedure chirurgiche utilizzate per diagnosticare e trattare il tumore ovarico:

  • Laparoscopia: Consente la visione diretta degli organi interni dell'addome attraverso una piccola incisione e l'inserimento di un laparoscopio.
  • Laparotomia: Consiste nell'apertura dell'addome attraverso un'incisione verticale per asportare gli organi compromessi dalla malattia ed eseguire biopsie.

Il campione di tessuto prelevato con la biopsia o l'intera massa ovarica asportata con l'intervento sono inviati al laboratorio per l'esame istologico al microscopio. Se il chirurgo sospetta che si tratti di tumore maligno, l'esame istologico deve essere effettuato immediatamente. Se il sospetto è confermato, infatti, l'intervento può essere completato procedendo, se necessario, all'asportazione di altri campioni di tessuto da sottoporre poi sempre all'esame istologico.

Diagnosi Precoce e Ricerca

La comunità scientifica è continuamente alla ricerca di metodi per diagnosticare precocemente un tumore ovarico. Alcuni esami, tra cui la stessa ecografia, possono essere d’aiuto ma attualmente non sono ritenuti sufficientemente affidabili. Le procedure di solito utilizzate, oltre all’esame pelvico, sono l’ecografia transvaginale e un esame del sangue per il CA-125, un marcatore presente a livelli elevati in molte donne con tumore ovarico, ma non in tutte.

Il CA-125 può peraltro risultare elevato anche a causa di altre condizioni. Per questi motivi la misurazione di questo parametro non è considerato di per sé un esame affidabile per un eventuale programma di screening di popolazione per la diagnosi precoce. È invece ritenuto utile per il monitoraggio dell’efficacia dei trattamenti per questo tipo di tumore.

L’antigene 125 correlato al tumore (Cancer Antigen 125, CA 125) è una glicoproteina che viene prodotta dall’utero, dalla cervice uterina, dalle tube di Falloppio, e dalle cellule che rivestono gli organi delle vie respiratorie e dell’addome. Quando uno di questi tessuti è danneggiato o infiammato, come nel momento di sviluppo di un carcinoma ovarico, è possibile ritrovare piccole quantità di CA 125 nel sangue, facilmente identificabili attraverso una semplice analisi.

Pertanto è stato sviluppato un “indice dei sintomi” mediante un questionario specifico rivolto alle pazienti. In caso di affermazione positiva riguardo al sintomo è importante valutare il numero di giorni al mese della presenza del sintomo e la durata del sintomo specifico.

La proteomica è la scienza che studia le proteine presenti all’interno delle cellule e che poi circolano nel sangue. Dall’analisi delle loro caratteristiche e del loro comportamento, i ricercatori contano di ottenere informazioni importanti per la diagnosi precoce e la cura dei tumori e di diverse altre malattie. Sono allo studio marcatori sierici per la diagnosi precoce di tutte le neoplasie più importanti.

In uno studio recente si è valutata l'efficacia di un metodo basato sull’analisi delle lesioni ovariche tramite ecografia per determinare il rischio di sviluppare la malattia. Tutti gli schemi di valutazione ecografica utilizzati finora, spesso complessi e diversi, sono accomunati da una classificazione piuttosto grossolana delle lesioni ovariche: ci sono quelle “classiche”, il cui rischio di evolvere in tumore è considerato molto basso, e quelle “non classiche”, ritenute a rischio maggiore. Il nuovo approccio potrebbe essere dunque basato su questa semplice distinzione, utile ai radiologi - secondo gli autori - a raccomandare rapidamente alle donne i passi successivi.

Il trattamento immunoterapico prima dell’intervento chirurgico potrebbe portare a un cambiamento importante negli attuali standard di cura.

Negli ultimi decenni sono stati fatti grandi progressi in campo oncologico ed alcune conquiste ormai fanno parte della cultura femminile, della prevenzione e della diagnosi precoce.

Fattore Descrizione
Età Incidenza maggiore tra i 50 e i 69 anni
Storia Familiare Presenza di casi di tumore ovarico o mammario in famiglia
Mutazioni Genetiche Mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2
Endometriosi Associazione con tumori ovarici di tipo endometrioide e a cellule chiare
Ecografia Transvaginale Strumento del rischio se diagnosticata in giovane età)

leggi anche: