Tumore al Fegato: Quali Esami del Sangue Sono Fondamentali?

Il fegato è il più grande organo interno del corpo umano, situato nella parte superiore destra dell'addome. È diviso in due lobi e svolge funzioni vitali per la salute, trasformando le sostanze assorbite dall'intestino e producendo bile ed enzimi necessari alla digestione.

Il tumore del fegato è provocato dalla proliferazione incontrollata delle cellule epatiche, che possono essere di due tipi: epatociti e colangiociti. Oltre ai tumori primitivi, il fegato può essere sede di metastasi di tumori sviluppati in altri organi.

Il tumore del fegato rappresenta globalmente il quinto tumore più frequente nel mondo. In Italia, le stime del 2023 indicano circa 12.200 nuovi casi di tumori primari del fegato, più frequenti negli uomini rispetto alle donne.

Chi è a Rischio?

Diversi fattori di rischio sono stati identificati per il tumore del fegato, tra cui:

  • Età avanzata
  • Genere maschile
  • Malattie genetiche rare
  • Infezione cronica da virus dell'epatite B e C (HBV e HCV)
  • Consumo di alcol
  • Obesità e diabete mellito
  • Esposizione ad aflatossine

Tipologie di Tumori Epatici

I tumori primitivi del fegato possono essere epatocarcinomi (originati dagli epatociti) o colangiocarcinomi (originati dai colangiociti). Le neoplasie più frequenti sono però secondarie, ovvero metastasi provenienti da altri organi.

Sintomi

Nelle fasi iniziali, il tumore del fegato è spesso asintomatico. Con la progressione della malattia, possono comparire:

  • Dolore alla parte superiore dell’addome
  • Ingrossamento del ventre
  • Perdita di peso e di appetito
  • Nausea e vomito
  • Stanchezza
  • Ittero (colorazione gialla della pelle)
  • Urine scure
  • Febbre

Prevenzione

La prevenzione del tumore del fegato consiste nell'evitare i fattori di rischio, come l'esposizione ai virus dell'epatite B e C, il fumo, il consumo eccessivo di alcol e le abitudini che favoriscono il sovrappeso e l'obesità. È opportuno che i pazienti a rischio si sottopongano a programmi di sorveglianza con il dosaggio dell'alfa-fetoproteina (AFP) e ecografie periodiche.

Diagnosi del Tumore al Fegato

La diagnosi del tumore al fegato prevede una serie di passaggi, a partire dalla visita medica e dalla valutazione della storia clinica del paziente. Gli esami di laboratorio e di diagnostica per immagini sono fondamentali per confermare la diagnosi e valutare lo stadio della malattia.

Esami del Sangue

Gli esami del sangue forniscono informazioni sul funzionamento del fegato e possono suggerire la presenza di un tumore. Alcuni esami utili includono:

  • Transaminasi (GOT e GPT)
  • Bilirubina totale e frazionata
  • Gamma-GT
  • Fosfatasi alcalina
  • Proteine totali ed elettroforesi proteica
  • Colinesterasi
  • Glicemia
  • Emocromo con formula e conta piastrine
  • Azotemia e creatinina
  • Esame delle urine
  • Sodio e potassio serico
  • Colesterolo totale e trigliceridi
  • Attività Protrombinica (INR) e aPTT
  • HBsAg e anti-HCV
  • AFP (alfa-fetoproteina)
  • CEA
  • CA 19-9

Dal punto di vista degli esami di laboratorio esistono, per alcuni tumori, dei marcatori tumorali dosabili nel sangue. Essi possono dimostrarsi elevati in caso di tumore rispetto a valori definiti “normali” misurabili in individui sani. Ad esempio il marcatore CEA (antigene carcino-embrionale) è tipico dei tumori del colon-retto metastatici al fegato, il CA15-3 per i tumori metastatici della mammella, il CA19.9 per i colangiocarcinomi (e anche per i tumori del colon metastatici), l’AFP (alfa-fetoproteina) è tipicamente dosata nel caso degli epatocarcinomi.

Una caratteristica da ricordare dei marcatori tumorali è la loro non elevata specificità, ovvero la probabilità sempre presente di trovare livelli di marcatore elevato anche per condizioni non sicuramente tumorali. L’alterazione dei valori dei marcatori tumorali va sempre dunque interpretata con cautela da specialisti del settore. I markers tumorali non equivalgono in nessun modo ad un esame istologico e non permettono da soli di porre diagnosi di tumore.

La diagnosi può trovare un dato di supporto nel dosaggio di un'altra proteina, chiamata α-feto-proteina (AFP). Questa è sintetizzata dal fegato del feto in via di sviluppo nell'utero della madre, ma non più dal fegato adulto. Ricompare nel sangue dei pazienti con epatocarcinoma, perché l'epatocita è trasformato dal tumore e tende a "differenziarsi", riacquistando le capacità tipiche delle cellule fetali.

In realtà, anche nell'adulto normale esistono tracce di questa sostanza (fino a 10-15 nanogrammi su millilitro), ma valori oltre i 200 devono essere considerati altamente sospetti per la presenza di un tumore del fegato. Questo aumento si verifica in un elevato numero di neoplasie epatiche, specialmente se estese, e tende a regredire completamente dopo asportazione della massa. Però, l'AFP può aumentare nel sangue anche in corso di altre malattie del fegato non tumorali e, in particolare, in corso di cirrosi epatica.

Esami di Imaging

Dal punto di vista strumentale, la diagnosi dell’epatocarcinoma è effettuata nella maggior parte dei casi con tecniche di immagine quali un’ecografia dell’addome ed una TAC (tomografia assiale computerizzata) o una RMN (risonanza magnetica nucleare).

Le tecniche di immagine usate per la diagnosi dell’HCC e in genere per la diagnosi delle lesioni epatiche di tipo tumorale permettono di: 1) individuare la lesione, 2) valutare le caratteristiche del nodulo, 3) stadiare il tumore (cioè valutare le sue dimensioni, il numero dei noduli tumorali la topografia della loro sede all’interno del fegato e la loro eventuale diffusione in altre sedi dell’organismo).

Le principali caratteristiche delle varie tecniche di immagine utilizzate sono le seguenti:

  • Ecografia: è una tecnica semplice, economica e non invasiva. È anche uno dei primi esami utilizzati per la diagnosi e per la stadiazione del tumore, in particolare per valutare le sue dimensioni, il numero dei noduli tumorali, la densità dei noduli e la loro topografia.
  • TAC: assieme alla RMN rappresenta la migliore tecnica oggi disponibile per la diagnosi e per la stadiazione dell’HCC. È in grado di definire con alta accuratezza il numero di lesioni presenti e la loro relazione con i vasi del fegato. Inoltre viene utilizzata per quantificare la risposta ai diversi trattamenti.
  • RMN: è l’esame tecnicamente più avanzato attualmente disponibile. Come e spesso meglio della TAC, permette la diagnosi di lesioni intorno al centimetro di diametro.

Meno sensibile, ma comunque utile, è la tomografia computerizzata (TC). La risonanza magnetica nucleare (RMN) viene invece utilizzata solo dopo la TC nel caso quest'ultima non sia stata soddisfacente dal punto di vista diagnostico. Utile - soprattutto prima di un intervento chirurgico - è un altro esame chiamato angiografia, cioè una radiografia dei vasi del fegato, nei quali viene precedentemente iniettato un mezzo di contrasto radioattivo per poterli vedere bene ai raggi X.

Biopsia Epatica

Nei casi dubbi, si può procedere con la biopsia epatica, molto più utilizzata nel campo dei tumori metastatici (o secondari) che per l’HCC, dove la biopsia spesso non è necessaria. Infine, per ottenere una diagnosi di certezza può essere necessaria l’esecuzione di una biopsia epatica: il prelievo di un campione di tessuto epatico, effettuato in anestesia locale sotto guida TC o ecografica. In alternativa, la biopsia epatica può essere eseguita anche durante esami endoscopici o interventi chirurgici.

Come Affrontare un Sospetto Tumore al Fegato

Per giungere a definire cosa è un tumore al fegato, è necessario che un medico analizzi la storia clinica del paziente e lo indirizzi nella sequenza degli esami strumentali da eseguire in base agli elementi che raccoglie.

Conoscere la storia clinica dell’ammalato è importante per verificare la presenza di alcune condizioni e di alcune malattie che possono causare l’insorgenza di un tumore del fegato:

  • la presenza dell’infezione del virus dell’epatite B e dell’epatite C può essere la responsabile dell’insorgenza di un epatocarcinoma, che rappresenta il tumore primitivo del fegato più comune in assoluto;
  • la storia clinica di un tumore maligno in qualche organo diverso dal fegato può causare l’insorgenza nel fegato stesso di metastasi;
  • avere assunto per un certo periodo di tempo la pillola anticoncezionale può causare la nascita nel fegato di adenomi;
  • l’esposizione professionale al cloruro di vinile monomero (sostanza utilizzata nella produzione di gomma e PVC), all’arsenico; al thorotrast (torotrasto - un mezzo di contrasto che veniva utilizzato per esami radiologici) o agli steroidi anabolizzanti può causare l’insorgenza dell’angiosarcoma, un tumore maligno poco comune del fegato;
  • avere eseguito in un passato più o meno recente altri esami radiologici al fegato è importante per capire se quello che viene visto ora poteva essere già presente o meno.

In sostanza, è necessario che il medico che segue il paziente abbia un quadro completo della situazione nella quale la malattia del fegato che è comparsa adesso si è sviluppata.

Chi Deve Seguire il Paziente?

Lo studio delle malattie e dei tumori del fegato è oggi diventato un campo di interesse assai specialistico. Per questo motivo è necessario affidarsi a professionisti che abbiano maturato specifica competenza e conoscenza nello studio delle malattie del fegato e dei tumori del fegato.

E’ quindi sconsigliabile approntare percorsi di diagnosi “fa-da-te” oppure affidarsi a Colleghi medici pur bravi o già conosciuti per altre episodi ma senza alcuna esperienza nel campo di tumori del fegato. Inoltre, è indispensabile avere un medico di riferimento che tenga le redini dell’intero processo di valutazione del paziente e lo possa consigliare con competenza nella sequenza di esecuzione degli esami e nella loro scelta.

Queste figure professionali sono:

  • chirurghi epato-biliari: sono chirurghi generali che lavorano e svolgono la loro attività in centri di Chirurgia del Fegato e delle Vie biliari o che dirigono strutture più o meno autonome all’interno di reparti di Chirurgia Generale che trattano questo tipo di malattie;
  • medici internisti o gastroenterologi con competenze specifiche in epatologia: non esiste una specializzazione medica nella disciplina dell’epatologia (la disciplina che si occupa dello studio e del trattamento delle malattie epatiche). Chi svolge questa specifica attività sono quindi medici specializzati in Medicina Interna oppure in Gastroenterologia che hanno dedicato gran parte della propria vita professionale allo studio ed alla valutazione di questi particolari pazienti.

Evoluzione e Stadiazione

Una volta accertata la presenza di un tumore del fegato, si procede con la stadiazione, che determina il grado di diffusione della malattia. I sistemi di stadiazione utilizzati sono il BCLC (Barcelona Clinic Liver Cancer) e il TNM.

Come si Cura

La cura del tumore del fegato è complessa e richiede un approccio multidisciplinare. Le opzioni terapeutiche includono la chirurgia (resezione epatica o trapianto di fegato), le terapie loco-regionali (termoablazione, chemioembolizzazione, radioembolizzazione) e i trattamenti sistemici (farmaci a bersaglio molecolare e immunoterapici).

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